Claudio Ferrata, “Il territorio resistente. Qualità e relazioni nell’abitare”

Nel dibattito pubblico contemporaneo il termine “territorio” è senza dubbio uno dei più utilizzati, e verrebbe da pensare che ciò sia inevitabile vista il suo significato ordinario tanto funzionale: tuttavia, tale inevitabilità rivela in effetti la sostanziale superficialità con la quale il termine viene usato e abusato, facendogli assumere accezioni quasi esclusivamente oggettive e pratiche senza affrontare alcun approfondimento teorico e concettuale. Approfondimento invece del tutto necessario e fondamentale, perché il territorio non è soltanto quel certo determinato spazio proprio di una giurisdizione, nel quale si abita e si lavora, che si utilizza o attraverso il quale si viaggia, eccetera; e questa superficialità rimanda all’altrettanto superficiale visione generale con cui oggi molti ambiti tecnici e culturali o pseudo-tali (fatta eccezione “congenita” per le scienze umane ma non del tutto, purtroppo) osservano il mondo in generale, i suoi ambienti, i luoghi più o meno antropizzati, le dinamiche attive in questi spazi vissuti.
Claudio Ferrata, geografo e docente ticinese, affronta la non semplice impresa di mettere nero su bianco alcuni punti nodali sulla questione in Il territorio resistente. Qualità e relazioni nell’abitare (Edizioni Casagrande, 2017), agile e rapido (sono meno di 50 pagine) tanto quanto denso pamphlet nel quale l’autore mette in buon ordine le basi concettuali circa la nozione di “territorio”, anche attraverso un breve excursus storico dell’evoluzione della stessa, per poi muoversi nella direzione d’una sua fruizione più pratica e proficua, ovvero di una determinazione dell’essenza e del valore concreto contemporanei del territorio al fine di indicarne una buona e virtuosa evoluzione futura. […]

(Leggete la recensione completa de Il territorio resistente cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Uno dei più bei sentieri delle Alpi, e il film che lo racconta – il 29 aprile a Bergamo!

Lo scorso luglio 2017 la 5a edizione de In Viaggio sulle Orobie, il trekking culturale (nel senso più ampio dell’aggettivo) organizzato dalla rivista OROBIE, ha percorso la DOL – Dorsale Orobica Lecchese, uno degli itinerari montani più belli delle Alpi Centrali. È stata un’edizione speciale, avente il preciso scopo di rilanciarne e valorizzarne la bellezza paesaggistica e le infinite potenzialità turistiche del percorso, peraltro ricco di autentici “tesori” naturali, storici, architettonici, etnografici. Al punto che dal Viaggio, e dalle tante suggestioni scaturite in quei giorni di cammino e nei mesi successivi, è nato un docu-film che rappresenta la più affascinante e illuminante testimonianza del trekking e, in primis, della bellezza e del valore della dorsale: I Tesori della DOL, con la prestigiosa “firma” del regista Carlo Limonta, che dopo l’anteprima assoluta a Milano sarà presentato domenica 29 aprile ad Almenno San Salvatore, alle porte di Bergamo, presso l’ex complesso monastico di San Nicola in Lemine, ovvero proprio nel luogo presso il quale il Viaggio dello scorso anno si è concluso. Sarà a sua volta, in buona sostanza, una “prima proiezione” dacché presentata per la prima volta proprio sulla DOL, nella sua parte finale per chi qui giunga dalla Valtellina o iniziale per chi decida di percorrere il trekking verso Nord: comunque una proiezione imperdibile per una pellicola assolutamente affascinante, che parlando della Dorsale, delle genti, dei paesaggi, delle culture – e ovviamente parlando e facendo parlare i viaggiatori che hanno composto il gruppo in cammino – parla di una storia di montagna meravigliosa e assai emblematica, e di come un territorio apparentemente “secondario” rispetto ad altre aree turisticamente più sviluppate (e per questo a volte fin troppo degradate) possa invece non solo essere rilanciato ma divenire addirittura un modello di sviluppo e di evoluzione turistico-culturale tra i migliori possibili. E di sicuro I Tesori della DOL e la grande perizia artistica di Carlo Limonta, film maker pluripremiato e unanimemente apprezzato, sono il più spettacolare biglietto da visita per la DOL e le sue montagne – senza contare quella che sarà la colonna sonora della serata, offerta dal cinquecentesco Organo Antegnati della chiesa, suonato da Luigi Panzeri, e dagli affascinanti suoni dei corni (alpini e non) di Martin Mayes, mirabile musicista tra i massimi esperti al mondo di tali strumenti.

Dopo queste due “prime” milanesi e bergamasche, il film proseguirà il proprio tour promozionale in numerosi altri luoghi e, certamente, di nuovo lungo (o sulla) Dorsale Orobica Lecchese: appuntamenti ai quali mi auguro parteciperete. E, nel caso, ne resterete profondamente affascinati, ne sono certo: dunque, per evitare di farvi trovare impreparati, tenete pronto lo zaino e un buon paio di scarponi, per quando tornerete dalle proiezioni. La DOL vi aspetta, e vi aspettano emozioni più uniche che rare, come solo i meravigliosi Tesori di queste montagne vi sapranno offrire.

“I Tesori della DOL” a Milano – in prima assoluta!

Lo scorso luglio 2017 la 5a edizione de In Viaggio sulle Orobie, il trekking culturale (nel senso più ampio dell’aggettivo) organizzato dalla rivista OROBIE, ha percorso la DOL – Dorsale Orobica Lecchese, uno degli itinerari montani più belli delle Alpi Centrali. È stata un’edizione speciale, avente il preciso scopo di rilanciarne e valorizzarne la bellezza paesaggistica e le infinite potenzialità turistiche del percorso, peraltro ricco di autentici “tesori” naturali, storici, architettonici, etnografici. Al punto che dal Viaggio, e dalle tante suggestioni scaturite in quei giorni di cammino e nei mesi successivi, è nato un docu-film che rappresenta la più affascinante e illuminante testimonianza del trekking e, in primis, della bellezza e del valore della dorsale: I Tesori della DOL, con la prestigiosa “firma” del regista Carlo Limonta, che sarà presentato in anteprima assoluta giovedì 19 aprile presso la sezione SEM – Società Escursionisti Milanesi – del CAI, a Milano. Una “prima” imperdibile per una pellicola assolutamente affascinante, che parlando della DOL, delle genti, dei paesaggi, delle culture – e ovviamente parlando e facendo parlare i viaggiatori che hanno composto il gruppo in cammino – parla di una storia di montagna meravigliosa e assai emblematica, e di come un territorio apparentemente “secondario” rispetto ad altre aree turisticamente più sviluppate (e per questo a volte fin troppo degradate) possa invece non solo essere rilanciato ma divenire addirittura un modello di sviluppo e di evoluzione turistico-culturale tra i migliori possibili. E di sicuro I Tesori della DOL e la grande perizia artistica di Carlo Limonta, film maker pluripremiato e unanimemente apprezzato, sono il più spettacolare biglietto da visita per la DOL e le sue montagne.

Dopo il 19 aprile il film comincerà un tour promozionale che mi auguro lungo e proficuo: per il momento segnatevi anche la data del 29 aprile, quando I Tesori della DOL verrà proiettato splendida chiesa di San Nicola in Lemine ad Almenno San Salvatore (Bergamo), in una sorta di chiusura d’un circolo virtuoso, visto che proprio in questo luogo il 16 luglio 2017 si concluse il Viaggio sulle Orobie lungo la DOL!

Ma seguiranno molti altri appuntamenti con il film, ai quali mi auguro parteciperete. E, nel caso, ne resterete profondamente affascinati, ne sono certo: dunque, per evitare di farvi trovare impreparati, tenete pronto lo zaino e un buon paio di scarponi, per quando tornerete dalle proiezioni!

Enrico Camanni, “Il Cervino è nudo”

Intorno al 1930, in prossimità di un colle alpino tra il Piemonte e la Francia il cui toponimo pare risalga ad un cippo di pietra ivi presente (Petra sistaria, ovvero “sesta pietra”) misuratore di distanza dalla città più vicina, e fino ad allora abitato da pochissimi allevatori di bestiame, succede qualcosa che cambia drasticamente il destino della frequentazione ludico-ricreativa delle Alpi: nasce la prima località di villeggiatura interamente pensata a beneficio dei turisti e totalmente svincolata dalla realtà del luogo e dei suoi abitanti: Sestriere. Una vera e propria cittadella dello sci o, per meglio dire, un pezzo di città ricreato in quota, con tutti gli annessi e connessi tipici d’una grande conglomerazione urbana. È un evento che cambia totalmente e drasticamente, appunto, il modo di frequentare turisticamente la montagna dacché costruisce un nuovo immaginario alpino – anzi, di nuovo, che riproduce un immaginario sostanzialmente urbano in un contesto montano, così che il turista (per semplificare al massimo il concetto di fondo) si possa sentire a casa propria anche a 2.000 metri di altezza, in pieno inverno e con tanta neve intorno.

Sestriere diventa un progetto modello per molte altre stazioni di montagna: in particolare, solo qualche anno dopo, comincia l’edificazione di un’altra località completamente progettata a beneficio dei villeggianti e, sotto molti aspetti, di ancor più drastica realizzazione (e impatto ambientale) rispetto a Sestriere: Cervinia, nome “artificiale” (e molto ispirato all’immaginario fascista, al tempo al potere in Italia) per un agglomerato urbano che cambia i connotati di una delle zone montane più peculiari dell’arco alpino occidentale, la conca del Breuil dominata dalla iconica e spettacolare mole del Cervino.

L’essenza e la sostanza di Cervinia, di natura architettonico-urbanistica, ambientale ma ancor più antropologica, sono del tutto emblematiche in merito allo sviluppo antropico delle vallate alpine votate al turismo degli sport di montagna – in particolar modo di quelli invernali: Enrico Camanni, scrittore e giornalista torinese tra i massimi esperti italiani di cultura di montagna, ne analizza realtà, significati e conseguenze in Il Cervino è nudo (Liasion Editrice, 2008), un volumetto tanto veloce e agile (sono solo 65 pagine) quanto denso di contenuti e di riflessioni illuminanti, soprattutto per maturare un quanto mai necessario sguardo consapevole verso la realtà della montagna italiana moderna e contemporanea nonché l’altrettanto necessaria visione di un “buon” futuro per essa []

(Leggete la recensione completa de Il Cervino è nudo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Conoscenze essenziali

Quanto avrebbe bisogno, il mondo di oggi, di avere tra le sue “mani” un biglietto da visita come questo?

(La domanda ovviamente è retorica, dal mio punto di vista.)

P.S.: peraltro (e non per puro caso), proprio a proposito del professore a Basilea, e di retorica, leggete qui.