Giulio Regeni

Da qualsiasi parte la si osservi, e soprattutto da un punto di vista scevro dalle solite imbecilli strumentalizzazioni ideologico-partitiche all’italiana, la vicenda dell’assassinio di Giulio Regeni è veramente tanto sconcertante quanto ignobile. Ciò che è stato palese fin dall’inizio, cioè la corresponsabilità del regime egiziano – forse pure come mandante dell’omicidio – è ormai diventata indubitabile con gli ultimi sviluppi del caso e con il rifiuto pressoché assoluto dell’Egitto di riconoscere gli elementi probatori emersi durante le indagini.

La realtà dei fatti è chiara: un paese che si considera “amico” dell’Italia si permette di far rapire, torturare e uccidere un cittadino italiano in Egitto per ragioni di studio e ricerca, e poi di creare innumerevoli ridicoli depistaggi pur di confondere le indagini, prendendo platealmente in giro le istituzioni giuridiche italiane. Non è tanto e non solo la sostanza del caso in sé ad apparire sconcertante ma è come l’Egitto si è permesso di agire al riguardo, l’atteggiamento ignobilmente strafottente che dimostra metodi da turpe regime autoritario anche con paesi che la geopolitica ordinaria considererebbe “amici”.

Be’, voi lo vorreste un “amico” così?

Se credete come me di no, converrete pure che l’Italia dovrebbe prendere provvedimenti assolutamente risoluti verso l’Egitto, e non certo limitandosi all’atto – formale e nulla più nel concreto – del ritiro dell’ambasciatore. Se si è oggetto di un trattamento così spregevole, e se nessun tentativo di opporre la ragione dei fatti alla bieca ipocrisia ha successo, che il trattamento di risposta sia lo stesso. Amen.

Difendere e osteggiare

Difendere la libertà di fede significa difendere la libertà di opinione e quella di satira e qualsiasi altra libertà che non ne leda altre: questa è la laicità civica.

Per tale semplicissimo tanto quanto basilare motivo, certe figure politiche come l’attuale presidente turco non possono essere difese ovvero non possono che essere osteggiate da qualsiasi individuo libero, esse, le loro pseudo-istituzioni e le malsane, pericolose idee di potere che propugnano. Sempre, e al di là di qualsivoglia circostanza particolare.

Relazioni letterarie

[A destra William Schwenck Gilbert, a sinistra Anthony Hope Hawkins.]

L’uomo è il solo errore della natura.

(William Schwenck Gilbert, Princess Ida, citato in Fernando Palazzi, Silvio Spaventa Filippi, Il libro dei mille savi, Hoepli, ed.2007.)

La follia era il suo nemico e l’umorismo la sua arma.

(Epigrafe posta sul memoriale in bronzo di W. S. Gilbert sul Victoria Embankment a Londra, 1915, scritta da Anthony Hope Hawkins e adattata dal suo romanzo Il prigioniero di Zenda, 1894.)