Milano-Cortina 2026: un’altra medaglia d’oro nelle gare di inettitudine

[Il cantiere dell’Arena Santa Giulia lo scorso gennaio 2025. Immagine tratta da https://blog.urbanfile.org.]
Eccovi un ennesimo esempio che dimostra bene con quanta superficialità e incompetenza si stiano organizzando le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

A Milano, le società che si stanno occupando del progetto del PalaItalia di Santa Giulia (Rogoredo), dove verranno disputate le gare di hockey su ghiaccio, hanno fatto sapere che non faranno in tempo a costruire entro il prossimo febbraio le strade e le infrastrutture permanenti che serviranno per arrivarci. Dunque, il comune di Milano dovrà quindi investire più di 7 milioni di euro per la creazione di strade provvisorie che verranno usate solo per le Olimpiadi e poi smantellate. Una spesa che il comune non avrebbe dovuto sostenere (a favore di un impianto privato, per giunta), dal momento che nel 2019 era stata approvata una delibera che prevedeva che non fossero investiti fondi comunali per le Olimpiadi.

In altre parole: ulteriori soldi pubblici – miei e vostri, già – che verranno gettati al vento. Per cosa? Per queste Olimpiadi degli affarismi, della supponenza e dell’incompetenza? Anche no! – ci sarebbe da dire, se non fosse ormai troppo tardi e fossimo in un paese realmente democratico.

Milano-Cortina 2026: il gran florilegio di lodi e glorie che al riguardo ovunque sentiremo, da qui al prossimo febbraio, servirà solo a nascondere il disastro che verrà. Scommettiamo?

Un buon futuro o un gran disastro per il Monte San Primo?

Come ho rimarcato tante volte, la “battaglia” in corso per la difesa del Monte San Primo (nel Triangolo Lariano, Provincia di Como) dall’assurdo progetto per il quale si vorrebbero installare impianti sciistici a 1100 metri di quota dove da anni non nevica più – progetto che molti di voi conoscono ormai bene, per come le proteste al riguardo siano vaste, costanti e internazionali – non è solo un’iniziativa a difesa di una montagna, ma un’azione civica e politica (nel senso più alto del termine) emblematica per tutte le nostre montagne sottoposte a progetti illogici e impattanti, siano essi turistici o no. Un’azione che vive e si alimenta soprattutto della grande passione che innumerevoli persone manifestano per il San Primo e della sensibilità per le montagne e per il loro futuro. Che è qualcosa che riguarda tutti, così come un danno perpetrato ad esse nuoce a tutti, anche a chi la montagna nemmeno sappia cosa sia.

Quindi, riflettere e discutere sul futuro del San Primo, come si farà questa sera alle sue pendici, al leggendario Passo del Ghisallo vicino Magreglio, equivale a ragionare sul nostro futuro, sul mondo nel quale vogliamo vivere e della cui bellezza vogliamo godere ovvero su ciò che la mente e il cuore ci dicono essere azioni chiaramente sbagliate, irrazionali, scriteriate, dunque da dover contrastare e per quanto possibile inibire nel futuro – anche per non esserne complici con il mero disinteresse silente. Per il bene dei nostri territori, per il bene di tutti noi.

Trovate tutti i dettagli sull’incontro di questa sera nella locandina lì sopra. Per saperne di più sulla questione del Monte San Primo e restare aggiornati al riguardo potete visitare il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, qui. Invece qui trovate buona parte degli articoli di approfondimento che nel tempo ho dedicato alla vicenda.

Milano-Cortina, Olimpiadi proprio trasparentissime, eh!

[Immagine tratta da www.simico.it.]
Se si visita il sito della Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (quella che deve gestire la costruzione delle opere olimpiche, in pratica), nelle pagine dedicate alla “amministrazione trasparente” (e a “Open Milano Cortina 2026”, la piattaforma a ciò dedicata) si può leggere questo:

Open Milano Cortina 2026 rappresenta un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026: il suo obiettivo, infatti, non è solo quello di assicurare la trasparenza sul Piano delle Opere, ma anche quello di promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti – e della legalità in ambito di appalti e investimenti pubblici.

Ottime e importanti dichiarazioni, non c’è che dire.

Poi, se al Politecnico di Milano, che ha siglato una partnership di fornitura con Simico da cui sono derivati accordi e incarichi vari, si chiede conto al riguardo attraverso una specifica documentazione, ecco cosa si ottiene:

Ne scrive Duccio Facchini su “Altreconomia” in un articolo (l’ennesimo) molto significativo su come si stanno organizzando le Olimpiadi di Milano-Cortina – articolo la cui lettura è assai consigliata.

«Promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti», scrive Simico. Eh, proprio vero!

Ribadisco: Milano-Cortina 2026 sarebbe un’ottima occasione di rilancio e rinascita delle nostre montagne e dei territori ad esse collegati, invece si profila ogni giorno di più come la solita faccenda all’italiana: un gran casino dal quale difficilmente ne uscirà qualcosa di buono. Anzi, prepariamoci al peggio. Ecco.

Qualche parola a quelli che vorrebbero ridimensionare (e magari poi dissolvere) il Parco dell’Adamello

È parecchio significativa la proposta della “Lega” della Valle Camonica (provincia di Brescia) che vorrebbe ridimensionare i confini del Parco Regionale dell’Adamello, una delle aree di tutela italiane che meglio funzionano in un territorio di straordinaria bellezza e valenza naturale (nonché raro caso di area di tutela controllata da una comunità montana e non da un consorzio specifico), perché «il Parco per come è costituito oggi non è sostenibile e negli anni è venuto meno al principio per il quale è nato: lo sviluppo socioeconomico del territorio.»

[Scorcio della Val Adamé, una delle zone più mirabili del Parco dell’Adamello.]
Posto che ciò che quanto di mio state per leggere non prende spunto da nessuna posizione politico-ideologica di alcuna parte (giammai!), innanzi tutto trovo necessario rimarcare a chi ha elaborato quella “proposta” che il principio vero per il quale è nato il Parco dell’Adamello è

La tutela e la corretta gestione di natura, ambiente e paesaggio costituiscono gli obiettivi fondamentali del PTC del Parco Adamello; tali obiettivi vanno perseguiti soprattutto attraverso il recupero di un corretto rapporto, culturale ed economico, dell’uomo con l’ambiente.
In coerenza ed a corollario di tale principale obiettivo, seguono quelli relativi alla ricerca e applicazione di forme di sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità locali, compatibili e sostenibili con particolare riguardo alla fruizione didattica, ricreativa e sportiva dell’ambiente naturale. Tali obiettivi vanno perseguiti attraverso la costante ricerca di nuovi comportamenti umani, compatibili con la tutela delle risorse naturali.

È scritto nel piano del Parco, non lo sostengo io.

Inoltre, trovo parecchio bizzarro – o ridicolo, o grottesco, o tragicomico, vedete voi – che una formazione politica che dice di fare della tutela dell’identità locale uno dei suoi baluardi indiscutibili, con queste sue iniziative – ormai numerose un po’ ovunque – contro i territori rurali/montani, i loro paesaggi e il patrimonio naturale, non capisca che così agendo va a colpire la base fondamentale dell’identità dei luoghi, quella da cui nasce pure la loro identità culturale che poi viene assunta dalle comunità che abitano quei luoghi. Perché il paesaggio è fatto di elementi naturali, della componente umana e della cultura da essa elaborata e depositata nei luoghi: infatti il paesaggio è cultura, come sancisce la relativa Convenzione Europea. Probabilmente è una cosa troppo difficile da comprendere per certe persone: infatti lo stesso parametro contenuto nella proposta di ridimensionamento del Parco dell’Adamello, cioè di spostarne i confini al di sopra dei 1600 metri di quota, è frutto dell’incapacità di comprensione delle leggi vigenti in tema di vincoli paesaggistici nelle aree naturali, in particolar modo del Codice dei beni culturali e del paesaggio altrimenti detto “Legge Urbani”, dal nome del Ministro per i beni e le attività culturali (peraltro della stessa area politica dei soggetti sopra citati) che lo promulgò nel 2004.

[Cliccate sull’immagine per visitare il sito web del Parco.]
Posto ciò, e come rimarca il Piano del Parco, lo sviluppo socioeconomico del suo territorio è un aspetto sottostante la sua tutela ambientale, non viceversa. Se si sostiene il contrario i casi sono due: o non si sa bene cosa sia un “parco” oppure, più biecamente, si sta solo alimentando la sua potenziale distruzione istituzionale, parimenti a quella geografica e ambientale.

In fondo spero che sia più vera la prima ipotesi; la seconda sarebbe ben più inquietante, ma temo sia una speranza vana.

[Fioriture primaverili nel Parco dell’Adamello.]
In generale, da tempo e con frequenza crescente le aree italiane di tutela ambientale vengono continuamente attaccate, depotenziate, private di forza politica, di risorse finanziarie e umane e di contro trasformate negli ennesimi ambiti di strumentalizzazione ideologica, messe nella condizione di non poter operare al meglio oppure, come nel caso del Parco Nazionale dello Stelvio con la vicenda del Lago Bianco al Gavia, poste nelle mani di figure nominate dalla politica (vedi sopra) che fanno cose totalmente antitetiche a ciò che un parco dovrebbe fare e pericolose per i territori “tutelati” (virgolette necessarie). Si tratta di un’ennesima grave mancanza istituzionale del nostro paese, quanto mai ignominiosa oltre che, ed è peggio, pericolosa per la salvaguardia del paesaggio italiano. Che è un patrimonio inestimabile di tutti e non la proprietà di pochi, è bene ricordarlo.

Il progetto “Montagna Italia”? Condanna i territori montani a un vivacchiare perenne e sterile

Leggo sulla stampa (vedi sopra ad esempio) che ammontano a 2.360.900 Euro i fondi che il Ministero del Turismo, nell’ambito dei fondi Piano Sviluppo e Coesione (PSC) rientranti nel progetto “Montagna Italia”,  ha destinato in favore della valorizzazione turistica, del potenziamento delle infrastrutture e della fruizione sostenibile dei territori montuosi della Lombardia.

Cioè, per essere chiari, tutta la montagna lombarda ha a disposizione un importo inferiore a quello che viene speso (e sovente finanziato dalla stessa Regione) per realizzare una sola seggiovia, e non delle più grandi:

[Tabella tratta da www.funivie.org.]
«Con ‘Montagna Italia’ puntiamo a rafforzare il sistema montano italiano» dichiara il Ministro del Turismo. A me pare invece che qui il “principio” ormai da tempo utilizzato sia quello espresso da quel noto detto milanese: piutòst che negót, mèi piutòst, “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Ma così non si rafforza affatto la montagna italiana, semmai la si condanna a un eterno vivacchiare, a un tirare avanti zoppicando, probabilmente funzionale a rendere i territori montani inevitabilmente costretti a sottostare alle mire dell’industria turistica, che infatti viene ben di più finanziata dagli enti pubblici (in Lombardia e non solo), nel frattempo facendo credere di sostenerla e addirittura di “rafforzarla”.

Tuttavia, se la politica spesso e volentieri mente, i numeri non mentono mai e, come detto, rendono da subito chiare le cose. La montagna italiana abbisogna e merita molto di più di quelle “mancette” che sembrano elargite solo per tenerla zitta e buona: innanzi tutto alle nostre montagne serve la volontà politica di sostenerle veramente, inoltre occorre la visione necessaria a progettare per esse e le loro comunità il miglior futuro possibile. E non solo possibile ma necessario, vista la realtà che stiamo affrontando. La politica del piutòst che negót, mèi piutòst non alimenta la rapida rinascita ma la lenta agonia delle nostre montagne. Lo si sappia, quanto meno.