In morte (imminente) della libertà del web

[Foto di succo da Pixabay]

Facebook ha oggi circa 2,5 miliardi di utenti, Instagram circa 1 miliardo, WhatsApp 1,6 miliardi. Youtube ne ha circa 2 miliardi, WeChat 1,6 miliardi. La popolazione mondiale è attualmente di circa 7,7 miliardi di persone. Mentre osserviamo la pagliuzza di una economia di rete dai tratti ormai chiaramente monopolistici, impossibili da risolvere senza scelte di rottura, per altro previste dalle attuali leggi del mercato occidentale, sfugge a molti, e in special modo alla politica americana, la trave ben conficcata nel nostro occhio planetario. Quella secondo la quale Internet, un sistema nato e ottimizzato per decentralizzare i contenuti e che funziona egregiamente solo quando gli ambiti digitali saranno molti, differenti e debolmente connessi, si sta trasformando in un unico gigantesco canale broadband nel quale il flusso è sempre più spesso unico e controllato. […] Divide et impera, dicevano quelli. Unisci e impera, potremmo dire oggi. Con tanti cari saluti alla grande democrazia della rete Internet, apparentemente a disposizione di tutti ma, nei fatti, ormai nelle mani di pochissimi. Quasi sempre i peggiori.

(Da un ottimo e importante articolo di Massimo Mantellini dal titolo Unisci e impera, pubblicato nel suo blog su “Il Post” venerdì 21 agosto 2020. Potete leggerlo nella sua interezza – fatelo che merita alquanto, ribadisco – cliccando sull’immagine in testa al post. E siate sempre molto diffidenti, quando frequentate il web e i social network. Mooooolto.)

Alla fine della fiera (dei libri)

Leggo sull’Ansa – grazie all’amico Pasquale che ha postato l’articolo sul proprio profilo Twitter – che l’anno prossimo si farà una fiera dell’editoria anche a Firenze. Si chiamerà “Testo”, sarà organizzata da Pitti Immagine e si terrà probabilmente già a marzo 2020. Potete leggere tutti i dettagli nell’articolo cliccando sull’immagine lì sopra.

Un’altra fiera dell’editoria, già.

Be’, verrebbe da dire che in Italia c’è un tale gran mercato dei libri, così tanto effervescente e vitale, da fare che le n-mila fiere, fierette, rassegne, saloni, salotti e quant’altro dedicato ai libri e alla lettura già esistenti non siano mai a sufficienza!

Poi si leggono i dati di vendita (qui ad esempio trovate una sintesi dell’ultimo rapporto AIE sullo stato dell’editoria) e, inevitabilmente, qualche domanda sorge spontanea, come si dice, sull’effettivo valore circa quell’impressione di vitalità editoriale sopra citata.

Ad esempio: se ci sia veramente bisogno di un’altra fiera, in Italia, che si propone come di interesse nazionale, andando dunque in inesorabile concorrenza con le altre simili; se questa proliferazione di eventi legati ai libri e alla lettura, al netto della sperabile bontà delle intenzioni, sia realmente proficua per il mercato; se di contro tutti questi eventi, che alla fine della fiera (locuzione del tutto consona!) finiscono per essere dei gran mercati dei libri, non danneggino in primis gli elementi fondamentali della filiera editoriale, cioè i librai; se questa proliferazione fieristica in tema di libri e lettura ciò non sia invero legato al solito e moooolto italiano campanilismo per il quale ognuno pensa per sé e tutti sono contro tutti perché ciascuno si crede più bello e bravo degli altri.

Ecco.

Intendiamoci: nessuna preclusione e nessun preconcetto. Ben vengano tali eventi nei quali sia promossa in ogni modo la lettura dei libri – dei buoni libri, meglio sarebbe da dire. Ma non è che pure in questo ambito, come accade in altri contesti, la quantità finisce per andare a danneggiare la qualità? Non è che la realtà dei fatti rimane quella di una “Armata Brancaleone editoriale” nella quale ogni elemento si muove in modo autonomo senza alcun reale coordinamento con il resto della rete, quanto mai necessario in tale realtà e posto lo stato del mercato italiano?

Giova ricordare che non più tardi di un paio di anni fa è andata in scena un’indegna lotta fratricida tra Torino, col suo “storico” Salone, e Milano con la nuova fiera “Tempo di Libri” – che si è rivelata per ciò che non poteva che essere, un gran buco politico nell’acqua editoriale, ma che pare sarà riproposta a febbraio 2020. Dunque, se così sarà, solo un mese prima della nuova fiera di Firenze.

Ribadisco (sempre a titolo personale): ma serve veramente a qualcosa di buono e utile per i libri e la lettura, tutto questo?

I sentieri, la Svizzera, la Lombardia

(Image credit: https://pixabay.com/it/users/pexels-2286921/)

Occupandomi di progetti culturali per i territori di montagna, sovente mi trovo a trattare pure il tema delle rete sentieristica (ovviamente oltre al fatto di percorrerla di frequente nei miei vagabondaggi montani) e il suo grande valore culturale e antropologico, che fa dei sentieri un elemento al quale assicurare una fondamentale salvaguardia per quei territori.
Posto ciò, il tema dei sentieri lo devo considerare anche dal punto di vista politico/amministrativo, gioco forza, e un recente articolo di “Swissinfo.ch” mi ha reso evidente quanta differenza vi sia nella considerazione politica della rete sentieristica, tra la Svizzera e l’Italia, rappresentata in modo emblematico da una delle regioni più ricche e avanzate (dunque, si può presupporre, pure più munifiche al riguardo), la Lombardia.
Vi propongo un ragionamento un po’ tecnico e forse poco attraente ai non appassionati di montagne ed escursioni che per ciò schematizzo, al fine di renderlo il più chiaro possibile, con i link alle varie fonti di riferimento dei dati indicati.

Dunque, in Lombardia nel 2017 sono stati istituiti la Rete escursionistica della Lombardia (REL) e il Catasto dei sentieri, al fine di classificare la rete di sentieri del territorio regionale, la cui estensione è di 13.000 km circa sui 24.000 kmq circa di territorio: molto banalmente, ogni km quadrato di superficie lombarda (che però ha un’ampia parte di pianura, bisogna considerarlo) ha 542 metri di sentiero.

In Svizzera, il cui territorio è di circa 42.000 kmq, la valenza dei sentieri quale rete viaria è sancita fin dalla Costituzione Federale, all’articolo 88; la rete dei sentieri segnalati è estesa per circa 65.000 km: sono 1,5 km di sentieri per km quadrato di territorio, pressoché totalmente alpino o prealpino.

La Lombardia, per la manutenzione dei suoi 13.000 km di sentieri e in occasione dell’istituzione della REL e del Catasto dei sentieri, ha stanziato dei fondi: 4 milioni di Euro per tre anni, ovvero 1,3 milioni circa all’anno; altre fonti citano invece 2 milioni di Euro per il biennio 2017/2018, pari a 1 milione all’anno.

In Svizzera, il Governo Federale e i Cantoni investono circa 50 milioni di franchi all’anno, pari al cambio attuale a circa 45,5 milioni di Euro, per la manutenzione dei 65.000 km di sentieri, il che equivale a un investimento di 700 Euro/km all’anno.
In Lombardia, stando alle cifre suddette, l’investimento è pari a 100 Euro/km all’anno, nell’ipotesi più “larga”, e a poco meno di 77 Euro/km all’anno in quella più “stretta”. Ovvero, da 7 a quasi 10 volte meno che in Svizzera.

Ora: voi direte che sì, ok, ma la Svizzera è ricchissima, la Lombardia non lo è così tanto, però è pure la regione più “benestante” d’Italia e quindi l’unica – ad eccezione delle regioni autonome – che possa essere paragonata pur empiricamente alla Confederazione. Inoltre, non conosco quanto le altre regioni italiane spendano per i propri sentieri ma, da lombardo e per i motivi sopra detti, ho ipotizzato il paragone di cui avete appena letto.
Capirete che la differenza è abissale, a fronte della necessità di interventi del tutto similari – voglio dire: un sentiero è tale in Lombardia e in Svizzera, non è che là siano lastricati d’oro e qui no! Di contro, sia chiaro, meglio 100 o 77 Euro che nulla, ci mancherebbe, tuttavia – ribadisco – la differenza è così ampia da non poter non risultare significativa e fonte di conseguenti riflessioni, che mi auguro vengano elaborate, nell’ambito della montagna italiana.

Disservizi ferroviari

Dopo un lungo periodo di scioperi e di conseguenti disservizi, disagi, ritardi, soppressioni di convogli, oggi i treni hanno viaggiato in perfetto orario. Incredibile!
E ciò nonostante fosse in programma pure oggi un nuovo sciopero: dovendo astenersi dall’attività quotidiana maggiormente praticata sul posto di lavoro, con ammirevole coerenza il personale ha pensato bene di organizzare uno sciopero dallo sciopero.
Una protesta assai efficace, leggo sui giornali, visto che le Ferrovie hanno subito vivacemente reclamato, sostenendo che era da almeno 30 anni che i treni non viaggiavano più in orario e ciò ha dunque rappresentato un grave sovversione dello status quo aziendale. Il personale tuttavia ha prontamente ribattuto, dichiarando che quale ulteriore evoluzione della protesta potrebbe pure arrivare a pulire di fino i treni, eventualità che causerebbe un notevole danno economico all’azienda ferroviaria a causa della spesa necessaria all’acquisto di detergenti e spazzoloni.
La vertenza continua e, per tentare una mediazione, è stato convocato un incontro tra i sindacati e i vertici aziendali presso la sede delle Ferrovie alle 9 di domattina, incontro che dunque comincerà non prima delle 11. All’incontro, per sicurezza, i partecipanti giungeranno con mezzi propri.
Dal canto loro, anche alcuni pendolari hanno protestato a fronte di quanto accaduto: da almeno 30 anni non arrivavano più così puntuali sul posto di lavoro e ciò ha provocato loro disagi di natura morale e psicologica, non sapendo come impiegare così tanto tempo con l’attività lavorativa e accusando fenomeni di spaesamento o di alienazione professionale.

INTERVALLO – Sondrio, “Volontari per la Cultura”

Di solito in questo spazio periodico denominato “INTERVALLO” (come quei vuoti tra un programma e l’altro sulla TV di tanti anni fa riempiti di immagini di bei paesaggi, per chi si chieda il motivo di tale nome) mostro bei luoghi (appunto!) dedicati ai libri e alla cultura, biblioteche in particolare. Questa volta voglio mostrare “l’altro lato della medaglia”, ovvero rendere omaggio a chi le biblioteche (e non solo quelle) le mantiene vive e attive, per giunta in modo del tutto volontario.

Volontari per la Cultura, infatti, è il programma attivo dal 2012 per favorire il volontariato nelle biblioteche e nei musei della provincia di Sondrio, al quale nel 2018 hanno partecipato oltre 290 volontari al servizio di 24 biblioteche e 5 musei con attività che vanno dall’affiancamento dei bibliotecari e degli operatori museali nel lavoro di gestione delle aperture dei relativi spazi, alle attività di ausilio alla lettura e allo studio per adulti e bambini, ai corsi di vario genere fino all’organizzazione di eventi, visite guidate, laboratori didattici, ricerche d’archivio.

Volontari per la Cultura è nato dalla convinzione che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma soprattutto di capacità che possono essere messe a disposizione della comunità e che la loro partecipazione è perciò un’occasione di arricchimento. Si può dire che non ci siamo inventati nulla, ma ci siamo richiamati al principio di sussidiarietà sancito dalla nostra Costituzione, che chiede agli enti pubblici di favorire l’iniziativa dei cittadini, non solo associati, ma anche singoli. L’obiettivo del programma perciò non è mai stato quello di sostituire il personale qualificato che lavora nelle biblioteche nei musei, bensì quello di far crescere la cittadinanza attiva.” Così dicono di loro stessi i membri di Volontari per la Cultura, e non serve denotare quanto un tale progetto possa essere importante ed esemplare, e quanto sia da sostenere in ogni modo: è un patrimonio (umano) prezioso almeno quanto i luoghi che contribuisce a mantenere vivi e massimamente fruibili per tutti.

Cliccate sulle immagini per visitare il sito web di Volontari per la Cultura e conoscerne le numerose attività nonché, se siete residenti in provincia di Sondrio, parteciparvi.