Promemoria! Questa sera, a Chiavenna, per parlare di Olimpiadi, “legacy”, montagne, territori, comunità, futuro

Vi ricordo l’appuntamento di questa sera a Chiavenna con “Olimpiadi sostenibili: una promessa infranta, l’incontro pubblico curato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” nel quale interverrò insieme a Angelo Costanzo, Presidente di “Oltre i Muri” e profondo conoscitore della realtà contemporanea della provincia di Sondrio, e Albino Gusmeroli, ricercatore del Consorzio AASTER ed esperto di processi di empowerment dei contesti territoriali.

[Veduta della confluenza della Val Bregaglia, a sinistra, nella Valchiavenna, presso la quale si trova l’abitato di Chiavenna. Foto di Schölla Schwarz, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Analizzando ciò che è accaduto – in Valtellina – o non accaduto – in Valchiavenna – con l’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina, elaboreremo insieme riflessioni e ci porremo domande sul senso di un evento del genere, sul modello politico con il quale è stato realizzato e imposto a territori montani e pedemontani che presentano molte criticità e altrettante potenzialità come quelli della provincia di Sondrio nonché, in generale, su cosa possa e debba significare svilupparli e valorizzarli realmente affinché le comunità residenti ne traggono vantaggi concreti e duraturi. Le Olimpiadi serviranno realmente a questi scopi di rilancio territoriale oppure no? La “legacy” olimpica tanto citata e sbandierata, cos’è in fin dei conti? È veramente ciò che ci viene raccontato oppure è tutt’altra cosa? Cosa può fare la comunità locale per contribuire a costruire il miglior futuro possibile per i propri territori? E di conseguenza i nostri territori montani come possono recuperare rappresentatività politico e capacità di dialogo nei confronti delle istituzioni pubbliche che spesso si dimostrano distanti dai contesti locali e dalla loro realtà quotidiana?

[Le case del centro storico di Chiavenna affacciate sul fiume Mera. Foto di Zairon, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Per queste e per molte altre domande, ovviamente focalizzate al territorio valchiavennasco ma nei principi di fondo valide per tutta la montagna italiana, fatta di luoghi unici ma sottoposta a problemi simili, cercheremo di dare qualche ottimo strumento di valutazione e riflessione al fine di trovare le migliori risposte possibili, quelle in grado di definire un percorso, una strada da potere seguire vero il futuro altrettanto migliore possibile. Risposte alle proprie criticità che le montagne hanno sempre più bisogno, affinché le tante promesse – olimpiche o no – che vengono offerte alle comunità montane non diventino di nuovo speranze infrante.

Sarà un incontro che io e gli altri relatori cercheremo di rendere interessante, produttivo, costruttivo, magari pure illuminante, e se tale potrà essere giudicato sarà anche e soprattutto grazie al pubblico che vorrà presenziare, partecipare, magari esporre le proprie opinioni e considerazioni sui temi toccati. Dunque, se potete, non mancate: come detto, la vostra partecipazione sarà importante e necessaria, senza alcun dubbio.

[Un’altra veduta della zona di Chiavenna dalla Val Bregaglia italiana. Foto di Wouter User tratta da http://www.alltrails.com.]
Qui potete trovare il comunicato stampa sull’incontro, nel quale è riassunta in maniera efficace la situazione attuale della Valtellina “olimpica”; qui invece trovate la locandina dell’evento in formato pdf.

A Chiavenna, il 4 febbraio, per parlare di Olimpiadi, sostenibilità, legacy, di promesse infrante e opportunità reali

[Veduta verso sud di Chiavenna e della sua valle. Foto di Lance Martin tratta da www.alltrails.com.]
Manca ormai pochissimo all’inizio delle Olimpiadi di Milano Cortina, ma già da tempo il disastro cagionato ai territori è evidente, in Valtellina in modo particolare. Si cerca di nasconderlo parlando della “legacy olimpica”, di ciò che di buono le Olimpiadi lasceranno nei territori. Ma è veramente così? In Valchiavenna, che è provincia di Sondrio come Bormio e Livigno ma è stata sostanzialmente tagliata fuori dall’evento olimpico, che succederà? Come si può realmente valorizzare il meraviglioso territorio montano chiavennasco senza ricorrere al degradante modello olimpico che è stato imposto a forza alla Valtellina? E cosa può fare la comunità locale al riguardo, da subito e in ottica futura, tanto in senso politico quanto in quello sociale e culturale?

Di questi importanti e affascinanti temi, di interesse generale anche se facilmente contestualizzabili a ogni singolo territorio montano, ne parlerò mercoledì 04/02 a Chiavenna, presso la sede della Società Democratica Operaia, in un evento dal titolo “Olimpiadi sostenibili: una promessa infranta. Quale “armonia” tra uomo e Natura, tra città e montagna?” organizzato e curato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, insieme alle prestigiose figure di Angelo Costanzo, Presidente di “Oltre i Muri” e profondo conoscitore della realtà contemporanea della provincia di Sondrio, e Albino Gusmeroli, ricercatore del Consorzio AASTER ed esperto di processi di empowerment dei contesti territoriali.

Sarà un incontro importante non solo per analizzare e discutere la realtà valchiavennasca ma, come accennato, anche per comprendere meglio la condizione contemporanea della montagna italiana caratterizzata da circostanze simili e di contro sottoposta a crescenti variabili critiche – economiche, sociali, demografiche, climatiche, ambientali… – oltre che a scelte amministrative spesso discutibili, rispetto alle quali le comunità residenti devono essere messe in grado di affrontarle al meglio e con gli strumenti politici (nel senso più alto e compiuto del termine) migliori possibile.

[Un’altra veduta della zona di Chiavenna dalla Val Bregaglia italiana. Foto di Wouter User tratta da http://www.alltrails.com.]
Qui potete trovare il comunicato stampa sull’incontro, nel quale è riassunta in maniera efficace la situazione attuale della Valtellina “olimpica”; qui invece trovate la locandina dell’evento in formato pdf.

Dunque, se potete non mancate: la vostra partecipazione sarà importante e necessaria, senza alcun dubbio.

Un’ennesima discutibile “ciclovia” all’Alpe Lendine in Valle Spluga?

[L’Alpe Lendine, 1700 m, sovrastata dal Pizzaccio, 2589 m. Immagine tratta da https://ape-alveare.it.]
Giorgio Tanzi, amico Accompagnatore di media Montagna “titolare” di Insubria Trekking oltre che Naturalista ed Educatore Ambientale, mi segnala che tra l’Alpe Lendine e l’Alpe Laguzzolo in Valle del Drogo, una laterale della Valle Spluga di grande bellezza alpestre relativamente poco conosciuta e frequentata e per questo capace di offrire angoli di natura sostanzialmente intatta (salvo che per la presenza della Diga del Truzzo e delle opere annesse, d’altro canto prossime al secolo di vita e dunque ormai storicizzate nel paesaggio), è stata realizzata quella che sembra un’ennesima ciclovia, o opera apparentemente similare, che per lunghi tratti ha totalmente stravolto il sentiero originario allargandolo e livellandolo ma di contro presentando pendenze sovente molti forti che appaiono inadatte per la percorrenza con biciclette elettriche o muscolari, semmai più consone ad un transito motoristico. Il tutto, anche qui come in numerosi altri luoghi che hanno subìto la realizzazione di tali tracciati, con ben poca cura dell’inserimento in ambiente e delle finiture dell’opera, al punto che, rimarca Giorgio, sono bastate le prime gelate notturne a generare dissesti sulla superficie del nuovo tracciato.

[Nelle foto di Giorgio Tanzi, sopra il sentiero originario, sotto la nuova “ciclovia” con il fondo già dissestato.]
Vista la zona, il pensiero mi corre subito ad un’altra recente e criticata ciclovia, quella realizzata nella vicina e poco più settentrionale Val Febbraro, tra l’Alpe Piani e il lago di Baldiscio, sotto l’omonimo passo sul confine con la Svizzera (dove è denominato Balniscio) e sopra l’abitato di Isola: ne ho scritto qui. Anche in questo caso, una zona fino ad oggi quasi per nulla turistificata e di grande pregio naturalistico (tant’è che viene definita spesso «selvaggia» dalla promozione turistica locale), ora diventa accessibile anche a chi lassù mai ci sarebbe potuto arrivare, se non a piedi e con un buon allenamento ovvero in forza di una passione autentica per i luoghi montani e la loro bellezza originaria.

Non sono stato di recente in Valle del Drogo, ma la segnalazione “edotta” di Giorgio (che ringrazio di cuore per avermela comunicata), viste le sue notevoli competenze montane, mi impone di salirci, appena possibile, per verificare di persona quanto è accaduto. Fatto sta che sono episodi, questi, che danno nuova forza al timore manifestato già da tanti in base al quale, per certi amministratori pubblici locali e per i loro sodali del settore turistico, sembra proprio che l’infrastrutturazione per ebike dei territori montani, e in particolar modo di quelli ancora intatti, stia diventando la versione estiva di quella sciistica oltre che la discutibile declinazione dell’idea di “destagionalizzazione”: un grimaldello con il quale violare zone in quota altrimenti non sfruttabili turisticamente al fine di piazzarci attrazioni conseguenti e, al contempo, spendere (e spandere) finanziamenti pubblici con l’altrettanto abusata scusa della “valorizzazione” (in passato ho scritto spesso sulla questione, vedi qui). Generando invece evidenti dissesti del territorio, il degrado e la banalizzazione dei luoghi, la messa a valore degli stessi per venderli come “merce turistica” senza di contro apportare alcun vantaggio concreto per le comunità locali, anzi, inquinando la relazione culturale e antropologica intessuta con le loro montagne.

Se per caso qualcuno passerà dalle zone citate e così sarà testimone diretto di quanto sopra riferito oppure di altre cose simili e similmente discutibili, me/ce lo faccia sapere. Grazie!

MONTAG/NEWS #4: notizie interessanti e utili da sapere dalle terre alte

In questo articolo a cadenza domenicale trovate una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella settimana precedente che trovo interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.


NEL FUTURO DELLE ALPI SVIZZERE PIÙ CALDO, MENO NEVE E FORTI PIOGGE

In futuro, in Svizzera, farà sempre più caldo, si avrà meno neve e le piogge saranno più forti e imprevedibili: sono questi gli scenari climatici presentati martedì 4 novembre a Berna dall’Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera) e dal Politecnico federale (ETH) di Zurigo. Tali scenari costituiscono la base della strategia del Governo elvetico per l’adattamento ai cambiamenti climatici. In Italia, invece, qual è la strategia?


LA RESISTENZA CIVILE DIFFUSA IN DIFESA DEL LAGO D’IDRO

Sul numero di novembre del mensile “QT/Questo Trentino” si racconta la battaglia e la resistenza civile che da oltre quarant’anni le comunità che vivono lungo il fiume Chiese e il lago d’Idro portano avanti contro un modello di sfruttamento idrico che ha trattato l’acqua come una merce, il lago come una vasca di compenso e il territorio come una periferia sacrificabile. Un altro bell’esempio di cittadinanza attiva a fronte del vuoto lasciato da istituzioni spesso inerti o complici.


LO SGUARDO DI “LE MONDE” SULLE OLIMPIADI A CORTINA

Mentre su molti (non tutti, ma sicuramente su tanti) organi di stampa italiani è già cominciata la “glorificazione” delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 – cosa legittima, sia chiaro, fino a che sia onesta e non diventi faziosa – il quotidiano francese “Le Monde” tra i più rigorosi e prestigiosi d’Europa, offre una disamina molto meno elegiaca e assai emblematica delle opere olimpiche a Cortina d’Ampezzo. Da leggere cliccando sull’immagine lì sopra.


CASCO OBBLIGATORIO SULLE PISTE DA SCI: SOLUZIONE, O PARTE DEL PROBLEMA?

Su “montagna.tvMichele Comi riflette sulla legge che impone l’obbligo del casco sulle piste da sci. «La montagna, per chi la conosce, è spazio di libertà. E la libertà – quella vera – è una forma esigente di disciplina. […] Ci si sente al sicuro, ma non lo si è. Allora la domanda non è: “Casco sì o casco no?”, ma “Che idea di montagna stiamo costruendo?”, e ancora: “Che tipo di sciatore, di cittadino, di persona coltiviamo quando la relazione tra rischio e responsabilità viene delegata a un regolamento?”».


RIABITARE LE AREE INTERNE IN MANIERA CONSAPEVOLE

Sul giornale on line “Italia che cambiaPaolo Piacentini – scrittore, camminatore, presidente onorario di FederTrek, grande conoscitore dei territori appenninici – offre una bella riflessione su come riabitare le aree interne partendo dalla cura ed evitando i rischi di speculazione, partendo dal recupero di immobili e terreni abbandonati e prendendo a buon esempio il caso di Cantiano, comune ai piedi del massiccio del Monte Catria. Cliccate qui per leggere l’articolo.

Cederna, Zanzotto, Di Beaco: voci imperiture contro la distruzione delle montagne

Osservo con sgomento l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore […] in presenza dell’avidità e del cinismo di speculatori e costruttori, dell’ignoranza e della mancanza di sensibilità di tanti cittadini comuni, dell’assenza di cultura e di senso di responsabilità di molti politici.

[Antonio Cederna in La distruzione del paesaggio in Italia, Einaudi, 1975.]

L’aspetto più urtante, almeno visualmente, di come è cambiato il Veneto è l’aggressione al paesaggio. Alla scomparsa del mondo agricolo ha corrisposto una proliferazione edilizia inconsulta e casuale, con un’erosione anche fisica del territorio attraverso forme di degradazione macroscopica dell’ambiente. Ora, tutta questa bruttezza che sembra quasi calata dall’esterno sopra un paesaggio particolarmente delicato, “sottile” sia nella parte più selvatica come le Dolomiti, sia in quella più pettinata dall’agricoltura, non può non creare devastazioni nell’ambito sociologico e psicologico. Vivere in mezzo alla bruttezza non può non intaccare un certo tipo di sensibilità, ricca e vibrante, che ha sempre caratterizzato la tradizione veneta, alimentando impensabili fenomeni regressivi al limite del disagio mentale. Per esempio, aggressività, umori rancorosi, intolleranze e spietatezze mai viste, secondo la logica di sbrogliare la crisi sociale etnicizzandola. E così è successo perché, in realtà, quell’orrenda proliferazione edilizia è scaturita appunto dall’affievolirsi di antiche virtù.

[Andrea Zanzotto in In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda, Garzanti, 2009.]

Le montagne di adesso. Violentate e sporche. Invase come un supermarket, vendute come volgare merce, comperate e divorate con l’avidità di consumare tutto.

[Bianca di Beaco in Le montagne del ricordo, su “Liburnia”, annuario della sezione di Fiume del Club Alpino Italiano, 1982.]

Sono parole di tre grandi personaggi italiani che già decenni fa avevano intuito e denunciavano la distruzione e il degrado del territorio e delle montagne italiane sottoposte alla cementificazione più incontrollata, funzionale ai tornaconti di certa imprenditoria e della politica. Tre voci chiare e inequivocabili di tantissime altre che nel tempo, con altrettanta forza, hanno speso parole e opinioni similari, tentando di frenare il consumo del paesaggio e di sensibilizzare l’opinione pubblica al riguardo. E se nella società civile col tempo sta aumentando sempre più la consapevolezza circa la necessità di tutelare i territori naturali e non antropizzati da ulteriori assalti cementizi – al netto di una fetta ancora ampia di persone che invece decidono mantenere spento il cervello e lasciarsi irretire dalle lusinghe del turismo massificato più becero e insostenibile) – la politica continua a girarsi dall’altra parte promuovendo e spalleggiando la gran parte degli interventi e delle opere più impattanti, degradanti e distruttive per le montagne: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che guarda caso interessano i territori di origine di Cederna (la Valtellina) e di Zanzotto (le montagne venete), lo stanno dimostrando ampiamente.

[Lavori “olimpici” a Livigno: la montagna sempre più sventrata, modificata, resa artificiale. Foto di Savio Peri.]
Posto ciò, la domanda fondamentale che scaturisce da tale realtà di fatto è sempre quella: andiamo avanti così, facendo che presto i moniti come quelli sopra citati di figure pur così prestigiose diventino sentenze di condanna definitive, oppure finalmente chiediamo conto alla politica delle proprie azioni intimandole di agire non più per i propri interessi elettorali particolari ma finalmente per il bene autentico dei territori montani e delle comunità che li abitano, promuovendo in essi uno sviluppo socioeconomico organico e realmente sostenibile?

Sarebbe bene decidersi alla svelta, non potendo sapere se il punto di non ritorno sia già stato superato. Speriamo di no, ovviamente.