Giacomo Paris, “La fidanzata di Hegel”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: uno dei più grandi intellettuali di sempre, filosofo “tedesco/prussiano” nel senso più classico e più intenso della definizione, il pensatore idealista e dell’Assoluto, colui che cercò di mettere in relazione Dio e ragione o che di fronte alla grande bellezza e alla meraviglia delle Alpi riuscì a restare indifferente, addirittura ritenendo che lo spettacolo della Natura rappresenterebbe «una caduta, uno smarrimento dell’Idea». Ve lo immaginereste, un personaggio all’apparenza così intellettualmente granitico, ad amoreggiare languidamente e lascivamente con una semplice e modesta locandiera, per di più sposata?
Difficile pensarlo in tali situazioni così poco “filosofiche”, senza dubbio. E se invece, proprio perché situazioni del genere appaiano totalmente distanti da chi ne dovrebbe essere protagonista, esse diventassero paradossalmente plausibili, per il semplice principio che le maggiori ambiguità dell’animo umano spesso si nascondono “dentro” quegli individui che sembrano e se ne dichiarano, nei fatti e nelle parole pubbliche, immuni? Di più: se una tale ambiguità d’animo – e di carne, nello specifico – fosse necessaria, se non imprescindibile, per in qualche modo giustificare il rigore del pensiero nella mente salvandola da una altrimenti certa implosione intellettuale?
Giacomo Paris, raffinato scrittore bergamasco nonché docente di filosofia, psicologia e storia, torna a scavare negli angoli meno illuminati della vita di un grande personaggio storico – e scrivo “torna” dacché lo ha già fatto lo scorso anno con un altro mostro sacro del pensiero umano, Sigmund Freud, “psicanalizzato” ne Il sigaro di Freud: questa volta, appunto, il protagonista è Hegel e il frutto intrigante di quello scavo è La fidanzata di Hegel (Bolis Edizioni, 2019), racconto tanto breve – sono poco più di 80 pagine – quanto intenso e pulsante col quale si ripropone la notevole capacità di Paris di generare una particolare forma di fiction storica che sa ampliare realtà che pensiamo conosciute e pienamente sviscerate portandole fino ai limiti dello stupore ma, sempre, con un’intensità narrativa nonché speculativa che cattura il lettore, da un lato, e conferisce un indiscutibile spessore letterario al testo dall’altro []

(Leggete la recensione completa de La fidanzata di Hegel cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Francesco Lussana / “Portale SITIP”, sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo)

Tra due settimane, sabato 11 maggio presso il “Bosco Urbano” di Torre Boldone (Bergamo), sarà inaugurato il Portale SITIP, la nuova installazione dell’artista Francesco Lussana, monumentale ed emblematica opera che rappresenta la meta più significativa della produzione di arte industriale urbana che è tratto forte e distintivo di Lussana, ovvero la più spettacolare e simbolica manifestazione della sua ormai venticinquennale ricerca artistica.
Non solo: il Portale SITIP, stante la sua locazione alle porte della città di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, che con la Val Brembana caratterizza e “disegna” in modo orograficamente peculiare il territorio bergamasco, fa pure da “meta geografica” al percorso artistico che congiunge le altre installazioni di Lussana attorno a Bergamo: il Telaiostruttura 2019 presso il Patronato di San Vincenzo a Bergamo, la Ciclotte di Zanica, la Struttura OMCN-Interruttore ITALGEN di Villa di Serio, gli Steli EN 10219 di Colzate. Un tour di arte urbana che diventa una suggestiva narrazione della storia industriale e sociale del territorio, del tutto privo di qualsiasi tediata retorica del ricordo e semmai viva della vitalità che l’arte in dialogo con l’ambiente vissuto sa costantemente generare.

Sono veramente fiero e onorato che Francesco Lussana mi abbia nuovamente voluto rendere parte del suo nuovo lavoro di Torre Boldone, affidandomi un compito prestigioso e importante che è stato un gran piacere svolgere – spero al meglio – per come stimi Francesco e per come abbia avuto il privilegio di conoscere, in tutti questi anni, la forza e il valore così originale della sua arte, manifestazione paritetica della sua forte e grande umanità.

Insomma: intervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

N.B.: cliccando qui potrete leggere tutti gli articoli che nel tempo ho dedicato a Francesco Lussana e alla sua arte.

Bauhaus (canino)

In questo mese di aprile 2019 ricorrono i 100 anni dalla nascita del Bauhaus, una delle più importanti scuole di architettura, design, arti visive e applicate del Novecento (e non solo).
Bene, ecco un messaggio recapitato di recente in quel “meraviglioso” paese (virtuale) delle meraviglie (accidentali) che è la mia casella di posta elettronica:

Beh… “bau-haus”.
Chapeau! – non c’è che dire!
Già un nome così, per un albergo per cani, è un’autentica genialata, ancor più considerando il centenario suddetto. Se poi saltasse fuori che la sede dell’albergo canino è stata progettata da Walter Gropius, da Ludwig Mies van der Rohe o da qualche loro discepolo contemporaneo, caspita, ci sarebbe da dargli un premio di prestigio internazionale! Se lo meriterebbero tutto.

Se per di più cambiassero il loro furgone raffigurato nell’immagine con il modello qui sotto

…trainato da un’auto di rappresentanza come questa…

…per quanto mi riguarda entrerebbero direttamente nel mito più imperituro! Già.

P.S.: cliccate sulle immagini per saperne di più di ciascuna.

 

Le migliori “uova” pasquali?

Restano sempre queste e, ovviamente, mica solo per Pasqua:

Lucio Fontana, La fine di Dio, 1963/1964.

Per me significano l’infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla.

(Lucio Fontana intervistato da Carlo Cisventi, 1963.)

Helidon Xhixha, Lugano

Domani a Lugano si inaugura un evento artistico (dacché definirlo semplicemente “mostra” è assai riduttivo) tanto spettacolare quanto affascinante, e di assoluto livello internazionale. È Lugano. Riflessi di Luce del grande artista albanese Helidon Xhixha, 20 sculture monumentali emblematiche dello stile unico dell’artista installate nel centro di Lugano, che trasformano la città svizzera in un museo a cielo aperto dove l’arte dialoga con lo spazio urbano e la Natura, elevando – si può veramente dire, in tal caso – il “contenitore” al valore e al fine culturale del “contenuto”.

Le scintillanti sculture di Xhixha, in acciaio inox, così dinamiche nelle forme, imponenti eppure armoniose, generano una relazione del tutto particolare con i luoghi in cui vengono posizionate, che per certi versi esula pure dal mero valore artistico, pur cospicuo ed evidente. Di primi acchito sembrano elementi alieni, fuori contesto, eppure da subito chi se le ritrova di fronte ne è attratto e affascinato. La forma dinamica, quasi organica pur se il materiale inossidabile la rende tanto “solida”, emana luce, riflette ciò che ha intorno, riproduce l’ambiente circostante in modo diverso più che distorto, quasi che ne accresca la dimensionalità portandola oltre il limite del visibile e del percepibile.

Sorta di “monoliti spirituali” – con il termine che qui vuole indicare lo spirito umano in primis, quello in cui si conserva l’io più profondo -, le opere di Helidon Xhixha diventano veramente lo specchio del mondo e di chi lo vive e anima, ovvero di noi tutti che, attraverso di esse, possiamo riflettere (dunque manifestare) la nostra presenza nel mondo e riflettere (cioè meditare) sul senso di essa. Sono certamente Riflessi di Luce, dunque, ma di quella luce che realmente illumina, ancor più che il mondo, la nostra interiorità.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, e fate conto che avete tempo fino al 22 settembre per fare un salto a Lugano e ammirare le opere. È una visita che merita, senza alcun dubbio.

 N.B.: alcune delle foto a corredo di questo post vengono da qui.