La solita (brutta) aria che tira, in Lombardia

Martedì 21 marzo, Milano e la Lombardia hanno conseguito nuovi importanti nonché (viene da pensare) ambiti “traguardi” nella “qualità di vita” offerta ai propri abitanti. Già, perché in quel giorno Milano è stata la città più inquinata al mondo dopo Teheran per diffusione di PM2.5, e nove comuni lombardi su dieci (ma il decimo è a meno di 10 km dalla Lombardia) sono risultati i più inquinati d’Italia (fonti: IQAir e US AQI).

Tutto questo dopo che da decenni si va dicendo, dimostrando scientificamente e denunciando che la Pianura Padana è una delle zone più inquinate del mondo occidentale. Di contro, si stanno spendendo almeno 2,1 miliardi di Euro di soldi pubblici, che probabilmente alla fine saranno molti di più, forse il doppio, per le Olimpiadi invernali del 2026 con sede cittadina proprio a Milano pressoché senza la realizzazione di interventi e opere atte quanto meno a mitigare una situazione così letale (l’unica del genere verrà realizzata in Alto Adige e ne potenzierà l’offerta di mobilità sostenibile). Opere che peraltro darebbero gran lustro all’immagine lombardo-veneta nel mondo, grazie alla vetrina olimpica: ma, evidentemente, qui si preferisce nascondere pervicacemente il problema, il che equivale a negarne le conseguenze nefaste che i bollettini sanitari registrano periodicamente (gestione Covid-19 docet, d’altronde).

Però la città di Milano pianta alberi, già. E li fa morire.

Un plauso a tutti gli amministratori pubblici degli ultimi lustri, e ai loro sodali privati, protagonisti di questo grande successo (nord)italiano! Complimenti di cuore, proprio! – anche perché i polmoni ormai ce li siamo giocati e il fegato s’è roso del tutto. Ecco.

P.S.: le immagini delle classifiche le ho tratte dalla pagina Facebook di Clara Pistoni, che ringrazio molto.

Su “Valsassina News” e su “Lecco Today”

Ringrazio di cuore le redazioni di “Valsassina News” e di “Lecco Today che nei giorni scorsi hanno ripreso le mie osservazioni in merito alla questione dello sviluppo turistico dei Piani di Artavaggio (Valsassina, provincia di Lecco), in particolar modo mirate ai soggetti pubblici e privati locali che sostengono la necessità di realizzare una nuova seggiovia e il conseguente impianto di innevamento programmato, il tutto finanziato da soldi pubblici. Osservazioni che, al solito, non prescindono dal rispetto delle varie opinioni espresse e mirano a promuovere un confronto costante e sempre costruttivo. Per il bene di queste montagne e di chi le abita, innanzi tutto.

Per leggere i due articoli, cliccate sulle rispettive immagini e in calce troverete i relativi link.

I ghiacciai (si) raccontano, domani a Milano

A chiunque domani sia in zona Milano o, per la precisione, in zona Liceo Scientifico Piero Bottoni e ne abbia le possibilità, consiglio caldamente di partecipare alla conferenza di Giovanni Baccolo della quale leggete qui sopra. Giovanni è uno scienziato del ghiaccio di grande competenza e sensibilità, la cui professione glaciologica non è che la manifestazione accademica del suo profondo legame con le montagne: anche per questo la materia glaciologica da lui raccontata diventa oltre modo affascinante, oltre che fondamentale da conoscere al meglio nei suoi aspetti concreti rispetto alla realtà – non solo ambientale – e al mondo che viviamo. In pratica Giovanni è veramente un ottimo portavoce dei ghiacciai che grazie a lui raccontano, come è ben scritto lì sopra. Dunque, se siete in zona, non mancate l’appuntamento!

Per maggiori info sulla conferenza, cliccate qui.

“Inverno liquido” a Lecco, altre due cose interessanti

Per “chiudere il cerchio” entro il quale si è sviluppata la serata di venerdì scorso 10 marzo a Lecco per la presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli Inverno Liquido (DeriveApprodi) e per il conseguente dibattito aperto sui temi trattati dal volume – evento che è stato unanimemente definito di rara importanza per aver messo in dialogo numerosi portatori d’interesse pubblici e privati nei confronti dei territori montani con le rispettive differenti istanze – eccovi due ulteriori contributi: il servizio trasmesso dal telegiornale di “Unica TV” e curato da Fabio Landrini, peraltro valente moderatore della serata, e il reportage al solito brillante e sagace di Cesare Canepari pubblicato su “Valsassina News”:

Ovviamente il dibattito sui temi in questione non si è risolto nella serata di Lecco, che anzi rappresenta il punto di inizio d’un percorso di costante confronto che si svilupperà sempre di più in futuro affinché – lo ribadisco nuovamente – finalmente le montagne, cuore e anima pulsanti dell’Italia ma per troppo tempo trascurate ovvero mal gestite, ritornino al centro dell’attenzione pubblica e ritrovino la loro naturale e imprescindibile dignità di interlocutori forti nel dibattito condiviso sul futuro del nostro paese.

Il gran successo di “ReImagine Winter”

Sono proprio contento di leggere del successo degli eventi di “ReImagine Winter”,  la mobilitazione nazionale diffusa organizzata al fine di  re-immaginare l’inverno e il sistema turistico ad esso collegato. Per motivi personali non ho potuto parteciparvi e dunque trovo ancor più belle le immagini che mi hanno inviato dai due raduni delle mie parti, al Monte San Primo (immagini sopra) e ai Piani di Artavaggio (sotto), meravigliose località montane ex sciistiche minacciate dalla progettazione di nuovi impianti di risalita il cui stato ambientale, con neve poca o assente e prati verdi come fosse maggio inoltrato, ne fa capire senza bisogno di parole l’assurdità e il potenziale (ennesimo) spreco di denaro pubblico.

Ribadisco: tutto ciò non rappresenta alcuna crociata contro lo sci su pista, ma la manifestazione della crescente presa di coscienza riguardo il miglior futuro possibile per le nostre montagne, per il loro paesaggio, l’ambiente e per le comunità che le abitano, al fine di svincolarle da qualsiasi sfruttamento non solo obsoleto ma pure palesemente degradante e di ridare loro la dignità politica, socioeconomica, culturale che le spetta, ovvero dimensione ideale per sviluppare un turismo finalmente al passo con i tempi e consono ai territori montani, a vantaggi di tutti, residenti e turisti.

Dunque avanti così, ad maiora!