Ridere e scrivere, scrivere e ridere

[…] Perché nello scrivere, Libero si divertiva un mondo, quel mondo che la scrittura gli consentiva di crearsi e nel quale c’era molto più divertimento che in quello “normale”, senza peraltro che il primo ne fosse così distaccato. Era il diletto del sogno di un mondo purificato dai suoi errori e arricchito dalle sue virtù effettive, nella realtà solo latenti e potenziali, se non smarrite o vanificate, quindi gioco forza integrato nel mondo solito del quale diveniva l’ideale perfezionamento: tale purificazione doveva essere un piacere, una divertente gioia, perché soltanto una mente e un cuore allegri sopportano bene le aberrazioni in cui sono costretti a vivere, e per esse sanno meglio trovare le soluzioni. L’ironia e l’umorismo allegro che sempre caratterizzavano le espressioni delle idee di Libero, qualsiasi essere fossero, erano il segno di quel piacere, la prova dell’assenza di qualsiasi mera e ottusa iconoclastia mirante alla critiche fallaci, vigorose nella forma ma fugaci e aleatorie nell’essenza, cioè quelle di cui ci fa megafono imperioso e borioso per poi allargare le braccia al loro termine, quando dovrebbe cominciare la costruttività relativa, nell’incapacità di saper andare oltre. In fondo, spesso una semplice, gustosa e sentita risata è un elemento sovversivo mille volte più potente di qualsiasi mezzo d’assalto, e chi la sa produrre dimostra tranquillità d’animo in sé per sé e per il mondo che lo circonda, certo più di chi sbava idrofobicamente verso ciò che non gli aggrada, dimostrandosene inferiore e subordinato.

(Brano tratto dal libro qui accanto. Lo potete acquistare qui oppure qui ovvero presso altre librerie on line, oltre che ovviamente in quelle “reali”. Cliccateci sopra, invece, per saperne di più.)

INTERVALLO – Jorge Méndez Blake, “El Castillo”

Jorge Méndez Blake è un artista messicano le cui installazioni di frequente rappresentano la combinazione delle sue due grandi passioni, l’architettura e la letteratura e nelle quali materiali ed opere sono indistinguibili, la materia stessa è l’opera d’arte comprensiva del suo significato e della sua efficacia rappresentativa ed espressiva.

L’opera nelle immagini si intitola El Castillo (“Il Castello”), prendendo il nome dal libro che ne è protagonista, proprio Il Castello (orig. Das Schloß) di Franz Kafka, e dimostra, nemmeno così metaforicamente, come la forza (culturale) di un solo libro, e di quanto esso rappresenti, possa tanto sostenere un muro quanto deformarlo, intaccarne la solidità, esserne elemento costitutivo e costruttivo (se il muro fa da fondamenta a una buona realizzazione) ma pure distruttivo (se serve a dividere e a separare). Si può costruire la muraglia più possente e apparentemente invalicabile, insomma, ma nemmeno questa avrà mai la forza e l’impatto della buona cultura.

Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per visitare il sito web di Méndez Blake.

(P.S.: grazie a Sarah Inverno per la segnalazione.)

Il libro è un’arma di difesa – ma veramente!

Si usa dire spesso che il libro è un’arma di difesa insuperabile contro molte bassezze anticulturali e relative barbarie sociali – e c’è poi quella celeberrima frase di Woody Allen, «Leggo per legittima difesa», che rende perfettamente chiaro e comprensibile il concetto.

Be’, sappiate che il libro può pure essere un’arma di difesa vera, nel senso letterale della definizione. Sul serio, guardate un po’ qui:

Vedete quante utilità vitali possiede un buon libro? La lettura vi salva non solo la mente ma pure il corpo. Che volete di più?

INTERVALLO (di silenzio) – Taranto, Libreria Gilgamesh

Intervallo di silenzio ma pure di rabbia, questo, dedicato alla morte di un’ennesima libreria indipendente. Questa volta è toccata alla Libreria Gilgamesh di Taranto, che ieri, lunedì 29 gennaio, ha chiuso i battenti dopo 17 anni di attività – ne parla quest’articolo.

Ribadisco: ogni volta che chiude una libreria, muore un pezzo di civiltà. Ovvero, se preferite, è come se ogni libreria rappresentasse per la nostra società – ovvero per tutti noi – un tot di aria respirabile con la quale dare ossigeno alla mente ed energia al corpo. Ecco: ne abbiamo sempre meno, di quest’aria.

Ah già, ma tanto tra qualche settimana ci sono le elezioni, no? E i vari leader stanno fornendo numerose e ottime proposte in tema di salvaguardia della cultura e di qualsiasi elemento che se ne faccia promotore, vero?

Il valore educativo della TV (Groucho Marx dixit)

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

(Groucho Marx, citato in Movie icons: Marx Bros., a cura di Paul Duncan e Douglas Keesey, traduzione di Emanuela Rossato, Taschen, 2007.)

A prescindere dall’evidenza che un aforisma del genere andrebbe scritto sulla carta d’identità, oppure posto per legge come altorilievo sui muri di ogni casa o sul tetto dei palazzi prospicienti le piazze di tutte le città (e a prescindere che Marx lo sentenziò decenni fa: che direbbe oggi, con la TV di oggi?), trovo che sia una conferma netta e chiara a una cosa che sostengo convintamente: se volete trovare la più illuminante e preveggente genialità, cercatela tra i comici. Quelli veri, intendo. Rideteci sopra alle loro “battute” ma poi, subito dopo, meditateci per bene. Perché sovente la “risata”, quando ben suscitata, non è che la più alta forma espressiva dell’intelligenza.