Carlo Mollino sul Monte Bianco, o quasi

Carlo Mollino, uno dei personaggi italiani più eclettici ed affascinanti del Novecento, fu fotografo designer, scrittore, pilota di auto da corsa, alpinista, sciatore… e grande architetto, come rivela in modo approfondito e coinvolgente l’ultimo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale vi ho già parlato più volte (e che sto leggendo proprio in questi giorni). Ma Mollino fu anche un bravo e temerario aviatore: e dove dunque poter presentare un libro ad egli dedicato se non per aria, unendo magari a ciò il volare sopra le montagne ma il tutto senza utilizzare un aereo? Semplice: salendo a bordo di una funivia!

Così sabato prossimo 31 agosto, a bordo della funivia SkyWay di Courmayeur, Luciano Bolzoni in dialogo con Roberto Mantovani presenterà Carlo Mollino. Architetto: un evento inserito nel calendario de “Le letture a 3466 metri” promosso da SkyWay Monte Bianco e Librerie Feltrinelli ma che porta la preziosa e fondamentale firma di ALPES.
Con tutto ciò, potrebbe essere una presentazione letteraria più spettacolare e imperdibile di così?
(Spoiler: no!)

N.B.: cliccate sulle varie immagini per visionarle in un formato più grande e leggibile.

Piero Manzoni, un genio.

Leggo che hanno avuto gran successo le mostre personali che Hauser & Wirth ha dedicato a Piero Manzoni, prima nella galleria di Los Angeles e poi in quella di New York, conclusasi solo qualche giorno fa (ne parla “Artribune” in questo articolo), ciò in forza dell’accordo che Hauser & Wirth ha siglato con la Fondazione Manzoni in merito all’organizzazione di eventi espositivi “manzoniani” e alla gestione del mercato delle sue opere. «Manzoni – ha detto ad “Askanews” Marc Payot, partner e vicepresidente della galleria – per noi è un sogno che diventa realtà. E’ una figura così rilevante nella storia dell’arte europea, così radicale per il suo tempo, e per noi avere l’opportunità di rappresentare la Fondazione significa renderlo rilevante nell’arte contemporanea e promuoverlo globalmente dalla Cina al Sudamerica.»

Di contro, nemo propheta in patria, Manzoni mi pare che da queste parti non goda ancora di altrettanta considerazione, anzi, non di rado mi capita di sentire i soliti commenti denigranti sulle sue opere, accompagnate dalle altrettanto solite frasi fatte («Lo sapevo fare anch’io!», «Ma che ca**o di arte sarebbe, quella?!» eccetera). Ma tutto questo non fa che rimarcare e confermare ciò per cui vi sto proponendo questo post, ovvero l’evidenza che Piero Manzoni è stato realmente un genio, tanto rivoluzionario quanto (inesorabilmente) incompreso dai più. Che Hauser & Wirth ci crei sopra un proprio business, ora, può essere cosa più o meno discutibile (d’altro canto sono mercanti d’arte, è il loro mestiere!), ma che pure questo comprovi la grandezza artistica, creativa e intellettuale di Manzoni è cosa niente affatto in discussione.

E quelli che non l’hanno ancora capito, e magari citano la Merda d’artista come esempio a sostegno del loro disprezzo, è lampante che non hanno nemmeno capito che proprio la Merda d’artista è la prova inconfutabile della loro ottusità al riguardo.

Milano-Cortina 2026

Occupandomi in diversi modi di territori e culture di montagna, sono particolarmente sensibile al tema delle Olimpiadi invernali 2026 assegnate a Milano e Cortina, avendone seguito l’iter sulla stampa nazionale ed estera fin dagli scorsi anni e conosciuto le varie vicissitudini, positive e negative.

È superfluo affermare che un evento come le Olimpiadi può rappresentare una possibilità di sviluppo più unica che rara, per i territori interessati, ma pure un rischio di guasti e danni materiali e immateriali. Torino 2006, ad esempio, ha permesso un’apprezzabile rinnovamento della città ma, sui monti sede delle gare, ha non di rado lasciato delle ferite che difficilmente si rimargineranno e ben poco sviluppo concreto; inoltre, per far sì che le Olimpiadi non risultino un evento fine a se stesso ma un autentico volano socioeconomico di lunga durata nel tempo, occorre una programmazione attenta, strutturata, sovente visionaria e comunque in costante relazione virtuosa coi territori sui quali si va a lavorare. Una dote che, temo, la politica contemporanea – e lo dico con accezione bipartisan – non sembra in grado di manifestare.

Tuttavia non è il caso, ora, di formulare osservazioni prevenute e di provare a mettere da parte la maldisposizione pressoché inevitabile, quando si ha a che fare con le istituzioni pubbliche*, per lasciare spazio all’attività, all’intraprendenza e all’ingegno necessari per lavorare al meglio. Una cosa però credo sia da ribadire fin dal principio: nulla deve e dovrà essere fatto senza un’attenta e adeguata contestualizzazione con i territori (s)oggetto degli interventi, con la loro identità e il Genius Loci, con le genti che li abitano e vi interagiscono, con la cultura e col paesaggio (che è cultura a sua volta), con la dimensione spaziotemporale peculiare dei luoghi espansa nel tempo, ovvero capace di sviluppare il passato nel presente con una visione mirata al futuro. In fondo, sotto questo punto di vista, non sono le Olimpiadi “l’evento” ma lo è lo sviluppo virtuoso del territorio per il quale la manifestazione olimpica può rappresentare il volano principale e più energico, senza dubbio, tuttavia senza mai diventare preponderante rispetto a quell’obiettivo primario. Ciò sotto ogni aspetto, ribadisco: nei confronti del territorio e del paesaggio, delle genti e della loro cultura, del patrimonio storico e delle possibilità future.

La montagna e le Alpi – quelle italiane in particolare – hanno bisogno (a volte disperato) di un rinnovato immaginario, più consapevole riguardo la realtà effettiva delle terre alte e finalmente scevro da quei troppi alteranti conformismi, importati dai modelli cittadini e imposti con la forza ai territori montani al solo fine di inseguire obiettivi di sfruttamento commerciale di essi che per brevissimo tempo hanno portato qualche benessere per poi trasformarsi in una gogna soffocante e distruttiva. Obiettivi che tuttavia ancora troppi politici e amministratori pubblici perseguono: per sconcertante ottusità, per biechi interessi personali e, soprattutto, proprio per la mancanza di una visione progettuale, virtuosa e strutturata, dei propri territori e del loro tempo futuro. In conseguenza di ciò, numerosi luoghi montani sono stati trasformati in banalizzanti divertimentifici alpini per i turisti delle città oppure museificati e imbalsamati in un passato tanto mitizzato quanto totalmente travisato e distorto: territori nei quali la bellezza del paesaggio è guastata da rovine architettoniche, sociali, culturali, paradossali non luoghi in altura ove un tale concetto nemmeno avrebbe senso di sussistere.

Alla fine, appunto, la più grande sfida – “competitiva” pure essa, si può dire – delle Olimpiadi invernali è proprio questa: non tanto vincere gare o medaglie oppure fare qualche primato mondiale, ma “vincere” il miglior futuro possibile a favore della montagna italiana. Che un primato assoluto possiede già in sé, nella sua bellezza, nei suoi valori culturali, nella sua importanza fondamentale anche per la città, nel poter rappresentare un modello “antico” eppure assolutamente futuristico di sviluppo ecosostenibile e dalle potenzialità infinite. Ma solo se, ribadisco, non ci si perde dietro il mero luccicare delle medaglie: che, una volta messe al collo e fatte le foto di rito, finiscono a prendere polvere in qualche bacheca rapidamente dimenticata.

P.S.: cliccando sull’immagine del logo, potete visitare il sito web del comitato organizzatore nel quale, tra le altre cose, visionare il dossier di candidatura.

*: ed è già indegno e stomachevole il modo col quale i vari partiti si stanno intestando i meriti dell’assegnazione, strumentalizzandola ai soliti loro biechi fini propagandistici. Che schifo!

Bolzoni + Mollino + Busci & co., Milano, 24/06

Del valore e dell’importanza del nuovo volume di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, vi ho già detto.
Di quel mirabile artista che è Alessandro Busci, pure (ma di Busci vi dico anche questo).
Della galleria Antonia Jannone – Disegni di Architettura no, ma ne potete sapere al riguardo qui.
Del fatto che il prossimo lunedì 24 giugno, alle ore 19 (non alle 18, come inizialmente comunicato), Luciano Bolzoni presenterà il suo nuovo libro su Carlo Mollino da Antonia Jannone con al fianco Alessandro Busci e la conduzione di Chiara Gatti… be’, ve l’ho appena detto!
Che sia un evento assolutamente intrigante e da non perdere… serve dirlo?
Ecco.
Cliccate sull’immagine per saperne di più.

Respirare (in Pianura Padana)

In realtà quest’opera è stata realizzata nel 2015 a Bristol da Dr. Love, apprezzato street artist georgiano, ma starebbe benissimo su un muro di una qualsiasi città della Pianura Padana, visto il suo letale inquinamento (ne ho parlato di recente qui).

Che sia dunque un’opera premonitrice circa il futuro della vita nell’Italia del Nord?
Sperando che qualcuno non pensi, quale alternativa, a rifugiarsi nel proprio SUV ben dotato (di serie, eh!) di filtri anti-tutto – ovviamente col motore acceso, per fruire del riscaldamento o dell’aria condizionata…