La vita è bella (forse)

Uno aveva letto sull’Izvestija che la vita è bella, ma pensava che prima o poi ci sarebbe stata una smentita.

(Nikolaj Erdman, Il suicida, 1928, dal Repertorio dei matti della letteratura russa di Paolo Nori – in preparazione – dal cui blog ho tratto la citazione. Le “Izvestija” è questo, per chi non lo conoscesse.)

Oggi c’è l’Italia!

[Immagine di fondo tratta da qui.]

“Oggi c’è l’Italia!” significa, per i più, che stasera gioca la squadra omonima. Preparare le bandiere. (Le vendono gli extracomunitari ai semafori). “Tranquilli”. (In un paese apatico e feroce).

(Alberto Arbasino, incipit di Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, 1998.)

Le oche in un mattino di marzo

Un mattino di marzo può essere grigio come l’animo di chi vi s’incammina senza volgere lo sguardo al cielo, senza tendere l’orecchio per sentire l’arrivo delle oche. Una volta conobbi una signora assai istruita, la quale mi disse di vedere e sentire le oche soltanto un paio di volte l’anno, quando passano sopra il suo tetto ben isolato per proclamare il mutare della stagione. È possibile che l’istruzione consista nel barattare la propria capacità di percezione con altre competenze di minor valore? Se lo facesse un’oca, sarebbe ridotta ben presto a un mucchio di piume.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.38.)

Preziose mappe geodialettali

In questi giorni, nel “Diario” del suo sito “Stile Alpino”, Michele Comi – mirabile guida alpina valtellinese o, meglio, malenca (della Valmalenco), del quale vi ho già parlato altre volte, qui – si sta impegnando in un lavoro di «restituzione della memoria al dialetto. Indagheremo modi di dire, tempo meteorologico, credenze, toponimi, detti sapienti, espressioni genuine…» e lo fa traendo spunti preziosi dal volume del 2011 Il volgar eloquio – dialetto malenco di Silvio Gaggi, rinomato artigiano/artista della pietra ollare di Valmalenco. Perle di saggezza vernacolare che, come sovente accade con la cultura e i saperi della montagna, nascono tra le vette ma possiedono un valore spaziale e temporale illimitato.

Potete leggere i vari contributi, aggiornati quotidianamente, qui. Ora io ne traggo uno, pubblicato giovedì 19 marzo, che trovo particolarmente affascinante per la sua matrice geo-topografica, che dimostra bene da cosa possa scaturire un senso identitario culturale realmente virtuoso in relazione ai territori abitati e giammai ottusamente ideologico  – come oggi capita spesso in tema di “identità”.
E leggete quanto più potete le cose di Michele Comi, che sono sempre interessanti e illuminanti!

L’Alpe Son (Sun, nel dialetto locale), uno degli alpeggi di Torre di Santa Maria, in Valmalenco. Immagine tratta da qui.

Nella comunicazione verbale il nome di un sito è sempre accompagnato e preceduto da un avverbio di luogo che lo colloca in un preciso ambito territoriale.
Mentre quando si parla in italiano si dice a Sondrio, a Morbegno, in Valmalenco, il dialetto dice sö a ciapanìc, fö a cagnulèt, int a löna, ué ai crestìn, giò a turnadö…
Il dialetto organizza lo spazio partendo mentalmente da un punto che corrisponde al centro del paese, al campanile della chiesa principale. Da qui parte tutto il sistema d’orientamento generale del territorio, attraverso un meccanismo di relazioni geografiche riconoscibili nel linguaggio. Per mezzo della grammatica del dialetto è quindi possibile riconoscere l’appartenenza ad una comunità.
In altre parole, un abitante di Torre di Santa Maria anche quando si trova a Milano continua ad identificare come punto di osservazione il centro del paese, precedendo i nomi dei luoghi con: int, ué, giò... (Voce: Attilio Mitta, Torre di Santa Maria.)

Una perla, o un briccone

Il mondo giudica gli uomini non dalle prove, ché non ha il tempo di ricercarle, ma dalle apparenze, onde poco basta a passare per una perla e pochissimo per un briccone.

(Aristide Gabelli, Pensieri, ed.orig. Fratelli Drucker Editori, 1892.)

Non so, ma mi pare che un pensiero come questo di Gabelli sia piuttosto consono, in questi giorni virulentemente difficili.