Verso il nuovo libro

Poi viene il tempo di tornare, appunto, di tornare nelle proprie membra quotidiane inesorabilmente funzionali ad altri moti – non necessariamente meno intensi, appassionati o sospirati. No, semplicemente altri, di altra specie per altri luoghi, tempi, legami, verità. La mia vita abituale è altrove, con tutte le sue cose belle e meno belle, le sue quotidianità, i doveri, le responsabilità e i crucci che animano quello spicchio di mondo in tal senso ordinario nel quale sono, per la maggior parte del mio tempo. Vi ci torno con mente e animo sereni, perché ogni viaggio lontano dalla vita di sempre è utile, e spesso indispensabile – a volte pure ineluttabile – a poterla conoscere, capire, governare e vivere sempre meglio nonché, anche per questo e per tutte le sue impellenze quotidiane, a farne la svolta di quel circolo virtuoso che mi indurrà nuovamente a girare e fluire verso la svolta opposta – a partire, a rimettermi in viaggio, a volgere sguardo, mente, cuore e animo ancora verso settentrione, di nuovo oltre le brecce che rompono e vincono l’altrimenti insuperabile muraglia alpina, baluardo possente che mi separa dalla meta par excellence e che al contempo, me ne convinco, la protegge, la salvaguarda – anche dalla mia inquietudine, lo ammetto. È un circolare vibrante e partecipe, un orbitare armonioso attorno ad un nucleo di purissima vita che fa di ogni possibile quotidianità, che sia ordinaria o meno, qualcosa di veramente bello da vivere.
Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno.

Nasce un po’ da qui, da questo passaggio di Lucerna, il cuore della Svizzera, la storia e la narrazione del nuovo libro in imminente uscita, del quale vi ho presentato qualche estratto nei giorni scorsi qui sul blog. Ovvero: il nuovo libro è conseguenza del precedente e ne rappresenta una evoluzione tanto naturale quanto sorprendente (capirete in che senso se e quando lo leggerete) ma, nel principio e in senso concettuale, nasce da questa necessità che ogni viaggio non sia l’inizio e la fine di un moto, di uno spostamento nel mondo più o meno lungo e lontano, ma la tappa di un “macroviaggio” per il quale il ritorno a casa è sempre funzionale a una ripartenza, a breve oppure no, non importa questo. E sia ben chiaro: ciò non comporta che ogni singolo viaggio perda il suo valore e la sua unicità, un simile problema nemmeno si pone. Perché, come ho già scritto altre volte, in verità – dal mio punto di vista e ispirandomi a Pessoa e alle sue osservazioni sul viaggiare (ma non solo a lui) – il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e dunque non è tanto una questione di viaggi singoli, di partenze arrivi, ritorni e ripartenze e non lo è se e quando il viaggio lo abbiamo dentro ed è ininterrotto, perenne, in realizzazione durante ogni singolo istante della propria vita, anche nei moti più banali, ordinari, quotidiani. Perché anche “viaggiando” lungo il tratto di strada tra la propria casa e il luogo dove si lavora, ad esempio, il mondo non è mai lo stesso, mai, anche se così a noi può sembrare: basta un piccolo elemento – la luce del cielo, le ombre, il colore della vegetazione, le condizioni meteo ma pure la nostra condizione emozionale, la nostra sensibilità percettiva del momento, lo stato d’animo, i pensieri in elaborazione nella mente o ciò che abbiamo saputo su quel luogo nel quale transitiamo e che la volta precedente non sapevamo – a cambiare tutto, e a generare ogni volta un nuovo viaggio da quello che altrimenti ci sembrerebbe il solito banale spostamento.

Ecco. Per tali motivi nel nuovo libro vi racconterò di un certo luogo ma non solo di quello e, in fondo, vi narrerò di ogni luogo, anche il più ordinario. Se il viaggio è in noi, ogni luogo è meta di un viaggio e ciascun viaggio diventa unico e di valore, anche se fosse la millesima volta che lo compiamo. Che è quanto mi piacerebbe che rappresentasse il mio nuovo libro: qualcosa di valore perché in grado di narrare una “mia” storia che possa essere anche la vostra.

Strettamente uniti

Una cosa è certa: noi svizzeri dobbiamo unirci più strettamente. Per farlo, dobbiamo capirci meglio, e per capirci meglio dobbiamo anzitutto imparare a conoscerci a vicenda. Cosa conosciamo noi della Svizzera francese, della sua letteratura e della sua stampa? Su questo punto, ciascuno deve rispondere a se stesso.

(Carl Spitteler, Il nostro punto di vista svizzero. Discorso sulla neutralità, in Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.239; orig. 1915.)

In poche e significative parole, peraltro enunciate più di un secolo fa, Carl Spitteler indica per la sua Svizzera una dote fondamentale che invece all’Italia è sempre mancata e continua (continuerà) a mancare. Anche così la Confederazione, piccolo/grande miracolo culturale, sociale e sociologico, ha costruito la sua forza e la capacità contemporanea di primeggiare in molteplici campi, materiali e immateriali; per il motivo uguale e contrario l’Italia è ferma a quelle celeberrime parole del Metternich e allo stato di mera «espressione geografica», incapace di andare oltre perché, sostanzialmente, priva di identità culturale e dunque di una “società” che possa definirsi autenticamente tale, realmente viva e vitale. Per la gioia di innumerevoli parassiti – autoctoni, soprattutto.

Svizzera, avanti col verde

(Il Parlamento Svizzero di Berna. Photo credit: Marcel Kessler via pixabay.com, https://pixabay.com/it/users/marcelkessler-3217273/)

A differenza dell’Italia, nella quale la politica istituzionale – lo sostengo da tempo – è ormai morta, probabilmente dalla fine della Prima Repubblica, trasformandosi definitivamente in un teatr(in)o degli orrori, la Svizzera si rivela un paese molto avanzato anche dal punto di vista politico, sovente anticipando le tendenze elettorali in tal senso nei confronti di altri paesi europei. Mi pare che sia andata così anche in occasione della tornata elettorale di ieri: in passato la Svizzera è stato uno dei primi paesi a premiare un partito della destra populista e a ridurre l’importanza politica dei partiti storici di centro e di sinistra, poi è stato tra i primi a far arretrare quella destra populista, ora lo è nel rendere i partiti d’ispirazione ecologista tra quelli più prominenti sempre a danno di destra populista e sinistra storica – peraltro anticipando pure l’esistenza di due correnti “verdi”, una di sinistra e l’altra di centrodestra. Ed è, la Svizzera, anche uno dei paesi più avanzati in quanto a presenza femminile in Parlamento (ora al 42%) e nei quali da tempo l’affluenza alle urne è in calo, restando già da almeno 40 anni sotto il 50%.

Insomma: la Confederazione, con la propria unicità istituzionale, resta pure un laboratorio sociale, culturale e anche politico il quale, in modi per certi aspetti sorprendenti visto tale suo stato di unicum, anticipa le tendenze e le evoluzioni del resto di questa parte di mondo. Da seguire sempre con attenzione nonché, per quanto mi riguarda, da ammirare, senza dubbio.

Cliccate sull’immagine in testa al post per leggere gli approfondimenti dedicati alle Elezioni Federali 2019 da “Swissinfo” oppure qui, per l’analogo dossier di “RSINews“.

Dal nuovo libro

I paesaggi sono fatti dalle forme del mondo ma pure dalla storia e dalla geografia, sorelle di sangue seppur di frequente separate a forza. Cambiano di continuo anche quando sembra il contrario ma una tale fissità, nel caso, è segno di un nostro immobilismo, non loro. Perché siamo noi che generiamo il paesaggio, il quale è frutto del nostro intelletto e della nostra cultura: un bagaglio immateriale che può materialmente trasformare il mondo su vasta scala tanto quanto solo attorno a noi, nella personale biosfera quotidiana.
Questa città non è cambiata nei pochi giorni in cui ci sono stato e l’ho vissuta, ovvio. Eppure nella mia percezione interiore è totalmente diversa, il paesaggio urbano da me concepito è variato giorno dopo giorno, un periodo breve che tuttavia s’è fatto storia personale intensa come fosse stato ben più lungo. Ma il tempo non esiste, la fisica ce lo rivela, ovvero il tempo è movimento e io mi sono mosso moltissimo in questa città, scoprendo quanto sia grande pur nella sua relativamente piccola dimensione. Ancor più si è mosso il mio spirito: nella sua dimensione immateriale pochi giorni possono essere decine di anni così come spazi sconfinati sanno diventare ambiti minuscoli e intimi tanto da starci totalmente nell’animo, lì dove dall’immateriale scaturisce il materiale del vissuto quotidiano, della relazione col mondo in cui mi muovo, con il luogo in cui sono, col suo ambiente. Non c’è alcun cambiamento esteriore se parimenti non sia pure interiore, ribadisco. La città non è cambiata ma per me lo è completamente. Io non sono cambiato, esteriormente, ma dentro, totalmente.

Sì, è un altro estratto del mio nuovo libro, in uscita a breve e del quale vi ho fornito nei giorni scorsi altri brani e alcuni indizi fotografici riguardo il luogo che ne ospita la storia, da qui all’indietro. Non vi rivelo ancora di che città si tratti – d’altro canto molti l’hanno capito – ma in ogni caso manca ormai poco alla pubblicazione del libro e ogni “enigma”, così come la sua storia particolare e per certi versi metaletteraria – per come misceli strettamente realtà e fantasia ma una “fantasia” assolutamente reale e una realtà che, grazie alla città stessa, diventa per molti aspetti “fantastica” – sarà svelato!

Inutile rimarcare che a breve scoprirete tutto quanto, qui sul blog. Stay in touch! – anzi, ribadisco meglio: hoiame ühendust!

Viva Carl Spitteler!

Nel mentre che l’Accademia di Svezia annuncia(va) i vincitori del Premio Nobel per la Letteratura 2018 e 2019, Olga Tokarczuk e Peter Handke, la Svizzera ricorda(va) l’unico suo autore che abbia vinto il Nobel per la Letteratura, Carl Spitteler, nel 1919 – lo fa infatti anche per via del centenario da quell’evento.

La cosa mi interessa particolarmente dacché di Spitteler, lucernese d’adozione (un po’ come me, se così posso dire), solo negli ultimi tempi rivalutato anche in patria come autore letterario – semmai ben più celebre per il suo Discorso sulla neutralità – ma quasi sconosciuto in Italia, ho letto di recente il suo Il Gottardo, opera bellissima pubblicata dall’editore ticinese Dadò della quale, sfruttando tale occasione, vi ripropongo qui le mie impressioni di lettura.
Peraltro, sempre in occasione del centenario, l’altro principale editore ticinese, Casagrande, ripubblica il Discorso sulla neutralità in un volume che contiene le riflessioni al riguardo di numerose autrici e autori elvetici riguardo un testo di grande valore politico e culturale anche al di fuori del contesto svizzero (anzi, forse soprattutto al di fuori), per certi versi profetico, la cui lettura risulta per questo attualissima e illuminante.
Cliccate sulla copertina qui sopra per saperne di più.
Insomma: viva Carl Spitteler!