Evviva gli elicotteri di Valbondione!

Cari amici valbondionesi,

lasciatemi dirvelo quanto sia “orgoglioso” di essere un vostro conterraneo, bergamasco come voi! Perché leggo delle iniziative turistiche che le vostre istituzioni preposte hanno progettato e sono veramente contento: proprio bellissime, in particolare quella dei voli con elicottero ai rifugi sulle vostre meravigliose montagne! Finalmente qualcuno che dimostri come si valorizza il proprio territorio, come lo si fa conoscere sul serio e in modo moderno, mica con quelle solite banalità come camminate a piedi, visite culturali guidate, valorizzazioni progettuali del patrimonio storico, artistico, rurale… che noia! Siamo nel 2020, viviamo nell’era di internet, mica vorremo ancora arrivare sulle vette dei monti a piedi, come si faceva già millenni fa, eh?! L’elicottero, un mezzo tecnologico, all’avanguardia e per nulla inquinante è la soluzione!

Ha ragione la vostra sindaca, quando afferma che «Siamo nell’epoca del 2.0 e di conseguenza i paradigmi su cui si è abituati a pensare il turismo in montagna sono radicalmente cambiati, così come è cambiato il turista e il suo modo di viaggiare. Proporre ai turisti di raggiungere i rifugi ed esplorare le nostre montagne con l’elicottero significa rispondere adeguatamente alla nuova domanda del turismo 2.0.» Oddio, a dire il vero non è che si capisca molto quello che vuole dire, pero sì, duepuntozero! Così si parla! La montagna 2.0, magari anche 4.0 o 18.0 o anche di più (dare i numeri fa sempre il suo effetto!): perché infatti non pensare a sviluppare ancora di più queste idee così adeguate alla nuova domanda turistica? Perché, ad esempio, salire al Rifugio Merelli al Coca con l’elicottero e poi non realizzare, per dire, anche un mega toboga per il bob estivo, che sarebbe anche il più lungo e ripido che esista? Tutto il mondo parlerebbe di Valbondione! Oppure un ponte tibetano “DA RECORD“, visto quanto vanno di moda, tra il Rifugio Coca e il Passo delle Miniere, oppure ancora una filiale dell’Oriocenter o dell’IKEA accanto al Barbellino, che sarebbe il centro commerciale più alto d’Europa! Questo sì che significa esplorare le montagne e valorizzare il loro ambiente!  «L’esperienza visiva e sensoriale di poter vedere il nostro territorio dall’alto è impressionante», cito ancora la vostra sindaca e ha nuovamente ragione: altro che andare a piedi, attraversarle camminando per comprendere le forme del paesaggio e le sue componenti oppure la sua identità culturale o altre robe così vecchie e superate! E poi in effetti l’ambiente lo si preserva bene con l’elicottero, visto che vola in cielo e semmai inquina lassù e non sporca in terra! Al limite, be’, quello che scrive qualche giornale, «In silenzio, sostando sulle rive del laghetto si può sentire il loro “respiro”» (delle montagne, s’intende), ecco, sarà un po’ difficile, il silenzio per sentire il respiro, col rumore dell’elicottero che va avanti e indietro, ma chi se ne importa! In città semmai ci sarebbe bisogno di silenzio, mica in montagna! Per questo è bello portare in montagna i rumori della città! D’altronde lo dice anche il grande Simone Moro, testimonial dell’iniziativa, che non è assolutamente di parte sul tema! Avete fatto bene a ingaggiarlo per sostenere la vostra idea!

Peraltro, state tranquilli, che di disabili e anziani che voleranno con l’elicottero ce ne saranno ben pochi, come succede sempre in questi casi, dunque di posti a disposizione per tutti ce ne saranno senza problemi! Evviva!

Finalmente si va in montagna in maniera innovativa e divertente! Peccato che non possa venirci, io: purtroppo quest’estate ho altro da fare – farò un sacco di escursioni montane per le quali ho steso un elenco ma, accidenti, l’ho ordinato alfabeticamente e voi, con la “V” di Valbondione, siete in fondo alla lista, che peccato! – altrimenti ci sarei venuto certamente, a vedere come valorizzate il vostro meraviglioso paesaggio con l’elicottero. Tanto le cuffie antirumore ce le ho!

Complimenti, insomma, a tutti voi. Meritate veramente di godere di tutti i risultati che la vostra iniziativa vi porterà. E complimenti anche alla vostra sindaca: lei sì che ha la mentalità giusta e i principi migliori per difendere e valorizzare il suo territorio – anche se non si capisce molto quello che dice ma, evidentemente, va bene che sia così! Bravi tutti, sì sì!

Cordialmente,

Luca

Se piove come in un Monet

[Claude Monet, “La pioggia”, 1886-87, olio su tela, collezione privata.]
A volte, piove così bene e con la pioggia tutto così bene si bagna e si lustra, illuminandosi e riprendendo colore o assumendone di così vividi, che a uscire con l’ombrello sembra quasi una cosa brutta, da maleducati, negligenti o da menefreghisti, già.

Tutto intorno è bagnato, le strade gli alberi le siepi i prati le pietre le case gli animali l’aria… e noi no? Almeno un po’ di quella bella pioggia noi non ce la prendiamo, e senza che ci sia alcun bisogno di lamentarsi? Va bene, se è in corso un gran nubifragio no, ma se invece la pioggia cade così bene che sembra di essere in un quadro di Monet

Ma, forse, sono “di parte”, per così dire. Nel senso che non sopporto gli ombrelli e, in certi casi, come le persone li utilizzano, ecco.

Vivere in montagna (ma non ovunque)

Quando lo scorso ottobre era uscito su “swissinfo.ch” il reportage multimediale Vivere e lavorare in montagna grazie a internet, che potete vedere e leggere cliccando sull’immagine qui sopra, lo avevo messo subito tra le cose importanti da conservare e di cui tenere ben conto, per me che mi occupo anche di progetti culturali nei territori di montagna. Nel reportage elvetico gli autori illustrano e dimostrano nel concreto, ovvero con testimonianze pratiche, come le nuove tecnologie possono rappresentare non solo una salvezza per le montagne ma pure un’opportunità di grande rilancio e di potenziale forte valorizzazione, al punto da diventare, quelle zone in quota altrimenti a rischio di abbandono, una nuova dimensione vitale ideale, un habitat prezioso e contestuale ai cambiamenti in atto nella contemporaneità, a livello economico, sociale, culturale e ovviamente ambientale.

Ecco: peraltro la mia attenzione verso il reportage nasceva anche dal fatto che, negli stessi giorni e in relazione all’al di qua delle Alpi, cioè al versante italiano, in tema di vita sui monti e relative opportunità digitali avevo letto resoconti e testimonianze di ben altro tono, ad esempio in articoli come questo, tratto dal sito dell’Uncem (cliccateci sopra per leggere il contenuto):

Un contrasto tanto sconcertante quanto irritante, che per l’ennesima volta palesa quanto siano vuote e ipocrite le tante “belle” parole spese da politici, amministratori pubblici e funzionari vari, con le relative lacrime di coccodrillo, in merito alla salvaguardia socio-economica (il che significa anche culturale) delle aree marginali e interne dell’Italia ovvero al loro degrado, aree che sono per la gran parte territori di montagna. E tale situazione non si giustifica affatto con l’avere contiguo un paese come la Svizzera, economicamente ma pure socialmente e culturalmente ben più vivo e in salute: i confronti servono a generare metri di paragone ma poi ogni situazione è a sé stante, nel bene e nel male, e in merito alla sua realtà bisogna agire, non (solo) perché altri fanno meglio. Altrimenti quel divario così palese al punto di sembrare incolmabile rischia di diventare una paradossale giustificazione al non fare – altra cosa che i sopra citati figuri pubblici italici sanno fare benissimo, come è noto.

Ora leggo che il reportage di swissinfo.ch dell’ottobre scorso figura tra i lavori selezionati per il prestigioso Swiss Press Award, il più importante premio giornalistico svizzero – in un paese nel quale, peraltro, l’informazione sovente offre esempi di altissima qualità, anche in tal caso con un divario rispetto alla situazione italiana deprimente e, di nuovo, assai irritante.

Ecco, mi fa piacere questo. Perché è qualcosa di concretamente utile per le montagne le quali – è bene ricordarlo, a dispetto di come la geopolitica odierna di matrice cartesiana le considera – non rappresentano affatto confini ma zone di contatto e unione: dunque chissà che quanto raccontato nel reportage svizzero sia ben appreso e messo in pratica anche al di qua, della catena alpina. Chissà.

Resisti, M49!

[Foto tratta da qui, cliccateci sopra per leggerne la fonte.]
Maledizione, M49!

Scrivevo solo ieri, qui sul blog, felicitandomi del tuo ritorno e purtroppo ti hanno già catturato e privato della tua naturale libertà, quei prepotenti!

Mi sembra evidente che ti aspettassero al varco, gli umani trentini in sodalizio “istituzionale” coi sudtirolesi, che gli bruciasse ancora il modo in cui lo scorso anno li hai bellamente buggerati… e ora, appena ne hanno avuto l’occasione, si sono voluti vendicare, imprigionandoti di nuovo nel recinto dal quale l’estate scorsa eri riuscito a fuggire, a volerti far subire oltre al danno pure la beffa!

Be’, non so se questa volta riuscirai nuovamente a riguadagnare la tua libertà, nonostante sia con tutta evidenza ben più intelligente dei tuoi carcerieri; immagino che ti terranno d’occhio in maniera alquanto stringente, continuando ovviamente a sostenere che tu sia “pericoloso”.
Tu, non loro. Al solito, già.

Mi auguro non ti facciano del male, quegli umani, e abbiano la decenza di riconoscere la tua naturale dignità. Come scrivevo ieri e qui ribadisco, il diritto degli umani di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi. E che degli esponenti della razza umana vengano a raccontare che questo diritto tu non l’hai perché sei “pericoloso”, è come sentire un piromane indefesso che imponga con arroganza a qualcuno di spegnere il fiammifero che tiene in mano. Ecco.

Bentornato, M49!

[Marzola (Trento), l’orso M49 immortalato da una fototrappola il 16 luglio 2019. Cliccate sull’immagine per scoprirne la fonte.]
Bentornato, M49!
Come stai? Spero bene! Mi auguro che tu abbia passato un buon inverno, goduto d’un bel letargo ristoratore e che sia ben in forze per affrontare la prossima bella stagione.

Nel frattempo, qui tra gli umani, è scoppiato un gran casino. Una roba forte, un virus tremendo che s’è diffuso rapidamente quando ancora tu dormivi e per certi aspetti anche in forza di alcuni errori compiuti dall’uomo nel suo rapporto con l’ambiente (magari ti sarai accorto pure tu che in giro ci sono meno umani, meno rumore, meno odori antropici, meno pericoli in generale, per voi). Poi, al solito, certe “figure di comando” (non farmi dire di più al riguardo!) hanno combinato i consueti pasticci e fatto probabilmente danni peggiori di quelli che si potevano registrare. Spero comunque che tale virus non si trasmetta a voi plantigradi, che peraltro di “distanziamento sociale” – una roba che hanno imposto proprio per evitare ancor maggiori danni tra gli umani, con quel virus – mi pare siate piuttosto esperti e capaci di “gestirlo” al meglio.

Insomma, siamo alle solite, cioè quelle circostanze che pure tu hai constatato sulla tua pelle – anche se non troppo duramente, per fortuna – la scorsa estate: all’Homo Sapiens, che si crede sempre la più intelligente, astuta, furba, ingegnosa, forte, sapiente, dominante creatura sul pianeta, basta poco per finire nei casini e palesare tutta la sua debolezza. Alla faccia della loro così pompata “sapienza”, lo scorso anno tu li hai presi in giro per bene, gli umani del Trentino; ma, a fronte di te che sei grande e grosso, ora è chiaro che persino una creatura microscopica e sostanzialmente “stupida” come un virus sa mettere in ginocchio la potente e imperante razza umana. E di brutto, già.

Lo capiranno, i “Sapiens”, di non essere affatto tutto ciò di cui si vantano? E di doversi dare una bella regolata, nelle loro autocompiacenti pretese e, per certi versi ancor più, nel loro rapporto con il mondo che li ospita e che per nulla dominano, ribadisco, se non in tema di soprusi e prepotenze?

Dici di no?

Be’, non so, ma temo che tu abbia ragione.

Quanto meno mi auguro che ti lascino in pace, ora che hanno altro a cui pensare, facendoti trascorrere una gradevole bella stagione. E che lo capiscano, appunto, che il loro diritto di stare al mondo è basato sul dovere di garantire lo stesso diritto alle altre creature viventi.
Ma, forse, questo è un ragionamento già fin troppo articolato, per i “Sapiens”.