



Ma a prescindere da dove si trovi la verità, una cosa è molto chiara: oggi la nostra grande e bella società è come un ipocondriaco – così ossessionato dalla sua salute finanziaria da aver perso la capacità di restare in salute. Il mondo intero è così avido di vasche da bagno da aver perso la stabilità necessaria per costruirle e persino per chiudere i rubinetti. A questo punto, niente potrebbe essere più salutare di un po’ di sano disprezzo per la pletora di benedizioni materiali da cui siamo circondati.
(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.19; ed.orig.1949. La citazione è parte del prologo del libro, scritto da Leopold il 4 marzo 1948. Ma sembra oggi, sì.)

Sia chiaro, io di dubbi non ne voglio sollevare nel senso che posso capire e ben accettare qualsiasi motivazione emergenziale: certo, le librerie non sono un servizio “essenziale” – non lo sarebbero, in un paese nel quale la maggior parte delle persone e delle famiglie avessero in casa una buona dotazione di libri da leggere. Ma, inutile dirlo, in Italia non è così, anzi. Per cui, in queste ore di forzate permanenze domestiche chissà quanto prolungate, il libro, media culturale per eccellenza, io lo vedrei come qualcosa di più che essenziale oltre che di piacevole e confortante (per la mente tanto quanto per il cuore e l’animo) da avere a disposizione, in modi che ovviamente siano consentiti dai suddetti provvedimenti.
Lo ammetto, sono di parte: ma se c’è da fare di necessità virtù, come dice il noto adagio popolare, questa sarebbe (stata) una buona occasione per cercare di recuperare quel gap culturale che rende i lettori italiani tra i meno numerosi e assidui del mondo avanzato. Invece, evidentemente, si preferisce che restino i canali TV a rappresentare i “media culturali” per eccellenza, in Italia.
Eh già, la TV, “con la sua vasta offerta di cultura di gran qualità” (tutto virgolettato, sì).
Ecco, capite perché mi permetto di essere perplesso, no?

Oltre al suggestivo contesto architettonico della “piazza coperta” con il triplo ordine di archi e il tetto a cassettoni, sotto i pavimenti di vetro è possibile ammirare reperti archeologici di varie civiltà: dai resti della Civiltà Villanoviana del VII secolo a.C., passando per gli etruschi, arrivando ai romani. Il patrimonio della Salaborsa è parecchio vasto, trattandosi di una biblioteca pubblica multimediale di informazione generale che si prefigge lo scopo di sostenere la diffusione dell’uso delle risorse elettroniche e l’accesso alle nuove tecnologie dell’informazione.
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(Parte delle informazioni nel testo sono tratte da qui.)
L’opera d’arte deve bastare a se stessa. Quello che voglio dire è che sono stati scritti tantissimi capolavori della letteratura, gli autori sono ormai morti e sepolti e non puoi tirarli fuori dalla fossa. Hai il libro però, e un libro può farti sognare e riflettere.
(David Lynch, In acque profonde, traduzione di Michela Pistidda, Mondadori, Milano, 2006-2017.)