Lo sci energivoro

Analizzando i dati di bilancio pubblicati da quattro principali comprensori della Valle d’Aosta (Pila, Monterosa, Cervino e Courmayeur), è stato calcolato in un range da 9 a 19 kilowatt/ore pro-capite il consumo energetico a giornata di ciascuno sciatore. Un calcolo che esclude comunque viaggio, albergo e altri consumi, ma che si limita a spalmare sul numero medio di biglietti paganti il consumo di energia per gli impianti e l’innevamento artificiale. E se venisse aggiunto almeno anche il gasolio degli spazzaneve fa lo stesso: basta questo calcolo approssimativo, che indica nel valore energivoro di circa dodici cicli di routine di una lavatrice il consumo medio di ogni singolo sciatore, a rendere bene l’idea del problema.

Questo è l’incipit dell’articolo di Paolo Martani Lo sci alpino è un settore troppo energivoro: a breve ‘pagheremo caro, pagheremo tutto’, pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il 12 febbraio scorso; cliccate sull’immagine lì sopra per leggere l’articolo nella sua interezza. È un altro contributo interessante e concreto sulla realtà del turismo sciistico contemporaneo, tanto più in questo periodo di prezzi record dell’energia: una realtà che, purtroppo, sembra diventare ogni giorno di più surreale, ecco.

Costruire male in montagna (si fa)

[Immagine tratta da qui e anche da qui. Cliccateci sopra per ingrandirla.]
Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo intitolato Costruire bene in montagna (si può) nel quale raccontavo l’esperienza sulle Alpi di Gion A. Caminada, uno dei più importanti e stimati architetti operanti nella regione alpina, prendendola a modello di come sui monti si possa costruire con stile innovativo, attenzione e coerenza culturale, sensibilità paesaggistica e con il più elementare tanto quanto prezioso buon senso. Caminada non è l’unico progettista virtuoso in tal senso, ve ne sono parecchi in attività e capaci di proporre cose veramente interessanti: cito tra i tanti Enrico Scaramellini, ad esempio (perché lo conosco direttamente ma ciò senza porre in secondo piano gli altri, italiani e non).

Di contro, purtroppo, costruire male in montagna si fa e ancora troppo spesso, e di frequente senza che all’apparenza vi sia coscienza dei danni cagionati al territorio alpino e al suo paesaggio da parte dei promotori di tali opere, anzi, tutt’altro. Malauguratamente, secondo alcune fonti autorevoli che operano nella salvaguardia ambientale alpina un esempio grande e lampante al riguardo sembra lo stiano diventando le opere in realizzazione per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026. Di recente la CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, ente prestigioso e importante, ha pubblicato un dossier sul tema intitolandolo significativamente Olimpiadi invernali 2026: non c’è traccia di sostenibilità, che lascia ben poco spazio alla speranza di interventi nei territori montani che saranno sede delle gare realmente virtuosi, contestuali al paesaggio, sostenibili, ragionevoli, denunciando d’altro canto le ingenti somme di denaro pubblico che verranno spese per lavori del cui futuro post-olimpico non c’è alcuna certezza concreta, con il rischio che diventino ennesimi ecomostri sparsi sulle Alpi a danneggiare gravemente il loro paesaggio e la nostra relazione con esso.

Nella lettera aperta che la CIPRA ha sottoposto al CIO e al Comitato Olimpico Italiano, così si legge:

Le esperienze degli ultimi decenni hanno dimostrato che le Alpi non sono adatte ad ospitare questi grandi eventi, dannosi per l’ambiente e con gravi conseguenze per le comunità locali. Anche in occasione delle ultime Olimpiadi invernali tenutesi nelle Alpi – quelle di Torino 2006 – alle zone di montagna sono rimasti solo debiti e cattedrali nel deserto come la piste da bob e i trampolini per il salto con gli sci. […]
Il fatto che i Giochi si svolgeranno in diverse località (Milano, Valtellina, Cortina, Val di Fiemme) e il gran numero di strutture esistenti (per lo sport, i trasporti e gli alloggi) dovrebbero alleggerire il carico sugli ambienti montani interessati e mantenere un approccio economicamente responsabile nell’organizzazione dei Giochi. Ma, in realtà, non sarà così. Mentre alcuni aspetti dell’organizzazione dei Giochi da parte della “Fondazione Milano Cortina 2026” mostrano l’intenzione di rendere le Olimpiadi più sostenibili, un’attenzione simile non viene data agli impianti di gara, che saranno costruiti dalla società “Infrastrutture Milano Cortina 2026”. Almeno due delle quattordici sedi di gara sollevano seri dubbi sulla loro sostenibilità economica e ambientale: il rifacimento della pista di bob “Eugenio Monti” a Cortina e l’impianto per il pattinaggio di velocità su ghiaccio a Baselga di Piné, in Trentino. La nuova pista di bob di Cortina, voluta dalla Regione Veneto e dal Comitato Olimpico Italiano, è solo l’esempio più eclatante dell’insostenibilità dell’evento. I responsabili politici, locali e non, mostrano una mancanza di volontà di reinterpretare realmente il modello dei Giochi Olimpici in termini di sostenibilità. Oltre alle opere “essenziali”, ci sono numerose infrastrutture “connesse” e “di contesto” che avranno un impatto. Ne sono un esempio le strade e le circonvallazioni in paesi come San Vito di Cadore, dove verrebbero sacrificati ettari di prato, o i tre nuovi collegamenti sciistici proposti per Cortina-Badia, Cortina-Arabba e Cortina-Alleghe Civetta nel cuore delle Dolomiti. Vi è inoltre la nuova edilizia speculativa indotta dalle Olimpiadi, come il progetto previsto a Passo Giau per la costruzione di un albergo con un volume di 40.000 metri cubi a oltre 2.000 metri di quota, il tutto in un paesaggio unico dove esiste già un rifugio-albergo chiuso da dieci anni. […]

Potete leggere la “lettera aperta” nella sua interezza qui o cliccando sul link presente lì sopra nell’articolo.

Ora, posto che per mia natura non voglio assumere un atteggiamento totalmente ostruzionista già quattro anni prima dell’evento, sperando (ingenuamente, già) che vi sia ancora modo di porre rimedio ad almeno qualche intervento in atto – un po’ come si spera di visitare il Loch Ness in Scozia e d’improvviso veder spuntare dalle acque la testa del celeberrimo mostro, ecco – credo che alla base della questione vi sia una contraddizione ormai palese, che lascia la stessa pressoché irrisolvibile – almeno restando lo stato delle cose per come sono state realizzate e elaborate dal Novecento a oggi – e che si può riassumere in queste semplici domande: ma può essere sostenibile un evento come le Olimpiadi? O pretendere che lo siano è un po’ come volere la botte piena e la moglie ubriaca?

Torno dunque a leggere quanto appunta la CIPRA, in un altro passaggio del suo dossier:

La popolazione locale ha preso coscienza di questi effetti negativi. I referendum nei Cantoni svizzeri del Vallese e dei Grigioni, nel Tirolo austriaco, così come a Salisburgo e Monaco di Baviera/D, hanno dimostrato che gran parte della popolazione alpina non è più disposta a subire le conseguenze negative delle Olimpiadi invernali.

Già, perché forse il punto è proprio che Olimpiadi come quelle che si sono svolte fino a oggi, sulle Alpi e altrove nel mondo, non hanno più un senso logico e non possono più essere proposte ovvero vanno radicalmente ripensate. Ma c’è la volontà di farlo, di attuare questo necessario ripensamento, ove non vi sia la coscienza civica a imporlo? Vedremo, ma anche qui al momento la (mia) speranza pare solo una purissima ingenuità.

P.S.: delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 ho disquisito di recente anche qui.

Olimpiadi. O-ppure no.

Il comitato organizzatore ha inserito la pista nel programma ufficiale: qui, secondo le previsioni, si terranno le gare di bob, di slittino, di skeleton e forse anche di parabob, durante le paralimpiadi. Prima, però, la pista va ristrutturata. È un cantiere complesso e costoso, da oltre 60 milioni di euro, con conseguenze rilevanti per un ambiente particolarmente delicato come la montagna. Molte persone a Cortina si stanno chiedendo se ne valga davvero la pena.
[…]
Gli organizzatori e le istituzioni non vogliono sentire parlare di alternative. Giovanni Malagò, presidente del CONI, è stato piuttosto perentorio: la pista si farà con le modifiche previste, senza cambiare progetto, e Cortina ospiterà le gare in un impianto nuovo di zecca. «Sapete come si dice a Roma? Abbasta», ha detto, riferito alle rivendicazioni degli ambientalisti.

Citazioni tratte dall’articolo pubblicato martedì 16 novembre 2021 su “Il Post, che potete leggere nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa a questo post.

Le Alpi sono uno spazio naturale e culturale particolarmente sensibile che non si presta ai Giochi olimpici invernali. Il loro svolgimento assume attualmente dimensioni che non sono più compatibili con le regioni alpine, perlopiù articolate in spazi ristretti e frammentati. I requisiti posti dai Giochi olimpici invernali in termini di infrastrutture di trasporto, impianti sportivi e offerta alberghiera sono ormai così elevati che nelle Alpi non possono più esser soddisfatti. La dilatazione dei Giochi, con un numero sempre maggiore di competizioni, rappresenta un carico eccessivo per le località di svolgimento e le regioni circostanti. Gli impatti delle Olimpiadi invernali hanno superato una soglia che non è più accettabile, tanto per la natura quanto per l’uomo.
[…]
A queste condizioni il futuro delle Alpi può solo prospettarsi libero da Olimpiadi. In futuro i comuni e le regioni delle Alpi devono rinunciare a candidarsi per i Giochi olimpici invernali. Il lancio di dispendiose candidature, che sottraggono allo Stato e ai comuni ingenti risorse, indispensabili per garantire altri servizi, è da evitare in via di principio. In considerazione della indisponibilità del CIO a intraprendere una radicale inversione di rotta, le regioni alpine devono trarre le dovute conseguenze: Alpi libere da Olimpiadi – oggi e in futuro!

Citazioni tratte dalla Presa di posizione ufficiale della CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, prestigioso ente transnazionale che non può certamente essere semplicisticamente definito “ambientalista” – redatta in data 21 febbraio 2014 (più di sette anni fa, già) – e contenuta nel relativo “Dossier Olimpiadi”, che analizza in maniera approfondita il rapporto tra Giochi Olimpici e territori alpini.

Bene: confrontate e riflettete, liberamente.
Tanto, di Olimpiadi invernali milanocortinesi del 2026 e cose affini toccherà sicuramente tornare a disquisire. Spero positivamente, temo negativamente.