Grüße aus Berlin

Berlino, 2017.
Visioni crepuscolari di una “città-mondo” che da tempo è insieme alba e tramonto dell’Europa, contraddizione e consequenzialità, definizione e dubbio. Luogo dal Genius Loci “bipolare”, il cui dialogo svela verità attraverso dilemmi mentre il tempo corre sempre un po’ di sbieco, come appesantito dalla storia.

P.S.: su altre mie “visioni” berlinesi, date un occhio pure qui (peraltro è “un’occhiata” assolutamente all’ordine del giorno, purtroppo) – e altre ne verranno, a breve.

Anna Frank è qui, sempre

Ingresso dell’Anne Frank Zentrum, Berlino (https://www.berlin.de/it/musei/3108938-3104087-anne-frank-zentrum.it.html)

C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.

(Anna FrankIl diario di Anna Frank, XV ediz., Mondadori 1966, traduzione di Arrigo Vita, pag.199.)

Banale oggi pubblicare una citazione di Anna Frank? Probabilmente sì. Facile, prevedibile, ovvio, senza dubbio.
O forse, “banalità” è pensare che non sia il caso di pubblicarla sempre, cioè che Anna Frank non sia sempre ben presente tra di noi e particolarmente oggi, quando certe dimostrazioni di infame ignoranza, per mera superficialità diffusa, vengono facilmente scambiate per “cose banali” perpetrandone in tal modo la malvagità, immateriale e latente solo all’apparenza. Quella che ci costringe ogni volta a ricominciare da capo, nell’inesorabile illusione che sia l’ultima.

Di contro, è ancora più facile – ancorché comprensibile – oggi scrivere “siamo tutti Anna Frank”. No, non siamo affatto Anna Frank. Molto di più, siamo tutti quei trogloditi travestiti da tifosi di calcio (e di quale squadra proprio non importa, tanto meno se sia sportiva o che altro) dacché, se la “società civile” di cui con loro facciamo parte non riesce ancora a non contemplare tali manifestazioni di meschina barbarie, la colpa è inevitabilmente di tutti. Nessuno escluso.

Senza umanità la vita è violenza (Charlie Chaplin dixit)

La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto.

(Charlie Chaplin alias “il Barbiere Ebreo” ne Il Grande Dittatore, 1940.)

Mi viene da aggiungere: più che un futuro, ci serve un presente, costruito su ciò che il passato insegna e in grado a sua volta di fare da solida fondamenta per un buon futuro. Un presente vero, non un’eterna sospensione come quella che viviamo, nella quale ci illudiamo di saperci “protendere” verso il futuro (solo immaginandolo, senza costruirlo concretamente) senza più bisogno del passato (dimenticando del tutto la storia, anzi) ma in realtà ci stiamo solo arrotando attorno a noi stessi e alle nostre ipocrisie: il carburante perfetto per perderci nella più barbara violenza – quella che già Chaplin denunciava nei tempi bui in cui uscì la sua celeberrima opera filmica. E se oggi abbiamo più luce di allora, vediamo di non lasciarla spegnere di nuovo, come se non peggio di allora.

Conoscete Gottardo Archi e le sue opere d’arte?

(Cliccate sull’immagine dell’articolo per aprirla in un formato più leggibile.)

Conoscete il pittore bergamasco del Cinquecento Gottardo Archi?

No? Beh, comprensibile. Non fu certo famoso come altri della sua epoca, anzi, non dipinse mai per prestigiosi committenti o per ottenere la celebrità, non fu un professionista dei pennelli del tempo. Eppure, le 11 tele che produsse nel corso della sua vita rappresentano un ciclo a suo modo “sconvolgente”, per come fissò nelle immagini dipinte un vero e proprio sconvolgimento urbano, sociale e culturale che subì Bergamo nella seconda metà del Cinquecento, e che anche oggi, a quasi cinque secoli di distanza, risulta profondamente emblematico circa le trasformazioni che sta subendo la realtà contemporanea, attorno a noi ma pure, forse soprattutto, dentro di noi.

La vita di Gottardo Archi, nonché i luoghi e gli eventi che la resero così significativa, la potrete conoscere sabato prossimo 21 ottobre, a Bergamo Alta, grazie a La vera storia di Gottardo Archi, il nuovo libro di Davide Sapienza intorno al quale avrò l’onore di chiacchierare con lui e con Gino Cervi, direttore della collana Genius Loci di Bolis Edizioni nella quale il libro è pubblicato. Ma insieme chiacchiereremo anche con la città, i luoghi del romanzo, la storia, lo spazio, il tempo, la vita. E capirete perché, in realtà, non potete conoscere Gottardo Archi e le sue fantastiche tele…

Siateci, insomma. Sarà una bellissima giornata, senza alcun dubbio.