Jova Beach Sbrocco

E dunque alla fine, riguardo il suo “Jova Beach Party” e alle polemiche che lo hanno circondato se non accerchiato – polemiche delle quali avrete sicuramente sentito e letto da qualche parte (in ogni caso qui trovate un riassunto piuttosto chiaro e completo) – Lorenzo Cherubini, meglio noto come Jovanotti, ha sbroccato, attraverso una reazione che, al di là di tutte le ragioni ovvero di tutti i torti possibili e immaginabili e dell’emotività conseguente, è parsa ai più assolutamente sopra le righe e fin troppo prepotente. Di quelle reazioni, insomma, che fanno passare nel torto anche chi abbia ragione – ma evidentemente, piuttosto di rimarcarle ovvero non sapendo come rimarcarle, tali ragioni, preferisca abbandonarsi al livore verso il “nemico”.

Personalmente, occupandomi di culture dei territori di montagna, del tour di Jovanotti ne ho scritto qui (ai primi di aprile ovvero in «tempi non sospetti», come si usa dire) in merito al concerto andato in scena lo scorso 24 agosto ai quasi 2300 metri di Plan de Corones, in un articolo nel quale ho cercato di offrire alcune riflessioni alternative rispetto a quelle solite emerse al riguardo e che, a mio parere, erano e sono importanti da contemplare. Ora però, alcune delle parole proferite dal cantante cortonese (romano di nascita) – il cui impegno civile e sociale, sia chiaro da subito, non è in discussione – qualche ulteriore meditazione certamente la generano (ecco perché con queste pubbliche sbroccate è un attimo passare nel torto o, peggio, rivelare ciò che non si vorrebbe), soprattutto sul valore della comunicazione in tema di salvaguardia ambientale e relativa coscienza civica diffusa.

A qualche domanda, in particolare, sto pensando, in queste ore. Posto che, nel mio piccolissimo, anch’io organizzo e curo eventi artistici e culturali in montagna e per i territori di montagna, e posto pure che, nonostante siano eventi che comportano la presenza massima d’una qualche centinaia di persone, l’elemento fondamentale che consideriamo è la sostenibilità nell’ambiente prescelto di questa presenza umana, pur temporanea, e dei suoi effetti materiali e immateriali, ciò che mi chiedo è:

ma chi abbia veramente a cuore la difesa dell’ambiente e la salvaguardia della Natura, può concepire, decidere e accettare di realizzare un evento che comporti la presenza di decine di migliaia di persone, con tutte le inevitabili conseguenze ecologiche del caso, in luoghi dall’ecosistema delicato e indubbiamente fragile?

In tal senso può fare da scusante il fatto che tali luoghi siano già ampiamente antropizzati, o di contro proprio dacché sono già ampiamente antropizzati non abbisognano di una ulteriore e ingente (seppur temporanea) pressione antropica, dalla quale vanno anzi attentamente protetti?

Veramente un concerto musicale, col suo impatto logistico ed ecologico, è l’evento adatto per tali luoghi ovvero il più adatto per promuoverne la salvaguardia ambientale e la relativa coscienza diffusa?

Anche stavolta, come scrissi in chiusura del post dello scorso aprile e, date le circostanze recenti, ancor più di allora, una mia risposta alle domande sopra esposte ce l’ho. Ed è nuovamente netta e incontrastabile oltre che assai significativa nella formulazione del giudizio personale sulla questione jovanottiana e sulla sua social-sbroccata.

INTERVALLO – Copenhagen (Danimarca), Tingbjerg Library and Culture House

Uno spazio che faccia da catalizzatore urbano per le attività culturali e sociali, contribuendo ad un riscatto da parte della comunità locale così da utilizzare la cultura come strumento e come fine della valorizzazione sociale e relazionale di un intero quartiere. Questo è il Tingbjerg Library and Culture House, a Copenhagen, sublime progetto dello studio danese COBE in puro stile “total nordic” sia nei concetti di fondo che nella sostanza materica, aperto lo scorso ottobre.

Cliccando qui potrete leggere un articolo sulla biblioteca pubblicato da elledecor.com, ma vi invito anche a dare un occhio al sito web dello studio COBE, vero e proprio scrigno di meraviglie architettoniche che confermano, se mai ce ne fosse bisogno, la supremazia del design nordico e della cultura umanistica che vi sta alla base.

P.S.: cliccate sulle varie immagini per ingrandirle, e grazie di cuore a Stefania per avermi segnalato tutto ciò!

Carlo Mollino sul Monte Bianco, o quasi

Carlo Mollino, uno dei personaggi italiani più eclettici ed affascinanti del Novecento, fu fotografo designer, scrittore, pilota di auto da corsa, alpinista, sciatore… e grande architetto, come rivela in modo approfondito e coinvolgente l’ultimo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale vi ho già parlato più volte (e che sto leggendo proprio in questi giorni). Ma Mollino fu anche un bravo e temerario aviatore: e dove dunque poter presentare un libro ad egli dedicato se non per aria, unendo magari a ciò il volare sopra le montagne ma il tutto senza utilizzare un aereo? Semplice: salendo a bordo di una funivia!

Così sabato prossimo 31 agosto, a bordo della funivia SkyWay di Courmayeur, Luciano Bolzoni in dialogo con Roberto Mantovani presenterà Carlo Mollino. Architetto: un evento inserito nel calendario de “Le letture a 3466 metri” promosso da SkyWay Monte Bianco e Librerie Feltrinelli ma che porta la preziosa e fondamentale firma di ALPES.
Con tutto ciò, potrebbe essere una presentazione letteraria più spettacolare e imperdibile di così?
(Spoiler: no!)

N.B.: cliccate sulle varie immagini per visionarle in un formato più grande e leggibile.

I boschi come patrimonio civico

Sul nel bosco con scuri, seghe e roncole, tutta la gente della contrada per l’assegnazione del legnatico d’uso civico. Una cosa antichissima: da bambino andavo con mio nonno, e mio nonno con il suo, e così indietro per secoli perché quassù non c’erano padroni né canonici né nobili; poveri sì ma liberi, e per nostra legge antica i boschi sono della comunità.
La legna per i focolari, il legname e il carbone dolce per il commercio con la pianura e con Venezia. Il ricavato di questo commercio serviva per la spesa pubblica: il medico, i maestri, per l’assistenza ai più bisognosi, per il prete, per il piccolo esercito a difesa della patria montana. Nel 1310 avevano scritto «Il bene del Governo è quello del Popolo e il bene del Popolo è quello del Governo. Tutte le cariche pubbliche sono elettive». E ancora: «Il prete bada esclusivamente alle cose dell’anima e non può intervenire nella cosa pubblica». E così i «fuochi» eleggevano i pubblici amministratori, i soldati i loro comandanti, i fedeli il prete, e poi tutti, scaduto il mandato, non erano rieleggibili al fine di evitare nepotismi e clientele. E siccome c’era rispetto per le idee altrui chi veniva quassù trovava ospitalità. Poi capitarono Napoleone, Francesco Giuseppe e i Piemontesi. Per non dire della guerra.

(Mario Rigoni Stern, Legnatico d’uso civico in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.176.)

Buona esta(r)te #3

P.S. – Pre Scriptum: agosto, tempo di ferie, di vacanze: anch’io per qualche giorno mi ci adeguerò, mi tocca (0) ma, visto che per tal motivo non potrei essere così assiduo come al solito con gli aggiornamenti del blog, mi sono chiesto: cos’è che proprio non dovrebbe mai andare “in vacanza”, cioè diventare letteralmente vacante? La bellezza, ad esempio. Perché di bellezza il mostro mondo ne ha bisogno sempre, per contrastare adeguatamente le tante, troppe cose brutte che ahinoi ci “offre”. Quindi mi sono detto pure: ok, e bellezza sia, in questi giorni d’agosto qui sul blog. E cosa c’è che sappia offrire bellezza in modo molteplice e assoluto, più dell’arte?
Ecco.
Dunque: buona esta(r)te a tutti!

Giovanni Segantini, Trittico delle Alpi: Vita, olio su tela, 1896-1899, Segantini Museum, St. Moritz