Strettamente uniti

Una cosa è certa: noi svizzeri dobbiamo unirci più strettamente. Per farlo, dobbiamo capirci meglio, e per capirci meglio dobbiamo anzitutto imparare a conoscerci a vicenda. Cosa conosciamo noi della Svizzera francese, della sua letteratura e della sua stampa? Su questo punto, ciascuno deve rispondere a se stesso.

(Carl SpittelerIl nostro punto di vista svizzero. Discorso sulla neutralità, in Il GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.239; orig. 1915.)

In poche e significative parole, peraltro enunciate più di un secolo fa, Carl Spitteler indica per la sua Svizzera una dote fondamentale che invece all’Italia è sempre mancata e continua (continuerà) a mancare. Anche così la Confederazione, piccolo/grande miracolo culturale, sociale e sociologico, ha costruito la sua forza e la capacità contemporanea di primeggiare in molteplici campi, materiali e immateriali; per il motivo uguale e contrario l’Italia è ferma a quelle celeberrime parole del Metternich e allo stato di mera «espressione geografica», incapace di andare oltre perché, sostanzialmente, priva di identità culturale e dunque di una “società” che possa definirsi autenticamente tale, realmente viva e vitale. Per la gioia di innumerevoli parassiti – autoctoni, soprattutto.

150 anni fa, il “Tricolore di Oliosi”

L'episodio della difesa della bandiera tricolore ad Oliosi durante la battaglia di Custoza, in una stampa dell'epoca.
L’episodio della difesa della bandiera tricolore ad Oliosi durante la battaglia di Custoza, in una stampa dell’epoca.

2 giugno, festa della Repubblica Italiananel bene e nel male, già. Ed è l’anno 2016, dunque sono trascorsi 150 anni da un episodio certamente poco noto al grande pubblico ma alquanto significativo di uno spirito nazionale (e di un’epoca, senza dubbio) sul quale tuttavia oggi è francamente pleonastico discutere, per molti motivi. A quel tempo, fatta da pochissimo l’Italia, c’era ancora qualche possibilità di fare gli italiani, ma pare che in questo secolo e mezzo tale possibilità non sia stata granché considerata, da quelli di dovere e dalla maggioranza degli altri.

Comunque: qualcuno ricorderà, da vaghissime reminescenze scolastiche, che il 24 giugno 1866 fu il giorno della battaglia di Custoza, svoltasi nella terza guerra d’Indipendenza. È nell’ambito di questo scontro che si colloca l’episodio in questione, a Oliosi – piccolo borgo rurale oggi frazione del comune di Castelnuovo del Garda. Quella mattina la Brigata Forlì, costituita dal 43° e 44° Reggimento Fanteria, si stava dirigendo verso Castelnuovo quando fu assalita e scompaginata da una carica della cavalleria leggera austriaca, gli Ulani. Un gruppo di ufficiali, sottoufficiali e soldati del 44°, ai comandi del capitano Baroncelli – ufficiale in grado più anziano del gruppo – occuparono casa Benati a Oliosi, resistendo per alcune ore, finché il fuoco avversario incendiò la casa. Prima di arrendersi, e per impedirne l’onta della consegna al nemico, divisero il drappo della bandiera del 44° in strisce verticali, probabilmente tredici, che gli ufficiali nascosero nelle proprie giubbe e custodirono durante la prigionia ad Agram, l’odierna Zagabria. Al termine della guerra il drappo fu ricomposto con gli undici pezzi (dei tredici) ritrovati e la bandiera riconsegnata al 44° Reggimento durante una solenne cerimonia in piazza San Marco a Venezia, il 25 ottobre 1866. Da quel giorno, tale storica bandiera è conosciuta come il Tricolore di Oliosi.

Ecco. Ora: si potrà dire che non sia proprio più il caso di fare gli “eroi” per una bandiera, o pure che non sia il caso di fare gli eroi tout court dacché sfortunata è la terra (e il suo popolo) che ne ha bisogno… D’altro canto, di ‘sti tempi, non pochi sarebbero gli “italiani” che non saprebbero mettere nel giusto ordine i colori della bandiera nazionale. Per questo, mi pare, l’episodio di Oliosi è oggi così significativo. Nel bene e nel male, appunto.

GARIBALDI MAP, il progetto di Diego Caglioni sull’eroe italiano per eccellenza (con gli “occhi” di Google Street View)

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Garibaldi Map è un progetto dell’artista Diego Caglioni (Bergamo, 1983), il quale si propone di mappare tutti i monumenti a Giuseppe Garibaldi, per quanto possibile, sparsi in tutto il mondo. “Probabilmente – spiega l’artista bergamasco nella presentazione del progetto – la maggior parte delle statue dell’eroe dei due mondi si possono trovare nelle piazze, incroci o sulle strade principali. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui sono tali monumenti risultano spesso inosservati e ignorati dai passanti.
Ogni volta che Caglioni trova una “nuova” statua di Garibaldi, la “fotografa” con uno screenshot di Google Street View e, dall’immagine che ne ricava, crea una vera e propria cartolina postale – di quelle classiche che si mandano (o si mandavano, forse, una volta certo più di frequente) quando si è in vacanza, per intenderci – stampabile dal blog e dunque perfettamente spedibile per posta.
Caglioni ritiene questo progetto uno strumento molto utile per osservare come il leader è stato ritratto e, cosa ancora più importante, per comprendere il rapporto tra il lavoro pubblico e l’ambiente nel quale è stato inserito e si trova. Nella sua apparente semplicità, in effetti Garibaldi Map è un esperimento molto interessante. Inutile dire quanto sia importante (pur se oggi sostanzialmente meno di un tempo, soprattutto nelle e per le nuove generazioni) la figura di Giuseppe Garibaldi nell’immaginario collettivo italiano e nella storia del paese, e in fondo, al di là appunto della conoscenza più o meno scolastica del personaggio, il più immediato contatto tra di esso e la gente che ha contribuito a rendere nazione è dato proprio da quei monumenti sparsi un po’ ovunque, in Italia e non solo. Mapparli significa un po’ tracciare una sorta di rete storico-antropologica del sentimento generato dal personaggio, della memoria di esso, della sua simbologia e di come essa faccia parte dei nostri panorami urbani quotidiani. Come ritiene Caglioni, tantissima gente passa giorno dopo giorno sotto i monumenti garibaldini senza ormai più degnarli di alcuna attenzione, al pari di qualsiasi altro arredo od oggetto urbano; eppure, al di là di qualsivoglia possibile retorica (del tutto fuori luogo, sia chiaro, dacché non c’è in Garibaldi Map alcuna banale celebrazione dell’eroe!), quei monumenti cristallizzano nella loro pietra o nel bronzo del quale sono fatti, nel bene o nel male, una piccola/grande parte del sentimento nazionale e del valore che la società contemporanea conferisce ad esso, rappresentando inoltre una sorta di studio open air del processo di “mitizzazione” del personaggio e della sua effigie pubblica.
Eppoi è pure divertente girare l’Italia attraverso le postcards garibaldine di Caglioni! Date un occhio al blog – cliccate sull’immagine in testa al post (che ritrae il monumento presente a Crema) e vi entrerete: è interessante e, l’avrete ormai capito bene, assolutamente particolare.