
Due persone sono in grado di cooperare intuitivamente. Da tre in su invece la comunicazione esplicita è necessaria. Lo studio presto pubblicato su Cognitive Psychology dimostra che una coppia è in grado di capirsi senza nemmeno parlare, anzi anche senza nemmeno sapere che è in atto un’interazione.
Andrew Colman e colleghi dell’Università di Leicester hanno lavorato con gruppi di diverse dimensioni. I partecipanti ricevevano una ricompensa dopo aver schiacciato uno di due bottoni, ma non sapevano che la probabilità di vincere dipendeva non dalla loro scelta ma da quella del vicino. Dopo un certo numero di turni di gioco la percentuale di vittorie prevaleva sulle perdite, ma soltanto nei gruppi composti da solo due persone. Lo stesso non accadeva per i gruppi da tre in su.
“Due persone possono sviluppare una comprensione reciproca,” spiega Colman. “Ma lo scenario viene facilmente distorto dall’entrata di una terza persona. Senza una pianificazione efficace e regole comuni, anche la relazione migliore può rovinarsi quando arriva una nuova persona.”
Sono capitato per caso su “Oggiscienza.it“, sito dal quale traggo il brano qui sopra, e quando l’ho letto mi sono detto: «Ah, caspita, quanto è vero, spesso!»
Eh!
Di questi tempi nei quali si parla tanto di “assembramenti”, poi…
Niente, ci tenevo a dirvelo.
Ecco.

Che poi, se posso dire – mi permetto, con il dovuto rispetto del caso -, tutte queste persone che continuo a trovare in giro e dalle quali sento dire «Ah, perché hanno detto ieri sera alla televisione che…» e mi dicono quanto ieri sera la televisione ha detto loro, evidentemente cose dette col dito indice puntato contro e con minacce subliminali varie, visto come ti dicono le cose che la televisione “ha detto loro”, appunto – anzi, al plurale probabilmente maiestatis in terza persona, «hanno detto», penso per dare più “importanza” a quanto detto loro (in questo periodo ma anche prima, sia chiaro), e poi si sa che 
