Franco Faggiani, “La manutenzione dei sensi” (Fazi Editore)

Quando usiamo la parola “normale”, ovvero ogni qual volta esprimiamo un concetto di “normalità” utilizzandolo per identificare cose e persone, a cosa realmente facciamo riferimento? “Normale” deriva dal latino norma, sostantivo che indica(va) la squadra, detta anche regola, cioè lo strumento utile a misurare gli angoli retti, da cui anche l’accezione di “retto”, da rettitudine. Questo, stando alla norma (appunto!) etimologica; di contro, quante volte ciò che definiamo abitualmente – e superficialmente – come “normale”, nel mondo contemporaneo, è tutto fuorché qualcosa che denoti il rispetto delle regole e una considerabile rettitudine!
Dunque, posto tale ragionamento, qual è e cos’è la persona “normale”? Semplificando moltissimo, si potrebbe rispondere che lo è la persona che, in primis, non ha problemi fisici ne mentali, tant’è che nei casi opposti si usa dire «quel tizio non è normale!». Ma in tali giudizi, a quale norma facciamo riferimento? A una presunta regola accettata dai più, ovviamente, il che però non garantisce affatto che tale regola sia corretta, o “retta”.

Ecco: tra le tante cose che si possono dire de La manutenzione dei sensi, il romanzo di Franco Faggiani pubblicato da Fazi Editore lo scorso anno, e di cui non ho letto altrove al riguardo (ma non ho certo letto tutto ciò che è stato scritto sul libro, d’altro canto), trovo che Faggiani abbia scritto un testo (anche) sul concetto di “normalità”. Il quale, se non fosse ancora chiaro, è tanto inteso in modo semplice e semplicistico, nel parlato comune, quanto in verità ricolmo di infinite accezioni e interpretazioni non di rado profonde.

Prendo spunto, ad esempio, dalla “normalità” perduta di Leonardo Guerrieri, il protagonista del libro, che d’improvviso resta vedovo dell’amata moglie Chiara e, su sollecitazione della figlia Nina, adotta controvoglia un ragazzo orfano dei genitori, Martino, dal carattere piuttosto difficile al punto che, a breve, gli sarà diagnosticata la Sindrome di Asperger. La sua vita “normale”, come detto, viene del tutto stravolta, sradicata dalle “norme” che l’avevano condotta fino a quel punto: nello stato di prostrazione mentale e d’animo che queste circostanze gli impongono di sostenere, Leonardo decide che sia ora di “combattere il fuoco con il fuoco”, come si dice nei paesi anglosassoni, ovvero di affrontare lo stravolgimento della normalità quotidiana con un ulteriore fuga dalle norme. Approfittando della partenza della figlia per gli USA, vende la casa di Milano e si trasferisce in una baita sui monti del Piemonte, in alta Val Susa. Un luogo isolato, a quasi 2000 metri di quota, lontano da tutto e in primis dalla vita precedente e dalle sue “regole” divenute così dolorose da sopportare, nel quale affrontare la sfida di costruirsi una nuova quotidianità, da single, con un ragazzo adottato e “problematico”, in un ambiente che rende ostico anche il recuperare i semplici generi di prima necessità. Una scelta “fuori dalla norma”, appunto.

Già, ma la vita in città, per come a Leonardo era così profondamente cambiata, si poteva ancora definire “normale”? E perché vivere isolati su una montagna dovrebbe essere considerata una cosa anormale? Lontano dalla civiltà, dagli agi della grande città e solitari come orsi, certamente, ma dentro l’infinita bellezza della Natura e nella salutare libertà che da essa scaturisce. Qual è la “giusta norma”, tra le due condizioni?
E tra due protagonisti principali della storia – Leonardo, il vedovo prostrato dal dolore e Martino, il ragazzino con l’Asperger ma geniale e talentuoso (come molti “malati” di tale sindrome) – chi è la persona “più normale”?

Ma, ho scritto in principio di questo mio testo, La manutenzione dei sensi è un romanzo apparentemente “facile” da leggere, molto lineare nella trama e nella narrazione, che di contro contiene numerose chiavi di lettura e di interpretazione tematica; non che la storia narrata debba essere interpretata, ribadisco, ma si fa media per un ampio e articolato ventaglio di argomentazioni e di pensieri estremamente interessanti. Peraltro a sua volta sfuggendo, il romanzo, da una “norma”, da un tentativo di normalizzazione attuato con il suo diffuso inserimento nel genere della letteratura di montagna – che per giunta risulta del tutto indeterminato, nel panorama editoriale italiano, e sovente privo d’una autentica matrice culturale ed espressiva montana. Insomma, credevo (mi avevano fatto credere) che Faggiani avesse scritto un libro di montagna e invece non è affatto così: la montagna c’è, è assolutamente presente e viva attorno ai due protagonisti, ma assume quasi la sostanza di un elemento intimo e interiore che nell’animo dei due protagonisti si fa necessario alla “manutenzione” citata nel titolo. A mio modo di vedere e leggere, l’unica parte in cui La manutenzione dei sensi offre un testo “di montagna” è quella dell’ultimo capoverso del testo; piuttosto, una delle opere a cui m’è venuto da pensare, leggendo il libro, è invece stata À rebours di Huysmans, la cui storia della fuga del protagonista dalla società per isolarsi in campagna è per molti aspetti simile a quella di Leonardo sui monti con Martino, e che a sua volta – non a caso – fu un libro tacciato di essere “fuori dalla norma” – lo stesso Huysmans era considerato dalla società del suo tempo come uno “spirito anomalo”. Ma La manutenzione dei sensi mi ha ricordato l’opera di Huysmans anche nel suo essere – credo per conscia scelta dell’autore – un piccolo manuale pratico di fuga sui monti, che potrebbe benissimo istigare in qualche lettore il pensiero di imitare Leonardo Guerrieri e di scappare dalla città isolandosi nella Natura taumaturgica dell’alta montagna – considerando pure quanto il romanzo sia una storia di fantasia costruita su un’ampia base di realtà, come spiega bene Faggiani nei ringraziamenti in coda al testo. Mi verrebbe da dire che, in tal senso, nel libro di Faggiani ci sia anche un quid de La montagna incantata di Mann e non solo per l’ambientazione alpina, anche se il romanzo del grande scrittore tedesco vira poi verso altri temi e altre strade narrative.

Eppoi c’è il tema della “normalità” dei protagonisti, a cui ho accennato poco fa. Tra i due, di regola, dovrebbe essere Leonardo la persona “normale” e Martino quella no, in forza della sua “malattia” – che in realtà tale non è, perché l’Asperger non è per nulla una malattia anche se dai più viene normalmente (!) considerata tale. Ma in quel processo di ri-costruzione prima, e di «manutenzione dei sensi» poi, che forma il tema fondamentale del libro, viene più volte da chiedersi se quello normale non sia invece Martino, col suo carattere a volte difficile e poco relazionante (meno che con i Bermond, montanari che abitano in zona, e con i loro animali) ma così geniale e capace di fare ogni cosa bene, invece che Leonardo, single inquieto, angosciato dalla perdita della moglie, intriso di sensi di colpa, fattosi scontroso ma più per tedio d’animo che per altri più seri motivi. In realtà i due, Leonardo e Martino, giorno dopo giorno nella loro casa sui monti costruiscono una nuova “normalità” che ha ben più valore di qualsiasi altra perché propria, personale, singolare e contestuale alla quotidianità vissuta. «Tu non ti eri solo isolato, avevi pure scavato tutt’intorno dei fossati profondi. Il Grand Canyon. Adesso, con l’aiuto di Martino e di questa gente qui, i fossati li hai colmati, sei tornato a essere normale. Ecco, che tu e Martino siate due esseri normali è la vera cosa straordinaria; anche se la normalità non si circonda, non si pesa né si misura.» Cosi dice la figlia Nina a Leonardo, in un passaggio alquanto significativo del libro: ed è probabilmente proprio così, la vera normalità è qualcosa di straordinario, “fuori dall’ordine prestabilito”, non è ciò che crediamo tale perché rispetta una certa “regola” (sovente ingiunta, peraltro) ma ciò che sa definire una propria norma capace di armonizzarsi con tutte le altre, di ogni altra persona, cosa, luogo, tempo.

In effetti, virando tale riflessione all’ambito letterario, è quanto sanno fare anche i buoni libri e certamente La manutenzione dei sensi, e Franco Faggiani, lo fanno con notevole merito.