La vicenda del presunto “sabotaggio” della pista di bob di Cortina, ovviamentefinita in nulla perché basata su una palese falsità messa in giro da personaggi a dir poco indegni, è l’ennesima dimostrazione della disdicevole gestione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un evento che avrebbe potuto dare lustro e innumerevoli vantaggi all’Italia per lungo tempo e invece rischia di rappresentare da subito e per diversi aspetti un disastro.
[Il “sabotaggio” era questo. Immagine tratta da www.ilpost.it.]D’altro canto ciò è inevitabile se si articola la gestione di un evento del genere in maniera ideologica e strumentale a fini che con l’evento non c’entrano nulla, senza elaborarvi intorno delle visioni strutturate e con esse costruirvi un progetto di lungo termine a beneficio dei territori coinvolti (e, per carità al riguardo non si tiri fuori la baggianata della “legacy olimpica”!). Invece, al netto delle opere e della loro bontà, si sta dando corso all’ennesimo teatrino italico fatto di affarismi, incompetenze, meschinità, personalismi, bassezze nonché di noncuranza verso le istanze delle comunità locali, tagliate fuori da qualsiasi dinamica partecipativa legata non solo all’evento ma soprattutto alla gestione da esse abitati. Cosa ancor più grave se si considera che stiamo avendo a che fare con territori montani bellissimi, pregiati, delicati, bisognosi di attenzioni e di cure specifiche, non di menefreghismi e imposture.
Oggi è il 15 aprile e si celebra la “Giornata Nazionale del Made in Italy”, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la promozione della creatività e dell’eccellenza italiana.
Io tutte queste “giornate-mondiali/nazionali-di-qualcosa” non le apprezzo granché, trovandole iniziative di pura retorica con ben poco portato utile concreto. Però che il “Made in Italy” sia una cosa da celebrare è assolutamente vero. E tra i tanti settori produttivi che si meritano tutto il prestigio della definizione c’è sicuramente quello enogastronomico: dunque mi è venuto in mente di festeggiare la giornata di oggi con un bel piatto di pizzoccheri, la ricetta “tradizionale” per eccellenza e super-identitaria della Valtellina, terra alpina alla quale sono molto legato.
Più “Made in Italy” di così!
Eh, già. Peccato che l’ingrediente principale dei pizzoccheri, il grano saraceno, senza il quale i pizzoccheri non esisterebbero e dunque nemmeno esisterebbe la cultura tradizionale che si portano dietro, venga per la grandissima parte dall’estero.
Per evitare mistificazioni sarebbe interessante sottolineare che attualmente in Valtellina produciamo (io compreso) nemmeno l’1% del grano saraceno che si utilizza nei piatti “tipici” valtellinesi. Difatti il 99% arriva su dei TIR targati Lituania, entra a Teglio, Chiavenna eccetera e poi diviene “magicamente” locale.
Locale cioè “Made in Italy”.
Ecco.
E chissà quanti altri casi simili, ovvero di “Made in Italy” che in realtà è Fake in Italy, si potrebbero citare.
Tuttavia, ribadisco, la definizione di “Made in Italy” è una di quelle che più attrae i paesi esteri e ne rimarca l’apprezzamento, che a volte è quasi venerazione, per le cose italiane.
Forse che siamo noi italiani i primi a non saper apprezzare e valorizzare quando non a svilire il “Made in Italy”?
Leggo sulla stampa (qui ad esempio) che la Regione Lombardia ha approvato la graduatoria del bando “Dissesti 2024” allo scopo di finanziare interventi di difesa del suolo e contrasto al dissesto idrogeologico nei territori montani. Al bando sono stati destinati 7,7 milioni di Euro.
In pratica, la Lombardia investe per la salvaguardia idrogeologica di tutto il territorio regionale meno del costo di un singolo impianto di risalita per lo sci (una telecabina di medie dimensioni costa 10-12 milioni, una funivia anche 20 e più).
Secondo voi ha senso tutto ciò? E che conclusioni se ne possono derivare riguardo l’attenzione della Regione Lombardia verso il proprio territorio montano e chi lo vive quotidianamente?
Sono domande retoriche, lo so. Volutamente.
Leggo anche che al bando sono state presentate 267 domande, delle quali sono state 249 ritenute ammissibili ma, vista la scarsità di fondi, solo 23 progetti hanno potuto accedere al contributo.
Ribadisco: che senso ha tutto ciò?
Forse, di senso la cosa ne avrebbe un po’ di più se parte delle centinaia di milioni che la Lombardia destina ai nuovi impianti sciistici, sovente in zone dove la crisi climatica rende già oggi problematico sciare e entro pochi anni lo renderà impossibile, fosse destinata a rimpinguare interventi di ben altra importanza e utilità per le comunità di montagna, come quelli legati alla difesa del suolo e alla salvaguardia dal dissesto idrogeologico. No?
[Per leggere l’articolo de “Il Dolomiti” cliccate sull’immagine.]Morgan – personaggio per molti versi controverso ma musicalmente tra i più colti del panorama artistico nazionale – ha mille ragioni per lamentarsi della «caduta agli inferi» generata dalla «musica dozzinale, orribile, da localaccio di Milano» degli apres ski sulle piste da sci, nel suo caso a Bormio dove si trovava lo scorso sabato 5 aprile. Ma allora perché lo stesso Morgan è andato a fare un concerto a 3000 metri, motivo per il quale si è recato nella località valtellinese?
Certo, il suo “Concerto per la Natura” è stata una performance di ben altra qualità musicale, solo pianoforte e voce, in un luogo già antropizzato e acusticamente contaminato. Ma pur sempre situato a 3000 metri di quota e all’ingresso del territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, zona di massima tutela ambientale che di disturbi antropici dovrebbe registrarne il meno possibile – in realtà nessuno – oltre a quelli eventualmente già manifesti.
Insomma, se è vero che alcune cose, come molti apres ski ed eventi simili che palesemente se ne fregano del contesto naturale e ambientale nel quale si trovano e vi propongono un modello di fruizione ludico-ricreativa totalmente fuori luogo, sarebbe bene che svanissero da certi ambiti montani, forse è il caso che chiunque sia protagonista di circostanze similari accetti di fare un passo indietro al fine di alimentare la consapevolezza più ampia e definita riguardo la tutela dell’ambiente montano, vista poi la realtà climatica sempre più critica che le montagne devono e dovranno affrontare negli anni prossimi.
[Cima Bianca, punto più elevato raggiunto dagli impianti di risalita di Bormio, dove si è esibito Morgan. Immagine tratta da https://about.me/heaven_3000.]È (sarebbe) bene, e una volta per tutte, condividere collettivamente il pensiero che in montagna, e soprattutto in certi suoi luoghi, non si può fare tutto e in particolar modo fare un copia-incolla di cose concepite per altri ambiti e che con le terre alte non c’entrano nulla, anzi, vi si palesano come occasioni di disturbo, degrado e di offesa della specifica alterità identitaria montana rispetto agli altri spazi nei quali viviamo. Si può fare tantissimo, sui monti, ma non tutto. E a ben vedere, lo dico con tutto il rispetto del caso, anche un pianoforte a 3000 metri di quota può rappresentare un “disturbo” – insieme a tutto ciò che ha intorno. Già.
N.B.: ringrazio l’amico Antonello Fumagalli che mi ha segnalato questa cosa di Morgan a Bormio.
Ma, secondo voi, in un evento come quello a cui si riferisce l’immagine soprastante, andato in scena (è proprio il caso di dirlo) ieri* in un luogo per il quale nel relativo marketing turistico, come in altri simili in Valtellina e altrove, si parla spesso di “tradizioni”, “identità”, “cultura locale”, da qualche tempo pure di “sovranità alimentare” eccetera, è peggio proporre la “solita” pizzoccherata, quasi certamente preparata con ingredienti industriali e provenienti dall’estero (accade regolarmente ormai), dunque celebrare l’ennesimo trionfo della banalità culinaria in salsa localista (per giunta artefatta, appunto) o è peggio proporre paella e sangria che invece – lo sanno tutti no? – sono un cibo e una bevanda tipicissimi della Valtellina e della Valmalenco nonché diffusi in tutte le nostre Alpi?
In ogni caso, ho cercato nei siti web delle località sciistiche della Spagna – di La Molina, Sierra Nevada, Baqueira/Beret, Formigal…: stranamente, non vi ho trovato eventi nei quali vengano offerti sciatt e Sfurzat. Chissà come mai!
*: al solito, ne scrivo dopo che la cosa è andata in scena per evitare stupide e sterili polemiche di quelli che, tanto, insisterebbero furbescamente a non voler capire.