Libri psichedelici

Quindi, i libri sono reali anche per me; mi collegano non solo ad altre menti ma alla visione di altre menti, a ciò che quelle menti comprendono e vedono.

(Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.)

(Philip K. Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer, traduzione di Vittorio Curtoni, Fanucci, 2010, pag.97;  orig.1982.)

P.S.: qui il termine “psichedelici”, da psichedelia, lo utilizzo nella sua accezione etimologica originaria, derivata dall’unione delle parole greche ψυχή (psykhé, anima) e δῆλος (dêlos, chiaro, evidente), nel senso di “allargamento della coscienza“. Ovvero ciò che sanno fare i libri certamente più e meglio, a mio parere, di qualsiasi sostanza psicoattiva.

A fare a meno della bellezza

Quando una società si allontana dalla bellezza, che dell’arte è una delle facce, inizia la decadenza. Quando un individuo pensa di poter far a meno dell’etica e della bellezza che ne è inseparabile compagna inizia la morte vera, quella spirituale.

(Photo credits: Ale3me – Opera propria, CC BY-SA 4.0)

(Franco Battiato, intervista di Luca Valtorta e Roberto Mattioli su “XL – La Repubblica” nr.81, 8 novembre 2012.)

INTERVALLO – Bellinzona (Svizzera), libreria “Lettera 9”

Lettera 9 è una libreria no profit voluta da Ondemedia – associazione che si occupa di servizi culturali e promozione del libro – e sita in Via Magoria 9 a Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino.

Lettera 9 si profila come libreria second-hand offrendo un’ampia gamma di generi letterari: ticinensia & helveticae, arte, narrativa italiana e straniera, saggistica, edizioni per bambini, fumetti, vinile, cd & dvd, proponendo sempre nuove offerte di libri usati in ottimo stato con sconti al 50% al 70% sul prezzo di copertina.

Potete saperne di più cliccando sull’immagine in testa al post oppure qui, per conoscere meglio l’offerta culturali e i servizi di Ondemedia.

Il ruolo di chi scrive

Chi scrive dovrebbe avere sempre consapevolezza di un ruolo: essere espressione e nel contempo creatore di nuovi paradigmi in grado di legittimare la nostra appartenenza alla Comunità della Terra.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.27.)

Che differenza c’è tra comico e tragico?

Una barzelletta deve far ridere?
Che differenza c’è tra comico e tragico?
Non lo so.
Felici quelli che sanno quante idee hanno nella testa, per chi bisogna votare in campagna elettorale, sanno che Belinskij e Ivanov-Razumnik sono critici russi. Penso che sappiano perfino quello che si dirà al loro funerale. Io non so nemmeno che differenza c’è tra comico e tragico. Nei ricordi della Beketova su Aleksandr Blok c’è un passaggio curioso: A. A. Blok con la sua futura moglie, L. D. Mendelevaja, erano andati in un teatro di campagna. «Gli spettatori reagivano allo spettacolo in un modo stranissimo. Parlo dei contadini. In tutti i momenti patetici, sia nell’Amleto che in Che disgrazia l’ingegno, ridevano rumorosamente, a volte in modo così forte che non si sentiva più quel che dicevano in scena».

(Viktor Šklovskij, Per una teoria del comico, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.396; citato – e da me “rubato” – da Paolo Nori nel proprio sito web, qui.)