Posto che di idioti – mi si passi il termine rude ma che trovo assai consono – sui monti se ne sono sempre trovati, e al netto di certi singoli episodi emblematici come quello recente immortalato nelle immagini qui sopra (ultimo ma non ultimo di una lunga serie pluriennale), viene da temere che la lunaparkizzazione da tempo in corso di certe zone di montagna particolarmente turistificate stia facendo regredire il livello delle “prestazioni” di quegli idioti inopinatamente vaganti in quota oltre ogni limite accettabile.
Per certi frequentatori delle terre alte, che evidentemente non capiscono dove sono e cosa fanno, non è (più) solo una questione di educazione alla montagna ma di vera e propria rialfabetizzazione, nel senso più didattico e elementare (della scuola, già) del termine. Partendo da testi basici come questo – è un libro per bambini, sì, ma spero non risulti troppo difficile da capire per gli adulti che lo devono leggere:
Ecco: solo dopo averli ben assimilati, testi pedagogici del genere, è pensabile che quelli si mettano in cammino sui più elementari (appunto) sentieri, e soltanto mooooooolto dopo aver ben compreso cosa è la montagna e come ci si muove e comporta lassù potranno ambire alla percorrenza di itinerari più ostici.
Ma se non dovessero accettare di seguire questo ineludibile percorso di apprendimento e dunque non palesare la volontà di conoscere al meglio la montagna, continuando a considerarla alla stregua di un pittoresco e dilettevole parco giochi fuori città, ribadisco quanto affermato più volte in passato: costoro è bene che passino le loro giornate festive o vacanziere in un bel centro commerciale. Il soccorso alpino in primis sarà loro molto grato – e tutta la montagna pure.
[Una escursionista primitiva che osserva il paesaggio indegnamente seduta per terra. Vergogna!]Certo che dovevamo essere ben scemi noi che siamo andati per decenni sulle montagne o in altri posti notevoli e, giunti in qualche punto panoramico, non abbiamo mai capito che per goderne sul serio la bellezza c’era bisogno di una panchina gigante, di una passerella a sbalzo, un ponte tibetano o altre cose simili! E per questo quante buone occasioni per scattarci un selfie da postare sui social ci siamo persi, poi!?
Assurdo, vero?
Gli escursionisti di oggi invece sì che si sono fatti intelligenti e hanno capito che senza di quelle cose i posti e i panorami belli mica si possono vedere veramente! Così, coi loro smartphone di ultimissima generazione, arrivano lassù, salgono sulla panchinona (occhio a non cadere!) o sulla passerella a sbalzo (wow, che brividi!) scattano un paio di selfies, li postano all’istante sui social e via, al prossimo panorama!
[Oggi il paesaggio è superfigo osservarlo da una panchina gigante così! Wow!]Ah, ma com’è che si chiamava il posto? Vabbé, chi se ne importa: il selfie è on line e sta facendo un botto di like, questo conta!
Già.
Scemi noi a non aver mai capito come funzionavano le cose, ad arrivare lassù e a osservare il paesaggio seduti per terra, su un tronco o, quando ci andava bene, su una ordinaria panchina di legno, e magari restando lì per delle mezz’ore a cercare di riconoscere le montagne, le valli, i paesi, e ogni altra cosa che vedevamo oppure, semplicemente, a perdere lo sguardo (scemi e pure svampiti, noi) nella bellezza che avevamo di fronte. Che primitivi!
A Casargo, comune montano dell’alta Valsassina in provincia di Lecco che andrà al voto nel prossimo fine settimana, va in scena una sfida elettorale parecchio strana e per molti versi significativa. Si presentano due liste afferenti alla stessa formazione politica, i cui canditati sindaco peraltro hanno lo stesso cognome (tipico della zona) ma che su molte cose sostengono visioni opposte. In particolar modo, riguardo lo sviluppo turistico e il relativo progetto “Winter & Summer Alta Valsassina” (l’intervento più ingente tra quelli previsti nel comune), una lista sostiene a spada tratta il progetto – palesemente insensato – che spendendo 4,5 milioni di Euro in gran parte pubblici prevede nuovi impianti sciistici e innevamento programmato in una località dove già da vent’anni non si scia più, a quote inferiori a 1800 metri e con esposizione sfavorevole (pur dichiarando che «i maggiori investimenti sono relativi alla stagione estiva o comunque riguardano opere che saranno fruibili tutto l’anno», cosa smentita dai contenuti stessi del progetto); l’altra lista invece sostiene che il turismo vada sviluppato ma si oppone alla «opportunità di investire somme così ingenti sulla promozione della stagione più fredda visto “l’andazzo” degli ultimi inverni in Alta Valsassina e vista la vicinanza di stazioni sciistiche ben più rinomate e competitive» – posizione che peraltro a sua volta smentisce ciò che sostiene l’altra lista circa la destinazione dei maggiori investimenti. Tutto ciò, ovviamente, al netto di quanto proposto da entrambe le liste, con cui si può concordare o meno.
[L’Alpe di Paglio, località sciistica chiusa dal 2005 dove si vorrebbero ripristinare piste e impianti, come si presenta di frequente negli ultimi inverni: con ben poca neve durante giornate fin troppo calde.]Eppure, ribadisco, le due liste scaturiscono dalla stessa fazione politica (anche se i rispettivi referenti della stessa sono diversi, non a caso). Una situazione obiettivamente curiosa che non può essere spiegata con la mera “libertà d’opinione”, visto che i vertici di quella parte politica le idee sul tema citato le hanno ben chiare – e puntano decisamente alla infrastrutturazione pesante delle montagne a scopo turistico. D’altro canto, la situazione di Casargo dimostra che lo “sviluppo” (termine quanto mai ambiguo e dunque potenzialmente pericoloso) dei territori montani è cosa delicata che non può essere (più) gestita attraverso progetti calati dall’alto, decontestuali, irrealistici e privi di visione strategica del futuro oltre che di una ricaduta sistematicamente positiva sulla comunità locale – su tutta, ovviamente, non solo su una parte.
Territori, d’altro canto, che vengono continuamente depotenziati nei servizi di base da una politica che ai livelli superiori appare costantemente insensibile alla realtà autentica delle montagne (cioè dove non ci sia da fare business e propaganda: cosa ben esplicata da certi progetti imposti ai territori montani di matrice meramente consumistica per i quali i sindaci rappresentano solo dei silenti passacarte) e che dunque abbisognerebbero di una distribuzione delle risorse disponibili ben più meditata, oculata, elaborata e centrata sulla comunità locale, innanzi tutto, e poi su ogni altra cosa. Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di riflessioni, ponderazioni, studi, analisi, valutazioni; di frequente invece, sulle nostre montagne, sembra che tra il dire e il fare ci un ruscelletto secco al punto da poterlo saltare a piè pari dimenticandosene subito.
Questa, insomma, la situazione a Casargo. Dalle vostre parti esistono casi simili? Sarebbe interessante conoscerli e analizzarli, non per ricavarne chissà quale dibattito politico ma per capire ciò che accade nei comuni montani quando arrivano le elezioni: momento che, ormai lo sappiamo tutti bene, rappresenta l’unico vero orizzonte (temporale e non solo) al quale puntano le amministrazioni locali. Nel bene e ancor più, purtroppo, nel male.
P.S.: i vari articoli che ho dedicato a Casargo e alle sue vicende politico-montane li trovate qui.
E comunque, parliamoci chiaro: com’è possibile sostenere di «sviluppare la montagna», «sostenere le comunità», «combattere lo spopolamento» e così via come accade ogni qual volta si annuncino finanziamenti per infrastrutture turistiche d’ogni sorta, per giunta spesso assai discutibili, se poi si fanno accadere cose del genere? Perché tutto l’entusiasmo e le risorse che la politica mette nel turismo non vengono messi anche nel sostegno concreto alla quotidianità delle comunità di montagna? Obiettivamente, con quale coraggio poi si va sui media con sorrisi a sessantaquattro denti sostenendo quelle cose? Ma siamo seri o cos’altro?
«Ci stanno smontando pezzo per pezzo, come fossimo dei Lego», dicono i sindaci dei comuni interessati. Già: nella Lombardia “terra olimpica” per il cui territorio «le Olimpiadi rappresentano una grande opportunità di rilancio» (cit.), evidentemente i servizi di base alle comunità vengono considerati soltanto un fastidio. Forse perché non permettono affarismi e non portano consensi con seggiovie, cannoni sparaneve, ciclovie e cose affini – e non solo in Lombardia, ovviamente.
Dunque reagite adeguatamente a tale indegna situazione oppure rassegnatevi, cari montanari: nel passato avete imparato a curarvi con le erbe, oggi imparerete a curarvi con la neve artificiale e il cemento. Una bella prospettiva, vero?
Se i cambiamenti climatici non verranno rallentati, le temperature continueranno certamente ad aumentare e cambierà anche la distribuzione delle precipitazioni. A causa delle temperature più alte ci sarà meno neve in autunno e in primavera. Sarà così anche in inverno alle quote inferiori a 1800-2000 metri: per effetto del riscaldamento pioverà invece di nevicare. Alle quote più alte, maggiori precipitazioni potrebbero voler dire più neve in pieno inverno, ma la stagione sarà comunque più breve: le temperature più alte faranno sì che la neve cada più tardi in autunno e si sciolga prima e più velocemente in primavera.
(Fonte: Centro di Ricerca Applicata sulla montagna EURAC Research di Bolzano, qui.)
L’Accordo per la Valsassina prevede interventi che hanno l’obiettivo di potenziare la vocazione turistica sia invernale che estiva mediante la riattivazione del comprensorio sciistico della zona dell’Alpe Paglio e Pian delle Betulle attraverso una serie di interventi sinergici in grado di potenziare l’offerta turistica del territorio: nuova seggiovia “Alpe Paglio – Cima laghetto”, impianto usato da riposizionare sullo stesso tracciato della preesistente sciovia, livellamento e pulizia piste interventi di taglio della vegetazione infestante a lato dei tracciati e di parziale livellamento.
Il comprensorio Alpe di Paglio-Pian delle Betulle si trova a una quota compresa tra i 1450 e i 1800 metri. Per “riattivarlo”, dopo che da quasi vent’anni (2005) è inesorabilmente chiuso, si spenderanno 4.225.000 Euro di soldi per la gran parte pubblici.
Serve aggiungere altro?
[Le piste del Pian delle Betulle nel pieno di uno degli ultimi “inverni”, il 15 gennaio 2022. Foto di ape-alveare.it.]In verità sì, serve. Perché è ormai palese che queste iniziative siano il prodotto diuna fabbrica del consenso politico e elettorale che sarebbe pure legittima, per carità (la politica, di qualsiasi segno, vive anche di questo, nel bene e nel male), se non fosse che utilizza la montagna e il patrimonio naturale in maniera consumistica attraverso progetti e opere prive di qualsiasi logica che non vogliono tenere conto della realtà delle cose e delle sue varie criticità, per le quali vengono spesi milioni e milioni di soldi pubblici così sottratti ad altre iniziative ben più focalizzate. D’altro canto sono progetti facili da proporre e da copiare-incollare ovunque, mentre ben più difficile è elaborare un progetto articolato e di lungo termine, coerente con la realtà dei luoghi, che costruisca veramente il futuro per i territori in questione e apporti vantaggi concreti e duraturi alle comunità che lo vivono. Ci vogliono tempo, volontà, sensibilità, conoscenza del territorio, competenze, capacità progettuali, senso civico, visione strategica, lucidità, inventiva. Tutte cose che la politica di oggi non può enon vuole permettersi.