Il posto auto per i disabili

Mattina dalla meteo a dir poco avversa, traffico tremendo, un documento da consegnare con urgenza in un ufficio. Ho fretta, la coda in strada mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Arrivo in zona, i soliti parcheggi sono pieni, mi infilo in alcune stradine laterali ma di posti in cui lasciare l’auto non ce ne sono, piove sempre più forte. Poi un piccolo parcheggio, sembra ci sia uno spazio libero: vi entro ma quello spazio è uno stallo riservato agli automobilisti con disabilità. Vado oltre, mi allontano ancora di qualche centinaio di metri finché trovo un parcheggio più grande con posti liberi, finalmente. Sono lontano dalla mia meta e piove a dirotto, ma non ho altra scelta.

Per arrivare all’ufficio devo passare davanti a quel piccolo parcheggio in cui ero entrato poco fa, dove c’era il posto libro ma per automobilisti con disabilità: è occupato, ora, da una station wagon. Mi fermo un attimo, guardo fuori, sul lunotto: nessun contrassegno speciale. Poi guardo dentro: non è un’auto per persone con disabilità.
Anche se, penso subito tra me, quella persona che ha parcheggiato lì una invalidità grave ce l’ha, senza alcun dubbio, e la sta dimostrando perfettamente. Invalidità, ovvero mancanza di validità, di valore – mentale, culturale, umano. Comune, purtroppo, a tante, troppe altre “persone” che quotidianamente si comportano allo stesso modo e, purtroppo bisogna ammetterlo, molto più in Italia che altrove – l’esperienza personale me lo prova indubitabilmente.
Anche per questo, in fondo, sono sempre meno fiero di dover tenere in tasca una carta d’identità italiana.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. (G.G.)

P.S.: giova ricordare agli italioti che commettono atti come quello da me constatato che gli stessi sono puniti con sanzione amministrativa in base a quanto decretato dall’art. 158 comma 2 del Codice della Strada; se poi il posto occupato è espressamente riservato ad una singola persona con disabilità, il reato è pure penale (violenza privata), come stabilito di recente dalla Corte di Cassazione.

Ecco.

Clima, il piano “B” e il piano “C”

23 Ottobre, anno 2018.

Qualche giorno fa è stato pubblicato il rapporto quinquennale dell’IPCC sui cambiamenti climatici e sulle azioni da mettere in atto per prevenirne e contenerne quanto più possibile gli effetti. Un rapporto a dir poco allarmante ma, al solito, trattato in molti casi con sufficienza dai media, in primis da quelli italiani – nonostante qualcuno lo giudichi addirittura troppo prudente – con il risultato che buona parte delle persone comuni sostanzialmente si disinteressano della questione.
Intanto, siamo quasi a novembre e le temperature raggiungono ancora tranquillamente i 25° se non di più ma, stando alle norme ordinarie, dallo scorso 15 ottobre si sarebbero potuti attivare i sistemi di riscaldamento domestici: cosa che assume i contorni del grottesco, similmente alle circolari che ricordano come già da ora ed entro il prossimo 15 novembre si debbano montare gli pneumatici invernali, quando ancora si vede in giro gente in t-shirt e bermuda (io stesso qualche giorno fa ero vestito così, giocoforza visto il caldo, in montagna a quasi 1.500 m di quota!). D’altro canto, mentre il suddetto rapporto quinquennale dell’IPCC chiede di contenere l’aumento delle temperature globali a 1,5-2°, in Europa l’estate appena trascorsa ha fatto registrare +2,16° sopra la media storica, risultando essere la più calda dal 1910, anche più di quella “memorabile” del 2003.

Posto tutto ciò, e posto che – riguardo al clima e all’influenza antropica su di esso:

  • Il piano “A”, quello instaurato dalla rivoluzione industriale e basato sullo sfruttamento dei combustibili fossili e delle risorse naturali, è palesemente e miseramente fallito;
  • Il piano “B”, quello che considera le azioni da mettere in atto per contenere l’aumento delle temperature globali a 1,5-2°, potrebbe già essere in ritardo ovvero non sufficiente a conseguire tale risultato,

una domanda, composita, sorge spontanea e inesorabile:

ce l’abbiamo, noi genere umano, un piano “C”?

Sì, insomma: se tutto quanto stiamo facendo non dovesse bastare a “salvarci” da una situazione che si dovesse rivelare peggiore di quanto ipotizzato, che si fa?
Costruiamo una flotta di astronavi interstellari e ce ne andiamo a colonizzare qualche altro mondo abitabile? Beh, nel caso dobbiamo darci una mossa, non credo sia un’impresa attuabile in solo qualche anno (e, per inciso, non mi pare nemmeno che possediamo la tecnologia necessaria per realizzarla!)

Insomma, non è un mero esercizio di catastrofismo ultrapessimistico, questo, ma semplicemente è fare qualcosa che fino ad oggi non è mai stato fatto, in tema di clima (e non solo): programmare il futuro in ogni sua possibile eventualità, dalla più positiva a quella maggiormente drammatica. Perché, appunto, salvo la soluzione poco plausibile delle astronavi intergalattiche, di pianeta su cui vivere ne abbiamo uno, non è che se le cose vanno male possiamo semplicemente buttarlo via avendone uno nuovo; e ipotizzare un futuro comune che abbia punti tanto oscuri e ignoti (a parte le cose totalmente imprevedibili, ovvio) non è esattamente una bella cosa. Proprio per nulla.

Flaiano semper docet!

Tornare a leggere il grandissimo Ennio Flaiano (lo sto facendo con il suo Diario Notturno, come forse avrete notato) in questo particolare periodo per il paese – periodo di campagne elettorali e votazioni imminenti, nel quale l’Italia riesce sempre (e sempre più) a dare il peggio di sé – è veramente significativo. Non solo ci si rende nuovamente e inequivocabilmente conto di come la situazione politica in Italia è sempre più grave ma sempre meno seria (Flaiano scrisse quel suo famoso aforisma nel Taccuino del 1954!), anzi: ci si capacità del fatto che non c’è alcuna via di salvezza, da essa. Almeno per chi o cosa continui a esserne sottoposto, per necessità o (peggio) per scelta. Semmai, come già dissi qui, l’unica possibilità di salvezza è dalla parte opposta. Totalmente opposta.

Emergenza “scrittori”

kopalnia_soli_wieliczka_tajemnice_wielickiej_kopalni_01Sono sincero e non dovete averne a male – sarà che a invecchiare ci si inacidisce, ecco, ma ad avere a che fare con certi “scrittori” emergenti – e scrivo “certi” ovvero non tutti ma ho la netta impressione che il numero sia comunque in costante aumento (nonché, noterete, scrivo pure “scrittori” virgolettato, eh!) – sempre più mi sorgono non troppo vaghe aspirazioni al bombardamento delle tipografie ovvero – metodo alternativo – a risolute deportazioni di massa (vedi sopra) verso spaventose miniere di carbone dell’estremo oriente russo ove, nelle rare pause tra un turno e l’altro a 1000 metri di profondità, si venga forzati a leggere i grandi classici letterari.

Peraltro devo ammettere che poi una volta mi passavano, tali inopinate aspirazioni.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 14a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 16 maggio duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #14 dell’anno XII di RADIO THULE intitolata: “Le barriere nella mente. Disabilità e barriere architettoniche: a che punto siamo?”.
Titolo che non credo abbisogni di molte spiegazioni… o forse sì, e spiegazioni culturali. Il nostro paese, infatti, purtroppo non brilla nella cura e nella gestione dell’accessibilità pubblica (e non solo) per i cittadini in condizione di disabilità, ovvero nella eliminazione delle famigerate barriere architettoniche: si sconta un ritardo sulla questione che col tempo pare appesantirsi per ragioni burocratiche, certamente, ma pure – e forse soprattutto – culturali. Ne parliamo in questa puntata con Pamela Maggi, architetto particolarmente sensibile e competente al riguardo nonché promotrice di iniziative pubbliche di sensibilizzazione in tema: perché nessuna società può dirsi veramente civile e democratica se non consente a tutti i suoi membri pari opportunità di vita, di libertà, di movimento, di godimento degli spazi pubblici e, ancor più, se non elimina quegli ostacoli in primis mentali (dunque culturali) che non consentono ciò.

13228082_10209601658021266_2107966179_nDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!