Nel museo d’arte di Tallinn

[…] Due opere in particolare attraggono la mia attenzione, messe l’una accanto all’altra in un accostamento a dir poco drammatico – anzi, parecchio tragico! – le quali nuovamente finiscono per indagare non solo la storia politica nazionale ma pure il tribolato rapporto tra estoni e russi in chiave psicosociale. A destra, un classico ritratto di Iosif Stalin, colui che riportò l’Estonia sotto il controllo totalitario dell’URSS, dopo la Seconda Guerra Mondiale: in uniforme militare, il piglio fiero, lo sguardo rivolto verso l’infinito, lo sfondo scuro ad esaltarne la figura solenne, perentoria, conturbante nel bene (per i suoi sostenitori) e nel male (per tutti gli altri), con la tela racchiusa in una sottile cornice chiara. A sinistra, accanto pochi centimetri, un’opera di sapore impressionista raffigurante una donna apparentemente giovane, con indosso un abito blu, la capigliatura moderna, impiccata ad una finestra dalla quale si vede una città illuminata, un cielo stellato e, proprio in corrispondenza del capo della donna a mo’ di aureola, una luna giallo-ocra. Gli occhi riversi, la bocca aperta nell’ultimo disperato afflato vitale, le braccia inermi distese lungo i fianchi dell’esile corpo.
Terribile, appunto. Tragico all’ennesima potenza, con un messaggio primario, forse banale ma senza dubbio indotto da un tale accostamento, che pare sancire al visitatore: ecco, guarda, lui e tutto ciò che ha rappresentato ci ha portato a questo. La manifestazione di una disperazione assoluta al punto da dissolvere ogni buon motivo di vita, che ancora oggi, a venticinque anni di distanza dalla ritrovata indipendenza nazionale e a più di mezzo secolo da quel periodo, conserva intatta la sua tragicità […]

Questo è un brano – al quale m’è venuto da ripensare, in questi giorni – tratto dal mio libro

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più. Per la cronaca, il KuMu è questo; la foto in testa al post è mia.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

Una valle parecchio strana

[Cliccateci sopra per ingrandirla e godervela meglio!]

In effetti è geograficamente parecchio “strana”, la Val San Martino. Mi torna in mente la descrizione che ne fece il briviese Ignazio Cantù, fratello del più noto Cesare, nel 1859: «Margrado il nome, la valle di San Martino ad occidente e a mezzodì termina in una costiera a fondo calcarea, affatto aperta, ed è lambita dall’Adda»; oppure quella di poco più tarda del carennese Gabriele Rosa: «La Valle S.Martino all’estremo occidentale della provincia di Bergamo, non è valle propriamente ma costriera degradante dalle cime di Serada, Ocù, Campiabona, Linsù, Albensa, elevate novecento metri sul livello del mare, sino all’Adda che ne scorre tutta la lunghezza maggiore, di dieci chilometri da Vercurago a Villa d’Adda». Insomma, se una “valle” può definirsi tale quando presenta una «forma concava del suolo costituita da due opposti pendii (fianchi o pareti) che si incontrano in basso lungo una linea (filone di valle) o una striscia pianeggiante (fondo di valle, e più com. fondovalle), con pendenza generalmente in un verso, percorsa di solito da un corso d’acqua», come sancisce un buon vocabolario, la Val San Martino lo è in maniera assai parziale e poco riconoscibile. Per singolare paradosso, ove il nostro territorio riacquisisce seppur localmente – ma da secoli – il toponimo e le fattezze morfologiche di “valle” cioè a Pontida (nel medioevo Vallis Pontidæ), di una “valle” propriamente detta non si tratta ma di un “corridoio orografico”, per usare la corretta definizione geografica.
Tuttavia la singolarità valliva locale non finisce qui: nemmeno in senso geopolitico la Val San Martino acquisirebbe una fisionomia unitaria determinata. Storicamente divisa dal confine storico posto lungo il corso del fiume Adda prima tra Venezia e Milano, poi tra le provincie di Bergamo e Como e quindi, in tempi recenti, tra quelle di Bergamo e Lecco che ne ha ulteriormente e inopinatamente spezzato l’unitarietà geosociale, anche da questo punto di vista la valle ha sempre faticato a farsi identificare in modo omogeneo dall’immaginario comune. È un curioso paradosso, quello che offre la Val San Martino: uno spazio antropizzato morfologicamente eterogeneo e politicamente diviso, per di più territorio di confini storici più o meno rigidi, eppure da millenni zona di transiti di persone, genti e merci, eserciti e pellegrini, commercianti e viaggiatori, eccetera. Un territorio a suo modo cosmopolita, si potrebbe dire oggi, in ciò riflettendo – se così posso dire – l’”apertura morfologica” che la sua particolare geografia presenta.
E dunque, posto tutto ciò, viene da chiedermi: ma alla fine che razza di “valle” è, la Val San Martino? Ha un suo senso, una connotazione identitaria di qualche genere? Ha un proprio Genius Loci, come ce l’ha ogni luogo propriamente e compiutamente tale? O si tratta solamente di una specie di “equivoco” storico e geopolitico se non, peggio, di un non luogo, per usare la celebre definizione di Marc Augé?

Questo è un brano tratto da Il “luogo” Val San Martino. Geografia, paesaggio, immaginario, identità: per una definizione presente e futura del Genius Loci della valle, il mio saggio presente nel volume Oltre il Confine. Narrare la Val San Martino. Per saperne di più, cliccate sull’immagine qui sopra. La foto in testa al post è di Alessia Scaglia, autrice di tutte le immagini presenti nel mio testo e di molte altre che impreziosiscono il volume.

Un libro per portarvi “oltre il confine”

Oltre il Confine. Narrare la Val San Martino è un volume veramente importante e prestigioso sotto ogni aspetto, della cui realizzazione e dei qual contenuti è stato ed è per me un onore e un piacere fare parte. È dedicato a uno dei territori più emblematici della Lombardia e non solo, la Val San Martino, da sempre terra di confini (anche geomorfologici, visto che una vera “valle” non è) e alla sua storia di ieri, di oggi e di domani, narrati in un modo innovativo, multidisciplinare e coinvolgente con il supporto di un apparato iconografico per gran parte inedito e di altissima qualità, tanto da rappresentare un modello editoriale per opere di tal genere, “portando” la Val San Martino oltre il confine in ogni senso: geografico, culturale, narrativo e anche letterario, appunto.

Per quanto mi riguarda, il mio testo – del quale un “assaggio” lo vedete qui sopra – si intitola Il “luogo” Val San Martino. Geografia, paesaggio, immaginario, identità: per una definizione presente e futura del Genius Loci della valle: in esso accompagno il lettore attraverso la geografia locale ad indagare la presenza e l’essenza di un immaginario condiviso (e condivisibile) relativo al territorio della Val San Martino, che ne analizzi gli elementi identificativi e referenziali nonché definisca i “tratti” e la “personalità” di un peculiare Genius Loci, dal quale ne possa derivare una altrettanto peculiare identificazione di matrice culturale del territorio nello sguardo e nella rappresentazione di chi lo ha vissuto, lo vive e/o di chi ne è visitatore. L’obiettivo che si pone il testo è strutturare un immaginario rappresentativo della Val San Martino, assolutamente “calato” sulla sua dimensione ambientale con tutte le componenti materiali e immateriali, sulla sua geografia territoriale, sociale e umana. Un immaginario che a sua volta strutturi un’identità culturale in grado di rendere il territorio antropologicamente determinato e vivo: condizione fondamentale, questa, per intessere una relazione approfondita e consapevole tra gli abitanti/ospiti e il territorio stesso, e per il dialogo con il suo Genius Loci. Inoltre, nel solco dei temi geografico-umanistici sopra indicati, ho posto una particolare attenzione alla presenza storica dell’industria nel territorio della valle, il cui sviluppo nel corso del tempo ha strutturato in modo peculiare il suo paesaggio, sia in modo materiale che immateriale, e ha contribuito a caratterizzare la particolare relazione con esso da parte dei suoi abitanti, presentando aspetti culturali alquanto significativi anche in previsione futura. Il tutto in una prospettiva che si fonda nel passato, si sviluppa nel presente e si proietta nel futuro della valle e della sua comunità umana, che magari possa pure offrire una rinnovata visione geopolitica di essa ad uso e consumo dei suoi amministratori o di chiunque con la valle voglia in vario modo interagire.

Per saperne di più sul volume e per acquistarlo, potete consultare il sito web valsanmartino.it oppure la pagina Facebook ad esso dedicata. Su entrambi troverete inoltre tutti gli aggiornamenti relativi alle presentazioni del libro, agli eventi correlati, alla rassegna stampa e numerosi contenuti extra legati alle tematiche trattate.

La meta di un viaggio autentico

«Il viaggio è la meta», si usa dire spesso. Ma qual è la meta di un viaggio autentico?

Tallinn, la capitale dell’Estonia, una città di multiforme bellezza, affascinante e armoniosa, in questo libro – che è un po’ romanzo, un po’ diario di viaggio, un po’ guida letteraria e un po’ anche altre cose – da iniziale meta geografica diventa catalizzatore di un percorso che, per il suo protagonista, da esteriore diventa ogni giorno di più interiore.
Nasce così il racconto di un viaggio nella sua più piena e autentica essenza: la relazione con il luogo che diventa fisica, intensa e avvolgente, ben oltre il mero piacere ludico. Il viaggiatore e il luogo, come due passionali amanti, divengono magicamente una cosa sola: diventano un’unica meta.

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni), lo trovate ovviamente in ogni libreria e negli stores on line. Per saperne di più, cliccate qui; nel blog trovate inoltre numerosi estratti, recensioni, immagini e contenuti vari sul libro, per conoscerlo ancora meglio. E vi confesso una cosa: se infine lo acquisterete, ne sarò molto felice! Già!

Lucerna, Tallinn e la neve

Devo ammettere (con inopinata immodestia a me stesso, in primis, ma chiedo indulgenza da subito dacché in fondo non è merito né colpa mia) che per scrivere i miei due – e non solo questi, prossimamente – Cahier di viaggio ho scelto altrettante città che d’inverno, con la neve che ammanta il loro paesaggio urbano, diventano se possibili ancora più belle e fascinose di quanto già non siano.

E se ancora non sapete quanto Lucerna e Tallinn lo siano, belle e fascinose – innevate oppure no – be’, potete sicuramente ben scoprirlo con i due libri citati:

Lucerna, il cuore della Svizzera e Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, entrambi editi nei Cahier di viaggio di Historica Edizioni. Cliccate sui titoli per saperne di più.

N.B.: le fotografie presenti in questo articolo sono tratte dalle pagine Facebook “I love Lucerne” e “Visit Tallinn”.