È piuttosto strano che, giunti ormai alla metà pomeriggio del 1° di aprile, giorno che tutti associamo alle tradizionali burle ittiche, non sia ancora avvenuto ciò che tutti si aspettano oggi accada e in particolar modo sui monti del Triangolo Lariano, ovvero che gli enti promotori del progetto sciistico sul Monte San Primo, con il quale si è annunciato di voler installare nuovi impianti e piste da sci a poco più di 1.000 metri di quota, esclamino pubblicamente…
Pesce d’aprile!!! Ahahahahah! Ma veramente avete creduto che si potesse sciare sul San Primo, dove non nevica veramente più da anni e anni, e che ci facessimo degli impianti spendendo soldi pubblici? Pensavate che eravamo così pazzi a portare avanti un progetto così assurdo?!?
…e via di questo passo.
D’altro canto, i primi articoli sul progetto uscirono proprio a ridosso del primo di aprile di tre anni fa e da subito fecero pensare a molti a un bizzarro scherzo, anche parecchio divertente, in effetti, vista la sua evidente assurdità. Ma, come si dice in questi casi, lo scherzo è bello quando dura poco e, ad oggi, va avanti da tre anni, appunto. Quindi, c’è da aspettarsi che entro la serata di oggi la burla dello sci sul Monte San Primo venga finalmente rivelata, tra il gran sollievo e le conseguenti risate liberatorie di tutti. Non resta che attendere fiduciosi!
N.B.: per saperne di più su questo folle scherzo del San Primo, potete visitare questa pagina.
Leggo che Regione Lombardia finanzia un progetto di monitoraggio dei bacini di alta montagna della provincia di Sondrio – la più montana tra quelle lombarde – quale «risposta alle problematiche del territorio montano emerse dopo gli ultimi eventi conseguenti alle precipitazioni intense che si verificano nei bacini di alta quota dove, a causa delle alte temperature, non nevica più». Lo stesso Assessore regionale alla montagna ritiene che «disporre di un monitoraggio della situazione sia fondamentale, soprattutto considerando i cambiamenti climatici che, nel corso degli anni, stanno modificando la situazione».
È un’ottima iniziativa, senza dubbio. Ma allora perché se, a detta della stessa Regione, non nevica più e i cambiamenti climatici stanno modificando la situazione delle proprie montagne, la Lombardia finanzia con centinaia di milioni di Euro impianti sciistici la gran parte dei quali posta proprio a quote e su versanti ove stanno avvenendo quelle modifiche climatiche e nevica sempre meno?
È incoerenza, ipocrisia, dabbenaggine, negligenza o che altro?
(L’immagine in testa al post, elaborata da me, unisce il titolo dell’articolo dal quale ho tratto la notizia a immagini di bacini idrici sondriesi dell’agosto 2022 tratte da “Il Dolomiti”.)
Il report “Neve Diversa” 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato “Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee” il paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito in forza dell’enorme costo previsto (quasi 80 milioni di Euro, la gran parte pubblici) per un comprensorio piccolo, quasi interamente a quote inferiori ai 2000 metri, privo di capacità concorrenziale con altri e notevolmente impattante sul territorio coinvolto.
Al dibattito ha partecipato anche il Club Alpino Italiano di Bergamo con le proprie sezioni e sottosezioni, che hanno assunto con sollecita e ammirevole determinazione una presa di posizione sostanzialmente contraria ma aperta al dialogo sul tema delle alternative possibili per il territorio in questione e ben più consone del modello monoculturale sciistico proposto.
Da subito a fianco dei Cai bergamaschi si è posto il Gruppo Regionale del Cai Lombardia il quale, sotto la guida dell’attuale presidente Emilio Aldeghi, ha messo in atto una ben determinata attività a supporto di istanze per la salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale e estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale.
Di questi temi e dell’emblematico caso di Colere-Lizzola ne ho parlato proprio con il presidente Aldeghi per “L’AltraMontagna” (cliccate sull’immagine per leggere l’intervista):
È parecchio desolanteleggere le parole del Sindaco di Sondrio, riferite dalla stampa, circa il “no” della Soprintendenza del Ministero della Cultura alla realizzazione dello svincolo in località Sassella, alle porte della città – un grande viadotto stradale di cemento armato a pochi metri da un bene storico-architettonico medievale identitario per i sondriesi, peraltro opera olimpica per Milano-Cortina 2026 ma ennesima in grandissimo ritardo – perché, scrive la Soprintendenza,
L’intervento è tale da incidere negativamente, in misura che rimane molto sensibile, sui valori paesaggistici espressi dalle presenze antropiche e naturali.
«La rotonda della Sassella si farà e sarà costruita secondo il progetto che ha concluso il lunghissimo iter procedurale» dice il Sindaco di Sondrio: lo chiedono i cittadini e il parere della Soprintendenza non è vincolante, sostiene. Una giustificazione, la prima, spesso addotta dalla politica che appare a vario titolo dissociata dal territorio che amministra: ce lo chiede la gente! Ma ciò può giustificare anche il voler realizzare a tutti i costi dei progetti palesemente sbagliati, pur di poter dire di averli fatti?
Non conta più, evidentemente, il fare le cose per bene, che dovrebbe essere uno degli obiettivi fondamentali e indiscutibili di chi amministra i territori: conta il «far su» (cito Giuseppe “Popi” Miotti, decano delle guide alpine valtellinesi, uno che la zona la conosce come pochi altri), tanto per fare qualcosa di spendibile elettoralmente senza curarsi di ciò che possa comportare. Non è certo questa la politica attenta ai bisogni e alle istanze dei territori, semmai è quella disattenta al buon senso e alla visione del futuro, ecco.
Il nodo stradale della Sassella, tra i più trafficati della Valtellina, va sistemato, nessuno lo nega: tuttavia, ripeto, questo non può giustificare che lo si faccia così malamente per di più degradando un luogo certamente già antropizzato ma non nei modi insostenibili che il progetto imporrebbe.
D’altro canto – l’altra giustificazione addotta dal Sindaco sondriese per andare avanti con il progetto – il parere della Soprintendenza non è vincolante. Cosa tanto vera quanto assurda e, ahinoi, molto italiana: si dà incarico a un organo tecnico pubblico di sovraintendere (appunto) alla salvaguardia del paesaggio e alle opere in esso previste – un soggetto quanto mai fondamentale, in un paese come l’Italia così ricco di beni culturali e paesaggistici – ma si stabilisce che i pareri emessi non sono vincolanti.
Che senso ha?
[La zona che sarebbe interessata dal nuovo viadotto per come la si vede in Google Maps. Il santuario della Sassella chiaramente è quello che si vede appena sopra la strada.]D’altro canto l’Italia è questo: il paese dei pareri tecnici non vincolanti, delle deroghe ai regolamenti, delle tutele che non tutelano (ricordate il Lago Bianco al Gavia?), dei condoni e delle scappatoie, del fare le leggi per trovare gli inganni, delle eccezioni e delle emergenze eccetera. Poi ci sorprendiamo ancora se un po’ ovunque ci troviamo davanti agli occhi innumerevoli scempi e disastri ambientali e paesaggistici per giunta senza che a nessuno si possano imputare colpe e responsabilità?
Una situazione veramente desolante, lo ribadisco.
N.B.#1: ribadisco di nuovo che le mie considerazioni non hanno nulla di riferibile a qualsivoglia parte politica – ambito dal quale sono lontanissimo come Plutone dal Sole – ma nascono da riflessioni puramente culturali legate al mio studio del paesaggio alpino. Purtroppo tanto il buon senso quanto il far su non sono esclusiva di questa o quella parte politica, in Italia.
N.B.#2: sarebbe una gran bella cosa se gli amministratori pubblici, quelli della Valtellina e con loro tutti gli altri, rileggessero e studiassero a fondo ciò che sul paesaggio e la sua salvaguardia scrisse decenni fa un grandissimo valtellinese, Antonio Cederna:
[Immagine tratta da www.komoot.com.]Gli amministratori pubblici valtellinesi dicono sia «inspiegabile» e ritengono «una doccia fredda e inaspettata» il “no” della Soprintendenza del Ministero della cultura alla realizzazione dello svincolo in località Sassella, alle porte di Sondrio, per motivi di «compatibilità paesaggistica».
Lo svincolo era una delle opere “olimpiche” previste per i Giochi di Milano-Cortina 2026 ed è in capo a Simico, il soggetto che presiede a tali opere, ma le lungaggini dell’iter progettuale hanno reso indeterminabile la data di realizzazione dello svincolo, i cui lavori non sono mai iniziati [1].
Ma, cari amici… «Inspiegabile»? «Inaspettata»? Cioè, veramente pensavate che alla costruzione di un imponente viadotto stradale di cemento armato a pochi metri dal Santuario della Sassella, un monumento artistico e religioso del Cinquecento (ma di probabile origine del X secolo, lo vedete lì sopra), luogo iconico e identitario per Sondrio e i sondriesi, la Soprintendenza vi avrebbe detto «Ma sì, dai, fate pure!»? Sul serio?
Insomma: ci siete o ci fate?
Lo chiedo con tutto il rispetto del caso, sia chiaro, ma con altrettanta inevitabile obiettività.
[Un rendering dello svincolo per come apparirebbe dalla zona del Santuario. Immagine tratta da primalavaltellina.it.]Dunque ora come se ne esce da questo pasticcio?
Oh, non c’è problema, in Italia c’è una soluzione facile e immediata per tali questioni: il “Metodo Me-ne-frego”! «Probabilmente tutto procederà comunque come previsto. Si potrebbe infatti decidere di “superare” il parere sfavorevole della Sovrintendenza e proseguire con il progetto e l’aggiudicazione dell’appalto integrato» dicono gli amministratori valtellinesi (fonte qui).
Capito?
In poche parole: incompetenza tecnica e amministrativa, insensibilità verso il territorio e il paesaggio, negligenza verso i luoghi e la comunità.
Lo svincolo in questione andrebbe fatto, lo snodo stradale a cui fa riferimento è tra quelli che genera più traffico e code di tutta la Valtellina. Ma un conto è fare qualcosa per bene, un altro è «far su» tanto per fare. Per la Sassella è stato presentato il progetto peggiore che si poteva elaborare ma, evidentemente, ai suddetti amministratori pubblici valtellinesi la cosa non interessa, come non importa il parere della Soprintendenza.
Ma infatti, a cosa servirà mai la Soprintendenza? Che c’importa di salvaguardare i beni storici, artistici e architettonici oppure il territorio e il paesaggio!
«It’s your Vibe» recita il motto delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: “È la tua vibrazione”. Be’, visto l’andamento dell’organizzazione dei Giochi, credo che tale motto ormai vada aggiornato e modificato in “It’s your problem!”, ecco. Formula che peraltro in inglese suona come quella italiana più “colorita”. Non credo serva dire quale sia.
[1] «Ritengo che il cantiere possa essere aperto entro la fine del 2023 e quindi la nuova strada sarà ultimata nei primi mesi del 2025» diceva il Responsabile Anas per la Lombardia a luglio 2022. Eh, proprio!