Stefano Benni, “Bar Sport Duemila”

No, decisamente io non sono un tipo da bar. Ci vado, certamente, consumo ciò che ordino con piacere e diletto ma poi esco e vado altrove, dacché altrove trovo ciò che molti invece trovano proprio in quei locali pubblici. Tuttavia, nonostante questo, non mi esimo affatto nel sostenere che il “bar” è uno dei luoghi di socializzazione imprescindibili e maggiormente efficaci. Non solo: lo sostengo con ancor maggiore forza oggi, quando tutto intorno, nelle città soprattutto, è un gran proliferare di non luoghi, creati facendo credere che sia in essi che scorra la vita sociale al suo meglio (e dunque vi si debba stare per potersi considerare esseri “sociali”) quando invece è lì che la socialità viene imprigionata e soffoca sempre più.

Ugualmente, sostengo che sia stando in un bar, o nei pressi di esso – soprattutto negli orari di punta – che si possa godere di una visione privilegiata dell’umanità, del suo modus vivendi diffuso, dei suoi costumi, delle manie, delle fobie e delle ossessioni, delle sue idee espresse davanti a un caffè o a un bicchiere di vino più che davanti a un giudice o a qualsiasi altri confessore titolato. E in Italia nessuno meglio del (non a caso) più grande scrittore umorista italiano contemporaneo, Stefano Benni, ha saputo ritrarre quell’umanità reale con tutta la sua quotidianità in diversi libri, ad esempio come Bar Sport Duemila (Feltrinelli, Milano, 1997), proprio grazie al suo peculiare stile umoristico, sagace, spesso surreale, a volte canzonatorio ed altre più pacato ma sempre divertente da leggere. (continua…)

(Leggete la recensione completa di Bar Sport Duemila cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Le “storie che si muovono” di Carlo Limonta, cineasta e “cineartista”, questa sera in RADIO THULE!

Questa sera, 4 dicembre duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 3a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Storie che si muovono!

Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile” scrisse il grande Ennio Flaiano: e, senza dubbio, un’affermazione del genere acquisisce grande valore al cospetto della produzione filmica, dello stile e della visionarietà artistica di Carlo Limonta. Regista, documentarista, fotografo, “cineasta” – come si diceva un tempo – ma, ancor più di tutto ciò, un eccellente narratore di storie in immagini, che il film maker lecchese sa rendere suggestive e creative ma, al contempo, potentemente espressive ed esplicative, senza peraltro mai nulla togliere al fascino proprio di chi o cosa di quelle immagini è il soggetto.
Da Riccardo Cassin 100 anni al pluripremiato Al gir di Sant passando per Una lunga estate calda, Nepal e Tibet – diario di viaggio, The Porters e per tante altre apprezzatissime realizzazioni cinematografiche, tutta la produzione di Carlo Limonta dimostra non solo una notevole capacità narrativa attraverso l’uso delle immagini, ma anche una grande passione per il “profondo” e l’intimo del mondo che ci circonda, che Limonta riesce sapientemente a cogliere, a mostrare e a rendere comprensibile, con affascinante essenzialità tanto quanto acutissima sensibilità.

In questa puntata di RADIO THULE Carlo Limonta ci guiderà alla conoscenza del suo peculiare modo di raccontare piccole e grandi storie attraverso le immagini, i suoni, le parole, ripercorrendo un cammino artistico che dura ormai da più di 15 anni e che è prossimo a raggiungere alcune altre mete cinematografiche (e narrative) di grande prestigio e altrettanta bellezza, che avremo la fortuna di scoprire insieme a lui.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La massa ha centomila occhi ma è cieca – e non sa più ridere (Giovannino Guareschi dixit)

Per noi l’unico vero nemico del nostro popolo è la retorica. La retorica ubriaca le masse, di qualunque colore esse siano, e le spinge a ricadere in errori fatali. Retorica, divismo e mancanza di senso dell’umorismo: ecco i nostri più grandi guai. […] Ho il terrore della massa: la massa ha centomila occhi ma è cieca.

(Giovannino Guareschi, L’Umorismo, Edizioni L’Ora d’Oro, Poschiavo, 2015)

Una delle prerogative peculiari dei più grandi pensatori d’ogni epoca – siano essi, artisti, letterati, scienziati o che altro – è quella di essere sempre almeno un passo avanti rispetto allo spazio-tempo che hanno intorno, se non di più d’uno. E tale “spazio-tempo”, inteso come la dimensione nella quale si manifesta la realtà quotidiana e il vissuto collettivo, può essere ben osservato, studiato, compreso e dunque superato (ovvero seppellito, “bakuninianamente” parlando) da poche cose che abbiano la stessa efficacia della risata, dell’ironia, dell’umorismo – lo sostengo da sempre.

Posto ciò, Giovannino Guareschi sosteneva che la prerogativa dei grandi umoristi – e dell’umorismo in generale – era “vedere oggi con gli occhi di domani: esattamente quanto ho appena affermato, ovvero la riprova della potenza dell’umorismo, della sua insuperabile capacità di andare oltre o al di sopra della realtà quotidiana per osservarla meglio di ogni altra cosa e, attraverso la risata, renderla palese e comprensibile in modo altrettanto insuperabilmente efficace.

Non a caso la massa, quando pur con tutti i suoi centomila occhi diventa cieca, perde pure la capacità di ridere: del mondo che ha intorno ma ancor più di sé stessa. Quando ciò accade, è il segnale che la situazione è grave in modo quasi irreversibile.

P.S.: cliccate sull’immagine per saperne di più riguardo il libro da cui è tratta la citazione, oppure cliccate anche qui.

Senza umanità la vita è violenza (Charlie Chaplin dixit)

La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto.

(Charlie Chaplin alias “il Barbiere Ebreo” ne Il Grande Dittatore, 1940.)

Mi viene da aggiungere: più che un futuro, ci serve un presente, costruito su ciò che il passato insegna e in grado a sua volta di fare da solida fondamenta per un buon futuro. Un presente vero, non un’eterna sospensione come quella che viviamo, nella quale ci illudiamo di saperci “protendere” verso il futuro (solo immaginandolo, senza costruirlo concretamente) senza più bisogno del passato (dimenticando del tutto la storia, anzi) ma in realtà ci stiamo solo arrotando attorno a noi stessi e alle nostre ipocrisie: il carburante perfetto per perderci nella più barbara violenza – quella che già Chaplin denunciava nei tempi bui in cui uscì la sua celeberrima opera filmica. E se oggi abbiamo più luce di allora, vediamo di non lasciarla spegnere di nuovo, come se non peggio di allora.