“Sulla” carrozza di John Ruskin

Quella che vedete nell’immagine è la carrozza di un personaggio poco noto da noi: John Ruskin, scrittore, poeta, viaggiatore, critico d’arte tra i più influenti della sua epoca, da me apprezzato soprattutto per essere colui che forse più di altri ha saputo costruire l’immaginario moderno-contemporaneo alpino ovvero il modo con il quale noi intendiamo le montagne – ad esempio è sua la celeberrima espressione “Le montagne sono le grandi cattedrali della Terra”.

Perché ve ne parlo? Beh, perché quella cesta con dentro una specie di tinozza che si vede sul tetto della carrozza (conservata a Brantwood, la storica residenza in Cumbria dove Ruskin visse fino a lungo e ove morì) non serviva a raccogliere o conservare acqua per abluzioni e altre cose utili durante gli spostamenti, ma era piena di libri. Libri da leggere che Ruskin portava sempre con sé al fine di averli a disposizione per i propri studi o per le semplici letture ricreative.
Una “libreria da viaggio” piuttosto bizzarra, certo, ma evidentemente al suo proprietario faceva comodo così.

È una cosa che mi ha incuriosito e affascinato. Un po’ come se oggi andassimo in vacanza lontano da casa e ci portassimo, oltre al necessario corredo da viaggio, un grosso trolley pieno di libri, ecco.

Altri tempi, certo: oggi ci sono gli e-reader a consentirci di risparmiare quell’ottocentesca fatica. Ma, pure con tali tecnologie a nostra disposizione, quanti fanno qualcosa di assimilabile?

Annunci

Il gadget natalizio più gettonato

Ok, ho definitivamente appurato che, da qualche anno a questa parte, i gadget aziendali più gettonati, soprattutto per le festività di fine anno, sono i caricabatterie portatili autoalimentati – le power bank, insomma.
Ormai ne ho così tante che, caricandole tutte insieme e collegandole in rete tra loro, ricavo una quantità di energia pari a quella prodotta da una centrale nucleare di medie dimensioni!

Un’energia piuttosto sprecata, peraltro, visto il mio uso assai parco dei dispositivi elettronici fuori casa o ufficio (non per personale snobismo ma perché faccio pure altro, eh!) e comunque, in senso lato, sempre meno intensa che quella fornita da un bel libro. Che non ricaricherà uno smartphone ma la mente e lo spirito assolutamente sì, ecco.

Leggere libri a bordo di astronavi interstellari

Anno 2374. Jean-Luc Picard, comandante dell’astronave USS Enterprise NCC-1701-E, legge un libro cartaceo nei propri alloggi sul ponte 4 di bordo durante un viaggio interstellare. (https://it.wikipedia.org/wiki/USS_Enterprise_(NCC-1701-E)

Resto convinto che tra qualche centinaio di anni, a bordo di una nave interstellare in viaggio superluminale tra le galassie, dopo aver controllato i principali sistemi di bordo e aver dato disposizioni sulla rotta e sul regime a cui impostare il reattore materia/antimateria per ottenere la velocità di curvatura necessaria al viaggio, il capitano si ritirerà nei propri alloggi e prima di un meritato sonno ristoratore leggerà un romanzo su… un libro cartaceo.

Sì, un libro di carta, come quelli di oggi, come quelli che da secoli nella nostra mente corrispondono nell’immagine oggettiva e nella relativa cultura al termine “libro”. Niente libri elettronici, no.

Attenzione: con la mia piccola fantasia sopra narrata non voglio assolutamente manifestare alcuna opposizione ai libri in formato digitale e ai relativi supporti. Anzi: ben vengano e ben si diffondano, così da promuovere il più possibile la letteratura e l’esercizio della lettura (nella speranza che gli editori la smettano di soffocarne lo sviluppo, però, come già denunciavo qui!) Tuttavia, più passa il tempo e più si solidifica la convinzione che, almeno per il momento – ovvero per questa generazione e per numerose prossime – per “libro” si continuerà ineluttabilmente a intendere l’oggetto cartaceo. Di più: come sostengo spesso, tale articolo rilegato, di carta o cartone o altro di funzionalmente simile e scritto/illustrato con inchiostro, comunque per ancora lungo tempo continuerà a rappresentare l’oggetto culturale per eccellenza, quello che in maniera più immediata, fruibile, economica e popolare rappresenta nel pubblico il senso del termine “cultura” e della relativa diffusione. Un oggetto di valore antropologico, un marcatore referenziale fondamentale per la cultura umana e un segno identitario inconfondibile per la civiltà, il quale, in quanto tale, non può subire alcun processo di obsolescenza né materiale e né immateriale.

Ribadisco: ben vengano i libri digitali ma, per ora e per ancora molto tempo, non scalzeranno affatto la presenza del libro e non ne scalfiranno il suo valore culturale originario semplicemente perché non ne sono e ne saranno in grado (peraltro, leggete un po’ qui che sta accadendo). Lo tengano in conto, i progettisti delle astronavi che tra qualche decennio prenderanno ad andare oltre i limiti del Sistema Solare verso nuovi pianeti e poi ancora più lontano, verso altre stelle e galassie, che un buon scaffale per mettere in ordine i libri di carta a disposizione degli equipaggi a bordo lo dovranno sicuramente predisporre. Ne sono convinto.

Ebook, l’involuzione della “rivoluzione”?

fotolia_68399170_lPiù passa il tempo, e più pare che la tanto annunciata e da molti temuta “rivoluzione” degli ebook, che avrebbe cancellato in breve tempo il libro di carta, non stia avvenendo. Il mercato cresce con percentuali irrisorie, i lettori sono comunque in calo e, paradossalmente, gli ereader sono più graditi dagli over 60 che dai giovani. È un altro fatto evidenziato dall’ultimo rapporto sullo stato della lettura in Italia, presentato qualche giorno fa a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE): l’ennesimo d’una lunga serie che ormai nessuno più si fila: vuoi per evitare stati di depressione profondi, se si è parte del settore, vuoi perché ormai da anni estremamente monotoni – quantunque si tenti di sollecitare qualche entusiasmo con affermazioni di crescita del mercato in verità risibili (se non ridicole, come ho evidenziato qui), e vuoi perché «tanto, che cambia?»
Sia chiaro: nulla contro l’ebook – ne ho dibattuto varie volte in diversi articoli e nei più vari termini ma mai con posizione di rifiuto, anzi: nello stato di coma profondo in cui giace la lettura in Italia, ogni cosa che la possa anche un poco risollevare è graditissimo.
Tuttavia, diciamoci la verità: per un appassionato vero di lettura, leggere un libro negli attuali formati digitali è un po’ come – tanto per dire – per un appassionato di camminate in montagna andare per sentieri facendosi “regalmente” trasportare su una portantina: lo scopo lo si raggiunge comunque, il bel panorama lo si ammira e per giunta col minimo sforzo, senza dubbio, ma il piacere materiale d’averlo conseguito, quello che si riverbera direttamente nell’animo e illumina lo spirito oltre che la mente e il cuore, è prossimo a zero o quasi. Senza contare che l’ereader, al momento, soffre ancora di quella che tanti ritengono una “virtù”: l’essere un oggetto di moda, parimenti all’ebook se letto tramite tablet – a sua volta impostosi con peculiarità senza dubbio “modaiole”. Ed è inutile osservare che tutte le mode, per propria natura, si impongono, raggiungono una popolarità più o meno vasta per poi inesorabilmente svanire ed essere sostituite da altre mode (si veda qui al proposito), altri oggetti “di moda” – siano i phablet costruiti con nuovi materiali e tecnologie o che altro, in ogni caso strumenti non specificatamente deputati alla lettura d’un libro digitale ovvero con tale funzionalità in secondo o terzo piano rispetto a molte altre.
Per cui: e se pur con tutti i pregi (ribadisco) del libro digitale, la lettura fosse esercizio inevitabilmente da praticare sulla carta? Se il senso stesso del leggere, se il concetto di “libro” primigenio e universalmente accettato fosse legato a quell’oggetto fatto di carta o cartone rilegati e inchiostro e a nessun altro dacché unico e insostituibile, nemmeno nel futuro più remoto e fantascientifico?
In fondo, si può chiamare “escursionista” colui che – senza averne forzata necessità, ovvio – sale sui monti a bordo d’una portantina al pari di chi invece ci arriva sulle proprie gambe? Forse sì, ma non con pienezza di senso e di sostanza – su ciò non ci piove. E i libri di pregio sono un po’ come le più belle montagne: le ascendi leggendo e solo se ne superi le reali asperità ti gusti pienamente l’arrivo in vetta, e la visione finale che da lassù puoi ammirare. Ecco.
Sempre che, tra un po’, su tutte quelle montagne non ci arrivino altrettante scintillanti funivie che lassù scarichino improbabili turisti i quali nemmeno sappiano cosa siano, le “montagne”, e facilmente nemmeno gli interessi qualcosa, della loro primigenia, autentica bellezza… Che un metaforicamente simile destino stia attendendo il libro negli anni a venire, oppure il libro di carta continuerà ad avere solide e atletiche gambe con cui scalare le più alte vette culturali?
Ovvio che – non me ne vogliano i fan degli ebook – io mi auguro la seconda che ho scritto.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

E se alla fine l’ebook si estinguesse da solo?

ebook-vs-libroAvrete probabilmente letto sui media, nei giorni scorsi (un buon articolo in merito è questo), della significativa frenata – in verità un arretramento non indifferente – nella vendita di ebook negli Stati Uniti, luogo al solito emblematico su come vadano le cose e come andranno in futuro nel resto del mondo cosiddetto avanzato. La Association of American Publishers, che fa riferimento alle vendite di oltre 1.200 editori americani, riferisce di un meno 10% nei primi 5 mesi del 2015: non sembrerebbe granché, ma se si considera che tra il 2008 e il 2010, ad esempio, le vendite di ebook erano aumentate del 1.260%, facendo supporre a tanti l’imminente fine del libro di carta, il dato attuale assume un diverso e più significativo valore.
Oltre a tali numeri, ulteriori indagini di mercato segnalerebbero che molti lettori che per primi avevano iniziato a comprare ebook starebbero ritornando alla carta, o comunque non darebbero più la prevalenza di una volta al più innovativo formato elettronico: in effetti, i libri in versione digitale rappresentano ad oggi circa il 20% del mercato americano, la stessa percentuale di alcuni anni fa. Infine, altro dato interessante è quello comunicato dall’American Booksellers Association: nel 2015 le librerie indipendenti iscritte sono salite a quota 2.227 contro le 1.660 di cinque anni fa. Librerie, pleonastico dirlo, che vendono libri di carta – alla faccia di Amazon, mi viene da aggiungere.
Dunque, che sta succedendo? La paventata rapida vittoria per KO degli ebook contro i libri di carta si sta inopinatamente rivelando una sconfitta? Oppure si tratta solo di una fisiologica pausa nella corsa tecnologica del libro verso la sua prominente vita digitale futura?
Risposta più convincente: boh! Nel senso che i dati sono effettivi e rimarcabili, ma il mercato contemporaneo è ormai come la società per la quale è in servizio ovvero liquido, quindi sapere ora che potrà accadere tra un solo anno è cosa che mettere in crisi persino il Nostradamus più in palla (di vetro).
Tuttavia, visto che il campo futuro sul tema non può che essere occupato da mere previsioni, e giustificato dal fatto che altrettante ipotesi passate date per certezze pressoché indubitabili si sono poi rivelate inconsistenti, se non sbagliate, provo a buttarne lì una pure io – una che mi frulla in testa da un po’ e che ad oggi parrebbe piuttosto di realizzazione a dir poco improbabile, se considerata solo nel proprio stesso ambito tematico. Ovvero: e se l’ebook si autoestinguesse? Se essendo nato e caratterizzato dall’essere quasi più una moda – sull’onda della relativa imposizione come status symbol dei supporti digitali sui quali il libro digitale può essere letto – più che una effettiva rivoluzione (che in fondo è ma nella forma, piuttosto che nella sostanza, ergo non così innovatrice come parrebbe di primo acchito), finisse per subire gli ondeggiamenti che tutte le mode subiscono, non escluso il loro declino a favore di altre cose?
Attenzione: non sto dicendo che l’ebook considerato in quanto tale – ovvero come mero libro digitale – svanirà. Sto dicendo che l’ebook considerato come elemento imposto sull’onda di una tendenza tecnologica del momento, e strettamente correlato alla presenza commerciale sul mercato di quelli che sono in tutto e per tutto gadget tecnologici alla moda (quantunque meravigliosamente utili per infinite cose, certo: ma quanta gente li compra per tali infinite cose meravigliose e non, appunto, per moda e/o per usi prevalentemente ludici – o ludico-idiotici, mi si consenta di dirlo!) potrebbe subire l’eventuale declino di quei gadget a favore di altri che avranno altre peculiarità imposte come fondamentali in un futuro gusto comune diffuso magari non così affini alla fruizione di testi letterari.
Sto congetturando parecchio, lo so, e lo faccio peraltro contro quello che io stesso, al momento, ancora credo che sarà il futuro effettivo – ovvero una massiccia diffusione di libri digitali – tuttavia non così prossimo come molti preventivavano ma ancora piuttosto lontano nel tempo – almeno, io penso, fino a che nelle scuole i libri di testo cartacei saranno definitivamente sostituiti da quelli digitali, il che cambierà direttamente nella mente degli scolari (futuri lettori adulti) il concetto più immediato e materiale dell’oggetto-libro. Ma, anche in tale prospettiva, occorreranno almeno alcuni altri lustri per dichiarare la partita vinta a favore dell’ebook.
In ogni caso, ribadisco, ad oggi ogni ipotesi può essere considerata, seppur una certezza (o quasi) credo già vi sia – anzi, vi sia sempre stata: il libro di carta lo avremo tra le mani ancora molto a lungo, non fosse altro perché nessun pur futuristico progetto di lettore digitale ancora di là da venire ha (e avrà, io dico) la possibilità non dico di eguagliare ma nemmeno di avvicinare il fascino insuperabile e imperituro del tomo cartaceo. Un fascino che mai nessun tasto “OFF” potrà spegnere.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.