Il mondo salverà il mondo #18

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#18: Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, Da Mleta a Gudauri, 1868.

L’Engadina di Lizzie Le Blond

In quel meraviglioso scrigno di tesori documentali e visivi che è l’Archivio Culturale dell’Alta Engadina (Kulturarchiv Oberengadin/Archiv culturel d’Engiadin’Ota), tale anche per custodire le testimonianze storiche di uno dei luoghi più emblematici – e più belli, inutile dirlo – di tutte le Alpi, è disponibile da qualche giorno l’archivio di immagini fotografiche di Elizabeth Hawkins-Witshed Burnaby Main Le Blond, in breve Elisabeth Main ma ancor meglio conosciuta come Lizzie Le Blond, una delle prime alpiniste e tra le migliori della sua (pioneristica) generazione, capace di salire il Disgrazia per la prima volta d’inverno, il 16 febbraio 1896, e di compiere altre notevoli imprese alpinistiche invernali un po’ ovunque sulle Alpi senza mai tralasciare di indossare le sue celeberrime gonne vittoriane o i raffinati copricapi, che le conferivano uno stile impeccabile e unico (aveva origini nobili, d’altro canto), e parimenti senza trascurare una vivacissima vita sociale – si sposò ben tre volte, per dire, e dai cognomi dei mariti deriva la lunghezza del suo nome completo.

Ma Lizzie Le Blond fu anche una grande fotografa, appunto, e oggi le sue immagini rappresentano pure un’inestimabile testimonianza storico-geografica sul territorio dell’Engadina tra fine Ottocento e primi del Novecento e sull’evoluzione del suo paesaggio al crescere del turismo in loco e in forza delle conseguenti trasformazioni dei luoghi, oltre a permettere di constatare quanto siano cambiate le montagne engadinesi rispetto a oggi – i ghiacciai in primis, al tempo talmente più vasti di oggi da far apparire quelle montagne quasi irriconoscibili.

Nella galleria qui sopra vi propongo una minima selezione delle fotografie che potete trovare nell’archivio “Elisabeth Main”, nel quale c’è veramente da sbizzarrirsi e ancor più da emozionarsi – senza ovviamente contare tutto il resto dell’eccezionale patrimonio custodito dall’Archivio Culturale dell’Alta Engadina. Da visitare assolutamente.

P.S.: grazie a Michele Comi che indirettamente mi ha reso edotto sulla disponibilità dell’archivio fotografico di Lizzie Le Blond.

Ogni cosa si imprime nel paesaggio

[Dintorni di Confrides, Spagna. Foto di Jack Anstey da Unsplash.]

Solitamente i fatti che lasciano tracce precise nel paesaggio sono quelli che riguardano le attività di trasformazione territoriale, l’apertura di una strada, l’inizio dei lavori, un bel mattino, per la costruzione di una casa, l’inaugurazione di una fabbrica, ecc. È possibile dividere i fatti che incidono nel paesaggio, come questi, dai fatti che si servono semplicemente del paesaggio ma che riguardano nella realtà la politica, le relazioni sociali, la religione, le passioni amorose, ecc., fatti cioè apparentemente senza nessun legame concreto col paesaggio stesso? Una possibile risposta è questa: che cioè tutto quanto avviene all’interno di una società, per il fatto stesso che ogni società vive ed agisce su un territorio, finisce in qualche modo per esprimersi nel paesaggio, lasciandovi le tracce del proprio passaggio. Tracce esigue o tracce consistenti a seconda del rapporto che la società stabilisce con il proprio territorio vitale, per cui una tribù di nomadi non lascerà che pochi segni, mentre una società di coltivatori sedentari lascerà incisioni più profonde e stabili.

[Eugenio Turri, Il paesaggio racconta, saggio presentato al convegno della Fondazione Osvaldo Piacentini a Reggio Emilia nel marzo del 2000. Qui trovate alcuni degli articoli che ho dedicato a Turri, una delle figure fondamentali per chiunque si occupi e s’interessi di paesaggio e geografia in Italia e non solo.]

Il mondo salverà il mondo #17

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#17: Albrecht Altdorfer, Donaulandschaft mit Schloss Wörth (Paesaggio del Danubio con il castello di Wörth), 1528~

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Il mondo salverà il mondo #16

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#16: Thomas Thomson, Early Spring (Inizio di primavera), 1917.

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