Se l’ereader sembra già quasi “modernariato”

M’è arrivata, nella casella email personale, la pubblicità di un ereader. Era da un po’ che non ne ricevevo, quando invece qualche anno fa questi messaggi promozionali erano quotidiani o quasi.

In effetti di gente che legge libri o altri prodotti editoriali su un ereader è da tanto che non ne vedo, pur girando spesso per spazi e ambiti pubblici assai affollati; certo, se ne vedono pure pochi che leggano libri cartacei – siamo in Italia, ahinoi – ma almeno ogni tanto qualcuno me lo ritrovo davanti. Con degli ereader raramente; semmai con uno smartphone, ma con lettori di libri elettronici quasi nessuno. Seppur qualche anno fa, appunto, pareva che per mano degli ereader la fine del libro di carta fosse ormai scontata e sempre più vicina, e invece…

In verità, ciò non significa che non si leggano ebook: il mercato è in crescita, anche se in maniera molto blanda e per nulla “rivoluzionaria” (anzi, da qualche parte si registrano pure dei cali continui), in ogni caso l’aver ricevuto quella solitaria mail promozionale, poco fa, mi ha generato una sensazione di… di roba superata, di qualcosa che ha già fatto il suo tempo, di modernariato quasi.

In pratica, quello che avrebbero dovuto rapidamente diventare i libri di carta, con l’avvento di ebook e ereader. E invece…

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Il Salone del Libro, i fascisti e il vero nocciolo della questione

Che ne pensate, colleghi scrittori/autori, di questa vicenda che sta “scuotendo” (se vogliamo metterla così) il Salone del Libro di Torino, prossimo all’apertura della sua 32a edizione?

A prescindere da tutto, a me la vicenda non piace affatto perché sovraccarica l’evento di un fardello politico-ideologico che posso anche capire e condividere ma che trovo non debba mai – e ripeto: mai – zavorrare l’ambito culturale in ogni sua manifestazione. Purtroppo l’Italia è invece un paese che vive di bieche e stupide strumentalizzazioni, spesso funzionali a nascondere nel gran polverone sollevato quei tantissimi cronici problemi che, lo sappiamo bene, affliggono tremendamente anche la produzione culturale, con danni agghiaccianti sulla società civile e sull’opinione pubblica.

Per il resto – parlando pure da autore che ha pubblicato e pubblicherà ancora a breve per Historica, la casa editrice di Francesco Giubilei col quale mai ho avuto problemi, anche in presenza di opinione divergenti – credo che non si possa vietare la presenza a nessuno che non abbia specifiche pendenze giuridiche e penali, anche quando sia palese un legame con entità che invece tali pendenze le abbiano. Altrimenti si darebbe valore a un principio arbitrario che finirebbe per causare danni tremendi alla libera circolazione delle idee: che è e deve sempre restare libera, appunto. E che, di conseguenza, deve liberamente poter agire contro chiunque e qualsiasi cosa operi per limitarne la libertà. Ma non certo preventivamente: semmai sulla base dei fatti diretti concreti e provati, palesati in sede pubblica e qui, se è il caso, messi alla gogna. In tal senso, dunque, la partecipazione di entità editoriali “ambigue” ad un evento come il Salone del Libro può pure diventare (dovrebbe, mi viene da dire) motivo di ancor maggiore analisi critica, pure di matrice duramente oppositiva, delle loro produzioni.

La posizione assunta dal direttore del Salone, Nicola Lagioia, mi pare dunque ottima e totalmente condivisibile. Giustamente Lagioia ha scritto: «Il Salone si basa sulla condivisione. È il motivo per il quale, ora, farei parlare il Salone e basta. Ed è il motivo per il quale, da ora in avanti, sarà il Salone a parlare per noi – i suoi incontri, i suoi dibattiti, le sue presentazioni, la sua comunità.» Nulla da eccepire, appunto.

C’è poi un problema a mio modo di vedere ben maggiore, ahinoi, al di sopra di tutto ciò: ovvero la minima, se non nulla, capacità dell’opinione pubblica italiana di contrastare, culturalmente, politicamente e giuridicamente, gli estremismi ideologici e politici che in essa si sviluppano, troppo spesso sottovalutati e pure troppe volte giustificati, sostenuti, approvati per mera ignoranza nonché mancanza di memoria (la storia nazionale agli italiani proprio non insegna nulla, purtroppo) e senso civico. I quali estremismi, per essere chiari, vanno sempre perseguiti fino a ottenere la loro eliminazione giuridica e materiale. Non si possono censurare dei libri ritenuti (anche giustamente) “pericolosi” se prima non si è capaci di contrastare la causa di tale pericolo: sarebbe come pretendere di spegnere l’incendio di un bosco con il piromane che davanti a tutti continua liberamente ad accendere le micce. Altrimenti vivremo continuamente tra le fiamme e inesorabilmente finiremo per ustionarci gravemente, prima o poi – e non certo per colpa dei libri.

“Il gioco del mondo” al Salone del Libro di Torino ’19

Eccolo qui dunque, fresco fresco di presentazione, il manifesto – firmato da MP5 – dell’edizione 2019 del Salone del Libro di Torino.

Così si legge nel comunicato stampa relativo: “La cultura non contempla frontiere o linee divisorie, la cultura i confini li salta. Supera divisioni, frantuma muri, balza dall’altra parte. Per creare. Come fa il lettore del “contro-romanzo” di Julio Cortázar, grande maestro del Novecento, libro sconfinato e invito alla ribellione, alla fuga e all’avventura, perché costruito in modo che chi legge possa scegliere dove andare attraverso le pagine, da leggere oppure scartare. È Il gioco del mondo, una delle opere più felici e influenti degli ultimi cinquant’anni, titolo e tema scelti per questa 32° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Be’, premesse molto interessanti, nella speranza che il direttore Nicola Lagioia possa fare un ottimo lavoro – ancor più degli scorsi anni, senza nulla togliervi – e trarne assai proficui risultati. Per il Salone e, soprattutto, per i libri e la lettura – è ormai ridondante affermarlo, ma sempre necessario, che di essi c’è sempre più un disperato bisogno, qui.

Tempo (nuvoloso?) di Libri

Ah.
Dunque questo giovedì comincia la seconda edizione di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano “avversaria” del Salone del Libro di Torino?

M-mm.
E com’è che non ne sta parlando quasi nessuno?

Che i “milanesi” stiano preparando un altro bel buco nell’acqua, a tutto (e rinnovato) vantaggio del Salone torinese?
Uhm…

In ogni caso, continuo a pensare che due saloni dell’editoria pressoché speculari, in Italia, hanno lo stesso “senso” di due motoscafi lunghi 50 metri in un piccolo lago di montagna. Uno è già troppo o quasi, insomma, visto pure la tendenza costante di quel laghetto a perdere acqua, quando invece dovrebbe colmarsene ben di più… figuriamoci due!

La resa (coatta)?

Tranquilli, a breve cambierà tutto. Una nuova classe politica e dirigente salirà al potere, fatta di esponenti che parlano quotidianamente di salvaguardia e promozione autentica della cultura, che si vantano di quanti libri di pregio leggano ogni mese e che finalmente promettono di mettere davanti a tutto quanto il paese ha più di tutti gli altri, ovvero il proprio patrimonio artistico e culturale, consci che quel paese che abbia a cuore la cultura è un paese che si garantirà un buon futuro… – insomma, vedrete: le cose verranno sistemate.
Sì, “sistemate”.

Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo.

(Ray Bradbury, Fahrenheit 451, 1953.)

P.S.: grazie a Mara della Libreria Maramay per la segnalazione.