“Cronache da Thule #4”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 15 aprile duemiladiciannove, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 13a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo particolare format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #4”!

In questa puntata che precede la sosta “pasqual-venticinqueapril-primomaggiesca” torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 4, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!

In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di una recentissima e storica scoperta, spiegata bene, di clima, di “azioni dal basso” per la sua difesa e di Pippi Calzelunghe, di una polemica musical-montana e di certe sue implicazioni ignorate dai più, di un nuovo e originale libro che racconta di un grande personaggio italiano (scritto da un suo collega), di una particolarissima e “sfavillante” esposizione artistica che si inaugurerà a breve a Lugano… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 13 maggio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Daniele e Tom

Credo che qualsiasi appassionato di montagna, che la frequenti e ne salga le vette in modo più o meno alpinistico oppure ne venga semplicemente affascinato, sia rimasto parecchio colpito dalla tragica vicenda di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat.

Su quanto è accaduto sono state scritte molte parole, in questi giorni, non di rado fuori luogo. Piuttosto, una delle cose più belle e intense al riguardo l’ha scritta – anzi, l’ha disegnata Alberto Graia, e la vedete qui sotto. Perché in certi casi veramente le parole o sono di troppo, oppure sono troppo poco per ciò che dovrebbero e potrebbero dire.

D’altro canto,

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne.

(Søren KierkegaardAut-Aut, traduzione di K. Montanari Gulbrandsen e Remo Cantoni, Mondadori, 2015.)

“Fighe”?

La vera questione riguardo a ciò che ha scritto nel suo ultimo “libro” – ovvero l’ultimo con il suo nome e cognome in copertina – tal Fabrizio Corona (personaggio che sento nominare ma che in verità conosco poco e, per quel poco che conosco, mi pare affetto da gravi disturbi mentali), non è tanto ciò che ha scritto, non tanto il relativo senso e la sostanza (ammettendo che ve ne siano – vedi sopra, con buona pace del rispetto verso il gentil sesso, peraltro) e nemmeno che ci siano editori che le pubblichino – ormai la prostituzione editoriale nostrana la conosciamo benissimo. No, la questione reale è che Corona scrive le cose che molti vorrebbero scrivere ma non possono farlo e dunque che amano leggere per potersi immedesimare in esse in un’ideale congiunzione non di azioni ma di intenti. Già.

Un meccanismo peraltro ormai tipico, nell’italica società contemporanea, al punto da essere stato pienamente adottato pure nell’ambito politico, il quale “giustifica” l’operazione commerciale dell’editore che pubblica siffatta robaccia incidentalmente a forma di libro (ma non ne garantisce affatto il successo, sia chiaro), che “legittima” e stimola un “personaggio” altrimenti meritevole di un T.S.O. definitivo a scrivere cose del genere e a farsi vanaglorioso protagonista di esse (inventate o meno che siano, poi), e che infine documenta il degrado endemico e pandemico di certa parte della società civile – quantunque non credo affatto che il libro in questione stia vendendo migliaia di copie, come qualcuno rimarca.

Ma non è più una questione di quantità, a questo punto, ma di “qualità”, socioculturale in primis. Quindi, non prendetevela con la tanto miserrima figura dell’autore ma, prima, con chi fa della sua palese miseria umana un modus vivendi da ammirare e imitare. Al primo, ribadisco, riservate un drastico T.S.O.; i secondi metteteli a svolgere servizi civili per i prossimi 15 anni. Ecco.

P.S.: l’immagine in testa al post, che raffigura l’inizio di uno dei capitoli più “peculiari” del libro, è ricavata dalla pagina facebook di Saverio Tommasi.

Dovremmo andare tutti quanti a piedi

Siccome credo molto poco alla reale volontà di chiudere i grandi centri commerciali la domenica* – al di là dei soliti toni da boutade sloganista, dei quali ormai si nutre tutta la politica, salterà fuori l’ennesimo escamotage che cambierà “tutto” e non cambierà nulla, vedrete, con gran gioia della massa di persone (votanti, peraltro) che pensano che passare le domeniche al centro commerciale sia “meraviglioso” – siccome ci credo molto poco, dicevo, allora invoco che venga almeno messo in atto un adeguato contraltare di natura (anche) socioculturale. Ad esempio, che in qualche modo si imponga che almeno per una domenica al mese tutti quanti si vada a piedi. Niente auto, nemmeno quelle elettriche e tanto meno ebike, solo bici tradizionali e mezzi pubblici non inquinanti: per il resto, tutti in cammino. Anche per andare al centro commerciale, se proprio uno vuole, ma a piedi.

Il bello della pratica del camminare è anche dato dal fatto che la sua natura profondamente filosofica la può capire, e rapidamente, anche chi di filosofia non ci capisce nulla. Basta andare, muovere i piedi, possibilmente in ambiente naturale ma anche in quello urbano, se non troppo pesantemente inquinato dal traffico come ordinariamente accade, e vi assicuro che è un attimo capire come ogni altro tipo di movimento, al di là della sua mera e necessaria (ma di rado veramente tale) funzionalità, è sotto molti aspetti illogico, irrazionale, brutto, insalubre, scriteriato, in certi casi pure folle. Non solo: camminando, si capisce molto meglio anche l’intero mondo che si ha intorno, garantito.

È solo una simpatica utopia, questa mia? Forse, ma sempre meglio della spaventevole distopia che sta occupando la nostra realtà quotidiana e nella quale tutti quanti ci ritroviamo sempre più a vivere. Ecco.

*: per la cronaca, la mia posizione al riguardo l’ho già chiaramente espressa tempo fa, qui.

TrumPutin

In fondo non c’è da sorprendersi più di tanto rispetto a quanto si è visto nel vertice di Helsinki tra gli attuali leader di USA e Russia, con il primo palesemente remissivo se non succube del secondo. Semplicemente, si è chiuso l’accordo in essere tra i due: prima la Russia ha dato una mano all’attuale presidente americano ad essere eletto, ora questi mette in atto lo scambio concordato e si pone al servizio – ovvero pone il proprio paese al servizio – del presidente russo. E tutti i precedenti attriti diplomatici, le dichiarazioni bellicose, le sanzioni? Ovviamente una messinscena funzionale a quanto visto a Helsinki.

Peraltro, di nuovo viene efficacemente dimostrato come tanti di questi “leader forti” che comandano (per ragioni sovente “bizzarre”) il mondo sono in verità politicanti assai deboli, la cui presunta forza, meramente fisica e mai politica, socioculturale o intellettuale, non è che il solo modo a loro disposizione per nascondere l’effettiva debolezza e mantenere il potere. I due di Helsinki sono ottimi esempi di ciò: quello americano si è ritrovato presidente della propria nazione un po’ come il pianista dell’orchestra di bordo d’una nave da crociera si potrebbe ritrovare capitano della stessa; riguardo quello russo, possono bastare le centinaia di giornalisti uccisi, stranamente quasi tutti suoi critici e oppositori – un po’ come vincere una partita a calcio eliminando fisicamente la difesa avversaria.

Insomma: c’era quasi da restare più tranquilli ai tempi della guerra fredda, verrebbe da dire! Certo, c’erano in circolazione più armi nucleari innescate, ma pure moooolte meno fake news. E meno fake leaders, ecco.

(Per conoscere la fonte dell’immagine in testa al post, cliccateci sopra.)