Una notizia rincuorante, da Costermano sul Garda: il mega “ponte tibetano” non s’ha da fare!

Giungono notizie rincuoranti da Costermano del Garda, il comune sulle sponde veronesi del Benaco il cui territorio è tra i più belli in assoluto della regione dei laghi prealpini italiani e il suo paesaggio assolutamente affascinante e emblematico: un territorio il cui pregio è messo a rischio da un progetto di sviluppo turistico devastante e insensato sotto ogni punto di vista, del quale ho scritto in alcuni articoli pubblicati sul web e su “Il Dolomiti”.

Bene: l’opera forse più impattante in assoluto del progetto, il “ponte tibetano” sulla Valle dei Mulini – luogo di eccezionale valore paesaggistico, ambientale, naturalistico, antropologico nonché massimamente identitario per Costermano e la sua comunità – non verrà realizzato. Ciò in quanto gli enti competenti hanno rimarcato la fragilità idrogeologica della zona e dunque i rischi concreti di stabilità dell’opera e di sicurezza per chi ne avesse fruito: una motivazione, in verità, che chiunque abbia visitato con uno sguardo minimamente attento la zona (la Valle dei Mulini è un solco fluviale in territorio morenico inevitabilmente soggetto a frequenti scoscendimenti, come quello di notevole entità accaduto tre anni fa proprio in corrispondenza del tratto che il ponte tibetano avrebbe scavalcato) ha facilmente intuito e compreso, ma d’altro canto pure l’aspetto che per le caratteristiche geofisiche e biologiche derivanti rende la Valle così speciale dal punto di vista ambientale e naturalistico.

In effetti fa specie che proprio gli amministratori locali, che si dovrebbero di norma ritenere adeguati conoscitori del proprio territorio, anche sotto l’aspetto culturale, abbiano potuto pensare a una tale infrastrutturazione turistica non solo terribilmente impattante sul paesaggio ma pure così inadeguata per la zona: segno di una visione politica che temo mirata esclusivamente alla mera messa a valore del luogo senza alcuna cura delle sue caratteristiche ambientali e nessuna sensibilità verso il paesaggio locale, meraviglioso e affascinante ma già ampiamente antropizzato, nel quale (e per il quale) la Valle dei Mulini rappresenta appunto una vera e propria oasi di bellezza naturale intatta e per questo da godere pienamente, non certo per la presenza delle solite attrazioni per il turismo di massa banalizzanti e, a ben vedere per un luogo del genere, profondamente degradanti.

Ugualmente – se non di più – fa specie che il primo cittadino di Costermano, dunque primo rappresentante istituzionale del proprio territorio e di tutto ciò che lo rende peculiare, dichiari di essere «convinto della funzionalità territoriale del Ponte per chiudere l’anello ciclopedonale e nel contribuire a rendere unico il nostro territorio» quando un’opera del genere, totalmente autoreferenziale e generante una fruizione del tutto omologata, tipica del turismo di massa, farebbe del territorio l’ennesimo non luogo turistificato le cui caratteristiche così speciali verrebbero completamente offuscate, con l’inevitabile risultato di una perdita dell’identità e del valore culturale, dunque anche sociale e economico. Quante di queste infrastrutture turistiche già ci sono, in giro per il nostro paese, tutte bene o male simili tra di loro e spesso, come raccontano numerose cronache, cagionanti problemi di ordine ecologico e ambientale oltre che paesaggistico nei territori ai quali sono stati imposti? Dunque come si può pensare che l’ennesimo ponte tibetano contribuisca a «rendere unico» il territorio quando viceversa e palesemente lo rende simile, materialmente e immaterialmente (ovvero nella tipologia di fruizione turistica che genera) a tanti altri?

Posso contemplare (pur senza comprendere) che l’amministrazione di Costermano non voglia ammettere la resa e che, inevitabilmente posta di fronte all’impossibilità di realizzazione del ponte, al riguardo tenti un po’ goffamente di autotitolarsi “garante della sicurezza” – per un’opera che fino al giorno prima ha invece propugnato a spada tratta! In verità la formulazione del parere contrario giunta dagli enti competenti è assolutamente da riconoscere all’impegno articolato e indefesso del “comitato” che riunisce ben 65 associazioni e opera da anni con diverse azioni di sensibilizzazione a difesa della Valle dei Mulini e di tutto il territorio costermanese, il quale non solo ha saputo tener testa alle insensate pretese dell’amministrazione locale ma ha fatto comprendere a innumerevoli persone – me compreso – l’importanza fondamentale e emblematica della tutela di un luogo così bello e speciale.

Un impegno che ovviamente non è affatto finito, tutt’altro: il solo fatto che in loco si sia potuto pensare un progetto di “sviluppo turistico” nel suo complesso così impattante e variamente pericoloso –  in primis per la stessa comunità di Costermano e dei comuni limitrofi – rende evidente che la guardia non sia per nulla da abbassare e anzi, se possibile, sia da accrescere, innanzi tutto perché resta da capire cosa ne sarà del resto del progetto per il quale si ipotizzano altri interventi assolutamente discutibili quando non chiaramente insensati – come già ho messo in evidenza qui. Interventi che la bellezza e il valore del luogo non possono ammettere: sarebbe come se decidessero, Costermano e il suo territorio, di accettare la loro stessa fine nonché, cosa per certi versi anche più grave, la decadenza dell’anima autentica del luogo e della comunità che lo abita.

P.S.: per ingrandire le immagini, cliccateci sopra. Invece per leggere gli articoli che ho dedicato al caso di Costermano, cliccate qui.

Costermano su “Report”, inevitabilmente!

Ecco qui, di nuovo. Come volevasi dimostrare, o come potevasi immaginare, i progetti di “turistificazione” del territorio di Costermano sul Garda – una delle zone in assoluto più belle del Benaco, ricca di valenze ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, culturali, soprattutto nella sua Valle dei Mulini – ovvero di trasformazione del luogo in un assurdo parco divertimenti dotato delle solite degradanti attrazioni turistiche di massa con annessi (enormi parcheggi e strade relative) e connessi (cementificazioni varie e assortite), della cui sconcertante pericolosità avevo scritto in un articolo/reportage su “Il Dolomiti” e sul blog, sono finiti sotto la lente di “Report, che al caso di Costermano vi ha dedicato un’ampia parte della puntata andata in onda domenica scorsa.

Se gli inviati di “Report” hanno messo in luce soprattutto l’inquietante torbidità delle manovre politiche e finanziarie messe in atto dall’amministrazione comunale in carica, mandante del progetto, e gli interessi altrettanto foschi del sindaco al riguardo, forse dalle immagini risulta meno evidente la terribile devastazione che le numerose infrastrutture pensate per il progetto apporterebbero al territorio e in particolar modo alla citata Valle dei Mulini, tutelata da una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e inserita nella rete europea “Natura 2000”, ma pure alla dimensione culturale, sociale e identitaria della zona, la quale verrebbe sostanzialmente soggiogata alle funzionalità delle infrastrutture progettate e ai 100mila (!) turisti all’anno previsti – in un comune di nemmeno 4mila abitanti. Una follia, appunto.

D’altro canto il lavoro fatto dal team di “Report” (in primis da Rosamaria Arquino, che firma il servizio), inevitabilmente costretto a restare nelle tempistiche imposte dalla trasmissione, è ottimo e illuminante sullo stato di fatto in essere a Costermano, sulla deprecabile minaccia alla quale la zona è sottoposta e, ancor più, sulla figura del sindaco in carica, della quale offre un ritratto assolutamente tanto significativo quanto esplicativo.

Vi invito – se già non l’avete fatto in TV o altrove – a vedere il servizio di “Report” (potete farlo anche cliccando sull’immagine in testa a questo post) nonché – sempre se non l’abbiate già fatto – a leggervi il mio “reportage” su Costermano: credo e spero possiate rendervi ben conto della realtà dei fatti e di quanto il progetto dell’amministrazione comunale sia scriteriato e inammissibile, sotto ogni punto di vista, in un luogo talmente bello e prezioso per chiunque. Un progetto devastante e degradante da denunciare nonché fermare in ogni modo possibile.

Costermano, un luogo meraviglioso che si vorrebbe trasformare nell’ennesimo luna park turistico

(P.S.Pre Scriptum: articolo pubblicato su “Il Dolomiti” il 9 ottobre 2023, qui.)

Quando i viaggiatori nordeuropei del Grand Tour presero dal Sette-Ottocento in poi a valicare la catena alpina e a discenderne le vallate dirigendosi verso sud, avevano in mente un’idea quasi idilliaca del Mediterraneo, il mare caldo tra Europa e Africa che miravano a raggiungere per godere della sua scintillante e vitale luminosità, così diversa di quella dei luoghi nordici dai quali provenivano. E a quest’idea già pensavano appena superati i passi alpini, come se la bellezza delle mete mediterranee fosse per loro un profumo da fiutare e dal quale farsi inebriare. Così, se è noto che quando giungevano sulle rive dei laghi alpini li pensavano anteprima del grande mare eurafricano, si può immaginare lo stupore di quelli che, arrivati nel Garda meridionale e ammirandone la meravigliosa compiutezza paesaggistica, credevano di essere giunti alla meta, sulle rive di un piccolo “mare interno” al quale non mancava quasi nulla di ciò che si aspettavano di trovare sul Mediterraneo: acque cristalline, clima mite, colture rigogliose, villaggi ameni, luminosità trionfante in un paesaggio che offriva in pochi chilometri condensati tra le ultime propaggini alpine e la vastità della piana padana tutta la pensabile e desiderata bellezza italiana.

Sono passati almeno due secoli dai viaggi del Grand Tour eppure, ne sono certo, le sensazioni e le emozioni che il paesaggio del Lago di Garda meridionale suscita nei viaggiatori contemporanei sono nel principio le stesse di allora, e in quel paesaggio la zona tra Costermano e Garda credo sia una di quelle più iconiche e emblematiche della bellezza locale, che qui si offre munificamente e integralmente. Non manca nulla, qui, di ciò che chiunque voglia godere d’un bel paesaggio chiede di trovare: il lago e le sue acque, le colline, le montagne, la particolare luce che il luogo genera, la cultura, la Natura… Ecco, giusto a proposito di cultura e di Natura, tra Garda e Costermano c’è un luogo che si può ben dire speciale per moltissimi aspetti: la Valle dei Mulini, un’incisione del torrente Tesina nelle colline moreniche della zona – che nell’antichità separavano il Ghiacciaio del Garda da quello dell’Adige – uno scrigno di storia antropica, di identità geografica, di valenze naturalistiche per come rappresenti un habitat preziosamente variegato formato da corsi d’acqua nel fondovalle, prati aridi sui versanti assolati, boschi termofili e pareti rocciose che nascondono al loro interno numerosi endemismi, alcuni unici a livello nazionale. Per tutto ciò, la Valle dei Mulini è dal 2003 parte della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “IT3210007 – Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda” ed è inserita nella rete europea “Natura 2000”, il principale strumento europeo di conservazione della biodiversità. Un luogo bellissimo e affascinante, insomma, visitando il quale si vivono emozioni forti e ci si sente in una dimensione naturale di grande forza, della quale chiunque può capire il valore e le enormi potenzialità culturali di una frequentazione del luogo consapevole e sensibile.

Per tutto ciò, si resta totalmente sconcertati di fronte al progetto con il quale il Comune di Costermano, che dovrebbe rappresentare il primo custode di questo suo inestimabile tesoro naturalistico (!), vuole trasformare la Valle dei Mulini in un ennesimo spaventoso parco divertimenti ad uso e consumo del turismo di massa, degradandone la bellezza e calpestando le valenze culturali per fare spazio ad un vero e proprio non luogo pesantemente turistificato, da (s)vendere come qualsiasi altro prodotto del consumismo turistico massificato. Il progetto del Comune prevede molte delle cose più degradanti che iniziative del genere contemplano: l’ennesimo ponte tibetano sospeso, un glamping (camping glamour) e diverse altre strutture ricettive, strutture residenziali, percorsi “esperienziali” (?) sul fondovalle, un parco “Outdoor Paradise” (?), aree picnic, un parcheggio da 400 posti auto e 10 per i pullman con strade e opere annesse e connesse… un vero e proprio luna park, in pratica. Il tutto, ribadisco, in una zona ambientalmente tutelata da norme nazionali e comunitarie e, cosa ancora più grave, senza che il progetto venga assoggettato alla Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe una legge che troppe volte viene bellamente derogata dalle amministrazioni pubbliche più scaltre e meno attente alla cura dei propri territori.

Una follia sotto tutti i punti di vista, in pratica. E lo posso dire a ragion veduta (appunto!) dato che a Costermano e nella Valle dei Mulini ci sono stato di recente e l’ho esplorata e conosciuta approfonditamente, grazie ad alcuni amici locali che mi ci hanno accompagnato e approfittando di una visita naturalistica guidata che mi ha fatto ben comprendere quanta ricchezza biologica e ecosistemica possieda la Valle. Oltre a quanta bellezza conservi, nel suo particolare scrigno morenico: attraversarla a piedi rappresenta un’esperienza profonda, poetica, la tessitura passo dopo passo lungo i suoi sentieri, sguardo dopo sguardo teso verso la vitalità naturale, ascolto dopo ascolto del suo peculiare registro sonoro, di una relazione compiuta e vibrante con il luogo e con la sua anima. È nella Valle dei Mulini abita il Genius Loci di questo tratto di gardesano, di questo mondo a metà tra la dimensione alpina e l’atmosfera mediterranea nel quale ci si sente così bene, così in armonia con l’ambiente che si ha intorno, così vivificati dalla sua bellezza e dal valore culturale del luogo… un paesaggio esteriore che diventa rapidamente interiore, una geografia fisica che si rispecchia in quella umana storica e contemporanea, un prezioso patrimonio locale che sa donare veramente a chiunque la propria unicità. Eccetto solo quelli che, chissà per quale drammatica inabilità intellettuale e spirituale, non riescono proprio a coglierla e concepirla, la bellezza della Valle dei Mulini, considerandola al pari di qualsiasi altro banalissimo, dozzinale terreno da mettere a valore, da monetizzare, da sfruttare fin quanto possibile. Ma come può essere possibile una follia del genere?

Per giunta un progetto del genere mette a rischio un altro luogo speciale di Costermano: il cimitero militare tedesco, uno dei più grandi del Nord Italia, «luogo di memoria e ammonimento» che raccoglie più di 22.000 caduti della Seconda Guerra Mondiale la cui solenne sacralità e il prezioso valore storico-culturale che un luogo del genere possiede sono minacciati da alcune infrastrutture residenziali legate alle opere ludico-ricreative previste, il che ha già suscitato i reiterati reclami degli enti federali tedeschi che gestiscono l’area, con relative azioni legali che hanno visto sconfitto il comune di Costermano.

Se da un lato le proteste contro un progetto così dissennato sono attive da anni, anche con la creazione di un “comitato” che riunisce ben 65 associazioni della zona il quale opera con diverse azioni di sensibilizzazione sulla questione, dall’altro il Comune dichiara di voler tirare dritto evitando qualsiasi autentico dibattito sul progetto e di dare risposte alle domande, ai dubbi e alle innumerevoli perplessità che vengono continuamente sollevate da ogni parte, con un atteggiamento che non di rado assume caratteri di inaccettabile arroganza ma che qualsiasi persona dotata di senno e di senso della realtà non può riuscire a comprendere, se non immaginando chissà quali stati di obnubilamento mentale e morale. Come si può pensare di distruggere – perché sostanzialmente è ciò che accadrebbe – un territorio e un luogo così preziosi trasformandoli nell’ennesimo luna park ad uso e consumo del turismo di massa? Come si può immaginare che qualcuno possa vedere nella Valle dei Mulini soltanto un posto dal quale ricavarci soldi e che di contro non riesca a coglierne l’inestimabile valore culturale, sociale, identitario a vantaggio dell’intero territorio circostante? Veramente si crede di poter “valorizzare” un luogo così cementificandolo e riducendolo a mera scenografia per le ennesime, banalissime, degradanti attrazioni ludico-ricreative?

È qualcosa di assolutamente sconcertante, non c’è altro da dire.

E poi, chiedo: veramente i costermanesi e gli abitanti di questo meraviglioso territorio dalla bellezza paesaggistica più unica che rara possono accettare di degradarlo, volgarizzarlo, depauperarlo della sua identità storico-culturale, trasformarlo in un altro non luogo turistico per clienti-consumatori che verranno indotti a fruirlo solo attraverso quelle attrazioni, quelle giostre ricreative, dunque accettando di trasformare essi stessi in mere comparse di un così bieco business commerciale?

Mi auguro vivamente che il dissennato progetto di Costermano venga rapidamente e definitivamente considerato solo per ciò che è, una mera follia, e che la Valle dei Mulini, veramente e virtuosamente valorizzata in tutte le mirabili peculiarità che offre, possa salvaguardarsi e rimanere sempre ciò che è, uno dei luoghi più belli e affascinanti del Lago di Garda e del paesaggio nord italiano.

N.B.: per quanto riguarda le immagini, la foto in testa all’articolo e le prime due gallerie sono tratte dalla pagina Facebook “La Valle dei Mulini un gioiello naturale da difendere“, la terza galleria è composta da foto fatte dallo scrivente il 09-10 settembre 2023.

Contrastare la distruzione delle montagne si deve, si può: come sul Monte San Primo

Contrastare la distruzione delle nostre montagne perpetrata da certe opere devastanti e dissennate si deve, si può. Lo scrivevo qualche giorno fa in merito ai lavori sulle rive del Lago Bianco al Passo di Gavia e alla doppia diffida legale con la quale se ne chiede l’immediata sospensione; lo ribadisco oggi qui grazie all’ammirevole ed efficace azione del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” che ha prodotto un articolato, dettagliato e inesorabile documento che analizza il rapporto preliminare e la relazione illustrativa inerenti i progetto con il quale il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano vorrebbero ripristinare gli impianti sciistici sul San Primo, a 1100 m di quota, oltre a infrastrutturare pesantemente l’intera zona di conseguenza. Il tutto senza sottoporre il progetto alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) come previsto dalla normativa vigente: un modus operandi del tutto discutibile, a dir poco, non di rado utilizzato dalle amministrazioni pubbliche in certe opere ambientalmente “critiche” – in numerose previste per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ad esempio – che a molti sembra (sembra?) soltanto un sotterfugio per realizzare progetti il cui impatto sul territorio, l’ambiente naturale, il paesaggio, gli ecosistemi locali e le comunità socioeconomiche è tale che in un iter burocratico-amministrativo normale non potrebbero mai ricevere il “via libera”.

Come si legge nel sito del Coordinamento, il Comune di Bellagio – capofila/committente del progetto sul Monte San Primo – porta motivazioni a sostegno dell’esclusione dalla VAS a dir poco sconcertanti. Il suo programma di “sviluppo turistico” del San Primo «non è accompagnato da alcuna valutazione delle conseguenze che l’aumento sia delle presenze turistiche sia del consumo di suolo sia del traffico automobilistico avrebbe su un territorio montano fragile, caratterizzato da complesse peculiarità sia di natura geologica sia di natura viabilistica.
Nel piano, proposto dal Comune di Bellagio, manca il ripristino e la manutenzione del territorio, manca la valutazione degli effetti diretti e indiretti delle azioni di intervento, manca un’analisi della sostenibilità ambientale degli interventi e della loro viabilità economica a medio e lungo termine. In altre parole, mancano quegli approfondimenti che costituiscono la sostanza della VAS, a tutela dell’ambiente e della collettività. Del resto, la pur voluminosa relazione non riesce ad esporre in modo chiaro e convincente le ragioni per cui si dovrebbe rinunciare alla VAS.»

È un comportamento sconcertante, ribadisco, oltre che non poco inquietante per come palesi una sostanziale indifferenza e insensibilità nei confronti del luogo, della sua bellezza, delle sue autentiche valenze culturali e parimenti turistiche in senso sostenibile, della sua storia oltre che della realtà climatico-ambientale in divenire, in aggiunta a una evidente e scriteriata pretesa di monetizzare il San Primo, di svenderne il meraviglioso territorio come fosse né più ne meno un bene da consumare fino a che ce n’è. Una visione inaccettabile perché del tutto avulsa dal luogo, fuori contesto, degradante, pericolosa per il buon futuro della montagna e dei suoi abitanti. E che una visione del genere venga formulata dai suoi amministratori locali è cosa tanto stupefacente quanto emblematica.

Per tutto ciò, il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, con il documento citato – che potete leggere integralmente quiinvita gli Amministratori a riconsiderare urgentemente la materia e ad implementare la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), come previsto dalla normativa vigente, appunto. Nonché – questo lo aggiungo io – li invita a manifestare finalmente una ben maggiore attenzione, competenza, cura e sensibilità nei confronti del loro territorio e della sua realtà effettiva, così da svilupparne la frequentazione nel modo più equilibrato e proficuo nel lungo periodo al contempo salvaguardandone la mirabile e speciale bellezza.

Potete seguire gli sviluppi della questione “San Primo”, tra le più significative in tema di sviluppi turistici montani sulle montagne italiane, grazie al sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” o alla pagina Facebook “Per il Monte San Primo”.  D’altronde in questi casi – che non danno forma a una battaglia solamente ambientale ma a un’azione di grande valore civico, morale, politico, culturale, vale sempre ciò che asserì Tucidide quasi 25 secoli fa: «Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce.» Ecco.

Milano-Cortina 2026: Olimpiadi sostenibili?

«Le Olimpiadi sono sostenibili!»

Certamente chiedere conto di certi temi all’attuale Presidente della Giunta Regionale della Lombardia durante un recente convivio offerente abbondanti dosi di ottimo vino non è il massimo; d’altro canto, mi sembra di poter dire, non è che in circostanze diverse la situazione cambi e comunque la pur pregiata produzione enologica valtellinese non può e non deve permettere al massimo rappresentante politico regionale di proferire falsità riguardo la sostenibilità delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 come ha fatto nell’intervista concessa a Unica TV! (Andata in onda nel TG del 19 settembre scorso; cliccate sull’immagine lì sopra per vederla.)

Al di là delle iniziali affermazioni fuori contesto proferite nell’intervista (vedi sopra), bastano poche domande per svelare l’infondatezza di quanto sostenuto dal Presidente lombardo: se le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sono così “sostenibili”, perché le opere non vengono assoggettate alla VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, come imporrebbe la legge? Forse perché si sa benissimo che, se valutate adeguatamente, le “Olimpiadi sostenibili” non sarebbero sostenibili affatto? E perché le “Olimpiadi sostenibili” anche economicamente, come dice il Presidente lombardo, hanno visto nei mesi aumentare in maniera spropositata i costi di tutte le opere, con l’esempio massimo al riguardo della nuova pista di bob a Cortina? Perché ai tavoli di confronto sulle varie opere non sono mai stati invitati e tanto meno ascoltati i portatori d’interesse dei territori coinvolti? Perché le associazioni “ambientaliste” (in verità non solo queste) si sono viste costrette ad abbandonare i suddetti tavoli di confronto con la Fondazione Milano Cortina constatandone il dialogo totalmente improduttivo?

Domanda di riserva e finale: ma non si vergognano, i rappresentanti politici e degli enti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dei giochi olimpici, di proferire pubblicamente falsità così palesi?

Poi, c’è da scommetterci, tra tre anni le Olimpiadi andranno trionfalmente in scena coi volti dei suddetti organizzatori in mondovisione sui quali vedremo stampati sorrisi a sessantacinque denti e espressioni irrefrenabilmente giubilanti. Tanto a spalare la [CENSURA] nel frattempo sparsa sui monti a degradare il loro paesaggio – e la quotidianità di chi lo abita – ci dovrà pensare sempre qualcun altro. E scusate la ruvida franchezza.

Rilancio dunque l’invito alla manifestazione di domenica 24 a Cortina, della quale vedete la locandina qui sotto (ne ho parlato anche qui): contro la nuova spaventosa pista di bob in primis, ma pure, in fondo, contro questa montante vergogna olimpica italiana che rischia di rovinare l’immagine e il territorio di tutte le montagne loro malgrado coinvolte.

N.B.: per capire meglio come stanno le cose sul tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 resta una validissima lettura – anche se il libro è uscito a fine 2022 – quella di Ombre sulla neve, di Luigi Casanova. Ne ho scritto qui.