Una luce nel buio

È passato ormai un secolo da quando Darwin ci dette un primo assaggio dell’origine delle specie. Oggi sappiamo ciò che era sconosciuto a tutte le carovane delle precedenti generazioni: che nell’odissea dell’evoluzione gli uomini non sono che i compagni di viaggio delle altre creature. Questa nuova conoscenza dovrebbe averci dato, in questo lasso di tempo, un sentimento di fraternità con le altre bestie: un desiderio di vivere e di lasciar vivere, un senso di meraviglia per la vastità e la durata dell’impresa biotica.
Soprattutto avremmo dovuto sapere – un secolo dopo Darwin – che l’uomo, sebbene ora sia il capitano di questa nave avventurosa, non e certo l’unico oggetto della sua ricerca, e che le sue precedenti convinzioni in merito erano semplicemente dettate dall’umano bisogno di trovare una luce nel buio.
Avremmo dovuto pensare a tutto questo. Purtroppo, temo che pochi di noi lo abbiano fatto.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.121; ed.orig.1949.)

L’infantilizzazione di massa

[Felice Casorati, “Tiro al bersaglio”, 1919.]

Il presente, questo presente, è spaventatissimo dall’idea che il futuro possa non essere identico a se stesso. E, quindi, esercita costantemente un controllo paternalistico su questo futuro, nella disperata speranza di addomesticarlo, di educarlo, di adattarlo a sé (attraverso gestionali e altri strumenti affini).
Questo presente tende a chiudersi preventivamente rispetto a – e a proteggersi da – l’imprevisto e l’imprevedibile.
A questo processo fa riscontro l’infantilizzazione di massa (ormai in atto da un quarantennio). Gli adulti vengono trasformati efficacemente – dalla politica, dallo spettacolo, dall’arte, dalla cultura, dalla moda, dal costume, dalla tecnologia – in “bambinoni”. Soggetti cioè la cui attenzione deve essere continuamente iperstimolata, privi di capacità di concentrazione, a cui vanno sottoposti messaggi sempre accuratamente semplificati e che sono preda di meraviglie e paure del tutto irrazionali, dunque soggetti che vanno sempre rassicurati, accuditi, protetti e controllati (per il loro bene, s’intende).

(Il sempre prezioso e illuminante – l’ho già detto di lui questo, e lo ribadisco convintamente – Christian Caliandro in Conquistando Luce, su “Artribune” il 11 novembre 2019 e su “Artribune Magazine” #51 di settembre/ottobre 2019; cliccate sull’immagine dell’opera di Casorati in testa al post per leggere l’articolo nella sua interezza. En passant, a proposito di “infantilizzazione di massa”, e dei suoi effetti tanto incompresi quanto deleteri, cliccate poi qui.)

Paris, Freud, Hegel, Jung… e io, venerdì 21/02 a Coccaglio!

Venerdì prossimo 21 febbraio avrò nuovamente l’onore e il piacere di affiancare l’amico e raffinato scrittore Giacomo Paris nella presentazione della sua “trilogia psico-filosofico-erotica” (non si può leggere/sentire, lo so, è una definizione sbilenca ma assai consona, ve l’assicuro) pubblicata nell’arco degli ultimi due anni o quasi per Bolis Edizioni: Il sigaro di Freud, La fidanzata di Hegel, Jung parlava con i pesci. Tre libri di poche pagine e tante suggestioni, tre racconti tanto brevi quanto intensi su tre personaggi basilari del Novecento presentati in un modo a dir poco sorprendente, un autore e uno stile narrativo originali e intriganti. A darmi man forte, con la sua colta e divertente verve, Vittorio Rodeschini.

Il tutto alle ore 20.30 presso il Centro Monauni di Coccaglio, nell’ambito del ciclo “Allena-Menti”; ma vi assicuro – e ve lo può assicurare chiunque sia intervenuto nelle precedenti presentazioni comuni – che non solo la mente ma pure il cuore, l’animo, lo spirito e ogni altra cosa dalla serata ne uscirà allenata tanto quanto affascinata e divertita, nonché arricchita da un’infusione di pregevole letteratura.

Ci vediamo venerdì a Coccaglio, dunque! Non mancate!

Perché ci serve la Natura selvaggia

La capacità di comprendere il valore culturale della natura incontaminata si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini di oggi, che hanno già perso le proprie radici con la terra, fa supporre loro di aver già scoperto ciò che è importante; li fa cianciare di imperi economici destinati a durare secoli. Solo lo studioso riconosce che tutta la storia consiste di successive escursioni da un unico punto di partenza, a cui l’uomo ritorna – ancora e ancora – per organizzare sempre nuovi viaggi, alla continua ricerca di una durevole scala di valori. Solo lo studioso comprende perché l’autentica natura selvaggia definisce e dà significato all’impresa umana.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pagg.209-210; ed.orig.1949.)

14 febbraio, una data troppo importante!

Be’, accidenti… in una giornata così significativa per tutti e ovunque nel mondo, non posso certo esimermi dal dire e scrivere qualcosa al riguardo!
No, non posso, troppo importante la data!

Dunque: oggi, 14 febbraio, si festeggia…

…la nascita di Christopher Sholes, inventore statunitense nato oggi nel 1819 a Mooresburg, Pennsylvania, il quale nel 1873 ha ideato la tastiera QWERTY. Sì, proprio quella in uso sulla gran parte delle tastiere alfanumeriche di computer, smartphone, tablet e strumenti di scrittura esistenti oggi – con alcune ovvie varianti che la adattano ai segni grafici in uso in alcuni alfabeti nazionali. L’avete probabilmente davanti a voi e la starete guardando in questo momento, suppongo.

Christopher Sholes e una delle prime macchine da scrivere dotate della tastiera da lui inventata. [Photo credits: George Iles, “Leading American Inventors”. H. Holt and company, 1912; pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3557465.%5D
Insomma, un personaggio fondamentale, grazie al quale tutti noi oggi scriviamo nel modo in cui scriviamo quando usiamo una tastiera a tasti o touchscreen ovunque essa si trovi.

Ecco.
Ve lo dicevo che oggi è una giornata veramente importante per tutti! O no?