Il report “Neve Diversa” 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato “Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee” il paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito in forza dell’enorme costo previsto (quasi 80 milioni di Euro, la gran parte pubblici) per un comprensorio piccolo, quasi interamente a quote inferiori ai 2000 metri, privo di capacità concorrenziale con altri e notevolmente impattante sul territorio coinvolto.
Al dibattito ha partecipato anche il Club Alpino Italiano di Bergamo con le proprie sezioni e sottosezioni, che hanno assunto con sollecita e ammirevole determinazione una presa di posizione sostanzialmente contraria ma aperta al dialogo sul tema delle alternative possibili per il territorio in questione e ben più consone del modello monoculturale sciistico proposto.
Da subito a fianco dei Cai bergamaschi si è posto il Gruppo Regionale del Cai Lombardia il quale, sotto la guida dell’attuale presidente Emilio Aldeghi, ha messo in atto una ben determinata attività a supporto di istanze per la salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale e estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale.
Di questi temi e dell’emblematico caso di Colere-Lizzola ne ho parlato proprio con il presidente Aldeghi per “L’AltraMontagna” (cliccate sull’immagine per leggere l’intervista):
È stato un vero privilegio per me partecipare alla tavola rotonda per la presentazione del report “Neve Diversa 2025” che si è tenuta giovedì 13 scorso a Milano. Innanzi tutto perché ogni anno di più “Neve Diversa” offre la migliore ovvero più dettagliata, obiettiva e istruttiva “fotografia” dell’industria dello sci sulle montagne italiane, con una messe di dati di insuperabile valore per capire cosa sta accadendo nelle terre alte soggette all’attività sciistica e intuire cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo.
Inoltre perché la giornata di Milano è stata oltre modo ricca non solo di dati e nozioni ma pure di spunti di riflessione, di considerazioni importanti, di informazioni e di illuminazioni, di idee, stimoli e suggestioni veramente preziosi per chiunque come me studi e abbia a cuore le montagne e il destino loro, delle comunità che le abitano e di chi le frequenta consapevolmente.
Dedicherò a questi numerosi spunti alcuni articoli prossimi; nel frattempo, ecco qualche dettaglio della montagna sciistica italiana contemporanea compendiata in questo ultimo report “Neve Diversa”: sono 265 le strutture legate allo sci non più funzionanti, un dato raddoppiato rispetto al 2020 quando ne erano stati censite 132. Piemonte (76), Lombardia (33), Abruzzo (31) e Veneto (30) sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse e che risentono, insieme al resto della Penisola, di una crisi climatica che anche in montagna lascia sempre più il segno, con nevicate in diminuzione, temperature in costante aumento, e un turismo invernale che diventa più costoso e in alcuni casi di lusso a discapito del portafoglio e dell’ambiente. Aumentano anche i bacini di innevamento artificiale: 165 quelli mappati ad oggi in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Il Trentino-Alto Adige è la regione con più bacini censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.
Sono solo alcuni dei tantissimi dati che, come detto, il report “Neve Diversa 2025” offre: lo potete scaricare qui, mentre nel comunicato stampa relativo trovate un riassunto più ampio dei dati presentati e dei contenuti del report. Su “L’AltraMontagna” potete invece leggere due articoli che riassumono bene la presentazione milanese e molte delle cose che sono state dette: qui e qui.
REMINDER! Oggi a Milano viene presentato l’annuale rapporto di Legambiente “Neve Diversa 2025” e alla successiva tavola rotonda in programma alle ore 11 parteciperò anch’io, cercando di offrire la mia esperienza maturata nei costanti vagabondaggi alpestri e la conseguente visione sulla possibilità di elaborare da subito e nel futuro prossimo una “montagna diversa”, non più assoggettata come succede ancora oggi al modello turistico sciistico pur in evidente crisi in forza della crisi climatica in atto e delle trasformazioni socioeconomiche del pubblico che frequenta i territori montani.
Per ingrandire l’immagine cliccateci sopra, oppure la potete scaricare in formato pdf qui.
Mi auguro che possiate partecipare alla giornata milanese e agli appuntamenti in programma, tutti di notevolissimo interesse e altrettanta importanza per immaginare, pensare e ancor più concretamente per creare insieme la montagna di domani – nonché, per molti versi, noi stessi che la abitiamo e frequentiamo.
Eccovi qui sopra il programma dell’evento di presentazione dell’annuale rapporto di Legambiente “Neve Diversa 2025”, giovedì 13 marzo a Milano. Come anticipato qualche giorno fa, alla successiva tavola rotonda in programma alle ore 11 parteciperò anch’io, cercando di offrire la mia esperienza maturata nei costanti vagabondaggi alpestri e la conseguente visione sulla possibilità di elaborare da subito e nel futuro prossimo una “montagna diversa”, non più assoggettata come succede ancora oggi al modello turistico sciistico pur in evidente crisi in forza della crisi climatica in atto e delle trasformazioni socioeconomiche del pubblico che frequenta i territori montani.
Ma cosa insegna la realtà attuale alle nostre montagne e alle loro comunità? Cosa insegna a chi le frequenta per diletto e piacere? Quale futuro è possibile e quale sarebbe necessario per i territori montani? Cosa farne dei modelli di frequentazione turistica attuali? Come si può conferire nuovamente alle nostre montagne una dignità politica, economica, sociale, culturale?
Sono alcune delle tante domande alle quali, partendo dallo stato di fatto dell’industria dello sci che “Neve Diversa” ogni anno offre con insuperabile precisione e affidabilità, giovedì 13 a Milano si proverà a dare buone e valide risposte.
Per ingrandire l’immagine cliccateci sopra, oppure la potete scaricare in formato pdf qui.
Mi auguro che possiate partecipare alla giornata milanese e agli appuntamenti in programma, tutti di notevolissimo interesse e altrettanta importanza per immaginare, pensare e ancor più concretamente per creare insieme la montagna di domani – nonché, per molti versi, noi stessi che la abitiamo e frequentiamo.
Che il turismo sciistico sia in lento e inesorabile declino in molte delle località alpine nelle quali ancora si pratica è un dato di fatto ormai conclamato. La crisi climatica in corso, i prezzi sempre più elevati e l’evoluzione delle abitudini vacanziere in montagna del pubblico, che si orientano su altre attività a basso impatto ambientale, meno dipendenti dalle variabili climatiche e ovviamente meno costose, hanno reso da tempo lo sci un “mercato maturo”, cioè che ha raggiunto la sua massima crescita e non evolve più salvo che per rare eccezioni. A tale proposito è interessante notare come questa stagnazione del mercato turistico sulle montagne italiane e europee si riverbera già nell’indotto industriale, ad esempio nella produzione di equipaggiamenti per lo sci, che in Europa (regione che per la pratica sciistica si riferisce in grandissima parte ai comprensori delle Alpi), è prevista per i prossimi cinque anni con crescita bassa o nulla:
[Immagine tratta da www.mordorintelligence.it; cliccateci sopra per saperne di più.]Altrettanto interessante è che questa situazione viene rilevata un po’ ovunque anche dai media d’informazione maggiore – potremmo dire “nazional-popolari” – all’estero esattamente come avviene in Italia, segno che il fenomeno in corso è ormai altrettanto diffuso ed è la manifestazione di un cambio paradigmatico nell’immaginario diffuso riguardo la vacanza invernale in montagna.
[Il “Financial Times” nel 2023.]Addirittura, come vedete, il quotidiano francese “Le Monde” si chiede nemmeno troppo provocatoriamente se sia ancora il caso di insegnare ai bambini a sciare, visto che lo sci rappresenta in molti casi un’attività non più compatibile con la transizione ecologica in corso e che per quando quei bambini saranno adulti, tra 15 o 20 anni, molte delle località nelle quali oggi si può ancora sciare non saranno più attive.
Insomma: la realtà di fatto dello sci, e il suo prossimo futuro, sono ormai chiari a tutti. Eccetto a quelli, e in Italia ce ne sono ancora parecchi sia nel pubblico che nel privato, che fanno finta che non stia accadendo nulla e ancora spingono il modello sciistico, proponendo opere sovente ad alto impatto ambientale finanziandole con centinaia di milioni di soldi pubblici. Ciò nonostante il versante alpino italiano, essendo rivolto a sud, sia quello più colpito dagli effetti della crisi climatica e più di quelli francesi, svizzeri o austriaci veda chiudere anno dopo anno sempre più comprensori, impianti e piste, costretti a gettare la spugna di fronte all’obiettiva insostenibilità della loro attività: ben 260, secondo il rapporto “Neve diversa 2024” di Legambiente, con un aumento dall’anno precedente di 11 unità, senza contare gli impianti aperti a singhiozzo oppure che sopravvivono solo con forti iniezioni di denaro pubblico.
È in un vicolo cieco, lo sci. Purtroppo lo è, perché la causa fondamentale è l’aggravarsi costante della crisi climatica che genererà conseguenze diffuse, non solo sulle montagne: qualcosa per cui c’è da preoccuparsi, ma verso cui c’è pure da adattarsi in maniera sensata e equilibrata, soprattutto riguardo i territori montani e il loro ambiente naturale, un patrimonio prezioso e insostituibile di e per tutti noi.
Se è vero, come dice il noto motteggio popolare, che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, chiunque perseveri con tale atteggiamento così dissennato prima o poi finisce inevitabilmente per sbattere contro un muro. E poi saranno dolori, per tutti.