Resisti, M49!

[Foto tratta da qui, cliccateci sopra per leggerne la fonte.]
Maledizione, M49!

Scrivevo solo ieri, qui sul blog, felicitandomi del tuo ritorno e purtroppo ti hanno già catturato e privato della tua naturale libertà, quei prepotenti!

Mi sembra evidente che ti aspettassero al varco, gli umani trentini in sodalizio “istituzionale” coi sudtirolesi, che gli bruciasse ancora il modo in cui lo scorso anno li hai bellamente buggerati… e ora, appena ne hanno avuto l’occasione, si sono voluti vendicare, imprigionandoti di nuovo nel recinto dal quale l’estate scorsa eri riuscito a fuggire, a volerti far subire oltre al danno pure la beffa!

Be’, non so se questa volta riuscirai nuovamente a riguadagnare la tua libertà, nonostante sia con tutta evidenza ben più intelligente dei tuoi carcerieri; immagino che ti terranno d’occhio in maniera alquanto stringente, continuando ovviamente a sostenere che tu sia “pericoloso”.
Tu, non loro. Al solito, già.

Mi auguro non ti facciano del male, quegli umani, e abbiano la decenza di riconoscere la tua naturale dignità. Come scrivevo ieri e qui ribadisco, il diritto degli umani di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi. E che degli esponenti della razza umana vengano a raccontare che questo diritto tu non l’hai perché sei “pericoloso”, è come sentire un piromane indefesso che imponga con arroganza a qualcuno di spegnere il fiammifero che tiene in mano. Ecco.

L’hanno detto in TV

Che poi, se posso dire – mi permetto, con il dovuto rispetto del caso -, tutte queste persone che continuo a trovare in giro e dalle quali sento dire «Ah, perché hanno detto ieri sera alla televisione che…» e mi dicono quanto ieri sera la televisione ha detto loro, evidentemente cose dette col dito indice puntato contro e con minacce subliminali varie, visto come ti dicono le cose che la televisione “ha detto loro”, appunto – anzi, al plurale probabilmente maiestatis in terza persona, «hanno detto», penso per dare più “importanza” a quanto detto loro (in questo periodo ma anche prima, sia chiaro), e poi si sa che vox TV, vox dei, no? – be’, io… io… non li capisco e li disistimo sempre più.

Ecco.

Mi sono parecchio trattenuto, già. Si vede?

Bentornato, M49!

[Marzola (Trento), l’orso M49 immortalato da una fototrappola il 16 luglio 2019. Cliccate sull’immagine per scoprirne la fonte.]
Bentornato, M49!
Come stai? Spero bene! Mi auguro che tu abbia passato un buon inverno, goduto d’un bel letargo ristoratore e che sia ben in forze per affrontare la prossima bella stagione.

Nel frattempo, qui tra gli umani, è scoppiato un gran casino. Una roba forte, un virus tremendo che s’è diffuso rapidamente quando ancora tu dormivi e per certi aspetti anche in forza di alcuni errori compiuti dall’uomo nel suo rapporto con l’ambiente (magari ti sarai accorto pure tu che in giro ci sono meno umani, meno rumore, meno odori antropici, meno pericoli in generale, per voi). Poi, al solito, certe “figure di comando” (non farmi dire di più al riguardo!) hanno combinato i consueti pasticci e fatto probabilmente danni peggiori di quelli che si potevano registrare. Spero comunque che tale virus non si trasmetta a voi plantigradi, che peraltro di “distanziamento sociale” – una roba che hanno imposto proprio per evitare ancor maggiori danni tra gli umani, con quel virus – mi pare siate piuttosto esperti e capaci di “gestirlo” al meglio.

Insomma, siamo alle solite, cioè quelle circostanze che pure tu hai constatato sulla tua pelle – anche se non troppo duramente, per fortuna – la scorsa estate: all’Homo Sapiens, che si crede sempre la più intelligente, astuta, furba, ingegnosa, forte, sapiente, dominante creatura sul pianeta, basta poco per finire nei casini e palesare tutta la sua debolezza. Alla faccia della loro così pompata “sapienza”, lo scorso anno tu li hai presi in giro per bene, gli umani del Trentino; ma, a fronte di te che sei grande e grosso, ora è chiaro che persino una creatura microscopica e sostanzialmente “stupida” come un virus sa mettere in ginocchio la potente e imperante razza umana. E di brutto, già.

Lo capiranno, i “Sapiens”, di non essere affatto tutto ciò di cui si vantano? E di doversi dare una bella regolata, nelle loro autocompiacenti pretese e, per certi versi ancor più, nel loro rapporto con il mondo che li ospita e che per nulla dominano, ribadisco, se non in tema di soprusi e prepotenze?

Dici di no?

Be’, non so, ma temo che tu abbia ragione.

Quanto meno mi auguro che ti lascino in pace, ora che hanno altro a cui pensare, facendoti trascorrere una gradevole bella stagione. E che lo capiscano, appunto, che il loro diritto di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi.
Ma, forse, questo è un ragionamento già fin troppo articolato, per i “Sapiens”.

Vietate il divieto di camminate!

[Foto di James Silvester da Pixabay ]

Con estremo sconforto – soprattutto morale – abbiamo assistito – ed ancora assistiamo – ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale) protetto. […] Non sarebbe forse ‘strategicamente’ più utile limitare l’applicazione dei provvedimenti in vigore nell’ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali – e non immaginari – di diffusione dell’epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini. Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti – per la maggior parte almeno – dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l’effettiva tutela del bene della salute pubblica.

Sono brani da una “lettera aperta” – che io traggo da qui ma è ripresa da numerosi mediadei magistrati Eugenio Gramola, presidente del tribunale di Aosta, Anna Bonfilio, Maurizio D’Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e dei pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti, in merito ai divieti di passeggiate ed escursioni in ambiente naturale emanati da numerose amministrazioni locali per l’emergenza coronavirus.

Divieti che, se già sembrano molto faticosamente “scusabili” dal punto di vista istituzionale (e solo per ragioni di convenienza, non certo di raziocinio e nemmeno di possibilità di controllo dei comportamenti illeciti), da subito sono apparsi palesemente illogici e ingiustificabili pur dalle doverose e più stringenti necessità di salvaguardia sanitaria dettate dalla situazione in corso, oltre che trascuranti gli innegabili benefici psicofisici di cui chiunque potrebbe giovarsi, preziosi proprio in momenti come questo, a fronte invece di altre circostanze quotidiane per le quali l’assembramento di persone, anche se inevitabile e controllato, appare molto più rischioso per la salute individuale e pubblica.
E la lettera aperta dei magistrati valdostani non fa che aggiungere ottime osservazioni di matrice giuridica per rendere ancora più evidente la stortura di quei divieti. D’altro canto al solito, come scrisse Riccardo Bacchelli,

Per rendere nobile, stimabile ed amata una cosa, non c’è nulla di meglio che perseguitarla.

Ecco.

P.S.: oggi è il 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, no? Bene, senza voler fare paragoni fuori luogo ma certamente sfruttando l’importante simbolismo di tale giornata, mi permetto di dire che pure quella a cui fa riferimento questo articolo sarebbe, nel suo piccolo, un atto di ritrovata libertà. Minima, secondaria, banale, eppure a suo modo preziosa. Già.

Manifestare senso civico

Ma alla fine, manifestare senso civico, significa solo mettere in atto «quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità» – in base alla definizione tratta dal sito dell’Istat, qui, da dove viene anche l’immagine in testa al post – oppure significa anche, se non forse soprattutto, adoperarsi attivamente al fine di cambiare quelle regole di vita della comunità imposte o istituzionalmente emanate ma all’atto pratico palesemente malfatte, perniciose, illogiche (anche ove perseguenti fini “particolari” contrari all’interesse comune) e sbagliate?

E dall’altra parte, le istituzioni democratiche hanno soltanto il compito di “esigere” le manifestazioni di senso civico dagli individui ad esse sottoposti atte al rispetto delle regole imposte ed emanate, oppure (anche, se non forse soprattutto) quello di favorire e sostenere le azioni che possano continuamente cambiare e migliorare quelle regole, così da renderle sempre più logiche e contestuali alla vita della comunità (e delle stesse istituzioni) nonché al rispetto reciproco dei suoi membri, dunque sempre meno soggette a violazioni e relative azioni repressive?

No, perché in giro qualcuno in questi giorni tira in ballo, tra millemila altre cose, anche il “senso civico”, che è una di quelle che spesso si cita senza che quasi mai chi la cita dica anche cosa intenda, con tale definizione – o sappia cosa significhi, vorrei pure aggiungere. Una di quelle belle definizioni da buttar lì nei propri discorsi su come va il mondo per farsi vedere colto e “figo”, sostanzialmente, e amen.

Ma non è soltanto una definizione, il “senso civico”, è una pratica quotidiana, costante. Incessante, anche perché mai del tutto “finita”, sempre perfettibile. Che ovviamente c’entra col non buttare le cartacce in terra e col non farsi raccomandare per ottenere favori non meritati, ci mancherebbe, ma non è solo questo, assolutamente. Essendo una pratica quotidiana ovvero metodica, potenzialmente, se più viene citata a parole è perché meno viene attuata nei fatti.

Chissà se pure per il senso civico, dunque, «niente sarà come prima», o se il mettere fianco a fianco le due cose serva solo per far che, al solito, si annullino a vicenda. Chissà.