Il delitto perfetto (delle librerie di Roma)

(Foto di Matteo Abati, tratta da https://www.teatroecritica.net/2018/08/98238/)

Qualche giorno fa Claudio Morici ha pubblicato un “pezzo” su Internazionale dal titolo Il delitto perfetto, indagini sulla chiusura delle librerie a Roma che già risulta programmatico circa i contenuti offerti, col valore aggiunto del punto di vista assolutamente vivido e sagace dello scrittore romano (che “conosco” anche per aver letto questo suo libro).

Vi invito a leggerlo nella sua interezza (cliccate sull’immagine di Morici in testa al post per farlo) perché è estremamente interessante, e aiuta a far capire come funziona l’editoria contemporanea (spoiler: abbastanza male) e come ciò vada a coinvolgere quell’elemento socioculturale (oltre che economico, ovviamente) fondamentale per ogni comunità civica che è la libreria – quella vera, voglio dire, non quelle che sembrano supermercati.

Qui copio/incollo un breve estratto, che per quanto mi riguarda trovo assai significativo circa “lo stato dell’arte” sul tema. Il resto, come detto, lo potete leggere su Internazionale.

Il fattore stupidità
Credo che le librerie, come i libri, come le biciclette, come le gite al mare e gli adolescenti megalomani come me che rubano libri pensando di avere ragione, non moriranno mai di vecchiaia. Quello che ho capito in questa piccola indagine, è che non c’è un unico assassino. Le piccole librerie romane stanno morendo per un insieme di fattori. Sono bombardate da questi fattori. Arrivano fattori terra-aria, fattori a grappolo, fattori che pensi che sia una penna, la tocchi e ti esplodono in faccia.
E purtroppo in pochi le difendono, questo è il vero problema. Se vogliamo trovare un unico nemico direi che è sempre lo stesso, da anni, da secoli, il nemico dei libri e delle librerie. La stupidità.
Un caso esemplare è quello di Claudio Madau, 37 anni, libraio di Roma. È stato premiato dal presidente della repubblica Sergio Mattarella perché “esempio di civiltà”. È diventato una specie di eroe nazionale insieme ad altre 33 persone perché si è inventato “Dottor libro”: presentazioni di libri organizzate in ospedale.
Il 5 marzo scorso, quando gli hanno dato la medaglia – con la cerimonia, le telecamere dei tg e tutto il resto – chissà se hanno anche capito che la sua libreria, proprio accanto all’ospedale San Giovanni, ha chiuso da tempo. In due anni e mezzo di lavoro estenuante, senza aiuti, senza finanziamenti, hanno provato a vendere libri e a dare “esempi di civiltà”, ma non guadagnavano niente. E qui volevo inventarmi una bella battuta per sdrammatizzare la loro situazione, ma forse è meglio astenersi.

Imparare a fotografare bene con uno bravo

Anche quest’anno collaboro con la Pro Loco di Carenno (Lecco) nell’allestimento della rassegna cultura Una Montagna di Eventi, dedicata alla valorizzazione del territorio montano locale e delle sue notevoli peculiarità attraverso le arti e la cultura – anche con iniziative di valore particolare contestualizzate al luogo e agli scopi suddetti e, per questo, certamente originali ed esclusive.
La prima di queste iniziative, emblematica al riguardo, è quella di cui potete leggere qui sotto, che si fa forza di una presenza assolutamente prestigiosa. Se ne siete interessati, nell’articolo troverete anche come parteciparvi.

Le nostre montagne offrono a chi le esplora innumerevoli scorci meravigliosi, la cui bellezza cerchiamo di fissare e rendere ricordo attraverso la fotografia. Ma l’immagine fotografica può essere uno strumento in grado di fare molto di più che riprendere un bel panorama: può riuscire a raccontare il territorio, a rappresentarne il paesaggio, a cogliere l’armonia tra morfologie naturali e interventi antropici giungendo a fissare in uno scatto la presenza e l’essenza del Genius Loci del luogo, della sua anima profonda. Quando ciò accade, la fotografia è come un libro da leggere, uno storytelling visivo nelle cui immagini ogni elemento è come una pagina di quel libro, un dispositivo di autentica relazione col territorio e di conoscenza di esso per il quale conta certamente l’amenità dei luoghi ma, ugualmente, conta la sensibilità del fotografo. Come ha scritto Fernando Pessoa, «È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo», ed è in ciò che la fotografia di paesaggio trova la sua maggiore e più preziosa poesia.

Su tali principi nasce il Workshop di fotografia outdoor con cui la Pro Loco di Carenno inaugura l’edizione 2019 de “Una montagna di eventi”, la rassegna culturale con cui l’associazione si propone di mettere in luce e valorizzare la bellezza e le peculiarità uniche del territorio montano di Carenno attraverso iniziative di grande pregio che fanno della cultura e delle arti gli strumenti per tale valorizzazione. In forza di ciò, il workshop è stato affidato a uno dei migliori fotografi italiani del settore, Umberto Isman, professionista dal 1992, giornalista pubblicista, attivo in maniera preponderante nella fotografia di paesaggio, architettura, reportage, collaboratore delle migliori testate nazionali tra le quali Bell’Italia, Airone, Gente Viaggi, Tuttoturismo, Meridiani, Traveller, QuiTouring, I Viaggi di Repubblica e, nel settore dell’outdoor, Meridiani Montagne, Sci, Ski-alper, Cycle e molte altre.

Umberto Isman.
Il workshop, aperto a tutti, prenderà in considerazione sia gli aspetti tecnici che quelli artistici e comunicativi. Il corso si svolgerà nelle due giornate di sabato 15 e domenica 16 giugno con base a Carenno e uscite sui monti circostanti, durante le quali si alterneranno fasi teoriche e di esercitazione pratica oltre che di condivisione della grande esperienza maturata da Umberto Isman nella sua pluridecennale carriera. Il costo è contenuto a soli 40 Euro e vi sarà possibilità di pranzi a 10 Euro e di pernottamento su richiesta. Le iscrizioni (al numero 339/860.18.38 o alla mail procarenno@gmail.com) si chiuderanno il 10 giugno e, in considerazione dei posti limitati nonché del notevole valore del workshop, è consigliabile non indugiare troppo con l’adesione.

Dunque, anche per l’edizione 2019 de “Una Montagna di Eventi” la Pro Loco di Carenno ha messo in cantiere una serie di iniziative di grande spessore che, dopo il prestigioso workshop di Isman, proseguirà con altri importanti e spettacolari eventi, tutti quanti con denominatori comuni la montagna carennese, la sua straordinaria bellezza e la valorizzazione dei numerosi tesori culturali che sa offrire.

N.B.: cliccate sull’immagine della locandina per scaricarla in versione pdf.

“Carlo Mollino, architetto” di Luciano Bolzoni, lunedì 20/05 a Milano!

«Carlo Mollino era un genio. Il suo gusto eclettico conduce lungo un viaggio, fluido come la sua mente, durante il quale andiamo a scoprire una visione moderna che passa dalle auto veloci alla scultura, una specie di arredamento fatto di cerchi concentrici, quel suo battito di ciglio che creò il posto a sedere al teatro dell’opera dove, con soggezione e gratitudine, anche io mi sono accomodata.»

Vi ho già fatto cenno qualche giorno fa, qui sul blog, del nuovo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino, architetto. Nel frattempo ho ricevuto la mia copia: è un volume bellissimo, ricco di illustrazioni, densissimo di nozioni, narrazioni, aneddoti, riflessioni, percezioni, intrecci, storie di incontri. Che poi sono diventate testimonianze preziose e intriganti, come quella da cui è tratta la citazione in testa a questo post, della leggendaria Patti Smith. E il bello è che non l’ho ancora letto (lo farò a breve e, ovviamente, ve ne darò conto) ma è uno di quei volumi che già tenere in mano è, come dire… appagante, per quanto si può essere consci di avere tra le mani un’opera preziosa e importante.

Carlo Mollino, architetto, edito da Silvana Editoriale, sarà presentato in prima assoluta lunedì prossimo 20/05, alle ore 18, presso la libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano. Un appuntamento da non perdere (è targato Alpes: una garanzia di altissima qualità) per un libro imperdibile. Ergo, se siete in zona o potete esserci, non mancate!

Omar Sartor, fotografo (e non solo)

Omar Sartor non è solo e semplicemente uno dei più originali e intriganti fotografi italiani. Osservo e ammiro da tempo i suoi vari lavori fotografici e, al di là della primaria, intensa suggestione estetica ed emozionale, mi viene da riflettere che Sartor in verità è tra i pochi capaci di manifestare nella fotografia una sorta di inopinato prodigio, cioè quello – lo dico in modo “mitologico”, metaforico ma nemmeno così tanto – di riuscire a fissare sulle proprie immagini sia i Genius Loci che i Lari: i numi fondamentali che presiedono ai luoghi abitati dall’uomo, i primi, e a quelli attraversati, i secondi. Ovvero, più pragmaticamente, con la sua produzione fotografica Sartor manifesta la dote di dare una “regola” a ogni ambito che riprende, sia esso nella Natura più o meno antropizzata oppure in uno spazio domestico: una regola che da un lato è estetica, di ricerca di equilibrio e definizione armonica (dunque pure estatica, per molti versi), dall’altro è razionale e raziocinante, meditativa, deduttiva.

(Cliccate sulle singole immagini per aprirle nella galleria.)

E’ come se nelle varie immagini – sia quelle legate alle sue committenze per numerose aziende di design, sia le altre che, per mera chiarezza, potrei definire “di paesaggio” – la realtà si palesasse in tutta la sua materialità evidente, palese e comprensibile ma, da questi stessi risalti, si formasse pure una immagine immateriale che apre la percezione a innumerevoli altri significati: in primis quelli «radunati nel luogo» – come dice la nota definizione di Genius Loci di Christian Norberg-Schulz – peraltro non sempre così evidenti come si potrebbe pensare, ma pure quelli che vi derivano e che contribuiscono a determinare il concetto e la percezione del “paesaggio” – che si genera ovunque, nei vasti spazi all’aperto come negli ambiti minimi del vissuto quotidiano.

La fotografia di Omar Sartor è dunque “artistica” nel senso più pieno e “superdimensionale”: in grado di andare oltre molte potenziali possibile limitazioni espressive, portando in sé l’elemento estetico ed estetizzante verso ambiti di inaudito rigore creativo. Un ossimoro, apparentemente, che tuttavia trova notevole e assai concreta oggettività proprio nella sua dote “artistica” di saper rappresentare la realtà in modo ampio e “amplificato”, sia materialmente che immaterialmente.
È un “architetto dell’immagine”, Sartor, un creativo dell’anima dei paesaggi ovvero di tutto ciò che possa essere percepito, concepito e abitato dall’uomo, esteriormente e interiormente.
Ecco.

Sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo): il “Portale SITIP” di Francesco Lussana

[…] Infine, ultima ma non ultima – ovvero per certi versi più importante – interpretazione del Portale, è quello che in fondo richiama la stessa matrice artistica che da ormai vent’anni Francesco Lussana porta avanti con la propria produzione d’arte: l’essenza industriale dell’opera, la propria sostanza materiale ovvero la struttura di cui si compone, la quale campata è formata da due travi a doppio T atte al moto di un classico carro a ponte – struttura che poi, in modo più minimalista ma per lo stesso motivo, richiama anche quella di un capannone industriale, come i tanti che rappresentano nel modo architettonicamente più evidente la storia industriale ed economica del nostro paesaggio orobico e lombardo in generale. “Inizio e modo di operare in tutto il corso dell’opera”, citando di nuovo una delle interpretazioni esoteriche dell’elemento porta/portale: in fondo è qualcosa di assolutamente valido anche per la matrice industriale del Portale SITIP. Da esso si transita ma pure – per così dire – si viene sollevati verso una visione più aperta e consapevole del paesaggio nel quale è inserito e della sua storia (dunque della storia della gente che lo abita) nonché guidati – le due travi sono atte ad essere sedi delle guide di transito del carro a ponte, appunto – sulla direttrice che dalla città porta alla periferia e alla campagna e viceversa, rimarcando quel costante rapporto tra questi due elementi della comune storia quotidiana […]

Questo è un brano del testo critico e di presentazione da me scritta del Portale SITIP, la nuova monumentale installazione di Francesco Lussana – senza dubbio tra i più originali artisti in circolazione – che verrà inaugurata sabato 11 maggio alle ore 10.30 a Torre Boldone, alle porte di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, e la cui presenza nel locale Bosco Urbano – polmone verde inserito tra le principali direttrici del traffico stradale e ferroviario della zona ovvero tra la città e la zona prealpina – sarà accompagnata dal suddetto mio testo, che da sabato potrete leggere in loco nella sua forma completa, ovviamente.

Insomma, ribadiscointervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!