Il consum(ism)o della bellezza

[Foto di Enrique Meseguer da Pixabay.]
Una delle colpe maggiori di una società basata sul consumismo (ovvero su un certo consumismo culturalmente degradante che è un’altra manifestazione del generale consumismo socioeconomico) come la nostra è quella di aver consumato appunto, con un processo di “corrosione” che dura tutt’ora, anche la percezione diffusa della bellezza e il suo immaginario comune.

In forza di ciò siamo sempre più portati a considerare e credere “belle” cose che lo sono molto poco o non lo sono affatto, e siamo sempre meno in grado di percepire e cogliere l’autentica bellezza ove essa sia presente. Di contro, nel nostro modus vivendi contemporaneo, e nella “cultura” mainstream sulla quale si sviluppa, c’è ben poco che possa consentire il recupero e la salvaguardia di quella dote, anzi: come ho già accennato, il processo opposto è costante e sempre più degradante. Non solo non “capiamo” più la bellezza, ma siamo sempre più portati a disconoscerla e disprezzarla.

Dunque mi chiedo: quella bellissima “massima” dostoevskijana sulla bellezza che può salvare il mondo, che per quanto mi riguarda assurge al rango di assioma filosofico ineludibile per sanare e salvaguardare veramente il nostro (di esseri umani) mondo, come potrà mai realizzarsi se, pure nel caso che di bellezza ce ne sia – e ce n’è a iosa, nel mondo suddetto -, non saremo più in grado di riconoscerla e di goderne?

Insomma, ripropongo una domanda già proposta, qui sul blog: la bellezza certamente potrà salvare il mondo, ma il mondo saprà salvare la bellezza?

Alieni e antonomàsia

Credo che una civiltà aliena che non sia mai passata dalle parti della Terra e volesse saperne di più sulle creature che “dominano” il pianeta (peraltro solo in tal caso, in quanto civiltà che non conosca gli umani, potrebbe pensare di approcciarli: le altre civiltà aliene che ormai ne hanno buona conoscenza li evitano accuratamente!) e per tale motivo indagasse riguardo a quale oggetto, manufatto, simbolo o segno possa identificare in modo definito e antonomastico la suddetta razza terrestre e la presenza delle relative creature, alla fine converrebbe che l’oggetto umano in questione non potrebbe che essere questo:

Un oggetto ormai rintracciabile fuori da ogni dimora degli esseri umani e globalmente, sul pianeta – soprattutto nelle zone in cui sia attiva quella che gli umani chiamano “raccolta differenziata dei rifiuti domestici”. Già.

I nazisti, la Thatcher e i treni

[Foto di Rob Bogaerts Image Manipulation – Phonebox; fonte: commons.wikimedia.org.]

A quanto sembra, la differenza principale tra la visione thatcheriana degli anni ottanta e il nazionalsocialismo tedesco dei trenta è che sotto i governi Thatcher i treni non arrivavano in orario.

[Iain SinclairLondon Orbital. A piedi intorno alla metropoliIl Saggiatore, 2016, pag.334.]

Per la serie: avere le idee molto chiare sulla storia recente del proprio paese. Peraltro, si sappia, in London Orbital (cliccate sul link qui sopra per conoscere il libro) Sinclair non le manda a dire nemmeno all’altra parte politica britannica, in particolare per il suo più noto esponente a cavallo del secolo – Tony Blair, ovviamente, considerato l’altra faccia della stessa medaglia del potere british.

Riguardo l’immagine lì sopra, invece, cliccateci sopra!

Alla fine è sempre la Natura che comanda!

Bene: a riprova di quanto scrivevo (con tutta l’ironia del caso) qui, sulla questione della Ever Given incagliata nel Canale di Suez per colpa anche, se non fondamentalmente, di un colpo di vento, alla faccia della nostra umana boria di (presunti) semidei dominatori su tutto ma invero dominati e messi a tacere da una mera e naturalissima raffica di vento, ecco che finalmente il colosso oggi ha ricominciato a muoversi. Questo grazie all’azione di numerosi escavatori, di rimorchiatori superpotenti, di tecnici del settore convenuti lungo il Canale da tutto il mondo con le loro senza dubbio notevoli tecnologie ma soprattutto, e in modo determinante, «grazie all’arrivo dell’alta marea con la Luna Piena». Come a ribadire, nuovamente: cari umani, ricordatevi che alla Natura non si comanda e senza la Natura non si fa nulla. Nonostante tutto il nostro progresso ipertecnologico, già.

Insomma: per il momento, a vantarci di essere i dominatori del mondo, invincibili e indiscutibili, si finisce per fare delle gran figure di… melma. Come quella sul fondo del Canale di Suez nella quale s’è infilata la prua della Ever Given fino a che la Luna e il mare non hanno deciso di dare una mano a quegli umani disperati e pressoché impotenti consentendo alla meganave di sbloccarsi. Ecco.

Enrico Vaime

[Immagine tratta da “Il Messaggero“, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]

In questo paese di ignoranti uno che riesce a distinguere un condizionale da un congiuntivo rischia di passare per intellettuale.

La partenza per altri lidi ultraterreni di Enrico Vaime ci priva di una delle intelligenze umoristiche più brillanti in assoluto, mirabile rappresentante di quel club di grandi umoristi che ha vivacizzato la cultura italiana lungo tutto il Novecento, da Achille Campanile a Leo Longanesi, a Ennio Flaiano, Giovannino Guareschi e Giorgio Manganelli – per citarne solo alcuni, i primi che mi vengono in mente, di quelli che usavano la scrittura per elargire la loro illuminante ironia e senza contare tutti gli altri che hanno usato (anche) altri mezzi di comunicazione, sovente con collaborazioni mediatiche assai fruttuose – proprio come fece Vaime con la TV, nella celebre coppia autorale con Italo Terzoli da loro stessi definita “ditta”.

Leggere e ascoltare Enrico Vaime era un piacere assoluto: la sua capacità di essere serio e ironico al contempo, graffiante e sarcastico eppure illuminante e educativo, sempre elegante e garbato anche quando menava ceffoni umoristici di rara accuratezza, è uno dei modelli migliori di quella peculiare scuola umoristica italiana che, forse come nessun’altra cosa, ha saputo “spiegare” il paese ai suoi stessi abitanti mantenendolo – per così dire – coi piedi per terra, insegnandogli a ridere (grazie ad alcuni tra i più divertenti e innovativi programmi televisivi, di quando la TV italiana era bella e intelligente) e ancor più insegnandogli a ridersi addosso – si veda la citazione lì sopra. Una dote fondamentale per qualsiasi società veramente progredita, che troppo spesso viene trascurata: per questo figure di intelligente ironia come Vaime sono così importanti, ed è per lo stesso motivo che ora faremo un po’ più fatica a ridere con intelligenza e garbo.