Tutti montanari, ma di un’altra razza

La mattina presto si sfalcia senza fatica. Di tanto in tanto bisogna affilare la falce con la cote che si porta nel bossolo allacciato alla cintura. La pietra dev’essere bagnata: c’erano bergamaschi, livignaschi o trepallesi che la portavano in tasca, prima di arrotare dovevano sputarci sopra, il che fino mezzogiorno richiedeva una notevole quantità di saliva, ma molti di loro ciccavano e la bocca restava umida; oppure ogni tanti pisciavano sulla cote, cosa che secondo loro la rendeva molto più mordente. Quelli erano appunto dell’altra parte, montanari anche loro, ma un’altra razza. I contadini qui hanno il portacote alla cinta e quando falciano si sente il cloc cloc della cote. Ogni tanto quando non c’è più niente da bere e non ci sono ruscelli in vicinanza, mandano i bambini a prendere l’acqua col bossolo e l’acqua ha il gusto di legno e di terra.

(Oscar Peer, Il Ritorno, Edizioni Casagrande, 2006, traduzione dal romancio di Marcella Palmara-Pult, pag.24.)

Scrivere è come arare la Terra

Scrivere non è che una tappa sul cammino della consapevolezza di appartenere alla Terra. L’atto di scrivere non può essere una semplice reazione, un gesto impulsivo e autoreferenziale per soddisfare mere necessita dell’ego o economiche; e soprattutto non può prescindere dall’interazione profonda con il rilevamento topografico prodotto dalla psiche impegnata a registrare il fare dal nulla. La scrittura è un atto fisico. Scrivere è come arare: abbiamo i semi da sotterrare, da affidare alla Terra, da coprire e poi curare, facendo un patto con la vita che ci ha originato e che ci concede di essere conosciuta e sperimentata nel tempo che ci è dato. Ma prima, questi semi, dobbiamo intercettarli nella brezza che li culla. Senza l’ascolto, senza il silenzio che cammina con noi, sarà difficile coglierne il lieve frullare in quel venticello.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.25.)

Giacomo Paris, “La fidanzata di Hegel”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: uno dei più grandi intellettuali di sempre, filosofo “tedesco/prussiano” nel senso più classico e più intenso della definizione, il pensatore idealista e dell’Assoluto, colui che cercò di mettere in relazione Dio e ragione o che di fronte alla grande bellezza e alla meraviglia delle Alpi riuscì a restare indifferente, addirittura ritenendo che lo spettacolo della Natura rappresenterebbe «una caduta, uno smarrimento dell’Idea». Ve lo immaginereste, un personaggio all’apparenza così intellettualmente granitico, ad amoreggiare languidamente e lascivamente con una semplice e modesta locandiera, per di più sposata?
Difficile pensarlo in tali situazioni così poco “filosofiche”, senza dubbio. E se invece, proprio perché situazioni del genere appaiano totalmente distanti da chi ne dovrebbe essere protagonista, esse diventassero paradossalmente plausibili, per il semplice principio che le maggiori ambiguità dell’animo umano spesso si nascondono “dentro” quegli individui che sembrano e se ne dichiarano, nei fatti e nelle parole pubbliche, immuni? Di più: se una tale ambiguità d’animo – e di carne, nello specifico – fosse necessaria, se non imprescindibile, per in qualche modo giustificare il rigore del pensiero nella mente salvandola da una altrimenti certa implosione intellettuale?
Giacomo Paris, raffinato scrittore bergamasco nonché docente di filosofia, psicologia e storia, torna a scavare negli angoli meno illuminati della vita di un grande personaggio storico – e scrivo “torna” dacché lo ha già fatto lo scorso anno con un altro mostro sacro del pensiero umano, Sigmund Freud, “psicanalizzato” ne Il sigaro di Freud: questa volta, appunto, il protagonista è Hegel e il frutto intrigante di quello scavo è La fidanzata di Hegel (Bolis Edizioni, 2019), racconto tanto breve – sono poco più di 80 pagine – quanto intenso e pulsante col quale si ripropone la notevole capacità di Paris di generare una particolare forma di fiction storica che sa ampliare realtà che pensiamo conosciute e pienamente sviscerate portandole fino ai limiti dello stupore ma, sempre, con un’intensità narrativa nonché speculativa che cattura il lettore, da un lato, e conferisce un indiscutibile spessore letterario al testo dall’altro []

(Leggete la recensione completa de La fidanzata di Hegel cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La geografia è uno specchio della psiche

La geografia è uno specchio della psiche, nella quale si riflette: e quasi ovvio dirlo, ma la via di comunicazione tra questi due luoghi e costituita dalla percezione che a sua volta viene educata attraverso il cambiamento indotto dei paesaggi interiori, plasmati da ciò che vediamo e sperimentiamo fuori dal nostro corpo. Il processo di definizione del territorio che abbevera lo spirito e la mente, avviene infatti attraverso il corpo – il canale di comunicazione più importante con la realtà circostante. Il corpo deve potersi muovere, deve viaggiare, deve percepire, deve raccogliere dati visibili e invisibili che ritrasmette alla mente e alla psiche sotto forma di emozioni e di pensieri.

(Davide Sapienza, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, Bolis Edizioni, 2019, pag.77.)

Nevica come nascono le vacche

Anche durante il giorno, dopo le quattro, si rimette a nevicare. Prima delle quattro, il cielo si alza, forse per quel poco di sole che c’è, anche se invisibile, sopra gli strati della nebbia. Poi, nell’ora che solitamente il sole scompare dietro l’alta montagna, il grigio del cielo si abbassa fino al limitare dei tetti, e riprende la neve. Forse, durante la notte, il tempo è regolato dalla legge che governa, dicono, il parto delle vacche: forse è effetto della luna, anche se la luna non si vede sopra gli strati spessi della nebbia: i contadini sorvegliano le vacche fino alla mezzanotte e, se per quell’ora non si sono sgravate, possono anche buttarsi sullo strame per tre o quattr’ore, il vitello nascerà all’alba.

(Giovanni Orelli, L’anno della valanga, Edizioni Casagrande, 1991-2017, pag.22; 1a ed. Mondadori 1965.)