Se non fosse per la situazione sanitaria tremenda vissuta ormai a livello planetario, in questi giorni avremmo la prova pressoché ineluttabile a sostegno della risposta a una domanda che ci si pone da tempo senza però che si agisca di conseguenza, in primis a livello politico: come si potrebbe risolvere, o almeno attenuare, il gravissimo inquinamento dell’aria nel Nord Italia e nelle altre zone che ne subiscono gli effetti?
[Immagine tratta da qui, cliccateci sopra per aprirne la fonte.]Ecco.
Cito, da questo articolo de “Il Post“:
Emanuele Massetti, un ricercatore della Georgia Tech University che si occupa degli effetti sull’economia del cambiamento climatico, ha detto al Washington Post: «Penso che dipenda soprattutto dall’assenza di automobili con motori diesel per la strada. Mi aspetto che l’inquinamento diminuisca ancora con la dispersione e l’assorbimento del particolato nell’atmosfera. Tra qualche giorno nel Nord Italia sperimenteranno l’aria più pulita di sempre».
Ci si ricorderà di questa immagine, e dei dati scientifici relativi, quando l’emergenza coronavirus sarà passata? C’è da sperarlo. Esserne certi è troppo, temo, resto inesorabilmente scettico al riguardo. Ma, appunto, chissà.
Ringrazio di cuore Toni Farina, membro del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale Gran Paradiso e storico esponente di Mountain Wilderness Italia, per avermi concesso l’assenso alla pubblicazione di questo illuminante testo, tratto dalla sua pagina Facebook: parole essenziali ma alquanto potenti per questi tempi “eccezionali” in senso negativo, e per territori che eccezionali lo sono sempre, in senso positivo.
La foto è tratta dal corredo di immagini dell’articolo su Facebook.
Buona rapida lettura e buone prolungate riflessioni!
Noasca, il corona virus e la teoria della relatività
Mi è capitato sui social (e non solo) di polemizzare amichevolmente con gli abitanti delle “terre alte” sul tema “si vive meglio in pianura o in montagna”. Sempre in modo leggero e costruttivo, anche perché il tema a mio parere è abbastanza sterile. E più che altro tutto è (abbastanza) relativo.
Insomma, la relatività non è (solo) una teoria.
Ci pensavo ieri osservando dalla pianura lo straordinario arco di montagne che, complice la giornata super-limpida, si offriva alla vista e alla vita.
Una meraviglia, ma allo stesso tempo una beffa.
Una (sopportabile) sofferenza per noi ammalati di montagna.
Guardare ma non toccare, è però la regola, sancita da un decreto. Regola valida per bimbi e adulti.
Soprattutto adulti…
E allora mi sono venuti in mente i (pochi) abitanti di Noasca, per i quali la regola “non uscire dal proprio comune” assume una valenza particolare. Certo diversa dagli abitanti dei borghi di pianura. Valenza che li accomuna agli abitanti di Locana e Ceresole e, in genere, alla gran parte dei comuni di montagna.
Ma Noasca ha un privilegio (se così si può definire): il territorio del comune si spinge sulla cima del Gran Paradiso.
Da 1000 a 4000 metri!
Noasca. Non offre l’impatto visivo della real Ceresole, con le dentate e scintillanti vette di carducciana memoria. Al contrario, se ne sta lì infossata nella valle, con aggettanti scudi di gneiss che incombono sul campanile.
E quella cascata che pare arrivare da chissà quali altezze.
Da chissà quali mondi.
E suggerisce viaggi. Noaschetta, Ciamosseretto, Roc… Fortunati gli abitanti di Noasca.
Relativo?
[Immagine tratta dal sito di Topipittori, qui.]Qualche giorno fa ho pubblicato questo post nel quale esprimevo le mie perplessità di fronte alla chiusura delle librerie imposta dai provvedimenti emergenziali per il coronavirus. La mia opinione era (e sarebbe tutt’ora) basata da mera passionalità verso i libri e la lettura, lo ammetto, al punto da ritenerli “cibo” fondamentale e necessario per la mente al pari di quello per il metabolismo ma, ribadisco, è un punto di vista passionale più che razionale.
Al post ha risposto tra gli altri, sulla mia pagina facebook, Paolo Canton, editore di Topipittori, tra le più apprezzate case editrici italiane di libri illustrati per bambini e ragazzi, con un commento articolato e meravigliosamente dissenziente, ovvero di quei dissensi preziosi per disquisire con profondità sul tema dibattuto e capirlo al meglio, al punto che le sue osservazioni hanno saputo fugare buona parte di quelle mie perplessità iniziali. Mi resta la convinzione che questo periodo di forzata clausura domestica possa e debba in qualche modo essere sfruttato per agevolare la lettura in chi non sia un lettore, ma comprendo che dalle italiche parti non sia la cosa più facile da mettere in atto.
Ve le propongo di seguito, le osservazioni di Paolo Canton, ringraziandolo per il consenso alla pubblicazione.
Di mestiere faccio l’editore (per ragazzi, per giunta) e, per quanto il provvedimento mi arrecherà un danno diretto (inteso come una contrazione del fatturato), sono convinto sia un bene che sia stato preso, per una serie di ragioni. La prima è la sicurezza dei tanti amici (e nemici, e semplici conoscenti) che fanno questo mestiere: restare aperti al pubblico oggi significa esporre se stessi e gli altri a rischi di contagio. La seconda è che i libri continueranno a poter essere acquistati, rivolgendosi a dettaglianti online e alle molte, moltissime librerie che si sono attrezzate per consegnare o spedire a domicilio: le librerie sono chiuse al pubblico, ma molti librai stanno ricevendo ordini e facendo pacchetti. La terza è che in questo momento librai, insegnanti, volontari e volonterosi stanno sommergendo letteralmente i lettori (soprattutto i “miei”) di letture ad alta voce, letture animate, letture in streaming: e sono convinto che siano le storie più che gli oggetti/libri ad appassionare le persone e a trasformare un non lettore in lettore e un lettore in lettore abituale. La quarta è che, in genere, i lettori non occasionali hanno una scorta di libri non letti a casa e, in ogni caso, hanno sempre la possibilità di rileggerne di già letti. Rileggere non fa affatto male. Anzi. La quinta rientra nel campo delle speranze più che delle disamine razionali: sarebbe bello che questa infausta occasione permettesse a molti di riscoprire modalità di lettura cadute in disuso (o usate limitatamente e solo con i più piccoli) come la lettura condivisa e la lettura ad alta voce. Poco potrebbe fare meglio alla diffusione della passione per il libro di tornare a raccontarsi l’un l’altro le storie che stanno dentro i libri.
[Vittorio Gregotti, Bicocca, Milano, 1995, Tecnica mista su carta, 50×70 cm. Note: su retro dedica “a Francesco Moschini”, Bicocca concorso/1995 e firma autografa. Copyright: Vittorio Gregotti / Courtesy: Collezione Francesco Moschini e Gabriel Vaduva A.A.M. Architettura Arte Moderna. Immagine tratta da qui.]In ricordo di un grande architetto e di quello che, a mio parere, è il suo più “grande” e bel progetto, il nuovo quartiere Bicocca a Milano.
[Bicocca, Milano, Comparto multifunzionale “La piazza”. Immagine tratta da qui.]Cliccate sulle immagini, oltre che sui vai link, per accedere a vari contenuti dedicati all’opera architettonica di Vittorio Gregotti.
Ma a prescindere da dove si trovi la verità, una cosa è molto chiara: oggi la nostra grande e bella società è come un ipocondriaco – così ossessionato dalla sua salute finanziaria da aver perso la capacità di restare in salute. Il mondo intero è così avido di vasche da bagno da aver perso la stabilità necessaria per costruirle e persino per chiudere i rubinetti. A questo punto, niente potrebbe essere più salutare di un po’ di sano disprezzo per la pletora di benedizioni materiali da cui siamo circondati.