Mascherine e responsabilità

[Foto di danaos-de da Pixabay.]
Comunque, dire all’italiano medio che si può togliere la mascherina ma dimostrando senso di responsabilità è come dire a un orso che può avere accesso a un deposito di miele ma chiedendogli di mettersi a dieta. Ecco.

La comunicazione cacofonica

Da dieci o vent’anni non succede quasi più niente in ambito letterario. Esiste una marea di pubblicazioni, ma c’è una stagnazione spirituale. La causa di ciò è una crisi di comunicazione. I nuovi mezzi di comunicazione sono straordinari, ma provocano un immenso rumore.

(Emil Cioran*)

(*: citazione letta sul web, fonte ignota. Ogni indicazione al riguardo è gradita. Riguardo il post, si veda anche qui.)

Meglio con la mascherina

Ecco, quello evidenziato a suo modo dall’immagine qui sopra potrebbe essere un altro potenziale buon motivo per farci rimpiangere i lockdown, quando di essi (speriamo) non ce ne sarà più bisogno.

E non è una questione estetica, ci mancherebbe, ma di cura di se stessi e di relativa eleganza, classe, stile – ovvero della loro mancanza. Già.

P.S.: ci tengo a rimarcare che questo post non è sponsorizzato da aziende della cosmesi, produttori di rasoi, ordini odontoiatrici o altro di affine. Semmai dal buon gusto, se da esso ci si potesse far sponsorizzare, eh! 😜

Tornare liberi (?)

[Il’ja Repin, Che libertà!, olio su tela, 1903.]
Ne ho sentito un altro, oggi, nel servizio di un radiogiornale sul ritorno in “zona bianca” di molte regioni e sulla riapertura di quasi tutti i locali e gli spazi pubblici in forza dell’andamento dei dati riguardanti la pandemia da Covid, che alla domanda su cosa ne pensasse al riguardo, ha risposto «Finalmente torniamo a essere liberi!»

Liberi, già.

Ma perché, eravate in prigione, prima? “Liberi” da che, poi? La “libertà” è poter andare al ristorante o in piscina quando e quanto si vuole? E prima, se non ci andavate, era perché eravate incatenati ad un muro o rinchiusi in una cella e non potevate fare null’altro, non solo andare a pranzo fuori?
Mah!

Per carità, ci sta l’affermazione banalotta buttata lì così, magari anche indotta dal microfono dell’intervistatore nel quale dover dire qualcosa di “interessante”, alla quale in quel contesto posso anche non dare un gran peso. Però più in generale sì, credo sia certamente significativa e di nuovo – dacché ne disquisivo qualche giorno fa in merito a un altro argomento – ho la vivida impressione che la nostra società, libera e progredita, voglia formulare per se stessa un concetto di “libertà” parecchio dozzinale, primitivo e degradato, dal quale si evince di contro che il senso più autentico, importante e utile di esso resti sostanzialmente trascurato o incompreso, se non proprio ignorato.
È una cosa parecchio pericolosa, questa: non è mai sufficiente ricordare che la libertà è qualcosa che tanto più si apprezza quanto meno si gode, mentre quando la si possiede quale garanzia democratica ci si prende la (paradossale) libertà di trascurarla, sprecarla oppure addirittura di negarla: a proprio danno, quando ci si assoggetta a imposizioni e prescrizioni invero inutili e perniciose, o a danno altrui, quando si pretende che altri non godano della stessa “libertà” che si possiede (o che si crede di possedere).

Non sono sicuramente le restrizioni dettate dalla pandemia, necessarie per senso civico ancor prima che per disposizione sanitaria, a determinare o meno la nostra libertà – che è partecipazione, come diceva (cantava) bene Gaber, ovvero anche condivisione di responsabilità atta alla salvaguardia del nostro buon vivere, individuale e collettivo. Ce ne sono di ben peggiori di cose che mettono continuamente in pericolo la libertà, e quasi sempre sono camuffate proprio da “libere scelte”, “emancipazioni”, “privilegi” e quant’altro: fate un giro sui social o sui mass media nazional-popolari, ad esempio, e vi troverete cataloghi ben forniti al riguardo – ma immagino sia inutile rimarcarlo.

D’altro canto, come scrisse Goethe:

Nessuno è più schiavo di colui che crede di essere libero senza esserlo.

Una verità che vale e varrà sempre, a prescindere da qualsiasi fatto storico – o da qualsivoglia pandemia, già.

Nessun effetto collaterale

Sono molto contento, stamattina, perché ieri sera ho finalmente ricevuto la mia prima dose di vaccino anti-Covid.
È andato tutto bene: nessun dolore, nessun fastidio nelle ore successive e, soprattutto, nessun effetto collaterale di quelli, a volte tremendi, sui quali certi miserrimi antivaccinisti stanno diffondendo scempiaggini da tempo.
Son così contento che, per rendere evidente la mia gioia, ho fatto una cosa che non sono affatto abituato a fare: un bel selfie! Eccomi qui che me la rido per la contentezza:

Chiedo scusa per la non eccelsa qualità della fotografia ma, appunto, non essendovi abituato non sono granché bravo a fare queste cose.

Comunque non vedo l’ora di fare anche la seconda dose. Ho solo un dubbio, al riguardo: in quale degli otto tentac… ehm, volevo dire, delle otto braccia mi verrà inoculata?
Mah!

😂