Come siamo messi con la neve, sulle montagne italiane?

[Planpincieux, 1550 m, poco sopra Courmayeur (Valle d’Aosta), lo scorso 16 febbraio. Immagine tratta da www.facebook.com/MeteoVda.]
Per certi versi quello in corso sembrerebbe – almeno in molte zone – un inverno “normale”, con neve, freddo e tutto il resto di tipico della stagione. E lo è, in effetti, ma soprattutto perché in molti degli anni scorsi un inverno propriamente detto non c’è stato e la normalità stagionale non si è potuta proprio constatare.

In ogni caso la migliore fotografia della neve sulle montagne italiane la fornisce al solito la prestigiosa Fondazione Cima, che da tempo porta avanti il monitoraggio costante dei dati d’innevamento sui monti italiani anche al fine di poter stimare le risorse idriche che saranno disponibili nei mesi primaverili ed estivi. Il dato fondamentale al riguardo è lo Snow Water Equivalent (SWE), o “equivalente idrico nivale”, una misura che rappresenta la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa. Si calcola moltiplicando lo spessore del manto nevoso per la sua densità e si esprime in millimetri d’acqua equivalente, oppure in kg/m2.

L’ultimo aggiornamento al riguardo della Fondazione Cima è del 15 febbraio, e nelle seguenti infografiche – che ovviamente ho ricavato dal sito web della Fondazione – viene rappresentata la situazione di fatto. Come vedete, in generale sulle montagne italiane, nonostante le frequenti nevicate registrate in molte zone, manca poco meno di un quarto della neve rispetto alla media pluriennale:

Questa la situazione in dati percentuali nelle varie fasce altimetriche di Alpi e Appennini:

I bacini idrografici, che raccolgono le acque di fusione della neve sulle montagne, sono tutti in deficit eccetto quello del Brenta in Veneto e del Simeto in Sicilia:

Più in dettaglio ecco l’andamento in alcuni dei principali bacini idrografici negli ultimi tre mesi; la situazione sta migliorando eccetto che nel bacino del Tevere:

Infine, le anomalie di temperatura rispetto alla media pluriennale, che nei mesi recenti afferenti la stagione tardo autunnale e invernale (quando in montagna si scia o si dovrebbe sciare, in pratica) sono stati -0.43° a novembre, +1.51° a dicembre, +0.19° a gennaio, dunque con un aumento medio di +0.42° sui tre mesi:

Nel sito web della Fondazione Cima trovate l’aggiornamento completo con tutti i relativi approfondimenti.

«Ehi, sulle Alpi c’è un sacco di neve!» (basta crederci!)

Ora, al netto della consueta pessima qualità dell’informazione dei media nazional-popolari e delle marchette che questi “servizi” sovente rappresentano, io potrei anche capire il tentativo maldestro di vendere bene se stessi e la propria località al fine di attrarre più turisti possibile affermando cose del tutto false, e che altrimenti sarebbe brutto, per un operatore turistico di montagna durante la stagione sciistica, andare alla TV a dire «Qui è tutto fantastico, peccato che non ci sia neve e se c’è è pessima!»

Tuttavia capisco ancora di più che tali comportamenti, siano più o meno forzati dalle telecamere e dalle esigenze di far sempre informazione-spettacolo dei suddetti media, rappresentano delle inesorabili zappate sui piedi del turismo montano le quali, forse, portano qualche turista in più nelle località sciistiche nel breve termine ma per il resto degradano e ridicolizzano la località in questione e la sua dimensione montana – nonché l’immaginario alpino diffuso in tema di montagne. Peraltro il turista medio può anche mostrarsi spesso superficiale ma (salvo rari casi) non è del tutto stupido: una volta, due, tre si fa fregare, poi basta (visti anche i prezzi che gli fanno pagare) e se ne va altrove. Che, a dirla tutta, è poi la stessa cosa che dovrebbero fare quegli telespettatori che ancora perdono il proprio tempo nel guardare certi canali TV. Ecco.

Per chi volesse sapere la verità: nel sito della Fondazione CIMA, prestigioso ente scientifico che effettua il monitoraggio costante dell’innevamento sui monti italiani, ci sono i dati aggiornati al 13/12/2025, qui. L’articolo che li analizza, a destra nell’immagine in testa al post, è tratto da “Lo Scarpone” il portale del Club Alpino Italiano, qui.

MONTAG/NEWS #1: notizie interessanti e utili da sapere dalle terre alte

Da oggi e sempre di domenica (salvo impedimenti o dimenticanze) troverete un articolo che offre una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete che trovo interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana precedente le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.


UNA BUONA NOTIZIA PER I BOSCHI DELLE NOSTRE MONTAGNE

Già, perché a quanto sembra – come riferisce questo articolo de “Il Post” – l’epidemia dovuta al bostrico che ha devastato i boschi del Nord Italia fa meno paura; dopo aver fatto morire milioni di alberi, ora il bostrico tipografo si riproduce molto più lentamente. La rimozione degli alberi morti, la pioggia e l’azione degli antagonisti ne ha rallentato molto la fase epidemica.» Be’, speriamo in bene. La visione dei boschi attaccati dal bostrico è tra le più tristi che la montagna abbia offerto negli ultimi tempi.


QUANDO LA MONTAGNA SI SPOPOLA, NONOSTANTE IL TURISMO

Fabio Guanella, storico prestinaio di Campodolcino, in Valle Spluga, intervistato qui da “La Provincia-UnicaTV” tratteggia la desolante realtà della propria zona: spopolamento irrefrenabile, negozi chiusi, servizi di base eliminati, costo della vita sempre più alto. Tuttavia da Campodolcino parte uno degli impianti di arroccamento del comprensorio sciistico di Madesimo, tra i più frequentati della Lombardia, posto a pochi km di distanza. E dunque la domanda sorge spontanea: ma il turismo, quello sciistico in particolare così sostenuto e finanziato dalla politica, non dovrebbe contrastare lo spopolamento delle montagne? O forse questa è solo una pia illusione e in realtà serve ben altro per mantenere vivi i territori montani?


CENTO GIORNI A MILANO-CORTINA 2026, E IL DISASTRO OLIMPICO SI FA SEMPRE PIÙ PALESE

Lo evidenzia con la solita illuminate chiarezza Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, che in un’editoriale sul sito dell’associazione denuncia il volto nascosto delle prossime Olimpiadi invernali: ritardi, costi fuori controllo, opacità, infiltrazioni malavitose e territori feriti da opere che tradiscono lo spirito olimpico: potete leggere l’editoriale qui. Meno male che ci saranno le gare, perché per tutto il resto il disastro olimpico appare pressoché irrimediabile.


LA DURA REALTÀ DIETRO L’IDILLIO ALPESTRE

Non è il mondo di Heidi né quello idealizzato dalle serie TV. Sull’alpe la vita è dura, fatta di levatacce, giornate infinite, ma arricchita da momenti indimenticabili. Anche nella ricca e efficiente Svizzera, insomma, l’obiettivo è ancora quello: «Kill Heidi!» Su “Swissinfo.ch” un bel reportage sulla transumanza da Hinterfeld, alpeggio nel Canton Uri, utile per fare qualche raffronto con la realtà italiana: leggetelo qui.


MA ALLA FINE DELLA FIERA COM’È ANDATA L’ESTATE 2025?

È finita da poco, l’estate, e qualcuno si sarà chiesto, o starà chiedendo, com’è andata dal punto di vista del clima. Be’, lo spiega con il consueto rigore analitico la Fondazione Cima, prestigioso ente scientifico con sede a Savona; cliccate sull’immagine qui sopra per saperne di più (spoiler: è stata un’estate bella incasinata!)

La neve caduta sulle montagne italiane nell’ultimo inverno e il caso emblematico del Terminillo

[Una veduta delle piste del Terminillo a febbraio 2024, tratta da www.lastampa.it.]

È l’innalzamento termico, più che l’assenza di precipitazioni, il protagonista di questa stagione fino ad oggi. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un accorciamento del ciclo nivale: la neve arriva tardi, si fonde presto, e rimane meno tempo disponibile a contribuire al bilancio idrico.
Il racconto cambia radicalmente quando ci si sposta verso sud. Sugli Appennini, la neve è quasi assente a tutte le quote. Un dato eloquente: nel bacino del Tevere, il deficit di SWE raggiunge oggi il -89%. È un’anomalia severa, ancora peggiore rispetto allo stesso periodo del 2024.

Questa, riassunta brevemente ma eloquentemente, è la situazione del bilancio idrico della neve sulle montagne italiane nella stagione fredda 2024/2025, da poco conclusa. Sono passaggi tratti dal report periodico della prestigiosa Fondazione CIMA, un centro di ricerca di rilevanza nazionale che promuove studio, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e alta formazione nell’ingegneria e nelle scienze ambientali. Il report lo trovate nella sua interezza (ed eloquenza, appunto) qui.


Ora, leggendo quelle parole, voi, avendo soldi da spendere e fossero questi pubblici, dunque da utilizzare con oculatezza e senza sprechi, li investireste nella costruzioni di impianti sciistici e opere annesse? Io no, a meno che non sia un povero pazzo oppure un gran cinico.

Ecco.

Invece si fanno eccome, gli impianti nuovi e le piste da sci dove non nevica più e fa sempre più caldo così che pure la neve artificiale, la cui produzione costa sempre di più, dura sempre meno.

Un caso emblematico è quello del Terminillo, che è idrograficamente parte del bacino del Tevere il cui dato di carenza idrica da assenza di neve lo avete letto nella citazione sopra riportata: sul Terminillo è in progetto (già autorizzato) la realizzazione di 10 seggiovie, 7 tapis-roulant, 37 chilometri di nuove piste, 7 rifugi e 2 bacini per l’innevamento artificiale. Lì dove nell’ultimo inverno è mancato l’89% dell’apporto idrico da neve, appunto.

Un buon investimento? O una follia totale?

Tirate voi le conseguenze del caso – per il Terminillo e per tutte le nostre montagne.