Restare sempre bambini per osservare la magia del mondo (Mario Schifano dixit)

Forse per me l’infanzia non è mai finita, neppure ora che sono piuttosto avanti con gli anni. Non vorrei apparire presuntuoso ma per infanzia io intendo la possibilità di continuare a osservare il mondo con uno sguardo… magico.

(Mario Schifano, intervista di Costanzo Costantini su Il Messaggero, 1991.)

Mario Schifano è stato uno dei più grandi artisti italiani del secondo Novecento: creativo, ribelle, originale, innovativo, sensibilissimo a tutto quanto lo circondasse e verso di ciò altrettanto sagace, fu tra quegli artisti, letterati e intellettuali che seppero portare la creatività artistica e culturale nazionale a vertici mai più toccati – soprattutto poi se paragonati all’epoca attuale, ove qualsiasi fantasia, inventiva, genialità, viene soffocata dal più bieco e ottuso utilitarismo sempre posto al servizio di interessi tanti piccoli quanto meschini.

Non c’è da sorprendersi, dunque, se proprio uno come Schifano mise in evidenza la fondamentale virtù del restare in età adulta sempre un po’ bambini, sempre dotati della tipica curiosità infantile, del desiderio di scoperta e conoscenza, della visione fantasiosa e surreale del mondo, della volontà di rendere tutto più giocoso – il che non significa più banale e più leggero, ma meno sovraccaricato di ipocrisie e di significati e valori incoerenti, inadatti, che non c’entrano nulla con il senso peculiare delle azioni compiute e con i relativi effetti. Anche in tal caso mi viene da dire: quanta differenza col mondo di oggi, così tanto incapace di conservare quel fondamentale atteggiamento infantile anche in età adulta e, di contro, così pieni di adulti malati di infantilismo! – che è ben altra cosa, inutile dirlo: è il voler mostrarsi pienamente adulti palesando però atteggiamenti puerili, immaturi e stupidi. Atteggiamenti che non portano a nessun sviluppo ma, per restare in tema di cose da bambini, comportano solo un “castigo” per di più auto inflitto. E meritatissimo, non c’è che dire.

Il Sottosegretario ai Mali Culturali

Ora, tutti a polemizzare contro il neoeletto Sottosegretario ai Beni Culturali perché, nonostante la carica acquisita è da tre anni che non legge un libro – per sua stessa ammissione, vedi qui.

Be’, io invece non ci trovo nulla di sbagliato o di incongruo in ciò – peraltro a dimostrazione del fato che non voglia dare dell’accaduto alcuna lettura politica (ovvero partitica) di parte, anzi, l’esatto opposto (il principio infatti è valido per tutti, come la cronaca insegna). Insomma, voglio dire: una persona che ammette candidamente di non leggere libri, evidentemente non ritenendoli così importanti per la propria formazione culturale e intellettuale*, che altro può andare a fare, in Italia, se non il politico? Eh, mica penserete che per governare al meglio un paese – ovvero una società civile – possa servire la cultura umanistica! Vorrete mica che un politico meriti di fare una brillante carriera parlamentare fino alle massime cariche istituzionali leggendo i libri! Suvvia, dove vivete? Nel 2500 su Saturno?

Ecco.

Benvenuti in ItaGlia, culla mondiale della cultur… no, pardon, mi sbagliavo.

*: e quando chi dichiari ciò sostenga pure di non aver tempo di leggere per svago dacché “legge solo cose di lavoro” in verità aggrava la sua posizione e palesa un atteggiamento snobistico e spocchioso (avete presente quelli che «Non mi rompere, IO lavoro, mica come te che hai tempo da perdere a leggere libri!»), come se la letteratura “di svago” non possa essere, coi grandi capolavori letterari del passato e del presente, formativa anche per la vita professionale oltre che, appunto, per l’intelletto e lo spirito. Per carità!

Il corpo è una casa che deve restare pulita (Marina Abramovic dixit)

Adesso ho 71 anni, un’età molto seria. Non ho mai assunto droghe, bevuto alcol o fumato in vita mia, ho soltanto una dipendenza dalla cioccolata. La cosa importante è pensare il proprio corpo come una casa, dove lo spirito vive; e questa casa deve essere pulita.

(Marina Abramovic intervistata da Nicola Davide Angerame su Artribune #40, novembre/dicembre 2017.)

La grande artista serba, oggi di nazionalità statunitense, mette in luce una cosa fondamentale – anzi, una verità ecosofica assoluta: ogni spirito ha un luogo in cui dimora e dunque tale luogo deve essere sempre mantenuto degno di ospitare il relativo spirito, sia tale luogo – o spazio, o ambito – il mondo intero oppure il nostro singolo corpo. Non a caso dico che questa è ecosofia: “eco” dal greco òikos, “casa”, radice dalla quale si derivano poi i termini eco-logia ed eco-nomia (oggi praticamente antitetici, un tempo assai correlati). Termini che generano un ampliamento della riflessione: se dobbiamo mantenere il nostro corpo pulito affinché sia la casa del nostro spirito (e, sia chiaro, non è solo una questione meramente salutistica: sarebbe una lettura assolutamente superficiale, questa), come possiamo permetterci di non fare altrettanto con la casa che tutti abitiamo, cioè il pianeta Terra, rischiando che lo spirito che lo abita, ovvero l’essenza stessa della vita, non possa più dimorarvi? In fondo, anche il nostro personale spirito è il principale segno della vita, e quando il corpo subisce gravi danni quello se ne va. Inoltre, la nostra stessa vita è parte essenziale dello spirito del pianeta al pari di tutte le altre: se tale equilibrio biologico viene rotto – e purtroppo l’uomo lo ha rotto infinite volte e continua a farlo – prima o poi anche il “corpo” che lo contiene si guasterà e si danneggerà, senza possibilità di rigenerazione.

Pensate pure che questo sia un pensiero banalmente “ecologista”, ma tant’è. D’altro canto, una casa non pulita è sempre segno (con eccezioni rarissime) di una persona non raccomandabile. La prima ecologia è quella che dimostriamo noi stessi, dentro e fuori.

(Cliccando sull’immagine potrete accedere al sito del Marina Abramovic Institute, istituzione fondata e supportata dall’artista per promuovere le arti performative.)

INTERVALLO – Fiumicino, “Lìbrati”, il bookcrossing in aeroporto

Una delle poltrone/libreria che da qualche giorno sono presenti nei terminal dell’Aeroporto di Fiumicino per il progetto Lìbrati. Non solo postazioni di lettura e di scambio di libri, ma pure di animazione e intrattenimento culturale, presentazioni letterarie, scambio di opinioni tra viaggiatori-lettori (o viceversa) e molto altro. Nonché, come ribadisco sempre in tali occasioni, piccole pratiche di grandissima efficacia culturale, per come possano e sappiano diffondersi capillarmente rimarcando quanto sia bella la cultura, e quanto sia fondamentale nei rapporti tra le persone.

Cliccate sull’immagine per saperne di più. E leggete libri, che così camperete molto meglio e molto più a lungo!