Margini spaziosi

Quando compro un libro, mi preoccupo sempre che abbia margini spaziosi: e non tanto per amore della cosa in sé, che pure fa piacere, quanto per l’opportunità che il margine ampio mi offre di scrivervi a matita le idee che mi vengono; se sono d’accordo o se ho opinioni divergenti, e, in generale, brevi commenti critici.

[Photo credit: W.S. Hartshorn – LoC “Famous People” collection, Library of Congress, Prints and Photographs Division, Reproduction Number: LC-USZ62-10610, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23384 ]
(Edgar Allan Poe, Marginalia, in La filosofia della composizione, 1a ediz. 1846.)

(Dedicato a tutti quelli che, come me, riempiono le pagine dei libri che stanno leggendo di segni, sottolineature, note, appunti, rimandi e quant’altro che serva loro per far proprio il testo letto ma pure come forma di “appropriazione” dell’oggetto-libro, come “firma rivendicativa” e identificante riguardo il suo valore letterario, artistico, culturale, intellettuale e la relazione che con esso, i suoi contenuti e magari – in modo immateriale – il suo autore il lettore intesse.)

Una soluzione drastica

[Immagine tratta da qui: https://www.improntaunika.it/. Cliccateci sopra per leggere la fonte originale.]
Le immagini degli animali coinvolti nei devastanti incendi che stanno sconvolgendo da settimane l’Australia e dovuti per gran parte ai cambiamenti climatici di matrice antropica in atto oltre che ad azioni dolose, con numeri stimati da vera e propria ecatombe (fossero anche in eccesso, la questione non cambierebbe affatto, sempre che non siano invece in difetto), da un lato sgomentano e stringono il cuore, dall’altro suscitano una rabbia irrefrenabile. Il genere umano non può veramente più andare avanti così, a distruggere il pianeta e sterminare le creature che lo abitano. Gli umani meriterebbero veramente tutte le peggiori conseguenze possibili derivanti dalle loro azioni scellerate, se non fosse che tali conseguenze finirebbero – e finiscono – per coinvolgere anche gli altri abitanti del pianeta. Già, perché siamo tutti quanti abitanti di questa povera Terra, bellissima se non fosse per la presenza umana, e nessuno dotato di più o meno diritti solo perché si crede più intelligente delle altre specie, anzi: tale maggior intelligenza comporta non maggiori diritti, semmai maggiori doveri: ma l’uomo mai si è voluta riconoscere tale responsabilità, facendo invece di tutto per agire in maniera del tutto deleteria per l’intero pianeta – se stesso incluso, così dimostrando palesemente di essere, nella graduatoria che denota il livello di intelligenza delle specie viventi, agli ultimi posti se non proprio in fondo alla stessa.

Sul web si possono trovare alcuni modi coi quali aiutare le associazioni e gli enti che in Australia stanno cercando di soccorrere gli animali coinvolti negli incendi e di limitare i comunque terribili danni: ad esempio qui trovate qualche buon riferimento, oppure qui per aiutare concretamente i koala, in particolare, grazie all’iniziativa di una giovane ticinese.

Per il resto, a fronte di una tale perniciosa presenza d’una specie vivente sul pianeta, così deleteria per qualsiasi altra, non verrebbe che da pensare a una sola soluzione, peraltro forse già avviata. Ma sapete bene che il solito, dogmatico, meschino antropocentrismo dei componenti di quella razza leverebbe subito dei gran strepiti di sdegno e riprovazione. Be’, dal mio punto di vista, pure tali strepiti non farebbero che giustificare quella drastica soluzione. «Tolto il dente tolto il dolore» si dice, no? Ecco, e amen.

P.S.: intanto, giova di nuovo ricordare che proprio l’Australia è stata indicata tra i paesi che hanno sostanzialmente fatto fallire la recente COP25 di Madrid. Già. D’altro canto, ci hanno mandato i loro politici umani, alla conferenza sui cambiamenti climatici, mica i koala. E si vede.

Milano, 16 gennaio: “L’attesa dei luoghi”

Giovedì 16 gennaio avrò il grande onore – e la notevole responsabilità – di partecipare al seminario L’attesa dei luoghi. La rinascita dei luoghi attraverso il recupero culturale, organizzato da ALPES nella prestigiosa sede della Fondazione Stelline a Milano, in Corso Magenta n.61, con partecipazione libera.

Vengono definiti “luoghi in attesa” quegli spazi in disuso, abbandonati, a volte vere e proprie rovine oppure apparentemente destinati a una prossima sorte infausta, bisognosi di sguardi e di attenzione. La riscoperta della particolarità così emblematica di questi luoghi (il loro Genius Loci) mira a concretizzare quel bisogno di nuova, o rinnovata, attenzione come arricchimento del patrimonio immateriale esistente, e a realizzare proposte culturali stabili sul territorio, di natura altresì materiale, che possano fare da modello anche per altri ambiti geograficamente simili ovvero di comparabile genere.
Con questo intento ALPES, nell’ambito della sua attività culturale e di sollecitazione progettuale, ha organizzato un momento di incontro, riflessione, scambio di idee e di esperienze per chi, nei diversi ambiti e professionalità, intende sviluppare e approfondire la tematica riguardo tali luoghi così peculiari, incontrando altre realtà analoghe e cogliendo potenziali opportunità e occasioni di lavoro.
Alla call lanciata dal ALPES hanno risposto architetti, scrittori, amministratori di territorio, docenti, esperti d’arte e imprenditori, che nel corso della giornata porteranno e condivideranno le loro esperienze e proposte per fare di quella «attesa dei luoghi» citata nel titolo del seminario un momento non più di trascurato e inevitabile oblio ma di possibile, immaginabile rinascita, in primis culturale e poi quant’altro ne possa scaturire.

Il mio intervento, programmato per le ore 16 e inserito nel seminario come “proposta di lavoro” si intitola Colle di Sogno: la resilienza contemporanea come progetto culturale di comunità e narrerà del progetto di rinascita del peculiare borgo prealpino “resiliente” tra Lecco e Bergamo, curato proprio da ALPES, un modello di intervento su base culturale assolutamente esemplare che mira a rinvigorire e rinforzare la relazione delle genti (gli abitanti in primis, oggi solo otto a fronte degli oltre duecento di inizio Novecento) con il luogo e il dialogo con il suo Genius Loci attraverso un’azione culturale poliedrica a lungo termine, al fine di riportare quanto prima al borgo nuova vita ovvero nuovi abitanti e facendo di esso un centro di riferimento culturale della resilienza in montagna. Per saperne di più sul progetto di Colle di Sogno potete visitare il suo sito web, qui.

La giornata de L’attesa dei luoghi alle Stelline è aperta a tutti, la partecipazione è libera ma è consigliabile la prenotazione. Trovate il programma completo e le modalità d’iscrizione qui.

Questione di scelte

Michele Comi è una guida alpina della Valmalenco, certamente una delle più note in zona (e non solo lì) ma come poche altre è realmente definibile guida: la sua attività sul campo e la sua sensibilità nei confronti di una (nuova, rinnovata, differente) relazione tra uomini e montagne è infatti peculiare
tanto quanto emblematica, ben al di là della mera fruizione turistica – pur “nobile” come dovrebbe e potrebbe essere quella alpinistica – delle vette, e assolutamente consapevole della necessità di un approccio più approfondito, consapevole, culturale e olistico con le montagne in quanto ambito unico sotto ogni punto di vista ma non per questo disgiunto dal resto del mondo d’intorno. Ma di lui vi parlerò più diffusamente, presto.

Nel Diario del sito “Stile Alpino” Michele distilla pillole di grande saggezza alpina, mai banali e retoriche, sempre capaci di sensibilizzare l’attenzione dei lettori verso realtà (e relative verità) che altrove vengono poco o nulla considerate quando non distorte o addirittura negate. Come nel post dello scorso 2 gennaio, “Questione di scelte”, del quale vi cito la prima parte e che vi invito a leggere interamente qui o cliccando sull’immagine sotto riprodotta.

Sempre di più cresce il desiderio di frequentare la montagna con modalità non invasive, per raggiungere luoghi non compromessi, lontani da tracce di urbanizzazione, emissioni e rumori.
Luoghi dove si conserva il silenzio, ricercati perché interdetti ai motori, lontani da infrastrutture e per questo attrattive turistiche di interesse crescente.
Le motoslitte (occorre distinguere l’uso di certi mezzi per scopi di lavoro, di soccorso o civili, dall’uso per divertimento) sono attività decisamente antieconomiche per le comunità locali o quanto meno lo diverrebbero nel giro di brevissimo tempo, perché vanno ad erodere consensi, interesse e adesioni da tutte le forme di turismo virtuoso che con esse non possono coesistere.
Eppure gran parte degli operatori turistici locali pare abbiano scelto di sacrificare definitivamente il caratteristico percorso innevato di accesso a Chiareggio, più bel villaggio alpino della Valmalenco, destinandolo a nuove “escursioni” a motore, nonostante sia già ampiamente utilizzato dai cingolati per raggiungere i ristoranti in quota.
Il paesaggio è il luogo in cui viviamo, rispecchia quel che siamo. []

Come se la politica non fosse mai esistita

Ecco, a me, devo dire, piacerebbe moltissimo che qualche politico, di governo o di opposizione, facesse un discorso simile a quello che il poeta Iosif Brodskij ha fatto in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’università del Michigan nel 1988, quando ha detto: «La sola cosa che di sicuro capiterà al mondo é di diventare più grande, vale a dire più popolato senza crescere di dimensioni. Non conta con quanta onesta l’uomo che avete eletto prometterà di suddividere la torta, questa non crescerà di dimensioni; in effetti, le porzioni sono destinate a diventare più piccole. Alla luce – o, piuttosto, all’oscurità – di ciò, dovreste far conto sulla cucina di casa vostra, vale a dire prendervi cura voi del mondo».
Sembra incredibile, ma è come se la profezia di Brodskij si fosse avverata: il mondo è diventato più popolato e, indipendentemente dall’onestà di quelli che abbiamo eletto, è ora che ce ne prendiamo cura noi, forse, come se la politica non fosse mai esistita.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pag.160.)

P.S.: ecco, questo indicato da Brodskij e citato da Nori sarebbe un ottimo proposito da realizzare nell’anno appena iniziato, prenderci finalmente cura noi del nostro mondo, mandando al diavolo tutti (e ribadisco, tutti) questi ignobili politicanti, come se la loro bieca politica non possa e non debba più esistere. Già.