A Sussia, sulle Prealpi bergamasche, una bella storia di “amicizia” tra uomini e montagne

Con gran piacere vi invito a leggere l’articolo che “Montanarium.com” dedica al meraviglioso borgo di Sussia, posto a 1000 metri di quota sulle Prealpi bergamasche, e all’Associazione “Amici di Sussia” che cerca di mantenere viva la minuscola borgata orobica, far conoscere le sue bellezze e custodire la sua eredità senza snaturarla.

L’invito ve lo porgo anche perché ho avuto la fortuna di conoscere i responsabili dell’Associazione e di percepire dalle loro narrazioni, ma pure dalla luce negli occhi, il profondo legame che li unisce al luogo e alla sua anima nonché la passione vibrante che alimenta le idee e dà energia al lavoro svolto per Sussia e le sue montagne. Tutte cose, queste, che sono garanzia di cose ben fatte e altrettanto ben contestuali al luogo e alla dimensione locale – tanta roba e assai encomiabile, insomma!

Se a qualcuno il toponimo non giungerà nuovo, probabilmente è perché a Sussia nel 1833 nacque Antonio Baroni, primigenia e leggendaria guida alpina, grande esploratore dei monti lombardi e apritore di vie di arrampicata di grande impegno con al seguito clienti italiani e stranieri d’ogni estrazione sociale. Di Baroni scrissero: «Alto, ben proporzionato, alquanto asciutto, fortissimo, di aspetto simpatico con sguardo dolce […] Inspirava fiducia illimitata e infondeva in chi lo seguiva la passione sua vivissima pei monti».

Sussia – racconta l’articolo di “Montanarium.com” – è un piccolo nucleo nascosto nel bosco e abbracciato da prati, sul crinale da cui lo sguardo spazia sulle ondulazioni prealpine della Valle Brembana bergamasca e sulla corona di monti che la stringono da nord. Se si potesse bucare il prospiciente Pizzo del Sole con lo sguardo, giù sotto in fondo al pendio si scorgerebbe la celebre località di San Pellegrino Terme, il suo Grand Hotel, i suoi palazzi liberty, lo stabilimento che ha reso il nome del paese celebre nel mondo. «E invece, quassù è tutta pace» commenta Chiara Pesenti con una risata. «È per questo che Sussia è così speciale».

Con l’energia e la vitalità di chi ha capito qual è il proprio posto nel mondo e combatte per proteggerlo, Chiara è l’anima portante e presidente dell’Associazione Amici di Sussia, che dal 2000 – come si legge nel sito – si propone l’obiettivo principale della tutela e della valorizzazione della borgata e dei dintorni, salvaguardando ambiente e l’identità del territorio, a beneficio della collettività. Oltre a questo, l’Associazione vuole garantire servizi adeguati a chi vorrà dimorare o lavorare nella zona curandone i pascoli, boschi, sentieri, sorgenti e alpeggi, e intende rimuovere qualsiasi barriera che limiti o vieti a qualunque cittadino di poter visitare, risiedere e operare nel borgo di Sussia, ma anzi cercando di agevolare coloro volessero viverci, recuperandone il patrimonio.

Per far conoscere il borgo e l’associazione, i suoi membri contribuiscono attivamente alla realizzazione di eventi che hanno luogo sul territorio ovvero vi partecipano, solitamente a livello comunale o tutt’al più vallare. Tuttavia il consiglio direttivo si impegna anche nella ricerca e partecipazione a bandi pubblici per raggiungere gli obiettivi in tema ambientale, della sostenibilità nonché in ambito culturale; tra i target raggiunti in questi anni, previsto al secondo punto dell’art. 2 dello Statuto associativo, la realizzazione di un “congruo collegamento viabilistico con l’obiettivo di salvare la montagna da ogni forma di abbandono e di degrado”.

All’associazione “Amici di Sussia” è ovviamente possibile iscriversi – anzi, è caldamente consigliato come forma primaria di sostegno alla stessa e alle sue attività oltre che come manifestazione di sensibilità verso Sussia e le sue montagne: trovate come procedere all’iscrizione qui.

[Immagine tratta da www.visitbrembo.it.]
Per saperne di più su Sussia e l’Associazione potete leggere l’articolo di “Montanarium.com” nella sua interezza: è pure una bella occasione per conoscere e seguire con continuità il sito, un progetto di narrazione delle comunità e delle persone di ieri e di oggi che vivono la montagna ideato e curato da Erica Balduzzi, sempre molto interessante e ricco di suggestioni alquanto significative intorno alla realtà delle terre alte.

N.B.: dove non diversamente indicato, le immagini sono tratte dall’articolo di “Montanarium.com”.

Una locandina sciistica che viene da un “altro” mondo

Lo sci, in questa stagione sta diventando un problema, la neve si scioglie al sole primaverile e praticare questo sport diventa una vera impresa. È un discorso che si sente fare spesso, ma non corrisponde alla verità, almeno in buona parte. Ormai, anche in piena estate, chi vuole praticare gli sport della neve può trovare l’ambiente ideale senza affrontare disagi di sorta.

Sembra di leggere un testo scritto secoli fa, vero? Invece la locandina è della seconda metà degli anni Sessanta (la funivia che da Madesimo raggiunse il Pizzo Groppera venne aperta nel 1964) e in così poco tempo le montagne hanno subìto, e stanno subendo, un cambiamento che non a caso viene definito “epocale”, in forza dell’evoluzione sempre più rapida e problematica della crisi climatica. Addirittura, quella che non era ritenuta una verità plausibile, cioè il fatto che non si potesse sciare anche d’estate, sta diventando l’esatto opposto, cioè che si possa ancora sciare in inverno.[1] Se ci pensate bene, pure al netto delle evidenze legate alla crisi climatica e alla trasformazione dei paesaggi montani, è qualcosa di veramente incredibile, quasi paradossale se non fosse così oggettivo, così reale. È un capovolgimento culturale profondo del quale probabilmente non siamo in grado di cogliere l’esatto portato, anche per la realtà in costante divenire: lo consideriamo ancora alla stregua di una curiosità, un evento bizzarro al quale tutto sommato si può ancora prestare poca attenzione, visto che per il momento la nostra vita quotidiana prosegue più o meno come prima e, al proposito, a sciare ci si può ancora andare. Solo per poche settimane all’anno e a volte grazie alla neve “finta” sparata dai cannoni, certo, mentre un tempo si iniziava ovunque a novembre e si finiva sui ghiacciai in ottobre per ricominciare subito dopo.

D’altro canto, se non stiamo capendo consciamente ancora molto di quello che sta succedendo, ancora meno possiamo capire che allo stesso modo nel quale il paesaggio esteriore si sta modificando – le montagne restano verdi anche in inverno, i ghiacciai scompaiono lasciando il posto a vaste pietraie, i colori che lo sguardo coglie nei panorami hanno molti meno bianchi e più toni opachi – sta cambiando anche il paesaggio interiore, quello che ci portiamo dentro e rappresenta il riflesso del mondo che abbiano intorno con il quale interagiamo anche solo semplicemente standoci. La nostra presenza nei luoghi che abitiamo o frequentiamo, anche solo per poche ore, si esplica in una relazione di tipo culturale che contribuisce a farci percepire il paesaggio (il quale è un costrutto, come diceva Lucius Burckhardt: una cosa che esiste nel momento in cui viene concepita), del quale noi stessi siamo parte. Dunque, il capovolgimento suddetto va ad agire su questa nostra relazione culturale, stravolgendola di conseguenza e pressoché inevitabilmente, finendo per modificare anche la nostra identità referenziale nel momento in cui si attiva tale relazione. Per dirla in breve: se cambia il paesaggio esteriore, cambiando quello interiore, cambiamo anche noi stessi e tutto avviene senza che, probabilmente, ce ne rendiamo conto.

[Gli skilift che fino agli anni Ottanta del Novecento servivano il versante nord del Pizzo Groppera, sulle cui piste fino ad allora si poteva sciare spesso anche in estate. Nelle immagini sopra: alcune vedute dello stesso Pizzo Groppera dal versante di Madesimo e da quello della Val di Lei.]
Quella locandina delle funivie di Madesimo, in buona sostanza, è come una fotografia di come eravamo (noi, non il luogo) sessant’anni fa grazie alla quale possiamo – e a mio parere dobbiamo – cercare di capire quanto siamo cambiati da allora, sia per ragioni naturali e sia per motivi indotti, incidentali, artificiosi, meditandoci sopra. In fondo, se allora si poteva sciare anche d’estate sul Groppera e oggi non più è il problema minore: ciò che conta è tutto il resto e noi che ci stiamo dentro, è il paesaggio che è noi e noi che siamo il paesaggio. E se non vediamo, trascuriamo o non capiamo quanto profondamente sta cambiando, e dunque come parimenti stiamo cambiando noi, be’, allora sì abbiamo un bel problema. Bello cioè brutto, certamente.

[1] È curioso notare che fino a qualche tempo fa il Pizzo Groppera era considerata una montagna molto adatta a ospitare un ghiacciaio. Al riguardo in un rapporto glaciologico del 1931 si può leggere che «In questi ultimi tempi è scomparso il Ghiacciaietto del Pizzo Groppera (m. 2948) riportato ancora sulle carte dell’I..G.M. e nella guida del C.A.I. Al suo posto v’è un discreto nevaio. La morena freschissima non alberga ancora un filo di erba. Ora è da osservare che il Groppera, nel versante settentrionale, ch’è quello della Val di Lei, ha condizioni più atte alla conservazione di un ghiacciaio che non il Carden (dorsale poco distante nela zona del Pizzo Ferré e del suo ghiacciaio, un tempo assai vasto e tutt’oggi presente anche se in fortissima riduzione – n.d.L.)».

Una “città” dentro un unico palazzo in mezzo ai ghiacciai

[Veduta aerea di Whittier. Foto del Forest Service Alaska Region, USDA, CC BY 2.0, fonti  www.flickr.com e commons.wikimedia.org.]
Di posti strani in giro per il mondo ce ne sono parecchi e spesso si trovano in zone montane o remote, le cui difficili geografie e morfologie contribuiscono parecchio alla loro stranezza.

In Alaska ce n’è uno che, in un’ipotetica graduatoria di tali posti, potrebbe piazzarsi molto bene: è Whittier, un piccolo centro abitato posto sulle frastagliate coste del Golfo di Alaska, ma in mezzo a grandi montagne e vasti ghiacciai, che è praticamente composto da… un solo grande edificio, il Begich Towers Condominium, che regala al comune il bizzarro “titolo” di «Città sotto un unico tetto» («Town under one roof» in originale).

[Foto di Enrico Blasutto, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
In questo grande (e obiettivamente brutto) palazzone, nato negli anni Cinquanta come caserma militare, vi abita la gran parte dei 272 abitanti di Whittier e si trova quasi tutto ciò che serve alla vita quotidiana della comunità: la stazione di polizia, una clinica, una videoteca, un negozio di alimentari, una chiesa, gli uffici comunali, un bed & breakfast, una lavanderia a gettoni e una piscina nel seminterrato. Solo le scuole sono in un altro edificio, che però è collegato al primo da un tunnel sotterraneo. In pratica, l’intera socialità della comunità di Whittier si svolge al chiuso della Begich Towers, il che certamente la agevola in considerazione del clima invernale parecchio ostico di questa parte del mondo (sei mesi di pioggia all’anno, venti fino a 130 km/h) ma di contro genera un che di claustrofobico non indifferente. La maggior parte delle persone in età da lavoro è invece impiegata al locale porto, nella gestione delle relative infrastrutture logistiche e nella pesca.

[Foto di Barbara Ann Spengler, CC BY 2.0, fonte commons.wikimedia.org.]
La cosa singolare è che Whittier è già di suo un luogo parecchio isolato. Da terra è raggiungibile solo attraverso uno stretto tunnel di oltre 4 chilometri nel quale possono transitare alternativamente sia le auto che i treni (le prime soltanto da 15 anni a questa parte, quando il tunnel venne adeguato allo scopo); dal mare vi si giunge attraverso rotte tortuose tra fiordi, baie e isole separate da stretti di varia taglia; infine ci sarebbe anche un piccolo aeroporto, ma la sua breve pista non genera sensazioni di grande sicurezza. Dunque, è come se gli abitanti di Whittier avessero deciso di rimarcare – e rivendicare con maggior forza – tale peculiarità geografica del loro comune isolandosi doppiamente dal resto del mondo, quello lontano e quello vicino, quasi separandosene come una colonia di viaggiatori spaziali dentro la propria astronave.

[Foto di Enrico Blasutto, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
D’altro canto, la stranezza di un posto del genere non è sfuggita ai tour operator crocieristici, tant’è che oggi Whittier si è attrezzato di un molo presso il quale in estate possono attraccare navi da crociera anche piuttosto grandi. Cosa poi ci facciano le migliaia di turisti che queste navi trasportano una volta sbarcati a Whittier, è per me un mistero. Mi auguro solo che non decidano tutte quante insieme di visitare l’interno della pur grande Begich Towers: sarebbe un pegno troppo grande da pagare rispetto all’isolamento suddetto!

Questa sera, a Castelletto Stura, per parlare di un prodigio inestimabile e a volte incompreso: l’acqua

L’acqua è una risorsa fondamentale per mille motivi, il primo dei quali è la vita che consente a ogni creatura del pianeta che abitiamo. Lo sappiamo tutti, sembra banale rimarcarlo: ma una tale ovvietà ci fa credere troppo facilmente che la presenza dell’acqua sia parimenti scontata, ancor più nella nostra parte di mondo e ai piedi delle Alpi. Ma si può ritenete “scontato” ciò che ci consente come nessun’altra cosa di vivere? Possiamo permettercelo, peraltro oggi che la crisi climatica in divenire sta modificando il nostro mondo in modi spesso impensabili (come per la siccità che ci ha riguardato solo tre/quattro anni fa)? E perché poi è così importante, l’acqua, non solo per le nostre vite? Cosa fa, cosa ci fa?

Questa sera, a Castelletto Stura (Cuneo), sarò ospite della “Festa dell’Acqua”, organizzata dal Comune locale con il sostegno della Pro Loco e del Consiglio Regionale del Piemonte, nell’evento di apertura “Acqua bene prezioso: risorsa ed energia”. Insieme a Simone Aime, ricercatore, storico dell’industria idroelettrica e autore di libri sulle dighe del cuneese, parleremo dei temi sopra accennati e di molte altre cose legate all’acqua, alla sua importanza fondamentale, alle peculiarità spesso sorprendenti, alla cultura che ne fluisce (letteralmente), ai paesaggi idrici e alla relazione con l’uomo che li abita.

Il tutto in un luogo, Castelletto Stura, che indica e manifesta nel proprio toponimo lo stretto legame con l’acqua e il fiume Stura di Demonte (lo vedete nelle immagini in testa al post), tra i più significativi delle Alpi orientali, negli anni Novanta incluso dalla CIPRA (la Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi) tra i soli cinque corsi d’acqua dell’intero arco alpino con caratteristiche di integrità dal punto di vista naturalistico e oggi inserito nell’area protetta del Parco Fluviale Gesso e Stura.

Come potrete intuire, sarà una serata bella, intensa e interessante nonché coinvolgente – noi faremo di tutto affinché lo sia e possa lasciare in dote qualcosa di significativo a chi sarà presente. Trovate i dettagli dell’evento nella locandina sopra pubblicata.

Dunque, segnatevi l’appuntamento e, se potete e volete, ci vediamo stasera a Castelletto Stura!

Domenica 15 giugno camminiamo “Insieme per la Montagna Sacra” in Valle Soana per rivendicare la necessità del limite sui monti

Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:

Lo potete anche scaricare in formato pdf qui.

Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.

[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]
Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:

Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.

Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.

Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:
www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
https://www.facebook.com/montagnasacra
Info: montagnasacra22@gmail.com