Il politico perfetto (pt.1)

Durante un evento pubblico ho conosciuto un certo politico, parlamentare d’un partito dei più preminenti pur non essendone tra i pezzi più grossi ma, localmente, alquanto in vista. Ne ho conosciuti altri, sia chiaro, ma questo s’è distinto in modo particolare: altezzoso, tronfio, arrogante, sprezzante, incompetente oppure falso, avendo dichiarato pubblicamente cose errate. Caspita! – mi sono detto – quale rara attinenza tra una persona, le sue prerogative e la professione svolta! Un siffatto individuo non poteva che fare quel “mestiere”, più tagliato di così non poteva essere.

Me ne sono complimentato, ma credo che non abbia capito il senso delle mie “congratulazioni”.

Un tram chiamato desiderio (vano)

Dunque, dovremmo aspettarci che qualcuno ora prenda a pistolettate un gruppo di poveri tranvieri milanesi durante la pausa pranzo?
No, ovviamente. Quindi, potremmo pensare che nella mente bacata di certi individui ci sono donne vittime di femminicidi più degne di essere “vendicate” di altre?
Forse sì, ahinoi. O forse ci sarebbe da meditare su come alcuni imbecilli prendano a pretesto certi fatti per giustificare i propri atti criminali inumani ovvero i motivi che vi stanno alla base?
Certamente. Come certamente dovremmo pure riflettere su come nessuno, o quasi, stia mettendo al centro delle discussioni in corso il destino di quelle due povere ragazze e, in genere, delle donne nella nostra società che si dice “civile” e che continua ad ammazzarle come nulla fosse, preferendo a ciò le solite strumentalizzazioni, le consuete polemiche, le ignobili sciacallaggini, le inesorabili scempiaggini puntualmente elevate a opinioni pretestuosamente rispettabili e rese specchietto per le (troppe) allodole elettorali, giusto?
Giusto. Da cui si deriva anche giustizia. Desiderare che ve ne sia, in questo paese – sia penale che civica, culturale, morale, pure divina se si vuole – è troppo?
Spero di no, ma – in Italia, nell’anno 2018 – probabilmente sì.

(Cliccate sulla foto per capirci qualcosa di più.)

L’unica, semplice salvezza per l’Italia

Luciano Fabro, “L’Italia d’oro”, 1968-71.

Sono sempre più convinto che l’unico modo grazie al quale l’Italia si potrà salvare da una altrimenti inesorabile e definitiva decadenza sia quello di affidarsi in toto al proprio immenso, preziosissimo, inimitabile patrimonio artistico e culturale, un tesoro favoloso che, con tutto quello che ne deriva, da solo può tranquillamente far prosperare l’intero paese, materialmente e immaterialmente. Ciò facendo, di contro eliminando definitivamente qualsiasi assoggettamento al sistema politico-istituzionale vigente, manifestamente nemico del più urbano concetto di comunità sociale ovvero dei cittadini italiani, del loro quotidiano benessere civico, del futuro collettivo, e che già ha reso il paese un’entità pseudo-nazionale in stato profondamente comatoso, sottoposta a un costante, lento soffocamento ormai prossimo al compimento finale. Solo così, affrancandosi da questo veneficio sociopolitico diluito nel tempo e affidandosi a quella sorta di “montagna d’oro” sulla quale l’Italia è seduta – che peraltro salva ancora la nostra reputazione primaria nel mondo a dispetto dello sfacelo istituzionale e delle innumerevoli, croniche deficienze nazionali, ben risapute all’estero – la quale facilmente può porre il paese in posizione di preminenza a livello mondiale.

Sia chiaro: tali mie osservazioni vogliono avere una natura del tutto positiva. Non sto criticando sterilmente nulla, anzi, sto segnalando come la prosperità culturale, economica e sociale dell’Italia sia qualcosa assolutamente a portata di mano e semplicemente attuabile. Serve solo una condizione, fondamentale: che gli italiani ne siano consapevoli e agiscano per conseguire tutto ciò. Perché è vero, ogni popolo ha i governanti (dunque una gestione politica della società a cui appartiene) che si merita, ovvero ogni governante è specchio e manifestazione della società dal quale viene eletto e/o della quale si fa rappresentante. La vera democrazia, in fondo, consiste proprio in questo: non è l’eleggere chi si vuole tra i canditati politici, ma è il non permettere che certi candidati, rappresentanti indifferenziati di un sistema di potere rovinoso e tumorale, assumano e detengano il potere di mandare alla rovina un intero paese. E certamente: per far che ciò avvenga ci vuole cultura, e serve che sia diffusa nell’intera comunità sociale. Una condizione – ribadisco – che sarebbe semplicissima da conseguire in uno stato talmente ricco in tal senso come l’Italia, ma che rischia di diventare l’ulteriore strumento della sua fine civica. Sarebbe semplice, ne sono convinto: come attraversare un ruscello tranquillamente superabile raggiungendo la riva opposta ben più salubre e rigogliosa, e invece non superarlo per paura di bagnarsi le scarpe, ecco.

Il 2018 è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale

Credo – temo – che pochi sappiano (al di fuori degli ambiti più direttamente interessati al tema) che questo 2018 appena iniziato è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, indetto con l’obiettivo primario di incoraggiare il maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell’Europa e rafforzare il senso di appartenenza a un comune spazio europeo, nell’ottica del motto “Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro“.

L’Anno vedrà svolgersi una serie di iniziative e di manifestazioni in tutta Europa per consentire ai cittadini di avvicinarsi e conoscere più a fondo il loro patrimonio culturale. Il patrimonio culturale plasma la nostra identità e la nostra vita quotidiana. Ci circonda nelle città e nei borghi d’Europa, quando siamo immersi nei paesaggi naturali o ci troviamo nei siti archeologici. Non si tratta soltanto di letteratura, arte e oggetti, ma anche dell’artigianato appreso dai nostri progenitori, delle storie che raccontiamo ai nostri figli, del cibo che gustiamo in compagnia e dei film che guardiamo per riconoscere noi stessi.

Cliccando sul logo in testa al post potrete saperne di più; qui, a me, preme mettere in luce come queste occasioni – che sovente, se identificate come mere iniziative politiche, lasciano il tempo che trovano – sono invero assolutamente importanti da cogliere da parte nostra, di noi singoli individui che abitiamo il continente europeo. Sovente si riscontra attraverso i media la diffusione di un sentimento antieuropeista profondamente ottuso, dacché per colpire (in modo legittimo, nella teoria) l’istituzione politica di riferimento (la UE, ovviamente) finisce per andare contro all’intera identità culturale europea, in tal modo paradossalmente promuovendo e provocando quegli effetti di degrado socioculturale che si dice invece di voler contrastare. Non dovremmo invece mai dimenticarci che la prima e sempre più efficace salvaguardia della nostra identità – sia essa locale ovvero continentale – nasce sempre dalla conoscenza della cultura dalla quale storicamente è scaturita; detto in altro modo, non dobbiamo dimenticare che qualsiasi entità politica, più o meno istituzionale, più o meno comunitaria, deve nascere sulla più solida e riconosciuta (ovvero condivisa) base culturale.

Ciò comporta una inevitabile benefica condizione “antropologica”: se possediamo la conoscenza e la consapevolezza della nostra cultura, saremo ugualmente consci e consapevoli della nostra identità ovvero forti di essa e con essa, dunque in grado di affrontare qualsiasi degradante spinta biecamente globalizzante non con atti di altrettanto bieca –fobia (sia essa xeno- o che altro, sempre generati invece dalla mancanza di identità culturale) ma con l’incrollabile forza civica della cultura dalla quale proveniamo e che dobbiamo continuare a generare – il modo migliore, in fondo, per ottenerne anche la più duratura salvaguardia.

Non è una mera questione di politica, ribadisco, ma di storia, di geografia umana, di progresso intellettuale e sociale, di evoluzione culturale contestuale ai tempi e funzionale al futuro, di civiltà: le cose fondamentali, per la nostra vita quotidiana. Tutto il resto viene dopo.

Cliccate qui per visitare il sito italiano dedicato all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e conoscere tutte le iniziative nazionali al riguardo.

La notizia, oggi

(Un’efficacissima – quasi geniale – analisi di sensibilità comparata in forma infografica dell’odierna percezione e circolazione dell’informazione. © Ernesto Layzö Regno, by Visiogeist.)