È iniziata la “fase 2”, dunque?
Ah. Da quanto che ne parlano, pensavo fossimo già alla fase 7 o 8!
Ma è la fase 2 sic et simpliciter? O forse che ci sia la 2.0, poi la 2.1… oppure è la fase 2 della fase 1, cioè la 1.2? E se poi non funziona, la fase 2, si torna alla fase 1? E poi si va direttamente alla 3?
Bah, c’è veramente il rischio di uscirne sfasati!
Alla fine, le uniche fasi che contano veramente mi pare restino queste:
[Calendario lunare di maggio 2020. Cliccate sull’immagine per visitarne la fonte.]La lunaticità di certi altri “elementi” con cui si ha a che fare quotidianamente, invece, mi pare cronica e svincolata da qualsiasi corpo celeste e dalle sue eventuali fasi, già.
Così scrive nella sua prima lettera, datata 21 marzo:
Quando si è isolati fra deserti, affaticati da lunghe tappe e zaini pesanti, senza connessioni web, con cibo razionato, i pensieri rispecchiano al tempo stesso l’adesione ai bisogni del corpo, alla materia naturale e alla spiritualità che essa evoca: diventano più lungimiranti, più consapevoli. La più grave manchevolezza della civiltà contemporanea è di aver spezzato la percezione del reale; la vita virtuale, che in questi giorni i media salutano come salvezza, è in verità la causa dell’incapacità globale di capire gli effetti delle nostre azioni. Oggi sono medici e infermieri i più presenti e consapevoli nel curare e salvare: per forza! Sono tra le poche categorie che quotidianamente convivono con la corporeità degli esseri umani, e quindi della natura, della Terra. I grandi decisori delle sorti umane se ne stanno da tempo su Twitter: che cosa dovremmo aspettarci?
Sono sempre stato felice di ritrovare in cammino, in quasi tutti i miei gruppi, medici, infermieri, dentisti, veterinari, quasi sempre donne: tantissime, e ogni volta una garanzia di sensibilità e consapevolezza che si riflette su tutti.
In questa attesa rischiamo di farci ancor più sudditi della virtualità: tutti ce la consigliano. Non si può viaggiare, nemmeno uscire di casa, dunque viva la rete! Eppure una buona gestione della vita richiede che i prodotti dell’immaginazione siano sempre e fortemente affiancati dalle risposte dell’esperienza corporale. Per fortuna molti di noi hanno già enorme nostalgia del mondo reale, ma ricordiamo che presto dovremo lottare per riconquistarlo. Intanto, anche se lo spazio in cui attendiamo è molto ristretto, è il momento di valorizzare la fisicità accanto alle nebulose della mente nostre e altrui.
Leggetele, insomma, le “lettere dell’attesa” di Franco Michieli – cliccate sull’immagine in testa al post per farlo. Sono testi bellissimi e intensi, poetici e al contempo materiali, concreti, preziosi per ricavarne una visione delle cose in corso probabilmente diversa, più profonda, lontana da frasi fatte e conformismi mentali e culturali fin troppo alienanti, anche quando (o anche perché) imposti come “verità” dall’”esperto” di turno, e più vicina al cuore delle cose, della realtà, dell’ambiente in cui viviamo – intenso come ecosistema del quali tutti facciamo parte in modo più o meno attivo, anche col pensiero – più vicino al bisogno di capire il momento e comprendere se stessi nel suo durante, per viverlo meglio e trarne qualcosa di costruttivo pur nella difficoltà a cui ci sottopone, non di rado infausta.
[Cliccate sull’immagine per scoprirne la fonte.]Sia chiaro, lo dico da subito che quanto leggerete qui l’ho scritto (peraltro non in merito all’aspetto scientifico-sanitario, che non mi compete, ma a quello sociologico-culturale) da semplice persona che cerca di rimanere sempre sensibile riguardo a ciò che si sente e si vede in giro, cercando poi di capirci il più possibile e nel modo migliore possibile.
Fatto sta che mi ha fatto parecchio specie sentire oggi, in un’intervista su un canale radio, un bravissimo e per ciò stimato primario di uno degli ospedali del bergamasco, tra le zone più colpite dalla pandemia del coronavirus, sostenere senza mezzi termini la notizia che in Germania, dopo l’allentamento delle restrizioni emergenziali stabilito dal governo federale, l’indice dei contagi sarebbe risalito – addirittura «alle stelle» avrebbe dichiarato qualcuno, ma credo fossero politici e commendatori mediatici che dunque, nel merito e non solo in quello, valgono 0 (zero).
Dunque, questo vorrebbe dire che anche stimati uomini di scienza, pure in posizioni di prestigio, stiano cominciando a fare come i più analfabeta-funzionali uomini della strada e prendano notizie tali e quali senza cercare dati probanti per poi diffonderli pubblicamente con egual superficialità?
No, eh! Almeno loro no, che diamine! Per carità, una svista ci può stare, due anche, nel caso, la mia è solo un’osservazione del momento e magari fin troppo puntigliosa, ma spero che non si vada oltre con una tale inquietante casistica. Lo spero proprio.
Sia chiaro da subito: l’«Andrà tutto bene» sui balconi o nei jpeg e gif sui social va… bene, certamente, comprendo perfettamente lo slogan e il moto di speranza che vi sta dietro e lo approvo, nel principio. A volte l’illusione resta il miglior lenitivo per l’animo, quando intorno accadono cose che si fa fatica a capire e, dunque, a sopportare. Ma – senza voler apparire cinico e sprezzante, e tanto meno pessimista o catastrofista – quella, ribadisco, è purtroppo una mera illusione, il credere che in tali situazioni tutto possa andare bene quando è pacifico, e inevitabile, che non sarà così. Certo, nemmeno questa volta il mondo finirà, probabilmente, e passato il periodo peggiore tornerà lo stato “normale” delle cose. Al quale, tuttavia, non tutti arriveranno in condizioni normali, per motivi diversi che in molti casi abbiamo sotto gli occhi o ne leggiamo e abbiamo notizie sui media.
Allora forse, mi permetto di asserire, pragmaticamente lo striscione più giusto e adatto alla situazione credo dovrebbe essere questo:
Anche perché non vorrei che convincersi, più per comodità che per obiettività, che «tutto andrà bene», rischi di distaccarci dall’effettiva realtà dei fatti e dalla necessità di salvaguardare la solidarietà sociale che nelle comunità di cui facciamo parte è un elemento indispensabile e imprescindibile per superare situazioni gravi come quella in corso. Invece l’essere coscienti che non tutto andrà bene, o non a tutti, ci dovrebbe obbligare a prestare sempre grande attenzione agli altri e alle loro vite, oltre che alla nostra – anzi, insieme alla nostra – e a considerare che purtroppo no, le cose non sempre vanno per il verso giusto e non sempre succede ad altri che non vadano per il verso giusto. Cercare di prevenire una circostanza del genere, io penso possa generare benefici non solo per se stessi ma per tutti, appunto. Allora sì, forse non andrà tutto tutto bene ma, magari, non tutto andrà male.
Meglio, no?
Cliccate sull’immagine per saperne di più e per iscrivervi alla classroom – con Luciano Bolzoni, uno dei massimi esperti di architettura alpina, ed Enrico Scaramellini, tra i più apprezzati architetti alpini italiani… no, dico! Ah, sì, e ci sono anche io, poi – oppure qui. E mi raccomando: non mancate!