Una confessione

Devo confessare una cosa che non mi era mai successa prima e, forse con troppa sufficienza, pensavo non mi sarebbe mai accaduta… una cosa piuttosto “triste” (metaforicamente, s’intende), per un lettore avido come me, ma a suo modo emblematica, che capiterà stasera, penso: interromperò la lettura del libro che sto leggendo. Un romanzo, che avevo scelto di leggere dopo una lunga sequenza di saggi letti per necessità di studio (ma anche per passioni personali) avendolo nella libreria di casa già da qualche tempo, e del quale sono giunto ormai alla centesima pagina delle 300 circa che lo compongono senza che si sia generata quella relazione speciale che lega il lettore al libro letto, quand’esso e la sua storia – o i suoi temi, i contenuti, le narrazioni – sappiano entrare dagli occhi nella mente, discendere nell’animo rimbalzandovi soavemente come su un cuscino per tornar su e penetrare nel cuore, illuminando da lì lo spirito. Non è accaduto, purtroppo.

Naturalmente non dirò di che libro si tratta, perché quanto sopra è il mero frutto di considerazioni personali con le quali chiunque potrebbe dissentire totalmente, e perché il libro in questione è invero assai rinomato e considerato anche da altri (grandi) autori. Da sempre, cioè da quando scrivo le “recensioni” dei libri che leggo, ho deciso di non dire nulla delle opere che non mi sono piaciute – ma che nonostante ciò ho sempre letto fino alla fine -, per rispetto verso di essi e i loro autori ma anche perché, appunto, non m’è mai capitato negli ultimi lustri di leggere un libro così poco empatico con i miei gusti, letterari e non solo. Forse anche perché i libri io li acquisto con ponderazione, cioè usando la mente, oppure seguendo l’istinto, dunque usando l’animo (o il cuore), e in entrambi i casi funziona. Il libro in questione invece è il frutto di un consiglio, comunque edotto e avveduto ma tant’è, amen.

Per inciso, la regola personale del non parlare dei libri sgraditi non vale quelli riconoscibilmente e palesemente idioti, che non sono pochi tra quelli editi da certe case editrici – quelli di Fabio Luigi Bonetti, per fare un nome fin troppo “facile” – ma che d’altro canto evito accuratamente da subito.

Ecco, sta di fatto che stasera quel libro lo ripongo nuovamente sugli scaffali della libreria di casa. Reparto “libri da leggere”, dacché non è detto che tra qualche tempo non mi torni la voglia di riaffrontarlo. Meglio così, ora. D’altronde doveva capitare, prima o poi: sarà per la prossima volta, chissà.

Una Guida Letteraria della Svizzera italiana

Nella Svizzera italiana è stato creato e messo on line un bellissimo strumento di relazione geografico-letteraria che trovo molto interessante e importante per generare un interscambio di fascino e attrattiva tra il territorio, i luoghi, il paesaggio e le opere letterarie che li narrano, con gli autori che le hanno scritte (tra i quali Ernest Hemingway, Hermann Hesse, Patricia Highsmith, Arthur Rimbaud, Ignazio Silone, Elias Canetti, Eugenio Montale, Giacomo Casanova, Erich Maria Remarque, Max Frisch), da sempre e ancora tutt’oggi, ne sono convinto, il media più efficace per raccontare, far conoscere, identificare, emozionare e valorizzare i luoghi nonché per dar voce ai loro peculiari Genius Loci. È la Guida Letteraria della Svizzera Italiana, che raccoglie frammenti di romanzi, racconti, poesie, epistolari e diari pubblicati da scrittori che sono nati e cresciuti nei territori della Confederazione ove si parla l’italiano oppure che hanno soggiornato in quei territori e li hanno voluti raccontare. Un vero e proprio tesoro sommerso, da valorizzare e diffondere, nel quale è possibile scovare autori e testi noti e meno noti, che al momento conta ben 1.880 citazioni, 271 autori e 207 luoghi, tutti georeferenziati sulla relativa mappa e in costante aggiornamento. Come si legge nella presentazione del progetto, «La mappa interattiva è solo una delle declinazioni con cui verrà proposta al pubblico la Guida letteraria. Tra le iniziative, è forse quella che evidenzia maggiormente lo stretto legame esistente tra letteratura e territorio. Grazie a questo strumento sarà più facile orientarsi nei paesaggi letterari della Svizzera italiana, sia fisicamente che virtualmente.»

Perché è verissimo, i territori abitati dall’uomo nel tempo producono innumerevoli paesaggi, tra cui anche quello letterario che, in forza della sua genesi naturalmente colta, sagace, raffinata, artistica, creativa e particolarmente sensibile, diventa uno di quelli più potentemente descrittivi tanto quanto più fascinosamente attrattivi, a favore del territorio in questione e della salvaguardia della sua bellezza, dell’identità e della cultura peculiare oltre che della gente che lo abita.

Cliccate sulle immagini nel post per visitare il portale web della Guida Letteraria della Svizzera Italiana, uno strumento che mi auguro esemplare per qualsiasi territorio, amministrativo o culturale, piccolo o grande, che voglia valorizzarsi in maniera tanto efficace quanto prestigiosa e affascinante, non ultimo per permettere a chiunque di viaggiarci attraverso, in modo certamente virtuale ma alquanto suggestivo.

Ad esempio, se sulla mappa interattiva clicco sul landmark in corrispondenza di un luogo che conosco bene, il villaggio di Ambrì nel comune di Quinto, in alta valle Leventina, ecco che scopro una citazione tratta da un’opera a sua volta da me ben conosciuta:

​I villaggi giù a valle, Ambrì e Piotta, comunicano immediatamente un’impressione di estrema povertà, ma quando poi li si rivede, dopo aver visitato i buchi sperduti di montagna della zona circostante, sembrano quasi località di lusso. È altrettanto vero, però, che in queste stalle di pietra fatiscenti e tutte bucherellate vive una popolazione gentile, cortese e anche intelligente (…) Non c’è saluto che non venga cortesemente ricambiato (…) ogni domanda ottiene una risposta veloce e sicura (…) E inoltre, cosa importantissima, tutte le informazioni sono attendibili. Poco importa se i ragguagli relativi alla direzione, al sentiero e alla distanza li otteniamo da un ragazzetto o addirittura da un bambino: sono sempre giusti.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani; orig. Der Gotthard, 1897.)

Un politico senza un suo volto preciso

Era uno di quegli uomini politici senza un suo volto preciso, senza convinzioni proprie, senza grandi mezzi, senza ardimento e senza una seria preparazione, un avvocatuccio di provincia, un simpatico figurino nella sua cittaduzza, un furbacchiotto che sapeva barcamenarsi fra i partiti estremisti, una specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbia commestibilità, come ne spuntano a bizzeffe sul letamaio popolare del suffragio universale.

(Guy de Maupassant, Bel-Ami, traduzione di Giorgio Caproni, Rizzoli, 2012; 1a ed.orig.1885.)

P.S.: Maupassant lo scrisse nel 1885, questo brano, ma sembra il ritratto di un politico contemporaneo, vero? “Un” articolo indeterminativo ma nemmeno troppo, per come a me, non so a voi, ma uno cosi, praticamente uguale, mi viene proprio in mente. Già.

Consigli di lettura: Enrico Camanni, “Il grande libro del ghiaccio”

Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.

Enrico Camanni è una delle voci più autorevoli nell’ambito italiano della cultura di montagna, con una produzione editoriale tanto vasta quanto ricca di opere sovente illuminanti. Quest’anno Camanni ha pubblicato due volumi – peraltro entrambi afferenti al freddo, elemento ambientale certamente simbolico della montagna: per Mondadori il giallo Una coperta di neve, e da poco, per Laterza, Il grande libro del ghiaccio, sorta di secondo atto sul tema dieci anni dopo Ghiaccio vivo. Storia e antropologia dei ghiacciai alpini, pubblicato da Priuli & Verlucca.
De Il grande libro del ghiaccio così si può leggere nel sito dell’editore:

Apparentemente algido e senza vita, il ghiaccio è un mondo a sé. Un mondo meravigliosamente vario, misteriosamente fuggevole e drammaticamente fragile che gli uomini hanno imparato a temere e ammirare nel corso dei millenni. Una esplorazione ancor più appassionante e necessaria nel tempo del riscaldamento climatico.
Il fantastico racconto del ghiaccio oscilla tra il microscopico e il gigantesco. Le forme, i colori, perfino i suoni del ghiaccio, sono presenti tanto nelle sconfinate lande polari quanto nelle micro formazioni architettate accidentalmente dal gelo, che in natura si manifesta in forma di ghiaccio, neve, brina, galaverna, gelicidio e calabrosa. Si tratta di un mondo meravigliosamente vario, misteriosamente fuggevole e drammaticamente fragile, che gli uomini hanno imparato a temere e ammirare nel corso dei millenni, con cui si sono adattati a convivere, lottare e patteggiare, infine a godere e sfruttare fino a comprometterne l’esistenza.
[…]
Il Grande Libro del Ghiaccio si dipana tra la lotta millenaria dell’uomo con il gelo e il radicale rovesciamento dei valori tra Settecento e Novecento, con la scoperta romantica dei ghiacciai, la neve degli sciatori e l’invenzione del ghiaccio artificiale, cioè la sua produzione a scopo alimentare, industriale e medico. Fino alla crisi attuale in cui l’uomo prende coscienza della propria responsabilità di fronte al riscaldamento climatico e alla fusione dei ghiacci.

Un volume assolutamente intrigante del quale, ribadisco, consiglio la lettura insieme al citato libro del 2010, costruendo così un percorso tematico di sicuro fascino e compiuto interesse. Cliccate sulla copertina del libro, lì sopra, per visitare il sito degli Editori Laterza e avere ogni informazione al riguardo.