Il Concorso Letterario “Racconti dal Lago”, seconda edizione!

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Dici “Lago di Como”, pensi ai libri e quasi certamente ti viene in mente Manzoni coi suoi Promessi Sposi… Fu proprio il romanzo manzoniano – non da primo, sia chiaro, ma da più celebrato – a inaugurare in età romantica e anche in seguito la fioritura di una vasta letteratura “lacustre”, nella quale la descrizione del lago si legava all’invenzione narrativa. Si trattava soprattutto di romanzi e racconti, ambientati non soltanto sulle rive del Lago di Como (altrimenti denominato Lario), ma anche su quelle di altri laghi lombardi: da Cesare Cantù, con la novella in versi Algiso e il romanzo storico Margherita Pusterla a Tommaso Grossi, anche lui con una novella in versi, Ulrico e Lida e il romanzo Marco Visconti, a Giulio Carcano, con la sua patetica Angiola Maria. Ma la letteratura “lacustre” si manifestò in quegli anni dell’Ottocento in varie forme: del diario di viaggio, delle memorie, della descrizione “turistica”; nelle quali è spesso difficile distinguere l’elemento soggettivo dell’invenzione letteraria da quello oggettivo della descrizione topografica (ad esempio in Como e il suo lago – Illustrazione storica, geografica e poetica del Lario e circostanti paesi, di A. Gentile e P. Turati, 1858), e anche l’iconografia del tempo non fu da meno, con numerose belle “vedute” lacustri del Lario (e, in misura minore, del lago Maggiore).

In quegli anni, insomma, le potenzialità ispiratrici in senso letterario del Lago di Como si fanno sempre più evidenti e proficue arrivando – attraverso altri nomi celeberrimi: Rilke, Fogazzaro, Hesse, Henry James, Maurice Barrès… nomi a caso tra i tanti citabili – fino ai nostri giorni, nei quali la letteratura “lariana” ha in Andrea Vitali il rappresentate più rinomato.

Detto ciò – come fosse nulla! – perché non continuare a generare suggestioni letterarie in forma scritta, nel prestigioso solco lariano la cui traccia lacustre i nomi sopra citati sono tra i principali creatori? Perché non lasciarsi di nuovo ispirare dal Lago di Como e scrivere qualcosa di letterario?

Scaricate il bando della 2a edizione del Concorso Letterario “Racconti dal Lago” cliccando sull’immagine dello stesso, oppure cliccate qui per saperne di più: è la migliore occasione a disposizione per continuare, da parte vostra, la grande e prestigiosa tradizione letteraria lariana! Avete tempo fino al 31 marzo prossimo per inviare i vostri testi… e che il Lago vi sia nuovamente di proficua ispirazione!

Il volume edito nel maggio 2016 da Historica Edizioni che ha raccolto i testi dei vincitori della 1a edizione del Concorso Letterario, presentato in occasione di “Piccoli Editori in Fiera”, la rassegna di Bellano dedicata all’editoria indipendente. Cliccateci sopra per saperne di più.
Il volume edito nel maggio 2016 da Historica Edizioni che ha raccolto i testi dei vincitori della 1a edizione del Concorso Letterario, presentato in occasione di “Piccoli Editori in Fiera”, la rassegna di Bellano dedicata all’editoria indipendente. Cliccateci sopra per saperne di più.

Le cose semplici e importanti, e le cose grandi e superflue (Ota Pavel dixit)

Noi tre ragazzi in quei posti appena oltre il castello di Křivoklát ci andavamo con immenso piacere. Allora non sapevo perché, ma oggi lo so. Papà aveva capito già allora che una volta o l’altra avrei potuto vedere i boulevard di Parigi e i grattacieli di New York, ma che non avrei mai più avuto la possibilità di abitare per settimane in una baita dove il pane profuma dentro il forno e si fa il burro nella zangola, perché un giorno davanti a quelle baite ci sarebbero state parcheggiate le Skoda MB, all’interno i televisori avrebbero diffuso un chiarore intermittente, avrebbero servito del caffè nero e del pane sbiadito.

(Ota Pavel, La morte dei caprioli belli, Keller, 2013, pag.45.)

otapavel_galerie-980Il progresso, coi cambiamenti sociali e culturali che si porta appresso è sempre una cosa bella e auspicabile. A meno che diventi uno strumento di dimenticanza – quando non di annientamento – delle cose importanti che si possiedono, a volte tanto minime e banali da farcele credere trascurabili per poi renderci conto della loro grandezza e fondamentale importanza soltanto quando non ci sono più.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere la personale recensione de La morte dei caprioli belli, di Ota Pavel.

Zygmunt Bauman (1925 – 2017)

baumanScrivevo giusto qualche giorno fa, in merito alla scomparsa di Tullio De Mauro, di come la mancanza di intellettuali e pensatori del genere, già grave di per sé, lo diventi ancora di più in una società sempre più culturalmente sbandata come è la nostra, e intendo non solo quella italiana – senza contare che di intellettuali veri, nel senso più alto e autentico del termine, ce ne sono sempre meno.

Oggi, ahinoi, è venuto a mancare Zygmunt Bauman. Ed ecco che quanto asserito per De Mauro vale ancora di più, posta l’importanza fondamentale del grande sociologo polacco e del suo pensiero, assolutamente imprescindibile per tracciare la realtà del mondo contemporaneo e del tutto illuminante per comprendere a fondo la sua (ovvero nostra) società postmoderna – soprattutto in tema di omologazione sociale, culturale, antropologica e conseguente perdita di identità, dissonanza cognitiva, spersonalizzazione: effetti inevitabili e deleteri di quella società liquida postulata proprio da Bauman i cui continui processi di decomposizione e ricomposizione strutturale stanno sempre più smontando il concetto stesso di comunità sociale.

Pochi pensatori come Bauman hanno saputo, con forza e determinazione paragonabili, costruire l’immagine migliore, più vivida e rivelatrice del mondo in cui oggi viviamo. Le sue parole sono state, per così dire, un argine ultimo per il fluire sempre più irruento e vorticoso della società liquida contemporanea: come raramente è accaduto nei tempi recenti, sono divenute rapidamente nozione culturale, il che ne segnala inequivocabilmente l’importanza e il valore nonché, purtroppo, da subito ci rivela quanto ci mancheranno. Sperando che nuovi argini possano nel frattempo contenere e, se possibile, tornare a regimentare al meglio il fluire ora troppo tempestoso di questo mondo, tale perché:

(…) Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande.

(Introduzione a Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza 2015, p.8.)

Lucerna, il cuore della Svizzera

lucerna_book1_800(Cliccateci sopra!)

Nikolaj V. Gogol, “I racconti di Pietroburgo”

cop_gogolConfesso di nutrire da tempo un interesse particolare per il popolo russo e la sua cultura – un interesse di natura sostanzialmente antropologica, per certi aspetti contrastato ma forse proprio per questo intrigante – e non serve che sia io a rimarcare l’esistenza di una abbondantissima documentazione in tema di spirito e carattere russi. Fatto sta che ritengo fondamentale e ineludibile il rapporto tra Europa e Russia – o, sarebbe meglio dire, tra Europa occidentale e orientale, dacché parliamo della stessa entità geografica, almeno fino agli Urali o poco oltre – in primis dal punto di vista culturale e poi per tanti altri, e il fatto che la storia moderna e contemporanea racconti invece del profondo solco creatosi tra le due suddette facce della stessa medaglia, dalla caduta degli Zar in poi, credo sia uno dei fattori che più ha generato tante delle drammatiche storture che infarciscono la stessa storia novecentesca europea.
In ogni caso, al di là di qualsivoglia altra successiva considerazione, che inevitabilmente finirebbe per diventare geopolitica, uno dei modi migliori – se non il modo migliore – per conoscere approfonditamente il peculiare spirito russo è leggere le opere dei suoi grandi letterati, quelle classiche soprattutto ma pure quelle contemporanee, le quali tutte, ancora oggi, continuano “a uscire dal cappotto di Gogol”, come affermò efficacemente Fëdor Dostoevskij. Il cappotto in oggetto è quello che fornisce il titolo proprio a uno de I racconti di Pietroburgo (edizione da me letta: Baldini Castoldi Dalai Editore*, 2012, traduzione di Federico Pizzi. Orig. Peterburskie Povesti, 1836/1842) di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, personaggio assolutamente fondamentale per la cultura russa (non solo letteraria) e dunque altrettanto basilare per strutturare l’indagine e lo studio delle “cose russe”…

nikolaj_gogol_1(Leggete la recensione completa di I racconti di Pietroburgo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)