Il pensare appaga, ma non è pagato (Giorgio Gaber dixit)

“Il pensare”… sì, il pensiero in sé, senza farci niente di utile, che godimento. Peccato che non ti paga nessuno per pensare. «Ho pensato otto ore», e chi ti crede?

(Giorgio Gaber, Il Grigio, atto I, quadro IV)

Gaber, “sinonimo” di pensiero. Nel senso più alto del vocabolo, più intenso e sagace. Perché il pensiero tanto più è “alto e “sagace” quanto più è libero, e Gaber è stato tra i pensatori più liberi in assoluto. Anche per questo uno come lui manca tremendamente, in quest’epoca di pensiero non solo sempre meno libero ma pure sempre più soffocato.

Il secondo appuntamento di “Una Montagna di eventi”: domenica 1 luglio con il celebre baritono Giuseppe Capoferri!

Il secondo appuntamento della rassegna culturale Una Montagna di eventi, realizzata dalla Pro Loco di Carenno (Lecco) al fine di (ri)valorizzare il meraviglioso territorio montano locale e metterne in luce il prezioso valore del patrimonio di cultura, tradizioni, socialità, umanità ivi presente – rassegna che ho l’onore di curare – sarà un altro appuntamento originale e assolutamente affascinante.

Infatti, dopo la gran partenza (e l’altrettanto gran pubblico) di venerdì 22 giugno con I Tesori della DOL, proiettato tra i boschi attorno al secentesco Oratorio di San Domenico, Domenica 1 luglio, alle ore 17.00, il “teatro” del secondo appuntamento sarà il bellissimo paesaggio alpestre della località di Forcella Bassa e la suggestiva chiesa rurale della Madonna della Cintura, a quasi 1.200 m di quota, che ospiterà Arie antiche e da camera nella bellezza di Forcella Bassa, un concerto per voce e piano di celebri e bellissime arie “da salotto” nel solco della più nobile tradizione musicale italiana del sette-ottocento. Una tradizione che tocca il culmine del successo negli ultimi decenni del XIX secolo impegnando gli interpreti vocali e accompagnatori negli ardui cimenti artistici di arie che saranno eseguite nel bellissimo “salotto alpestre” rappresentato dalla zona di Forcella Bassa, all’ombra del Monte Tesoro, in una fusione di musica e paesaggio di straordinario fascino. Protagonista del concerto sarà il celebre baritono Giuseppe Capoferri, con l’accompagnamento del pianista Samuele Pala e la guida all’ascolto del professor Valerio Lopane.
A tutti i presenti sarà offerto un gustoso rinfresco, a cura della Pro Loco in collaborazione con il Bar Ristoro Pertüs.

La località di Forcella Bassa, peraltro, si trova ai piedi della cupola sommitale del Monte Tesoro (1431 m) la più alta elevazione della zona: e la mattina dello stesso giorno, sulla vetta, si terrà il 33° Anniversario dell’inaugurazione del Sacrario Alpino e l’ormai tradizionale raduno di Penne Nere. Poco lontano, invece, in località Forcella Alta, i più sportivi avranno a disposizione Mangia & Pedala, un’escursione in mountain bike lungo la Dorsale dell’Albenza con grigliata finale. Insomma, domenica 1 luglio, sui monti di Carenno, ci sarà di che divertirsi e, come gran finale, dalle 17 in poi, ci sarà pure di che lasciarsi profondamente affascinare, grazie a Giuseppe Capoferri e al suo canto.

Di sicuro, se sarete presenti, a sera tornerete a casa con le montagne di Carenno impresse indelebilmente nel cuore e nell’animo. E ci sono altri due prossimi eventi altrettanto imperdibili, per giunta!

Per qualsiasi informazione sul concerto di domenica 1 luglio e sugli altri appuntamenti della rassegna Una Montagna di eventi, potete consultare il sito web della Pro Loco di Carenno, qui, oppure chiedere direttamente allo scrivente, certo! Per scaricare la locandina dell’evento in formato pdf, invece, cliccate qui.

Dalla gioia alla melodia e dalla melodia alla gioia – con Giuseppe Capoferri nell’ultima puntata della stagione di RADIO THULE!

Questa sera, 25 giugno duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 14a e ultima puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata “Dalla gioia alla melodia!

Rabindranath Tagore ha scritto che “Colui che canta passa dalla gioia alla melodia, colui che ascolta, dalla melodia alla gioia: viene da qui il titolo di questa ultima puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, che si chiude veramente alla grande con un prestigiosissimo ospite: il celebre baritono Giuseppe Capoferri. Ancora giovane eppure già dotato di un notevole curriculum e di un repertorio assai ampio, artista in forza a grandi teatri italiani e stranieri (Regio di Torino, Opernhaus di Zurigo, Scala di Milano…) con le quali tournée ha calcato i palchi di tutto il mondo, Capoferri ci guiderà alla scoperta di un mondo artistico e musicale tanto celebrato quanto per molti aspetti poco noto al grande pubblico, e di una professione che, proprio come ha scritto Tagore nella citazione iniziale, riesce a coinvolgere artista e pubblico in un unico ambito di gioia e di godimento. Professione di grande fascino ma che comporta altrettanto grandi sacrifici e un costante impegno, ma pure una pratica artistica profondamente legata al patrimonio culturale nazionale e assai emblematica, sotto diversi aspetti (a volte antitetici), dello stato della cultura in Italia.
Il tutto, e mai come in questa occasione, con l’accompagnamento di una selezione musicale di altissima qualità e fascino assoluto, visto il grande ospite! Una puntata imperdibile, insomma, prima che (è il caso di dirlo) il sipario cali sulla stagione radiofonica 2017/2018! E, in fondo, a ottobre mancano solo pochi mesi…

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi l’appuntamento sul calendario (salvo imprevisti): lunedì 8 ottobre 2018, ore 21.00, l’inizio della nuova, 15a stagione di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Radio Thule, lunedì 25/06: un GRAN finale di stagione!

Lunedì prossimo 25 giugno, alle ore 21.00 live su RCI Radio, andrà in scena l’ultima puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE! E non a caso, ovvero in modo assolutamente appropriato, è qui il caso di dire “in scena”, perché la stagione chiuderà alla grande con un ospite altrettanto grande e prestigioso, che ha calcato ed è protagonista di alcune delle scene più importanti del panorama artistico internazionale. Insomma, per restare in tema (gergale, anche): un gran finale di stagione, senza dubbio da non perdere!

Seguite il blog per avere a breve ulteriori informazione, e mi raccomando: save the date!

Per una nuova convergenza tra cultura e industria

È stato un onore e un piacere, per lo scrivente, partecipare alla pubblicazione del volume – presentato domenica scorsa, 20 maggio – con il quale la Fondazione Monastero di S. Maria del Lavello (a Calolziocorte, provincia di Lecco) illustra le iniziative e i risultati del progetto Meraviglia e incanto. C’è posto anche per te votato, come dice anche il sottotitolo del volume, alla “rifunzionalizzazione del complesso monastico” e all’implementazione del suo valore socioculturale referenziale per l’intero territorio d’intorno, tra le provincie di Lecco e Bergamo, la Brianza comasca e l’hinterland milanese.
Nel solco di questo obiettivo progettuale, il mio contributo – emerso anche dalla presenza in un seminario d’incontro tra la Fondazione quale ente culturale e le imprese industriali quali attori economici e sociali della zona, svoltosi a fine gennaio scorso – rappresenta una rapida ma spero significativa analisi delle necessità, delle possibilità e delle potenzialità del suddetto incontro tra le realtà culturali e quelle produttive del territorio, fonti e portatrici di grandi saperi, tradizioni e azioni materiali e immateriali che nel tempo si sono “scollate” e la cui ricongiunzione, invece, oggi può offrire una nuova e completa visione gestionale (e politica, nel senso più nobile del termine) dell’ambito territoriale in questione nonché della sua comunità civica. Insomma: perché cultura umanistica e industria tecnologica non possono dialogare? Non solo non sono affatto antitetiche ma, anzi, un progetto di sviluppo condiviso e comune può realmente rappresentare una chiave di volta fondamentale per il futuro più virtuoso dei nostri territori, qualsiasi essi siano e dovunque si situino. In tal senso, la presenza di un attore culturale forte – per di più dotato di presenza storica – come nel territorio in questione è il Monastero del Lavello, con la sua Fondazione, permette di avere un “hub” innovativo e identitario che forse più di ogni altro può riconnettere i due ambiti citati al fine di intessere e espandere un nuovo sviluppo territoriale virtuoso, con ricadute positive per chiunque. Un modello di sviluppo che, d’altro canto, diventa emblematico e indicativo per molte altre realtà similari, con la cultura finalmente posta di nuovo al centro dell’evoluzione sociale e civica anche grazie a presenze culturali materiali, solide e tangibili, che sappiano fare (anche) da marcatori referenziali di valore assoluto per il proprio territorio e la sua peculiare identità.

Di seguito vi propongo il testo incluso nel volume e, per qualsiasi altra informazione su di esso e sulla Fondazione Monastero di S. Maria del Lavello, potete visitare il sito web.
Buona lettura!

Nel territorio che comprende la città di Lecco, la Brianza lecchese e la parte occidentale della provincia di Bergamo, la Val San Martino rappresenta da secoli una cerniera sociale, culturale ed economica che trascende dai confini politici (storici e attuali): una terra ricca d’un variegato bagaglio culturale materiale e immateriale nonché, fin dallo sviluppo dell’industria moderna, d’un tessuto produttivo di prim’ordine. Se di questo tessuto è testimonianza palese la capillare presenza “geografica” degli insediamenti industriali, del primo è simbolo fondamentale di valore eccezionale il Monastero di Santa Maria del Lavello, animato dall’omonima Fondazione. Un territorio, dunque, la cui storia scaturisce in modo evidente dalla presenza delle due citate culture – quella umanistica e quella tecnico-industriale – i cui saperi hanno conformato il territorio, il suo Genius Loci, il carattere sociale, l’economia, il paesaggio. Saperi culturali che tuttavia nel tempo si sono “scollati”, intraprendendo vie di sviluppo a volte parallele, altre volte divergenti quando non contrastanti. La cultura umanistica è stata pressoché espulsa dal processo intellettuale e cognitivo alla base della produzione industriale, il che ha comportato l’interruzione del dialogo con la relativa “cultura del fare” – peraltro nelle nostre zone molto legata all’artigianalità: e non si può non denotare che l’etimologia del termine “artigiano” è la stessa di “artista”, il cui significato leghiamo automaticamente alla sfera della produzione culturale. Si tratta in entrambi i casi di “produzione” e di “cultura”, dunque: due ambiti assolutamente legati ma non più dialoganti vicendevolmente, come osservato. Inoltre, vi è una terza cultura che in qualche modo è causa-effetto delle prime due: quella identitaria, che determina il carattere antropologico e sociologico del territorio e di conseguenza ogni suo prodotto o espressione, materiale e immateriale.

Posto tutto ciò: è possibile tornare ad attivare e intessere un proficuo dialogo tra cultura umanistica e cultura tecnico-industriale, rigenerando per ciò anche la cultura identitaria del territorio in questione?

Attorno a tale quesito primario si è svolta la discussione tra i presenti alla tavola rotonda di venerdì 26 gennaio 2018 presso il Monastero del Lavello, dalla quale sono emersi da un lato l’effettivo scollamento tra ambito culturale e ambito industriale, innescatosi per varie motivazioni storiche di natura non solo economica ma pure sociologica, dall’altro l’altrettanto effettiva presa di coscienza da parte degli imprenditori locali, significativamente rappresentati all’incontro, di recuperare la componente umanistica all’interno della filiera produttiva quale potenziale elemento di distinzione commerciale nonché patrimonio di saperi in grado di elevare sia la qualità della produzione industriale, sia la presenza eco-nomica/eco-logica (altri due termini di genesi etimologica comune, come si evince dal prefisso, ma col tempo dimenticata!) degli insediamenti produttivi nel territorio in oggetto. Si tratta, in pratica, di recuperare la componente di responsabilità sociale nell’imprenditoria industriale – ovvero recuperare gli imprenditori a tale inevitabile onere: nel bene e nel male la produzione industriale rappresenta un atto sociale (oltre che politico), dunque pure un’azione culturale, per come ogni società evoluta si fondi su una solida base culturale formata da ogni componente afferente a tale concetto, ampio ma ben determinato e in fondo univoco.

In tale opera di creazione d’una nuova tradizione culturale territoriale (e sottolineo che non c’è contraddizione tra i termini dacché la tradizione è tale quando sia “un’innovazione compiuta e ben riuscita” – cit. Annibale Salsa, che a sua volta trae ispirazione dalla celebre massima di Wilde), la presenza e l’azione del Monastero del Lavello e dell’omonima Fondazione quale marcatore culturale (e identitario) per l’intero territorio risultano fondamentali. Ponendosi al di sopra delle mere convenienze economico-industriali, e in forza della propria millenaria storia tanto quanto della potente presenza culturale di valore riconosciuto e condiviso, il Monastero può diventare un sorta di hub super partes in grado di (ri)connettere l’ambito culturale del territorio con quello industriale rigenerandone il legame e il dialogo. Santa Maria del Lavello possiede potenzialità materiali, quale luogo di grande fascino per incontri, convegni, manifestazioni ed eventi al servizio delle imprese della zona (e non solo), sia immateriali, offrendosi come simbolo territoriale identitario rappresentante la civiltà e i saperi del territorio, la bellezza che da esso scaturisce, la creatività locale, l’immagine iconica di una zona nella quale cultura e industria possono andare a braccetto nella comunanza di una visione di sviluppo e di crescita che, strutturandosi in modo così completo, non può che apportare benefici generali all’intero territorio, migliorandone infine l’ambiente (anche in senso sociale), il paesaggio e valorizzandone le tante peculiarità.

In base a tali prospettive, non si può non auspicare che il Monastero del Lavello e la Fondazione possa in qualche modo porsi a capo d’una tale rinnovata pratica sinergica e profondamente culturale, appunto, diventandone il riferimento primario. I processi fondamentali al riguardo sono già stati attivati, ad esempio con la preziosa opera del Distretto Rurale dell’Adda: ora si tratta di ampliare l’azione sollecitando il comparto produttivo locale a riflettere operosamente sul senso culturale della propria presenza sul territorio e a comprendere l’importanza e la necessità di quella citata responsabilità sociale che da sempre è alla base di ogni azione umana, caratterizzandone il valore e la bontà finale a favore dell’intero territorio e di tutti i suoi abitanti.