Eccolo qui dunque, fresco fresco di presentazione, il manifesto – firmato da MP5 – dell’edizione 2019 del Salone del Libro di Torino.
Così si legge nel comunicato stampa relativo: “La cultura non contempla frontiere o linee divisorie, la cultura i confini li salta. Supera divisioni, frantuma muri, balza dall’altra parte. Per creare. Come fa il lettore del “contro-romanzo” di Julio Cortázar, grande maestro del Novecento, libro sconfinato e invito alla ribellione, alla fuga e all’avventura, perché costruito in modo che chi legge possa scegliere dove andare attraverso le pagine, da leggere oppure scartare. È Il gioco del mondo, una delle opere più felici e influenti degli ultimi cinquant’anni, titolo e tema scelti per questa 32° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.”
Be’, premesse molto interessanti, nella speranza che il direttore Nicola Lagioia possa fare un ottimo lavoro – ancor più degli scorsi anni, senza nulla togliervi – e trarne assai proficui risultati. Per il Salone e, soprattutto, per i libri e la lettura – è ormai ridondante affermarlo, ma sempre necessario, che di essi c’è sempre più un disperato bisogno, qui.
Siamo sempre più persi nel “nulla” che ci circonda, un nulla fatto anche di innumerevoli falsi riferimenti di posizione e direzione che nulla indicano, appunto, come miraggi in un deserto piatto e arido senza nemmeno un Sole o un cielo stellato che ci indichi un Nord. D’altro canto, se non sappiamo nemmeno dove vogliamo andare, come facciamo a percorrere “giuste” direzioni, a sapere che siano realmente tali? E verso cosa, verso quale meta? Con quale logica?

