Oggi 23/09, ore 18, Valmalenco: un salotto letterario (con degustazione) da NON perdere!

Quello di stasera alle ore 18 a Lanzada, in Valmalenco (la precedente location presso il Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco la si è dovuta cassare per ragioni meteorologiche ma nulla di bello sarà perduto, vedrete!), nell’ambito di ALT[R]O Festival 2023, sarà un salotto letterario più unico che raro. Per il contesto, per la bellezza del luogo per il tema e la sua importanza nella contemporaneità, per il modo con cui verrà disquisito, perché nel corso del dibattito si potranno degustare ottime bevande ma innanzi tutto per la gran pregevolezza di chi animerà la discussione: Daniele Zovi, Davide CinalliLorenzo Pavolini, Davide Sapienza. «Tanta roba» insomma, come si dice oggi, ovvero quattro figure illuminanti sui temi protagonisti dell’incontro alle quali cercherò abbastanza indebitamente di affiancarmi io, apportando il mio contributo, insieme a chiunque vorrà partecipare. E, nel caso, state certi che L’identità fluttuante del paesaggio sarà un evento che vi porterete dentro a lungo, mantenuto ben vivido nel tempo dalle suggestioni e dalle emozioni che vi susciterà.

Ci vediamo questa sera alle 18 in Valmalenco, dunque!

Il giardino delle rose delle Dolomiti

Ai tempi in cui nelle Dolomiti vivevano ancora giganti e nani, il Rosengarten (“Giardino delle rose”, il nome tedesco del Catinaccio) era il regno di Re Laurino, sovrano di un popolo di nani.
All’interno della montagna, il Re aveva nascosto un tesoro di valore inestimabile di cui faceva parte anche una cappa che lo rendeva invisibile.
Davanti al suo castello incastonato nella roccia prosperava un bellissimo roseto recintato con fili d’oro, dal quale il monte prendeva il nome. Guai a colui che osava entrare nel giardino o cogliere una delle magnifiche rose!
Accadde che il Re Laurino si innamorasse sperdutamente della bellissima principessa Simile. Mediante l’aiuto della sua cappa riuscì a rapire la principessa e a portarla nel suo regno colmandola di tesori inestimabili. Però i giorni di Simile rimasero tristi e pieni di nostalgia.
Hartwig, il promesso sposo della principessa, chiese aiuto a Teodorico di Berna, il re dei Goti. Teodorico ed i suoi guerrieri salirono sul Catinaccio, tagliarono il filo che circondava il giardino e mozzarono le rose.
Re Laurino, tremante dall’ira in sella ad un cavallo bianco, accorse per rivendicare mani e piedi degli scellerati. Indossando la sua cappa si rese invisibile e si avvantaggiò, ma Re Teodorico riuscì a strappargli la cappa, lo imprigionò e liberò Simile.
Irritato per il destino avverso, Laurino si voltò verso il “Giardino delle Rose” e lo trasformò in pietra lanciandogli una maledizione: né di giorno né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo.
Laurino però si era dimenticato del tramonto.
E così da allora accade che i monti pallidi all’ora del tramonto si infiammano tingendosi di un magnifico rosa.

Questa è ovviamente la celebre leggenda di Re Laurino e della rosadüra, o enrosadira, una delle più famose tra quelle che ammantano di fascino le Dolomiti come poche altre montagne al mondo, accrescendone la bellezza geomorfologica. Mi è tornata in mente quando, vagabondando sul web, è capitata sotto il mio sguardo la spettacolare immagine che vedete in testa al post: è datata tra il 1890 e il 1900 e fa parte della serie Views of the Austro-Hungarian Empire in the Photochrom print collection custodita presso la Library of Congress di Washington. Raffigura le torri Delago, Stabeler e Winkler delle celeberrime Torri del Vajolet, poste al centro del gruppo del Rosengarten/Catinaccio del quale rappresentano, anche con le loro forme, le vere e proprie “rose di pietra” della leggenda citata. Montagne dalla bellezza realmente leggendaria, insieme a molte altre un patrimonio naturale e paesaggistico inestimabile che tutti abbiano il dovere di custodire. Per molti versi, oggi Re Laurino è chiunque di noi.

Prendetele sempre molto sul serio, certe leggende, soprattutto quelle di montagna. Assai spesso, appena sotto la loro fantasiosa superficie narrativa, conservano la più ancestrale e autentica anima dei luoghi di cui raccontano.

Appuntamento in Valmalenco per ALT[R]O FESTIVAL 2023, sabato 23/09 (e non solo!)

I paesaggi invisibili è il titolo dell’edizione 2023 di ALT[R]O Festival, una delle rassegne dedicate alla montagna più interessanti, coinvolgenti e “alternative” (come dice il nome stesso) tra quelle che animano le montagne italiane, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre. Nell’ambito del suo programma – che potete scoprire quiL’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18.00 al Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera, quindi senza necessità di prenotazione – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso. Ciò grazie ad alcune delle figure più importanti, sensibili e impegnate sui temi del paesaggio e della Natura nel panorama nazionale, capaci di offrire visioni e intuizioni veramente illuminanti al riguardo e verso le quali cercherò di non sfigurare nell’offrire il mio – spero utile – contributo.

In ogni caso, ribadisco, ALT[R]O Festival offre un programma alquanto vario e ovunque intrigante: avete solo l’imbarazzo della scelta riguardo gli eventi proposti, ma non abbiate alcun imbarazzo a partecipare e a interagire nel corso di essi: perché il paesaggio siamo noi e noi tutti costruiamo il paesaggio istante dopo istante, con il nostro viverci dentro, interagendo con ogni suo elemento e così generando quella relazione fondamentale e in costante, fluttuante evoluzione che ci identifica nei confronti del mondo che viviamo e fa del mondo il grande libro sulle cui pagine – che sono il suo paesaggio – scriviamo la nostra storia, chi siamo, cosa facciamo, dove stiamo andando e perché.

Mi auguro dunque che vorrete essere presenti, nei prossimi fine settimana in Valmalenco: sono certo che tornerete a casa portandovi appresso gli effetti di un’esperienza profondamente emozionante.

Per saperne di più o iscrivervi agli eventi che lo richiedono potete scrivere a info@altrofestivalvalmalenco.it oppure a  segreteria@altrofestivalvalmalenco.it o consultare il sito web del festival, nel quale trovate anche i collegamenti alle sue pagine social.

L’identità fluttuante del paesaggio delle nostre montagne

È parecchio significativo considerare che uno degli ambienti glaciali lombardi più visitati e fotografati in assoluto (lo vedete qui sopra), quello del Ghiacciaio di Fellaria in Valmalenco (si faccia una rapida ricerca sul web, a riprova), frequentato sovente da turisti che lo visitano in modi discutibili (vedi la parentesi precedente) e che non di rado escono dal tracciato del sentiero glaciologico che attraversa la zona per scattare il selfie più instagrammabile possibile – con tutti rischi del caso – è in realtà un esempio di ghiacciaio morto. O, per meglio dire usando la corretta definizione, ghiaccio morto,  quello che non essendo più collegato al resto della massa glaciale e non venendo alimentato da essa, è destinato in breve tempo a fondere definitivamente e svanire. In pratica, tutti quei turisti che al Fellaria scattano immagini d’ogni sorta e magari pensano di essere di fronte a una manifestazione della vitalità della Natura montana, inconsapevolmente stanno invece testimoniando la fine di un ghiacciaio ovvero di un’intera piccola “era” climatica, un mondo che sta svanendo, un paesaggio che tra poco tempo sembrerà tutt’altra cosa e magari qualcuno di chi lo vide ancora glacializzato faticherà a riconoscere.

Quello del Fellaria, e di tanti altri luoghi simili sulle nostre montagne, si sta a suo modo trasformando in un “paesaggio invisibile” – anzi, lo è già ora, per certi aspetti – proprio perché sta dimostrando di possedere un’identità fluttuante, e lo fa in modi che sono da un lato affascinanti e, appunto, instagrammabili, dall’altro drammatici e inquietanti.

I paesaggi invisibili è proprio il titolo dell’edizione di quest’anno di ALT[R]O Festival, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre, e L’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18 a Chiesa Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso.

Se volete saperne di più, potete scrivere a segreteria@altrofestivalvalmalenco.it. Per quanto mi riguarda, spero vivamente che vogliate partecipare e portare anche le vostre voci, opinioni, testimonianze, visioni, emozioni, percezioni sul tema, così da generare tutti insieme un prezioso brain storming e un racconto collettivo approfondito che risulterà oltre modo affascinante e illuminante, ne sono certo.

Ogni informazione su ALT[R]O Festival e sul suo programma la trovate nel sito web https://www.altrofestivalvalmalenco.it/.

Vi aspetto/aspettiamo, dunque.

P.S.: l’immagine aerea del Ghiacciaio di Fellaria è tratta dalla pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo e si riferisce alla giornata di rilievo glaciologici effettuata dagli operatori SGL il 9 settembre 2023.

Monte San Primo, quando l’insensatezza si scorge anche da lontano

Due fine settimana fa ero in Valle Varaita, nelle Alpi cuneesi, per presentare il mio ultimo libro. Durante una pausa una persona del pubblico, abitante in zona, mi si avvicina e chiacchieriamo insieme di cose di montagna, di quelle belle e di altre meno belle.
«A proposito» mi dice ad un certo punto, «ho saputo di un progetto di riattivare persino una stazione sciistica a poco più di 1000 metri di quota… non ricordo il nome, ma se non sbaglio si trova dalle sue parti…»
«Il Monte San Primo, immagino!» gli dico.
«Ecco, esatto, si chiama proprio così. Ma che razza di progetto folle è, quello? Chi sono quelli che l’hanno pensato?»
«Eh, ce lo chiediamo tutti, dalle mie parti!» rispondo.

Già, se lo chiedono pure a centinaia di km di distanza, come si possa presentare un progetto di sviluppo turistico come quello sul Monte San Primo talmente dissennato, la cui eco evidentemente si diffonde un po’ ovunque e lascia interdetti tutti. Eccetto gli amministratori pubblici che stanno sostenendo il progetto ovviamente – Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano con il sostegno di Regione Lombardia – i quali invece continuano a o fingono di non volerne capire l’irrazionalità e la dannosità per il meraviglioso territorio del San Primo, ciechi e sordi a qualsiasi presa d’atto e di coscienza riguardanti la realtà del territorio, il suo valore culturale, il paesaggio e l’ambiente, le autentiche potenzialità di sviluppo economico, turistico e sociale, celando le proprie pretese dietro documentazioni e motivazioni tanto (funzionalmente) arzigogolate quanto del tutto insostenibili. Per avere maggiori dettagli al riguardo basta consultare articoli e post sul sito web del CoordinamentoSalviamo il Monte San Primo e sulla pagina Facebook “Per il Monte San Primo”.

Perché tanta insensatezza, così palese da essere colta anche lontano dal Triangolo Lariano? Perché tanta incapacità di riflessione e giudizio, tanta mancanza di sensibilità e di visione strategica? Perché così tanto cinismo riguardo le nostre montagne – sul Monte San Primo come in altre, troppe località montane?

Se lo chiedono veramente tutti, già.

N.B.: qui trovate i numerosi articoli che nell’ultimo anno e mezzo (ovvero da quanto si è saputo del progetto succitato) ho dedicato alla questione del Monte San Primo.