I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica.
(Karl Kraus, Detti e contraddetti, a cura di Roberto Calasso, Adelphi, 1993. La fotografia dell’autore è tratta da qui. Nota bene: sembra scritta per la stampa e i giornali di oggi, ma Kraus scrisse – ovvero pubblicò – il pensiero sopra citato più di un secolo, nel 1909. Siamo sempre fermi lì, a quanto pare.)
[Fonte dell’immagine: qui.]Ma, io penso, se si verrà (giustamente) costretti tutti quanti a indossare maschere – respiratorie, protettive ovvero “mascherine” ma tant’è, quelle sono – per lungo tempo, in Italia, pur in aggiunta al fatto che la situazione pandemica in corso abbia imposto l’annullamento di molti eventi legati al Carnevale in programma tra fine febbraio e inizio marzo coi relativi e divertenti mascheramenti, insomma, penso che tutto questo non giustifichi affatto la trasformazione della suddetta situazione emergenziale e, più in generale, dell’intero paese in una carnevalata. Ancor più di quanto già non fosse prima, intendo dire, e solo perché dovremo tutti portare una mascher(in)a, ecco.
Perché, in tutta sincerità, mi pare che alcune figure pubbliche italiche, politiche e istituzionali, con l’ausilio immancabile dei media, stiano perseguendo tale fine – lo facevano già prima, lo fanno con insuperabile impegno ora. E ci stiano riuscendo benissimo a conseguirlo, quel fine. Già.
(Uhm… Forse che vogliano recuperare in tal modo gli eventi carnevaleschi saltati a febbraio e marzo, nonché la bizzarra ilarità di essi? Mah!)
[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo da cui è tratta.]Alla fine, mi pare di poter dire, quello che è successo a Silvia Romano è di essere passata dalle mani di un gruppo di fondamentalisti alle “mani” di un altro gruppo di fondamentalisti.
Dacché cambiano le forme tra i due, certo, ma la sostanza alla fine è indubbiamente la stessa. Già.
[Claude Monet, “La pioggia”, 1886-87, olio su tela, collezione privata.]A volte, piove così bene e con la pioggia tutto così bene si bagna e si lustra, illuminandosi e riprendendo colore o assumendone di così vividi, che a uscire con l’ombrello sembra quasi una cosa brutta, da maleducati, negligenti o da menefreghisti, già.
Tutto intorno è bagnato, le strade gli alberi le siepi i prati le pietre le case gli animali l’aria… e noi no? Almeno un po’ di quella bella pioggia noi non ce la prendiamo, e senza che ci sia alcun bisogno di lamentarsi? Va bene, se è in corso un gran nubifragio no, ma se invece la pioggia cade così bene che sembra di essere in un quadro di Monet…
Ma, forse, sono “di parte”, per così dire. Nel senso che non sopporto gli ombrelli e, in certi casi, come le persone li utilizzano, ecco.
Essere governati significa essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, valutati, soppesati, censurati, comandati da persone che non ne hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, censiti, tariffati, timbrati, tosati, contrassegnati, quotati, patentati, licenziati, autorizzati, apostrofati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, sotto il pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussionati, pressurati, mistificati poi, alla minima resistenza e alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, vessati, taccheggiati, malmenati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, scherniti, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale.
[Foto di Nadar, pubblico dominio; fonte qui.](Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIXe siècle (1851), Paris, Rivière, 1923; ed. it. L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001. Citazione “rubata”, di nuovo, a Paolo Nori che l’ha pubblicata nel suo sito qui. Lodi e glorie imperiture a lui, come sempre.)