Domani sera a Pandino (Cremona), con Davide Sapienza e “La Terra (che) ci parla”

Domani sera 6 giugno, alle ore 20.30, nell’affascinante cornice del Castello Visconteo di Pandino (Cremona) e nell’ambito della rassegna letteraria “LibrInCorte” curata dalla locale Biblioteca, avrò nuovamente il gran privilegio di dialogare con Davide Sapienza in un evento dal titolo quanto mai significativo e ancor più narrativo: La Terra ci parla.

Affiancherò Davide in un viaggio lungo i suoi libri e la sua letteratura, le idee, i viaggi, le esperienze nelle geografie del pianeta e con altri grandi autori, le visioni nello spazio, nel tempo e nell’anima dei luoghi. Ma ancor più con il pubblico che sarà presente ascolterò Davide, figura capace come poche altre di percepire la voce della Terra e di tradurre le sue parole, le quali compongono una narrazione ancestrale che da sempre sta alla base della nostra vita nel mondo e della relazione che ci lega ad esso e ai suoi paesaggi: una narrazione della quale, appunto, Davide Sapienza si fa vibrante portavoce e illuminante testimone primario.

Per questo è sempre un privilegio poterlo incontrare, ascoltare, dialogare con lui: ogni volta è un’esperienza che lascia molte parole preziose nella mente e nell’animo di chi la vive.

Mi auguro che molti altri, domani sera a Pandino, vorranno godere di questo fortunato privilegio: dunque, se potete e volete, non mancate!

«Gli abissi sotto l’idillio» alpino nelle opere di tre dei più grandi scrittori del Novecento

[L’ampia sella del Passo dello Stelvio, punto di incontro tra i territori di Valtellina, Canton Grigioni e Alto Adige/Südtirol. Foto di Uwelino, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
La montagna come ambito di bellezza assoluta, luogo dell’anima, fonte di meraviglia e gioia… Sovente la consideriamo così, la montagna, un po’ per passione e sentimento sinceri e un po’ per convenzione, peraltro questa alimentata anche dalle narrazioni di molti grandi scrittori.

Di contro, ci sono stati scrittori altrettanto grandi che la montagna l’hanno raccontata in modi molti diversi se non antitetici a quelli appena detti: ad esempio Arthur Schnitzler, Guido Morselli e Thomas Bernhard. Il primo rileggendo la montagna psicanaliticamente, o per meglio dire freudianamente, e facendone la culla dell’elemento “perturbante” (unheimlich) costituito dalla sensazione di angoscia e paura al cospetto dell’estraneità di ciò che appare noto e familiare. Morselli ambientandovi uno dei suoi celeberrimi racconti devianti e distopici nel quale mette in scena una “drammaturgia della casualità” (come la definì Max Frisch) antitetica alla logica delle cose che verrebbe da ritrovare nella natura montana. Bernard raccontandola in maniera metaforicamente simbolica e iperbolica come un luogo di chiusura, di claustrofobia inevitabile, dove tutto «è perdita di tempo e quindi infelicità».

Tutti e tre, guarda caso, hanno scelto come contesto geografico delle loro opere le montagne tra la Valtellina, il (Sud) Tirolo e i Grigioni, quasi che identificassero in questa zona una sorta di “anima profonda” delle Alpi, nella quale ritrovare sicuramente la più estatica bellezza alpestre ma pure e non di meno «gli abissi sotto l’idillio», come racconta bene questo bell’articolo di Mattia Mantovani su “Rsi.ch” (leggetelo cliccando sull’immagine):

Franco Faggiani, il “maestro itinerante” – della narrativa di montagna

Sono sempre molto contento di leggere dell’uscita di un nuovo libro di Franco Faggiani. E non solo perché so già – senza essere affatto di parte – che sarà per diversi aspetti una bella lettura da affrontare, ma anche perché Franco è sempre più un punto di riferimento della letteratura di montagna italiana. Che forse non è così forte nella propria “identità di genere” – letterario, appunto – come ad esempio quella svizzera (ma inevitabilmente, per certi versi) e d’altro canto sta sempre più definendo una propria specificità, tanto narrativa quando variamente culturale, grazie ad autori d’assodata bravura come Faggiani.

Se possibile il suo nuovo libro, Il Maestro Itinerante, appena pubblicato dalle Edizioni CAI, possiede per me pure un elemento di fascino in più: gli Escartons. Infatti è la storia, tra realtà e fantasia, di un maestro nomade che si trova per la prima volta ad affrontare le complessità e il fascino delle incredibili comunità alpine. La valle di Pragelato è parte della indipendente Repubblica degli Escartons (1343-1713) quando Bertran Guyot, uscito dall’università religiosa di Torino, trova lavoro come maestro itinerante. Come d’usanza, è appena stato ingaggiato alla grande fiera franca di Oulx, punto di riferimento di tutti i montagnard delle valli circostanti. Sale nelle Terre Alte convinto di trovare una società primitiva, invece incontra un mondo molto più evoluto di quello delle pianure e perfino delle grandi città – una realtà che gli antropologi hanno definito “paradosso alpino“. Gli abitanti sanno già scrivere e far di conto, e vogliono conoscere ben altro: astronomia, filosofia, matematica, arte. Bertran saprà entrare a far parte della comunità, guadagnandosi la fiducia. Imparerà cose prima sconosciute: le regole della natura e degli uomini di montagna.

In effetti la Repubblica degli Escartons è stata a mio parere una delle cose più belle accadute nella storia delle Alpi, «una Unione Europea ante litteram» come dice lo stesso Faggiani in questa bella intervista di Pamela Lainati sul portale CAI “Lo Scarpone” (di Lainati è anche la foto qui sopra), perché era un’organizzazione politica basata sul libero scambio delle merci ma anche delle idee, dove perfino la donna godeva di un rispetto inusuale per l’epoca. «Era una società dove si praticava l’uguaglianza, l’accoglienza, nessuno era escluso – continua Faggiani, – gli anziani erano rispettati, i disabili ancora di più, c’erano persone che si dedicavano agli altri. Non c’erano differenze culturali, sociali, economiche, né linee di confine: nemmeno oggi ci sono, eppure si avvertono. Tutti avevano diritto a un’istruzione, uomini e donne, senza nessuna differenza, perché l’istruzione serviva non solo a conoscere tante cose, ma anche a poter esplorare in maniera molto più facile il mondo esterno.»

Insomma, Il Maestro Itinerante è un libro che sono proprio curioso di leggere, scritto da un autore che si identifica sempre più come un “maestro” della scrittura di montagna italiana e a sua volta itinerante, visti i numerosi territori montani che ha scelto come ambito delle storie narrate nei suoi libri, dopo averli esplorati a fondo. Territori speciali, ciascuno a modo proprio ma tutti in forza della loro meravigliosa essenzialità: come dice Franco, «Un buon posto con un bel panorama, un po’ di amici, un camino acceso e un orto per me sono più che sufficienti».

Per saperne di più sul libro, cliccate sulle immagini lì sopra. La prima presentazione si terrà a Milano alla libreria Monti in Città il 27 marzo, poi a Torino alla Libreria della Montagna il 3 aprile.